martedì 8 marzo 2016

OTTO, M'ARZO

Ho l'età e la provenienza geografica per ricordare quando non c'era, la parità dei sessi. Forse il mio contributo di memoria è utile a qualcuno, e altri invece si riconosceranno. Mia nonna chiamava mio nonno per cognome. Per lei per tutta la vita uscire da casa era un'eccezione, c'era il panaro, il cesto per la spesa da tirar su con la corda, e comunque al grosso provvedeva mio nonno. Le rare volte che usciva, portava un fazzoletto in testa, sui capelli legati a tuppo con dei grossi fermagli d'osso, bellissimi quelle poche volte che li ho visti sciolti per lavarli e pettinarli. Tutte lo facevano. Le figlie no, svergognate, ma anche loro cercavano presto marito e a 35 anni se non lo avevano trovato erano definitivamente zitelle, specie se marchiate da un fidanzamento finito male. Ripeto, sono cose che ho visto di persona. In poche si laureavano e quasi tutte in lettere, in poche lavoravano e quasi tutte a scuola. Mia madre, insegnante dell'asilo (non si diceva ancora scuola materna), faceva scandalo perché non voleva sposarsi, sua madre quasi la costrinse ad accettare "in extremis", a 31 anni, il "buon partito" che era mio padre. Le cose cominciarono a cambiare con il 68/77, anche a Reggio Calabria si, sia pur con lentezza e a macchia di leopardo: qualche anno dopo, io potevo ancora trovare mie coetanee con comportamenti più antichi di mia madre e genitori più antichi di mio nonno, ma la norma cambiò. Così la mia generazione si è dovuta arrangiare a imparare i rapporti con l'altro sesso in un'era di transizione, ricevendo valori misti e in contraddizione, e spesso navigando a vista. Ma non fu prima degli anni 80 che si cominciò a contare come disoccupate le donne che non lavoravano, anche perché la crisi dei 70 aveva già ridotto le famiglie a non poter più tirare avanti senza due stipendi. E' una beffa ma non è un caso, e l'ubriacatura finanziaria degli anni 90/2000 ha anche in questo campo nascosto la polvere sotto il tappeto, senza risolvere nulla.
A questo punto devo mettere le mani avanti: sono fermamente convinto della parità dei sessi, che non vuol dire non rispettare le peculiarità, e in ogni situazione al limite ho cercato di tenere questo principio come stella polare (per dire, non ho mai fruito del lavoro di una professionista del sesso, locuzione preferibile alla meno dimostrabile "non ho mai pagato una donna"); inoltre ho sempre dato il mio sostegno per quello che vale a tutte le campagne di diritti della donna e lotta alla violenza sessista eccetera, da bravo militante di sinistra.
Ora, sarà perché mi fa vomitare vedere il partito erede di quella tradizione usare certe vecchie bandiere (questa, le coppie di fatto etero e omo, eccetera) come foglia di fico per nascondere la totale adesione a politiche monetarie ed economiche di destra capitalistica, ho deciso di non farlo più.
Ho sempre pensato che sarebbe stato meglio non festeggiare più l'otto marzo per non averne più bisogno, ma ora penso che non sia il caso di festeggiarlo più assieme a chi persegue politiche in grado di sbriciolare il terreno sotto i piedi a quelle conquiste che dice di voler difendere.
Mi chiedo, anzi, quante delle donne (e degli uomini, perché fa figo) oggi postano mimose e altri messaggi carini sui social network, o magari (meglio) scendono in piazza, sono consapevoli di questa cosa: non puoi essere per le donne e assieme per un partito che se va bene le riporterà al ruolo di fattrici (infatti, manco quello, magari), non per i diritti di genere e assieme per un partito che sta demolendo i diritti di tutti, non per la vita di cui siete custodi inquantodonne e assieme per un partito che ha dato appoggio negli ultimi trent'anni a una serie di guerre sanguinose in mezzo mondo con milioni di morti spesso donne e bambini, guerre che hanno prodotto (secondo me volutamente, ma anche fosse un errore occorrerebbe riconoscerlo e ritirarsi con ignominia, domani, anzi oggi) proprio quei fondamentalismi e integralismi che sono in grado di riprecipitare il mondo a un sistema in cui la parità dei sessi semplicemente non è funzionale.
La parità dei sessi, come l'università per tutti, la libera sessualità, eccetera, sono un lusso. Infatti, sono nate nel momento in cui il socialismo ha costretto il capitalismo a contemperarsi, e stanno retrocedendo assieme al trionfo di questo su quello, complici i partiti che dovevano difenderlo. Se non lo vedi, semplicemente sei stupida, e non ti salva nessuna dichiarazione di parità. Sono un lusso, e quindi devi assolutamente, inquantodonna, sostenere qualunque parte politica si ponga come obiettivo di tornare a farci permettere certi lussi: non quello di sprecare, si quelli civili e civici, tutti.
Se non vi piace il reddito di cittadinanza, chiamiamolo reddito di maternità e diamolo a tutti (allora si a tutti) quelli che in qualunque modo abbiano intenzione di procreare o adottare, e poi magari lei va a lavorare e a casa ci sta lui, che cambia? Provate oggi a fare un figlio con un reddito solo (perché, non vi illudete, lei anche se ha un contratto a tempo indeterminato grazie al jobs act si ritrova licenziata appena si vede la pancia), magari non stabile o con un mutuo sul groppone...
Oppure, troviamo un modi di ridimensionare il sistema in modo che sia di nuovo possibile, come fece mio nonno, crescere quattro figli con uno stipendio solo. Vivevano in un bilocale, ma glielo aveva dato lo Stato. E mia nonna lo sapeva, di essere la regina di quel clan, anche se alcune regole connesse a quel ruolo erano scomode. Chiedete ai musulmani, anzi alle musulmane, se funziona e vedete cosa vi rispondono. E capirete perché o troviamo il modo di riportare il mondo in una fase di sviluppo pacifico e armonico con l'ambiente, in cui nessuno avrà più necessità di migrare, o la guerra già in corso si manifesterà in tutta la sua evidenza. E la perderemo.
Per cui oggi niente condivisioni di mimose su facebook, la mia ve l'ho detta, auguri a tutte, io mollo.

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