Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.
Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.
Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).
Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.
Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

Nessun commento:
Posta un commento