venerdì 7 dicembre 2018

LA VERA CAUSA

No, senza ricorrere a studenti.it la formula non me la sarei mai ricordata...
A scuola e all'università si studiano tante cose, ma di quelle che poi non si usano per lavorare o comunque per il quotidiano poco rimane, specie dei dettagli. Di quelle migliori, di quelle che a suo tempo ci hanno colpito come fa un'illuminazione, resta però il succo, ad accompagnarci per tutta la vita. Ciascuno ha le sue, per me sono: alcune sintetiche prolusioni di storia e filosofia di buonanima il professor Stilo (che si autodefiniva "mezzo comunista e mezzo prete", e mentre dava apparentemente prova di incapacità didattica e si lasciava prendere in giro dai caproni che eravamo ci lasciava preziosi semi di coscienza, tipo quelli sull'ingiustizia dell'unità d'Italia e l'intima ridicolaggine del fascismo), la seconda legge della termodinamica, e le false correlazioni. Per introdurre il tema di oggi mi serve appunto rispolverare quest'ultimo concetto, per come me lo ricordo e comunque semplificato quanto basta ad intenderci.
In statistica, la correlazione tra due fenomeni si può calcolare con delle formule. Se vogliamo capire, per esempio, quale fattore determina maggiormente le assenze dal lavoro, dobbiamo suddividere queste ultime per tutti i fattori su cui vogliamo indagare, e applicare quelle formule. Il fattore o i fattori per cui la correlazione risulterà maggiore, saranno "le cause" del fenomeno. Nel nostro esempio, se analizzassimo la popolazione secondo la dimensione sesso, il valore piuttosto elevato di correlazione che raggiungeremmo ci farebbe concludere che le donne si ammalano di più. Ma mentre i calcoli quelli sono, la scelta dei fattori è sempre empirica, e magari ci siamo scordati quelli davvero decisivi, nell'esempio potremmo non aver distinto le assenze per maternità da quelle per malattia, e se lo facessimo il valore cambierebbe spingendoci ad indagare in altra direzione. Ebbene, lo stesso procedimento, senza nemmeno il sostegno dei calcoli statistici, lo compiamo di continuo nella nostra mente quando ragioniamo su qualsiasi cosa: ecco per quale via arriviamo talvolta a conclusioni sbagliate. Allora, è inutile che "rifacciamo i conti": se non torniamo indietro, al momento della scelta dei fattori, qualsiasi calcolo o ragionamento rischia di essere fallato.
Tutto questo mi è tornato in mente allorquando mi è venuta voglia, per l'ennesima volta negli ultimi anni, di scrivere di UE antidemocratica e totalitaria, crisi economica senza fine, occasione gialloverde eccetera, in una china che riduce via via il novero di voi che continuate ad avere la pazienza di seguirmi. Non riuscendo ad evitarlo, ho pensato che dovevo almeno cambiare punto di vista, innalzandolo ad un livello che inquadri tutto il contesto storico necessario a interpretare correttamente gli eventi in cronaca, chissà che non venga nella foto anche il fattore da cui ottenere una correlazione finalmente autentica, statisticamente e logicamente.
Avevo già notato che, stante l'oramai quarantennale percorso di arretramento delle condizioni materiali e dei diritti di tutti, seppur in termini diversi, l'anomalia nella storia dell'umanità, anzi innanzitutto dell'occidente, è il ventennio precedente: una delle poche fasi in cui si è invertita la tendenza naturale dell'accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi, non tanto tipica del capitalismo quanto direi tipica dell'umanità e ragione intima dell'affermazione del capitalismo (a danno di altri sistemi che funzionerebbero bene solo se l'umanità non fosse quello che è). E qui l'analogia con la termodinamica si fa potente: ogni azione neg-entropica comporta lavoro, fatica, dispendio di energie, attenzione, cura, eccetera, e non appena interrotta o anche solo rallentata viene presto vanificata dalle ineluttabili forze entropiche.
E' una cosa elementare, ma spesso ce ne dimentichiamo. Tutti. L'individuo, i suoi diritti, le sue libertà (tra cui l'architrave è quella dal bisogno, senza la quale sono vanificate tutte le altre), insomma tutto il complesso di valori che consideriamo fondamentali del cosiddetto occidente democratico, non sono che il portato storico di una guerra sanguinosissima vinta da una parte del mondo su un'altra, del fatto che i vincitori reputassero indispensabile sovvenzionare pesantemente le economie di alcuni dei tanti Paesi da loro stessi letteralmente distrutti in quella guerra, perché la cosa da un lato gli conveniva, dall'altro gli serviva per combattere la guerra fredda, figlia di quella calda appena conclusa, dimostrando che il proprio sistema era migliore dell'altro (cosa niente affatto vera, io lo penso ancora oggi, non sono di certo il solo, e la Storia prima o poi potrebbe persino darci ragione). La correlazione corretta è questa. Le crisi, a cominciare già da quella del 73, servono solo a fiaccare eventuali resistenze, la storia deve fare il suo corso, e in questo tutto ciò che noi abbiamo considerato progresso e conquiste sociali sono solo una controtendenza momentanea, dopata, che in futuro da distanze adeguate sarà vista soltanto per quello che è: una increspatura poco significativa della curva che prevede la naturale concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di pochi, contro la quale la lotta è faticosa, onerosa, dispendiosa, e vana se non portata avanti con feroce determinazione da tutti i controinteressati uniti.
Ecco perché sta andando come sta andando. Perché, consapevoli di ciò, i potenti che hanno interesse a che invece le cose vadano secondo legge di natura hanno deciso da un lato di dissimulare la loro posizione di interesse (non c'è mai stata una percentuale di sedicenti liberali e progressisti così elevata tra i potenti del mondo) dall'altro di acquistare alla loro parte, pagando (negli svariati modi in cui si può) chi si fa pagare e turlupinando chi (non essendo nemmeno abbastanza furbo da farsi pagare) si fa turlupinare, settori sempre più ampi proprio di quegli schieramenti che portavano le insegne del popolo e dei suoi interessi. Stampa, partiti di sinistra, sindacati, eccetera: i traditori, insomma. Ed ecco perché li troviamo tutti dalla parte dell'Europa contro il primo governo italiano che sta tentando, sia pure timidamente e non senza contraddizioni, di riaffermare il principio che guidò il ventennio d'oro della storia dei popoli. Eccoli a ripetere una serie di fesserie (travestite da scienza) sul debito e la moneta, di cui non capiscono niente, portando con le orecchie l'acqua ai propri stessi nemici. Eccoli a sostenere un abominio come il Global Compact che se campasse Marx colpirebbe ad alzo zero come il peggior incubo per i lavoratori di tutto il mondo. Ed eccoci infine, io e voi venticinque che ancora resistete a leggermi, e forse nemmeno tutti, a vergognarci di essere stati fino all'altro ieri sostenitori della loro stessa parte politica.
Il punto era, ed è, che le cause prime, insomma, non sono altro che geopolitiche. E' per questo tipo di fattori che era giustificato l'appoggio all'Europa Unita, fin quando poteva sembrare che il progetto era nato proprio per fornire massa critica ad un modus vivendi che non poteva essere preservato "in un solo Paese" nel confronto con vecchi e nuovi giganti dello scacchiere economico mondiale. Ed è per le stesse ragioni che, una volta dimostratosi che il progetto UE era invece soltanto una subroutine del dominio statunitense sull'Europa, che concedeva ad una parte di essa, cointeressata e collaborante, il diritto di spogliare le altre, bisogna assolutamente avversarlo, per potere anche solo pensare qualcosa di ancora "democratico", se non vogliamo dire "di sinistra". Chi si ritiene "democratico di sinistra" ed è ancora filo-UE, dunque, è vittima spesso del tutto inconsapevole di una tremenda contraddizione. Chi invece vede le suddette cause prime, o correlazioni non false per tornare alla chiave iniziale, non può che guardare altrove, alla Cina se volete, o alla Russia, o perfino a soppiantare i sempre pericolosi tedeschi e francesi nel ruolo di alfiere dell'Impero Americano (che però a differenza della UE ha una sua banca centrale vera e può se vuole, e ogni tanto persino lo fa, agire per il bene dei suoi sudditi), ma in ogni caso deve puntare in ogni modo a che l'attuale Unione Europea venga al più presto sconfitta e demolita. Prima che finisca di sconfiggerci e demolirci lei.
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Proprio per non perdere gli ultimi aficionados, riprendo la vecchia abitudine di spostare alla fine, in un elenco di "approfondimenti", i link da cliccare per seguire in toto il ragionamento dietro al post, che invece mi sono sforzato di lasciare in forma di pensiero piano, sperando sia anche in qualche modo comprensibile.
  • Bertani, qui ci ricorda come la corruzione valga svariate volte il busillis di cui si sta questionando/questuando con l'Europa, rimarcando che senza una seria lotta alla stessa nemmeno recuperare la sovranità monetaria ci salverebbe, a dire il vero più sconfortato rispetto a qui, qualche giorno prima, che aveva ancora speranze che questo governo facesse sul serio e tenesse botta coi dittatori di Bruxelles.
  • Galloni, ovvero come con la scusa della corruzione (e l'ausilio di tanti collaborazionisti, tanti ancora in plancia di comando) è stata combattuta e vinta una guerra commerciale contro l'Italia, vera e unica causa dei problemi che abbiamo e continueremo ad avere se non reagiamo duramente finché siamo a tempo.
  • Becchi, ovvero invece come una moneta parallela potrebbe fare tanto (ovviamente se solo si avesse il coraggio di vararla, e si, se intanto si varassero anche norme draconiane contro la corruzione e si facessero rispettare maoisticamente), anche perché l'ammontare della traduzione in dindi delle percentuali oggetto di trattativa è oggettivamente ridicolo (e infatti Jacopo Fo ci ironizza su, con sottotraccia serissima come da tradizione di famiglia) rispetto ai problemi esistenti e alle necessità che ne derivano.
  • Rosso, ovvero il cosiddetto reddito di cittadinanza, in realtà modesto sussidio di disoccupazione in quanto tale già presente quasi ovunque in Europa che però l'Europa sta in ogni modo cercando di affossarci, non è che una tappa verso la vera soluzione, quel reddito minimo universale che, sancendo il diritto di qualunque essere umano al minimo sostentamento, non farebbe poi altro che cercare di attuare in pratica le enunciazioni teoriche sui Diritti dell'Uomo (passando per quel reddito di base che potrebbe essere introdotto in ciascuno Stato e nemmeno costerebbe tanto, visto che per tutti quelli che lo superano non sarebbe che un artificio contabile, e però assorbirebbe molti altri istituti di previdenza e assistenza).
  • Bagnai, ovvero come e perché una manovra economica con innalzamento del deficit al 2,4% è proprio il minimo che si può fare vista la congiuntura che impone comportamenti anti-ciclici (e invece è anni che ce ne impongono di pro-ciclici, che infatti peggiorano la situazione), visto che ce lo imporrebbe la Costituzione al famigerato articolo 3 (altro che quelli continuamente invocati dai traditori della Patria, peraltro interpretati capziosamente e/o modificati ad hoc in tempi recenti), e visto che siamo ampiamente all'interno delle regole UE (che invece vengono interpretate stiracchiandole a nostro danno da chi ci vuole tenere sotto il giogo) - tutto ineccepibile, ma allora perché l'impressione è che state calando le braghe a Bruxelles, come ad avere accolto l'accorato invito del kapò (ohi come duole dare ragione al Cavaliere, quando parlava di Shultz...!) Tsipras?
  • Buffagni, ovvero come anche nel caso Regeni e simili bisogna risalire alla geopolitica per sperare di capirci qualcosa, certo la retorica a tanto al chilo, in un senso o nell'altro, serve a tutto tranne che a quello - e certo che il ragazzo è una povera vittima, ma bisogna cercare di capire che i suoi veri carnefici sono quelli che lo hanno mandato li senza spiegargli davvero dove e a far cosa.
  • Martinez, Battisti e Contropiano dopo, ovvero cosa sono e cosa vogliono davvero i gilet gialli in Francia, visto che secondo telegiornali e stampa generalista protestano per il prezzo dei carburanti e allora stupisce la portata degli scontri. Leggete, leggete, sembra una sintesi del contratto di governo gialloverde, ma più cazzuta, e soprattutto sembra dire più o meno così: "vogliamo tornare al ventennio d'oro dei diritti sociali e del benessere in progressiva diffusione, o andare a ciò di più simile possibile dati i tempi".

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