POLITICALLY SCORRECT 2: IL FEMMINICIDIO

Anche una volta funzionava così, che quando un tema era "di moda" i giornalisti andavano a "coprirlo" così tanto che la percezione della sua dimensione relativa ne risultava distorta, ma la cosa da un lato con la tecnologia è estremamente più facile (metto le parole chiave giuste nel "motore" dei flash d'agenzia e mi arrivano di continuo risultati attinenti) e dall'altro con l'indipendenza della stampa che oramai è solo un mito lontano (tranne rarissime eccezioni) è potentemente incentivata. Di fatto, quando un tema è pompato dal mainstream, la reazione migliore, anche se controistintiva (anche perchè nell'era dei social network l'eco risultante dalla volontaria adesione al tema da parte degli utenti-pecora è ulteriormente elevata a potenza), è una sana e robusta diffidenza rispetto alle reali proporzioni del fenomeno del momento. "Il che non significa necessariamente negarlo", occorre subito precisare, anche se inutilmente: appena ti sottrai al coro dei belati, ti trovi automaticamente arruolato tra le fila del Nemico.
Faccio un esempio che non c'entra, prima di arrivare al punto. Qualunque statistica seria ti metti a consultare, scopri che probabilmente non c'è mai stato un tempo più sicuro di oggi per girare per strada. Però se uno schieramento politico capisce che gli conviene, può mettersi a cavalcare, e magari guidare, la distorsione delle proporzioni di un fenomeno operata dalla stampa, e il tutto produrrà una percezione diffusa di insicurezza che magari porti a votare chi ti promette l'esercito nelle strade. Era solo un esempio, ripeto, ma il paradigma è sempre questo.
Credo, poi, di avere una storia personale decisamente "femminista", chi non mi conosce si deve fidare, e anche questo mi consente tranquillità d'animo nella seconda affermazione "politicamente scorretta" che mi sono proposto di fare su queste pagine (la prima è recente, altre ne verranno):
un conto è coltivare un autentico rispetto per le donne, ritenere buone e giuste tutte le conquiste del femminismo e in genere preferire un sistema di valori che contempli la completa emancipazione della donna, e la persegua nella misura in cui non è realizzata, un altro è indagare criticamente sulla deformazione della realtà statistica operata da certe campagne giornalistiche e politiche, e sulle cause (e quindi i possibili rimedi) dei problemi esistenti una volta dimensionati correttamente.
In altri termini:
  • non credo affatto che stiamo vivendo tempi in cui le donne vittime degli uomini siano significativamente in più che in ogni altro periodo della nostra storia (al punto da necessitare il conio di un nuovo termine, prodromico magari dell'istituzione di un reato specifico, cosa taanto di moda...), credo semmai siano di meno - per carità anche una è sempre troppa ma certo non di più;
  • credo che tutta questa attenzione al fenomeno non sia altro che una delle tante "armi di distrazione di massa" che la classe politico/economica dominante usa per distoglierci dal guardare nella giusta direzione, cioè laddove loro e i loro mandanti ci stanno derubando delle conquiste del passato e delle prospettive del futuro;
  • non credo affatto che si possa risolvere il problema in termini di legislazione, o di repressione - certo, interventi in questo senso possono aiutare e se fatti bene aiutano nei casi singoli, ma quando e nella misura in cui questi non avvengono o sono tardivi e/o insufficienti è perché chi dovrebbe agire è in qualche misura portatore dello stesso sistema di valori dell'assassino;
  • credo cioè che il problema può essere avviato a una qualche soluzione definitiva solo se si affronta sul piano in cui realmente sussiste: il piano culturale.
Infatti, quando inorridiamo alle notizie provenienti dal mondo mussulmano, o dalle sue enclave presso di noi, in cui magari le mogli o le figlie sono trattate come oggetti di proprietà del padre o del marito, non dobbiamo dimenticare che l'identico sistema di valori era imperante dalle nostre parti fino a qualche generazione fa. Se lo abbiamo abbandonato, è stato solo perchè abbiamo perso una guerra contro un impero molto meno saggio di quello nostro di duemila anni fa, quindi convinto di potere e anzi dovere esportare presso gli sconfitti il proprio "superiore" modello di vita e sistema di valori. Il problema è che questo tipo di operazioni, per passare dalla convinzione razionale alla mente profonda del singolo e sociale, necessitano di decenni di applicazione ferma e determinata. Infatti sono ben lontani dal potersi dare per definitivamente acquisite persino nelle zone d'origine, figurarsi da noi, dove peraltro per ragioni elettoraliste è stata avviata già negli ottanta una specie di controriforma valoriale, per cui adesso è come se stessimo letteralmente in mezzo a un guado.
Un sistema di valori si chiama così perchè in quanto tale "si tiene" tutto, o niente e allora cessa di essere un sistema. Va bene la parità dei sessi, benissimo lavorare tutti maschi e femmine con parità di trattamento economico e di opportunità di carriera, perfetto il sesso tantrico o ogni altro tipo di appagamento di entrambi, eccetera, ma allora bisogna accettare anche come normale e anzi benedetto che le unioni indissolubili siano una rarissima eccezione, concedersi spesso e volentieri anche al di fuori di ogni prospettiva di unione stabile, ascoltando e imparando ad assecondare le proprie pulsioni profonde, orientare la politica economica in modo da garantire il doppio dei posti di lavoro e ogni assistenza a chi voglia avere figli in questo contesto, eccetera. I concetti di virilità, di sacralità e indissolubilità del matrimonio, di amore romantico e passione, venendo o tornando da un altro sistema di valori, cozzano contro gli altri finendo per creare nella testa di troppi una serie di corti circuiti dalle conseguenze tragiche.
Il pensiero "senza di lei/lui sono finito" dovrebbe essere trattato come una bestemmia in un nuovo catechismo laico che se non si ha il coraggio di progettare e attuare al posto delle fesserie che si mettono in testa ai bambini con quello cattolico, allora poi non ci lamentiamo se uno che, magari non essendo stato educato a sviluppare la capacità di procurarsi una normale vita sessuale dall'interazione con donne altrettanto educate in maniera speculare, trova una che gli dà retta anche se è imbranato e un po' violento, perchè lei nel frattempo è stata educata a cercarsi un marito più che vari partner per divertirsi (tra cui magari forse trovarne per caso qualcuno con cui passare un periodo più o meno lungo di intese più complesse e sfaccettate) e quindi se è un po' violento passi e se è imbranato è meglio, quando lei magari scantona per una sberla di troppo o perchè ha trovato uno meno imbranato, pensa che il mondo è finito e quindi non c'è che da morire magari prima uccidendola.
Sto dicendo che nello strano ibrido in cui ci allevano quello che accade è perfettamente attendibile, e siamo tutti vittime. Anche gli assassini. Che poi sia giusto che marciscano in galera, e comprensibile che parenti e amici della vittima li vogliano morti (comunque più di quelli che scrivono "mi piace" a un "sei morta troia", coglioni come tutti quelli che mettono le proprie foto su facebook e poi si preoccupano della privacy), è un altro paio di maniche, e non risolve il problema dei femminicidi. Che a questo punto forse è una canottiera...

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