DI PRINCIPI E DI RE

Il Re e la sua corte: foto di gruppo con insalatiera...
Non ho la pay-tv e sul digitale terrestre l'unico canale che non prendo è quello che in caso contrario terrei quasi fisso: Supertennis. Per una serie di circostanze astrali irripetibili, però, mi sono trovato a seguire in diretta il terzo set della semifinale svizzera del Master (io lo chiamo così, come nel calcio la Coppa dei Campioni), e ho fatto di tutto per poter seguire il giorno dopo alle sette in punto la finale, tra i due numeri Uno del tennis. Forte è stata, dunque, la delusione di scoprire che la partita non si sarebbe disputata, per forfait del mio eroe, che non si era ripreso da un mal di schiena accusato già nelle battute finali del match precedente.
Non credo alle mie orecchie, penso a un errore dell'interprete nell'intervista: come è possibile che il mio eroe, un campione anche di correttezza e sportività, abbia sentito crack alla schiena e abbia deciso di provare a vincere lo stesso, preferendo consegnare al suo rivale il titolo senza sudare anzichè farglielo almeno faticare contro il suo amico e avversario peraltro meritevole del momento? "Deve aver pensato che era cosa da nulla e poteva recuperare", mi dico. E poi: "adesso anche se dovesse riprendersi fisicamente per la Davis, tra manco una settimana, è definitivamente compromessa l'alchimia di squadra con l'altro, quindi in ogni caso la coppa del Mondo a squadre non sarà svizzera neanche stavolta, quindi mai più".
Il cattivo pensiero si concretizza alla fine della prima giornata di Davis, quando il Re viene strapazzato da un giullare qualunque, uno che come apice della sua carriera ha la compresenza nel cast di un video musicale proprio con il serbo rivale del Nostro al vertice del tennis mondiale. Invece nel doppio i due nemiciamici svizzeri tornano affiatati, e nel punto decisivo il Nostro dimostra di essergli del tutto passata la bua, ed eccoci a celebrare la Prima Vittoria della Svizzera in Coppa Davis, ed insieme il Completamento del Palmares più Straordinario nella Storia del Tennis.
Ora io adoro Roger Federer al punto di averlo come sfondo nel sito, e come modello nel gioco (a distanza siderale, non c'è bisogno di dirlo) nonostante l'età. E ho sempre attaccato alla giugulare tutti i fanatici dell'eresia podistica applicata alla pallacorda che è il tennis di quasi tutti gli altri (Nadal in testa, per quando umanamente simpatico sia poi il maiorchino) quando sostenevano che era giunto il momento che si ritirasse. Ora però, caro Roger, quel dolorino che ti ha tolto il settimo Master della tua stellare carriera apparendo al momento sbagliato, e ti ha dato la prima coppa Davis scomparendo al momento giusto, ti prego, ascoltalo. Lascia ora, è il momento.
Non dovesse bastarti la preghiera di un fedele, e la smaltita per la figuraccia rischiata (pensa se avessi giocato il doppio, e il secondo singolo, come il primo...), ti racconto la storia di un Principe, uno che la Storia l'ha anche cantata, e meravigliosamente.
Dal 1972 al 1989 quattordici uscite di cui una sola raccolta, 12
album memorabili e un live epocale, dal 1990 ad oggi 19 uscite di
cui 9 tra live e antologie, 2 buone collaborazioni, e 8 album di
inediti tra cui si faticano a ricordare in totale i pezzi per un
vinile dei suoi. Diciamo che il Principe, un po' come il Presidente,
poteva risparmiarci, e risparmiarsi, questo "secondo mandato"...
C'era un ragazzo che come molti suoi coetanei imbracciava una chitarra suonando Bob Dylan. Solo che a lui veniva bene, al punto di accoppiarsi a una vena creativa che gli regalò un estro per dieci anni assoluto (quasi tutto quello che scriveva era memorabile) e altri dieci relativo (alcuni altri capolavori assoluti in mezzo a una produzione mediamente dimenticabile). Dopo, oramai sono vent'anni, quasi più niente. E però lui in tutto questo periodo continua a pubblicare album di inediti, live in cui ama (come sempre) storpiare le sue stesse canzoni, e una quantità imbarazzante di raccolte, bestof, remaster magari con inedito-per-le-allodole annesso. Molto più di quanto le case discografiche (e si, stiamo parlando di un mercato ormai marginale...) impongano a tutti gli altri, troppo più di quanto chi aveva la statura intellettuale di non farselo imporre ha ottenuto di concedere.
Insomma, Francesco De Gregori avrebbe dovuto ritirarsi al massimo nel 1996. E questo perchè è bravo: Venditti ad esempio nel 1979, Pino Daniele nel 1984, eccetera eccetera, tranne rarissime eccezioni (De Andrè su tutti, che anche se fosse vissuto sapeva come dosarsi, o Battiato che ogni disco fa cose radicalmente diverse, anche se pure lui un po' meno roba non è che guasterebbe...). Tanto i dischi non si vendono più, invece in concerto se rifai sempre le stesse cose allo stesso modo la gente è più contenta e tu ancora fai bei soldi....
Insomma, caro il mio Re del tennis: ora è il tuo momento. Lasciaci così, con la foto di gruppo con insalatiera sul comodino. Ti riposi un po', e tra un paio d'anni raggiungi Mac nel circuito seniores, se proprio hai ancora voglia di tenere in mano quel maledetto attrezzo davanti a folle che ti osannano...

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