A PRESCINDERE

Ora, a voi sembra più plausibile che una roba del genere sia il
frutto dell'autentica vocazione artistica di un ragazzo di oggi
che poi ha avuto fortuna di affermarsi, o sia invece il prodotto
di una strategia di mercato precisa e molto bene targettizzata?
No, non ci casco. Anche se sarebbe comodo, e catartico, accodarsi al filone che approfitta della disgrazia capitata nella discoteca vicino Ancona per scagliarsi contro uno che si arricchisce scrivendo cose orrende su musica che già è azzardato definire tale, oppure contro i genitori che mandano i loro ragazzini a riempire un locale a quell'ora di notte per ascoltarlo. E non è perché la vittima forse più commovente è proprio la giovane madre, peraltro anche di altri figli più piccoli, che era lì proprio per non mandare la piccola da sola, e forse le ha pure salvato la vita direttamente. E' perché qualcosa dei classici mi è rimasta nella zucca dai tempi del liceo, e so che le reprimende contro "i giovani d'oggi" non sono una roba d'attualità, e nemmeno una cosa vintage cui i nostri padri hanno costretto i nostri nonni nel sessantotto (cinquant'anni fa, si noti: se quando ero ragazzo pensavamo "50 anni fa" ci si rifaceva ai tempi della marcia su Roma), ma un vezzo vecchio quanto la scrittura (se non quanto l'umanità, ma non abbiamo prove, e prima della scrittura era diverso anche il concetto di passato), ed è facile trovare in rete citazioni di Socrate o Cicerone o Boccaccio che sembrano scritte oggi e magari fare uno scherzo a qualcuno...
La tragedia di Corinaldo, dunque, non è da attribuire alla categoria "musica orrenda di oggi che attira torme di ragazzini", e nemmeno a quella, per quanto più azzeccata ma tutta da dimostrare e comunque anch'essa vecchia come il mondo, di "organizzatore che riempie all'inverosimile il proprio locale con l'inganno", ma probabilmente e semplicemente invece rientra nella normale probabilità statistica relativa alla frequentazione di posti sovraffollati: è una cosa stupida da farsi, ci sono tante variabili da controllare che anche se chi è responsabile di farlo fosse inappuntabile (e spesso non lo è, ma quasi sempre gli dice bene) ci sarebbe sempre una certa probabilità di incidenti, che poi è più o meno quella in cui poi di fatto questi si verificano.
A me è quasi capitato, a vent'anni, a un concerto di Sting a Bari: chi si ricorda lo Stadio della Vittoria, sa che c'erano degli ingressi stretti stretti tra le grate di ferro e il muro. E tutti si voleva andare al prato, sotto il palco. Quelli dietro spingevano, e dall'apertura ci si passava uno per volta. Ci fosse stato un coglione con lo spray al peperoncino, o anche solo uno abbronzato a urlare Allah qualcosa, sarei morto schiacciato, anziché semplicemente uscito ammaccato da una ressa allucinante di venti minuti, e i giornali avrebbero ospitato opinionisti contro i giovani d'oggi che vanno a fumare erba (ed è vero, mai comprata una canna, ma lì bastava respirare a pieni polmoni, ed era all'aperto...) per ascoltare uno sciagurato rocchettaro che mica è musica quella signora mia. E non pretendo di essere originale, sono certo che ciascuno dei miei pochi lettori può pescare nei propri ricordi diretti o indiretti episodi simili.
Frequentare posti sovraffollati, dicevo, è una cosa pericolosa e stupida, che infatti a un certo punto tutti smettiamo di fare, ma quando eravamo molto giovani tutti abbiamo fatto, assieme a tante altre altrettanto pericolose e stupide. L'unica cosa che si può fare, è insegnare a un figlio come esplorare un posto per mettersi in un angolino del cervello cosa fare in caso di problemi, e raccomandargli di dedicare a questa attività un minimo di risorse mentali un attimo prima di abbandonarsi alla marea del casino, sperando che in caso la statistica reclami il suo tributo questa operazione, unita magari a una buona dose di culo che non guasta mai, lo aiuti a fare quello che serve a restare dal lato degli scampati.
Detto questo, e solo dopo aver detto questo, possiamo tornare a dirci che però ad esagerare col relativismo tutto vale tutto, e non ci sono criteri per dire cosa vale e cosa no. Quindi, che Sfera Ebbasta e tutto il Trap sono musica commerciale di infimo valore, e lo erano anche prima dell'incidente e anche se non fosse capitato. Perché il criterio oggettivo c'è. Tutti quelli che cantano e suonano hanno più o meno il sogno di campare della loro musica. Anche De Andrè voleva vendere i dischi, e se non ci riusciva (lo ha fatto grazie a Mina che ha preso la sua Canzone di Marinella facendone un hit) avrebbe dovuto finire gli studi e fare altro, ma la sua voglia di successo era figlia e non madre delle sue scelte artistiche (che infatti non erano di moda, semmai lo diventeranno anche grazie a lui). Lo so che è un criterio difficile da applicare, anche perché è trasversale non solo a tutti i generi musicali ma persino a quasi tutte le carriere: giusto Faber è con pochi altri riuscito a mantenerlo per tutta la produzione, che infatti è andata via via diradandosi col tempo. E gli altri per cui si può dire questa cosa (che tutta la loro discografia è di altissima qualità) hanno di solito carriere molto brevi (Police, Dire Straits, Eurythmics, Stratos), o sennò la si può dire solo per stralci di carriera (Daniele, Venditti, De Gregori) più o meno lunghi. Ma vale la pena tentare di insegnarlo, hai visto mai salva qualche vita o comunque qualche cervello: non è che tutto ciò che piace a tanti è qualcosa da cui devi sempre stare alla larga, ma è certamente qualcosa da approcciare con una diffidenza di default che ti aiuti a capire se è o meno un fenomeno costruito a tavolino per fare di te un conformista magari proprio mentre pensi di essere trasgressivo.
La sicurezza di un qualsiasi posto dove si affolla tanta gente è una cosa sacrosanta, a prescindere da che tipo di musica ci si suoni o da qualunque altro evento vi si svolga. E poi, molto poi, diciamo anche che una volta che abbiamo fatto tutto per salvare i corpi possiamo ancora concentrarci sulla salvezza degli intelletti.

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