Come si fa a parlare di un caso come quello di Noa Pothoven, senza vergognarsi? Eppure lo fanno tantissimi, spesso a sproposito. L'unico modo che trovo accettabile è parlarne senza parlarne. Si è detto troppo, tutto e il contrario di tutto: è stata eutanasia / no, si è lasciata morire di inedia - era minorenne / e allora? se hai un figlio intrappolato come Eluana non è legittimo che tu desideri liberarlo? - si ma Noa non aveva una malattia terminale / ancora col vecchio vizio di considerare le malattie della psiche meno "serie" di quelle del corpo!
Chi vi parla è un non credente (per anni socio di Liberauscita) che ha un concetto ristretto di cosa considera "vita" e quindi non esiterebbe a interrompere la propria qualora non dovesse più rientrare in questo concetto, sempre che materialmente sia in grado di farlo. E quindi auspica da anni un intervento legislativo illuminato che regoli la spinosa materia in modo da consentirgli, in quest'ultimo caso, di essere coadiuvato in qualche modo da chi, la sanità pubblica, esiste proprio per aiutare chi sta male. E' meglio puntualizzarlo, per sgombrare il campo dalla possibilità che quanto dico adesso mi iscriva a "partiti" che aborro.
Ma la sensazione che lascia la eco inusitata della tragica vicenda in cronaca, è troppo brutta per essere taciuta: orrore, disgusto, e soprattutto come la percezione quasi fisica che esista un confine che non può essere attraversato. Il fatto che in questo caso sia stato attraversato o meno, a parte che chissà se lo sapremo mai, a questo punto è irrilevante. Ragion per cui, ha senso disinteressarsi del caso specifico per tentare invece di tracciare, o almeno abbozzare, questo confine a partire dalle circostanze da esso evocate, a prescindere se ciascuna di esse sia vera o meno, ma giocando a "se fosse". Perché i tratti che si presentano tutti assieme nel caso Noa si trovano comunque in migliaia di altri casi, in misura diversa e con assortimento diverso. Per tracciare questo abbozzo, faccio delle considerazioni come mi vengono:
lo so che è dura, ma per le malattie mentali la sintassi somiglia a quella del famigerato comma 22: chiunque in piena consapevolezza ritenga di avere un male troppo grave per continuare a vivere può chiedere di essere accompagnato dolcemente a morire, ma chiunque ha un male psichico così grave non può essere considerato in piena consapevolezza quando lo chiede;
se fosse consentita l'eutanasia per depressione non reattiva, si spalancherebbero, anche giuridicamente, le porte dell'arbitrio nei già fin troppi casi di manipolazione psichica tragica di figli, partner, eccetera;
il battage mediatico dato a questo caso, volendo far tesoro della lezione andreottiana, alla fin fine agevola (al punto di parere fatto apposta) la causa degli integralisti "pro-vita" (dove le virgolette stanno a significare che l'etichetta che si sono dati è grottescamente fuori luogo, perché si fonda su un concetto scarsamente condivisibile di "vita", inoltre eterodonata e pertanto indisponibile), il cui massimo esponente infatti non ha tardato a pontificare (d'altronde, se non lo fa lui...) pro domo sua.
Stiamo quindi osservando il purtroppo ennesimo caso di sciacallaggio da parte di quel mainstream che sempre più oramai lavora solo "a tesi", partendo cioè dagli obiettivi di chi paga e piegando a loro favore gli avvenimenti, anzi selezionando tra questi i meritevoli di attenzione in base alla potenziale utilità agli obiettivi suddetti. Il piano generale è quello di appiattimento verso il basso del livello di vita del 99% dell'umanità. Quindi la progressiva rinuncia da parte di quella parte di essa ha ottenuto negli ultimi decenni dei significativi scostamenti da quel livello, di tutto ciò che lo ha consentito, sia a livello di redditi che di diritti (le due cose sono strettamente connesse, ma ovviamente fanno di tutto per farci credere che non sia così, concedendoci sempre di più ma solo di quei diritti che non hanno ricadute sull'altro piano). In questo quadro, ogni concessione diventa sospetta: anche quelle sul genere, e anche quelle sul fine-vita, si. Ci daranno tutto quello ci serve, giuridicamente e praticamente, per toglierci di mezzo, vedrete, tranne quello che ci serve per capire davvero, quindi essere davvero liberi, se e quando riteniamo giusto farlo.
Se è vero che si vive finché si è ricordati da qualcuno, è appena iniziata la tua decima vita, Margherita, e, per i valori che hai sempre portato avanti a parole e ancora di più con l'esempio, il mondo sarà migliore se durerà per sempre.
La morte di una persona di 91 anni non può stupirci, semmai di Margherita Hack stupiva l'estrema vitalità e la presenza fisica e mentale, a quella veneranda età. Pochi anni fa ancora macinava chilometri in bici (nel video in fondo al post è stata chiamata a impersonare una pioniera del ciclismo e in qualche modo del femminismo, quindi chi se non lei...), e girava l'Italia in concerto con Ginevra Di Marco, per non parlare di ogni intervento pubblico, tagliente ed esatto come un bisturi affilato.
Non stupisce, per una persona del genere, scoprire che aveva recentemente rifiutato un intervento al cuore giudicandolo accanimento terapeutico (pare abbia detto qualcosa come "avendo avuto 80 anni, forse valeva la pena..."): mia nonna, che non era un'astrofisica ma a saggezza se la giocava, fece più o meno la stessa cosa, e sono sicuro che ciascuno di voi può trovare nella propria cerchia l'esempio di un/a vecchio/a lucido/a fino a tardissima età che a un certo punto semplicemente si arrende. Lasciandoci così un chiaro messaggio di vita.
Non so se è proprio per una sorda consapevolezza di questo parallelo familiare, ma a me Margherita, al di là dell'estremo valore come persona pubblica, tale che si può dire uno scandalo che non sia stata nominata senatore a vita, personalmente ispirava tanta di quella simpatia proprio fisica che se ne avessi avuto la possibilità me la sarei abbracciata tutta, anche sapendo che uno allergico ai gatti come me con una gattara come lei avrebbe rischiato forse lo shock anafilattico..
Oggi, volendo scegliere una sua frase come saluto, dovremmo fare una difficile selezione tra le tante memorabili che le abbiamo sentito pronunciare e le vengono attribuite, prime tra tutte quel capolavoro che capovolge la metafora cristiana su Eva e la conoscenza, o le dichiarazioni di laica pietà per Eluana Englaro. Forse però lei stessa avrebbe scelto una non sua, che spesso citava: è di Epicuro, dice più o meno che
la morte non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi lei non c'è, e quando lei c'è noi non ci siamo più.
Barnard, dopo averci provato invano con Berlusconi, in questi giorni fa avances a Grillo: secondo lui la MMT e contorno di politiche di piena occupazione si possono fare solo tornando alla lira. In realtà, egli stesso ammette qua e là che il confine tra "abbastanza" moneta e "troppa" è difficile da individuare, e un buon aiuto in tal senso è avere una classe politica e dirigente responsabile, ma poi colpevolmente dimentica nel cercarsi i padrini che è esattamente questa la dimensione in cui l'Italia è più lontana dal mondo civile, e che una moneta sovrana in mano a furfanti è un'arma altrettanto se non più pericolosa che un governo esecutore di ordini di furfanti che controllano una moneta non sovrana. I nostri politici, in quanto espressione esponenziale di noi stessi, sono talmente avulsi da ogni etica che per mascherare la cosa rincorrono l'unica etica preconfezionata (fin troppo) disponibile, quella cattolica, a sua volta portatrice di irresponsabilità congenita. E nel farlo, hanno deformato fino a stravolgere quello che in teoria dovrebbe essere un ordinamento giuridico liberale e democratico, permeandolo di principi sedicenti religiosi, paradossalmente in crescendo proprio dopo la morte della democrazia cristiana (che dominava con misura il campo, liberato il quale si è scatenata la corsa a baciare le pile).
Quando l'Europa ci impone il rigore di bilancio, dovremmo ricordare che il nostro debito è quello che è perché abbiamo lasciato (alcuni per mangiucchiare le briciole, gli altri per imbecillità) che la corruzione e il magnamagna dilagassero per decenni, e non appena si affacciò la possibilità di pagare il conto ci siamo cercati e trovati per guidarci altri ladri più grossi dei loro compari di prima. Senza il peso aggregato degli effetti di questa tara nazionale, staremmo messi meglio forse della Germania, della Francia senza dubbio. Dobbiamo assolutamente tentare di restare in questo carrozzone mal composto che annacqua il nostro cattivo sangue e ci costringe alla virtù, nel contempo tentando di far si che gli errori di composizione non si perpetuino: l'Euro deve divenire moneta sovrana come il Dollaro o lo Yen, la BCE deve rispondere a un parlamento europeo democraticamente eletto che esprime un governo europeo "vero", espressione della volontà popolare. E tutto ciò avrebbe ripercussioni positive in molti altri campi.
Un esempio? E' di questi giorni la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani che condanna l'Italia per la contraddizione di termini tra una legge che vieta la diagnosi preimpianto tra l'altro per patologie per le quali un'altra legge ammette l'aborto terapeutico. Dobbiamo questa contraddizione proprio allo scenario descritto prima: era più laica e libera l'Italia della DC, di quella dopo che per raccattare l'appoggio della Chiesa continua a regalargli porzioni di sovranità (oltre che denaro sonante, leggi gli incostituzionalissimi finanziamenti pubblici alla scuola privata unici a essere scampati alla spending review, o l'esenzione di fatto dall'IMU per chi già non pagava l'ICI) sotto forma di leggi così confessionali da fare invidia ai fratelli mussulmani. O di mancanza di leggi di civiltà elementare come una che disciplini le unioni di fatto a prescindere dal sesso, o una che sancisca una volta per tutte la piena disponibilità di ciascuno di noi sulla propria vita. No, la religione dell'ipocrisia, quella per cui i preti possono molestare impunemente i ragazzini ma due maschi adulti consenzienti non possono sposarsi tra loro, per cui i papi e i cardinali possono decidere quando ne hanno abbastanza ma i poveracci debbono essere tormentati col sondino per anni perché la vita sarebbe un dono di dio in nostro uso ma non disponibilità, deve improntare all'ipocrisia anche le leggi dello Stato, quelle che valgono per i cattolici praticanti ma anche per il 95 per cento degli altri, non praticanti atei agnostici e appartenenti ad altre religioni.
Per cui, ben vengano gli schiaffoni dell'Europa, ben venga diluirci in uno Stato Europeo che non sarebbe più posticcio di quanto è stato sempre (tantissimo) lo Stato Italiano, ed avrebbe percentuali fisiologiche di evasione fiscale, corruzione, confessionalismo, e tanti altri mali che invece infestano il nostro Paese in percentuali decisamente patologiche.
Ed ora alcuni approfondimenti per i meno pigri:
Gawronski, ovvero finalmente una descrizione realistica e non dogmatica degli scenari possibili per l'area Euro a breve periodo;
Randomante, ovvero il suicidio assistito del cardinale Martini raccontato come solo la satira consente;
Bellocchio, ovvero il coraggio di raccontare (il trailer di Bella addormentata è in fondo) l'odissea nella sofferenza delle vittime dell'integralismo cattolico in Italia;
Villaggio, ovvero tutto quanto ho faticosamente scritto in questo post detto in due parole da uno col dono del graffio amaro e comico.
Per tutti, anche per i pigri, anche per me stesso, e per tutte le questioni trattate in questo post, vale invece il consiglio finale, preso da non ricordo più quale aforisma e di chi: per attraversare la sofferenza la strada più breve è la stessa che per il bosco, quella che passa per il centro, dove tutto è più fitto e intricato. A girarci intorno si rischia di non uscirne mai....
Dopo la visione del film di Ricky Cunningham (è inutile che tenti di affermarti come Ron Howard, pivello!) il Corvo del Vaticano ha dichiarato: "dilettanti!"
La maggior parte delle scoperte o invenzioni umane non sono buone o cattive intrinsecamente, ma a seconda dell'uso che se ne fa. I social network non fanno eccezione: sostanziandosi in pratica in uno specchio iperrealistico, amplificano semplicemente le doti e i difetti della gente che ci gioca. Per cui ad esempio vi trova eco sia la montagna di idiozie relativa all'impossibile dirottamento dei (già spesi) soldi del 2 giugno ai terremotati, sia la giusta indignazione per l'ennesima carissima pagliacciata dell'uomo dalle babucce rosse che sarebbe l'erede al trono di uno di cui tradisce continuamente il pensiero.
Solo per quanto riguarda i soldi pubblici, cioè nostri, e cioè momentaneamente dimenticandoci che anche i soldi del Vaticano in un modo o nell'altro vengono dalle nostre tasche, pare che il Family Day di Milano costerà qualcosa come 6 milioni di euro. Blogzero propone il boicottaggio sia dell'una che dell'altra manifestazione, anche se con realistico scetticismo, ma le differenze nel merito tra le due ci sono, eccome.
Come bene ricorda Mello, infatti, il 2 giugno non è una festa nazionalista, la parata delle forze armate rappresentando la loro sottomissione alla Repubblica, della cui vittoria al referendum sulla monarchia è appunto la celebrazione. Basterebbe pertanto che si organizzasse la sfilata in modo da evidenziare il significato originario della festa, via via stravolto fino a farla somigliare agli sfoggi di muscoli militareschi fascisti o comunisti, per rilegittimarla anche agli occhi del più sfegatato dei pacifisti, magari in parallelo soddisfatto dal ritiro immediato delle truppe da Iraq e Afghanistan (quello si foriero di risparmi rilevantissimi) con destinazione delle risorse economiche e materiali alle zone terremotate. Riguardo alle quali è ben più grave, e passata sotto colpevole silenzio di tutto il mainstream, l'incredibilmente profetica approvazione pochi giorni prima dell'evento emiliano di una norma che esonera lo Stato dall'obbligo di risarcire le vittime degli eventi naturali, e spalanca la porta alle assicurazioni private. Tra questo e il fiscal compact il cittadino sappia che da ora in poi se incappa in un disastro naturale sono uccelli per diabetici tutti suoi, i governi al massimo potranno cavar fuori un'elemosina da un aumentino - tanto per cambiare - delle accise sui carburanti. Certo, la storia patria ha dimostrato proprio in questi casi la distanza tra l'italianità e l'onestà, misurata dall'enorme montagna di sprechi e dirottamenti di risorse seguita alla maggior parte degli eventi passati, che così hanno visto sempre lo Stato spendere incontrollatamente per ricostruzioni lente e parziali con arricchimenti di pochi e rovina di tanti, ma questa è l'ennesima toppa peggiore del buco di questi sedicenti tecnici. Il Family Day, invece, è quanto di più becero incostituzionale e assurdo si può vedere in giro. Una cosa da vomitare, il vero discrimine (altro che destra e sinistra) che dovrebbe dividere la società civile e la scena politica, impedendo anche la più semplice amicizia tra chi ci va e chi lo aborrisce. Ecco un incompleto elenco delle ragioni:
il Vaticano tra 8x1000 e indirettamente 5x1000 prende milioni di euro dall’Italia ogni anno, cui si aggiungono i milioni di esenzioni fiscali (si, dopo l'ICI si è riusciti in qualche modo a non fargli pagare nemmeno l'IMU);
la sua banca, lo IOR, torna da decenni ricorrentemente in cronaca distinguendosi per trame scandali e scarsa trasparenza, l'ultimo papa che ricordò che avrebbe dovuto occuparsi solo di opere religiose morì misteriosamente prima che potesse tentare di riformarlo, e la storia vera degli impicci che ci stanno dietro, con tanto di morti ammazzati sette segrete eccetera, rende a confronto i thriller di Dan Brown delle letture per scolarette;
più in dettaglio, forse non tutti sanno che: versiamo più di trentamila euro a sacerdote che però ne riceve dalla Chiesa circa diecimila, l'8x1000 è distribuito secondo un criterio per cui va alla Chiesa cattolica una quota molto maggiore di quella decisa dai contribuenti, e dell'ammontare raccolto (con buona pace degli spot televisivi) meno dell'8 per cento va al terzo mondo;
senza voler andare dietro nel tempo, che ci sarebbe materiale per alcune incriminazioni di genocidio, l'ultimo papa è responsabile diretto prima e indiretto dopo di tutti i casi di pedofilia insabbiati, per tacere della colpevolissima gestione della questione AIDS esplosa sotto il suo predecessore;
il modello di famiglia glorificato in manifestazioni come il family day è oramai nettamente minoritario anche tra i credenti più o meno praticanti: senza parlare dei rapporti prematrimoniali, prassi menomale oramai praticamente di tutti, le percentuali con cui la gente si separa divorzia si risposa ha l'amante o usa i servizi sessuali di professioniste di entrambi i sessi è tale che per un semplice calcolo statistico non può non riguardare anche la maggior parte degli stessi partecipanti alla kermesse, che a questo punto definire ipocriti è mera constatazione;
nonostante ciò, se la Chiesa cattolica si limitasse a manifestazioni come questa, specie se tutte le spese connesse andassero a carico suo ma essendo generosi anche no, andrebbe ancora bene, invece tiene in piedi una continua e pressante attività di lobbying tesa a far si che le Leggi dello Stato si uniformino ai suoi dettami (peraltro ribadisco disattesi diffusamente dai suoi stessi fedeli) - è per questo che noi italiani non possiamo: ricorrere alla fecondazione assistita con la diagnosi preimpianto, esprimere in un testamento biologico le nostre volontà rispetto alle cure terminali (ricordate il caso Englaro? ora c'è un documentario...) e alla fine della nostra stessa vita (e la parola eutanasia non si può nemmeno pronunciare, anche se magari di fatto tanti credenti negli ospedali poi...), convivere senza sposarsi avendo un pacchetto base di diritti, oppure sposarsi tra persone dello stesso sesso, eccetera; o dove non riesce sul piano legislativo a imporre la propria etica di fatto (come nel caso dell'aborto, tramite una sempre più pervasiva - grazie al dominio nel settore della sanità - obiezione di coscienza).
E' per tutte queste ragioni che un articolo come questo, tratto da un sito cattolico "illuminato" che propugna già nel nome il dialogo interreligioso (e già che ci siamo, gli atei dovrebbero avere gli stessi diritti dei credenti, anche se non si organizzano in "chiesa"), che ribalta il tavolo chiedendo l'annessione dell'Italia allo Stato della Città del Vaticano, sfora la dimensione satirica cui pure era informato, e fa ridere si, ma molto amaro.
Se vivesse ancora nonna Carmela oggi compirebbe centotré anni. Non avrebbe voluto e infatti quando ha voluto andarsene lo fatto, semplicemente arrendendosi ad un acciacco qualsiasi, come vuole lo stato di natura e sempre è stato nella storia dell'umanità prima di questa sciagurata epoca in cui si è stravolto persino il senso stesso della vita. Ma oggi la celebro, le mando i miei auguri diretti in quell'angolo di universo dove sarà, che poi è dentro di me e quindi ci sarà finchè vivo cioè - mi spiace per voialtri ma per quanto mi riguarda il mondo finisce con me - per sempre, per due ragioni distintissime, che hanno a che fare con l'inizio e la fine di questa cosa che chiamiamo vita.
L'inizio. Carmela nasce il 17 luglio 1908, il terremoto che rase al suolo Reggio Messina e zone limitrofe causando un totale di quasi 150mila morti la colse bimba di 5 mesi. Avere sott'occhio una neonata adesso mi fa capire come mai sono proprio loro quelli che meglio sopravvivono ad eventi del genere, senza volere citare i tanti casi estremi di cui sono piene la letteratura e la mitologia, da Romolo e Remo con la lupa a Tarzan delle scimmie. Il fatto è che questi esserini apparentemente così fragili sono in realtà dotati di una forza e di una resistenza incredibili, e animati da un'unica persistente ossessione: voglio vivere. Come un Hal 9000 supercompatto, tutto in loro è informato a questa istruzione elementare, e a un paio di subroutine ad essa funzionali: mangiare, dormire, espellere i rifiuti. Se qualcosa intralcia l'esecuzione di questo software, parte il pianto, in varianti per natura del malessere, carattere, situazione, eccetera, ma sempre consistente in un codice elementare condiviso da tutti i mammiferi, di cui fanno parte anche i tratti somatici del cucciolo (occhioni in primis, come sanno bene alla Disney), ecco la lupa e le scimmie o i cani o gli orsi eccetera, e comunque da tutta la specie umana, il che aumenta enormemente le loro probabilità di sopravvivenza in qualunque situazione.
La fine. Carmela è stata fortunata, 95 anni in salute poi dicevo la decisione di mollare. Suo figlio Pepè, mio padre, lo era stato molto meno: quando hai una malattia che non perdona e sopravvivi a un intervento cui nessuno sopravvive, per la scienza medica occidentale smetti di essere una persona e diventi un caso di studio: le provano tutte per farti campare un altro po' anche se sanno che non sarà per molto e sarà per te una sofferenza fisica e una ancora più grande prostrazione mentale, anche se nemmeno loro sanno bene cosa fare, perchè fai "letteratura" e anche così la medicina progredisce. Ma quattro mesi di ricovero prima dell'esito fatale di una cirrosi non sono niente, rispetto alle vere disgrazie che possono capitare: i casi sono così noti che non li enumero nemmeno, anche perchè per ognuno di questi ce ne sono mille altri uguali che restano nell'ombra, povere eluane e piergiorgi e poveri i loro cari. Ebbene, in questi giorni il parlamento sovrano ha licenziato una legge che definire vergognosa è poco: in pratica, nessuno di noi potrà più - se mai ha potuto - avere l'ultima parola su cosa intende per vita e su cosa ammette e cosa no venga fatto al proprio corpo quando la propria anima sarà altrove e non sarà più in grado di esprimere la propria volontà. La mia parte intollerante qui emerge in maniera decisiva: auguro di tutto cuore ad ogni deputato che ha votato a favore di quella legge, ad ogni esponente della gerarchia cattolica che ha contribuito ad ispirarla, e ad ogni elettore che sia d'accordo, almeno diciassette anni di coma irreversibile in cui il corpo piagato sopravvive grazie al sondino imposto dalla legge, ma a differenza della Englaro spero che ciascuno di costoro per tutto il periodo resti in qualche modo cosciente, come in un punto esterno al corpo nella stanza, e tenti invano di urlare a tutti quelli che passano "vi prego lasciatemi morire". Se esiste un inferno, dev'essere una cosa del genere. Per quelli del PD devo pensare a un supplizio aggiuntivo, ma sono troppo buono non mi viene in mente niente di adeguato.
quando Boy George fu condannato
a fare lo spazzino,
pardon l'operatore ecologico
Ci sono due teorie contrapposte: che uno è sempre meglio che le cose le dica pane al pane e vino al vino, sbottando quando c'è da sbottare, o che invece è più efficace frenare la lingua, affilarla, ed esercitare l'understatement, la figura retorica che detta in italiano è litote e si capisce ancora meno, insomma tenersi bassi per esaltare maggiormente la contraddizione che si intende denunciare. Così, se mi rubano il motorino, posso ad esempio dire che tutto sommato io sono assicurato e il poveraccio che sta tentando di rivenderlo farà un affare peggiore, lamentandomi pacatamente per il temporaneo contrattempo di dover prendere i mezzi, oppure smadonnare in aramaico tanto da suscitare l'interesse di Mel Gibson e pure di Monica Bellucci che ci si era trovata tanto bene...
Altri esempi possiamo attingerli freschi freschi dalla cronaca:
si sposano uno stronzetto che ha l'unico merito nel culo di essere nato nella corte inglese piuttosto che in una tendopoli subsahariana con una stronzetta che ha capito benissimo come massimizzare l'utilità di quella cosina che si ritrova tra le gambine sante, e tutta la stampa generalista dimentica quasi ogni altra notizia, perchè alla ggente piacciono le storie della gente che piace: dico "sono alquanto disinteressato alla cronaca mondana" o mi affido al grande capo Estiqaatsi di 610?
fanno beato un paraculo che ha tanti più peccati di me che io al confronto dovrei essere già alla sinistra del padre (alla destra, manco là), rubando ai lavoratori il 1° maggio e ai romani pure il piacere di godersi una domenica di primavera (oltre che già il fatto che cade di domenica viene da incacchiarsi): dico "colgo l'occasione di esprimere tutte le mie felicitazioni alla comunità cattolica ma ne approfitto per un weekend fuori città" o mi accodo al sarcasmo di Punzy augurandomi almeno alcune decine di morti su un milione e passa di pellegrini sciamanti così magari uno dicono che risorge e hanno trovato il secondo miracolo che stanno impazzendo e proprio non lo trovano e senza non lo possono fare santo?
un vecchio pazzo occasionalmente Presidente del Consiglio ammette pubblicamente un sotterfugio sottintendendo peraltro la propria concezione di democrazia (gli elettori sotto shock emotivo non possono votare, ma solo se lo shock emotivo dipende da motivi reali, se è indotto artificialmente dal suo staff di pubblicitari e alimentato grazie al controllo totale dell'informazione pur essendo realmente totalmente infondato, come ad esempio quello della sicurezza nelle città che torna sempre puntuale ad ogni elezione, allora possono): dico "d'altronde è bene che intanto il nucleare non si faccia, incassiamo questa vittoria e se tornano alla carica ci rimobiliteremo", o mi auguro che qualcuno abbia il coraggio di infilargli un reattorino a fissione nel buco del culo così può meglio dimostrare che fa bene anzichenò (o almeno condivido Lameduck)?
il parlamento si appresta ad approvare, proprio adesso solo per rinsaldare il legame simoniaco tra questa maggioranza e le alte gerarchie vaticane, una legge sul testamento biologico che in pratica ci priva di ogni libertà di disporre di noi stessi (a meno che non abbiamo l'uso delle gambe e i coglioni di Monicelli) lasciandolo solo ai ricchi e ai potenti (vero, "san" Carol? ti eri rotto il cazzo di non potere più "pontificare", eh? come ti capisco! com'era? "fate come vi dico ma non fate come faccio"...): mi limito a ricordare che per fortuna esiste in questo campo una cesura tra diritto e fatto che vede prevalere quest'ultimo nella prassi quotidiana degli ospedali, e spero che la legge non sia in grado di attaccare questa ipocrisia prima che io dovessi averne bisogno, o mi sfogo ad augurare di cuore a ciascuno dei parlamentari che la approvino di essere costretto da un incidente a 17 anni di coma vegetativo con la sola coscienza di quello che gli capita ma senza che gli altri se ne accorgano, mentre tengono attaccato a due tubi (in e out) lui e i suoi incubi per quelli che dovranno sembrargli millenni?
Il dubbio è amletico, pertanto per avere la soluzione devo chiedere aiuto a un grande attore. Tornando al motorino....
Oggi è uno di quei giorni che l'ufficioso supera l'ufficiale. Il "nostro" Governo ha avuto infatti la faccia tosta di fissare per l'anniversario del giorno in cui dopo diciassette anni di torture la volontà di Eluana Englaro è stata finalmente rispettata, una cosiddetta "giornata nazionale degli stati vegetativi". Non fosse abbastanza chiaro il messaggio all'elettorato o meglio ancora alle gerarchie di una Chiesa che ancora non ha recepito il messaggio di Cavour, peraltro da parte di chi da diciott'anni (minchia, diciott'anni...) porta la bandiera del liberismo, sul sito del Ministero della Salute il comunicato stampa con cui a novembre fu presentata questa decisione è incredibilmente esplicito: si dà un volgare e gratuito schiaffo postumo a una poveretta definendola "una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura". Una roba cui si può rispondere adeguatamente solo con uno sputo in faccia.
Una serie di associazioni laiche con Micromega in testa hanno invece risposto fissando per la stessa data una "giornata nazionale sulla libera scelta" (questo il comunicato di Liberauscita), una cosa di cui in un Paese che rispetta la propria Costituzione (molto esplicita in proposito, all'articolo 32) non ci dovrebbe essere affatto bisogno. Invece siamo ancora qui a rispecchiare nella pratica la confusione teorica che alberga persino nella Chiesa stessa che, nello stesso stile con cui zìprete diceva "fate come vi dico ma non fate come faccio", da un lato attacca chi osa interrompere l'alimentazione forzata a un corpo inerte da lustri, dall'altro si oppone ufficialmente all'accanimento terapeutico, tollera e incoraggia benevolmente una pietosa prassi diffusa per fortuna in tutti gli ospedali, e santifica in corsia preferenziale un grande comunicatore occasionalmente Papa che per se stesso ha preteso di decidere quando dire basta. E' vero che sarebbe il vicario di Dio, ma porca miseria per queste cose se decide Dio in persona deve valere per tutti, se no è conflitto d'interessi...
Insomma, a laicità delle istituzioni stiamo messi malissimo, e in un modo che ricalca in tutte le loro pieghe tutte le contraddizioni della politica nostrana: dobbiamo all'anomalia Berlusconi anche questo, si, che non si può scegliere uno schieramento politico sulla base delle sue posizioni in materie così importanti della vita di tutti noi, perché la cristallizzazione degli schieramenti pro e contro la sua figura eversiva e autoreferenziale fa si che invece sui temi che contano troviamo politici che la pensano come noi e politici che ci avversano completamente da entrambe le parti. Cosicchè se abbiamo la sventura di arrivare ad un punto in cui liberamente riteniamo che quella che ci è rimasta da vivere non è Vita per come la intendiamo, non avendo ancora pieno diritto a presentare un testamento biologico, o abbiamo le gambe per fare come il grande Monicelli o il protagonista della bellissima canzone di Piero Ciampi che segue, o ci attacchiamo al c..., anzi, ci attaccano al tubo come la povera ragazza che un nove febbraio ha avuto restituita la sua libertà.
Non volevo scrivere ancora di Giancarlo Fornari, anche perché ho la sua voce dentro che mi invita a guardare avanti e mi sgrida perché non ho ancora pronto quel pezzo sulla moneta che dovevo pubblicare entro l'anno, ma rientrato in ufficio ho trovato la casella di posta piena di messaggi incrociati tra tutti coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui in quella stagione pionieristica per la comunicazione pubblica che aveva in lui uno dei suoi artefici principali. Non ne riporto il contenuto, anche perché è facilmente immaginabile, ma noto che si tratta di un caso rarissimo in cui un dirigente viene ricordato con affetto da "sottoposti" oggi così distanti per territorio e/o scelta professionale. Al saluto di Paolo Tenaglia era allegato il bellissimo video di Peter Gabriel che trovate in fondo, scelta azzeccatissima. Prima, l'ultimo saluto a Giancarlo lo lascio alle significative e toccanti parole di lui stesso, pubblicate quando stava benissimo (lo preciso solo perché ciò evita di equivocarne il senso) sul sito di Liberauscita:
Preghiera per l’Uomo-Albero
(Se e quando io non sarò più io)
di Giancarlo Fornari
Grazie per avermi dato
una seconda giovinezza
grazie per amarmi
grazie per leggere, giocare e parlare con me
di tutto ciò che ti interessa
e mi interessa
grazie per correre con me
per camminare con me
nell’ombra dei boschi o sulle colline
colorate di ginestre
grazie per abbracciarmi
per fare l’amore con me
con il corpo e con il cuore
per salire in alto con me
come su un aliante
sollevati da una corrente calda
sempre più in su
fino a stancarci.
E grazie per quando
io più vecchio di te
non potrò più correre
io indebolito
non potrò più seguirti
io più stanco
faticherò ad amarti
grazie di essere con me
di sostenermi
di lasciarmi appoggiare
perché so che per te
la vita con me non è solo sesso
non è solo correre e giocare
la vita è anche solo un sorriso
una parola una carezza
e queste sarò sempre in grado di dartele
anche da vecchio.
Ma se e quando io non sarò più io
quando la vecchiaia o un male oscuro
mi strapperanno da me
quando qualcosa di misterioso e inesplorabile
mi dividerà in due
(la mia anima la mia mente e il mio cuore
proiettati per sempre negli spazi
il mio corpo immobile
su una sedia a rotelle)
quando ridotto ad albero
non potrò neanche sorriderti
perché non capirò più
cosa sei tu
e cosa sono io
allora, amore
dovremo separarci.
Io non ti ringrazio
per quello che farai
per quell’Uomo-Albero
Uomo-Sasso
Uomo-Carne
Corpo grossolano
Pura materia
senza luce dell’anima
senza cuore
senza sorriso
che porterà il mio nome
ma non sarò più io.
Io, amor mio, mentre tu ti sacrifichi
per quella cosa inerte
io sarò altrove
sarò a passeggiare tra le nuvole
sarò sulla cima dell’Epomeo
a veder sorgere il sole
sarò sopra lo Sciliar
a giocare con un deltaplano,
sarò a meditare
in una grotta delle Egadi.
Io, amor mio,
sarò nei libri che ho letto e in quelli che ho scritto
sarò nella memoria
delle persone che mi hanno incontrato
e mi hanno voluto bene
sarò negli occhi delle mie figlie
sarò nel tuo cuore
sarò dovunque
tranne che là
in quella controfigura umana
in cui non mi riconosco
e che non avrà più niente
a che vedere con me.
Perciò ti prego, amore mio,
parlo seriamente
non voglio sacrifici
specie se inutili.
Quando vedrai che non sono più io
conservami solo
nella tua memoria,
non conservarmi
a fini statistici.
Non aiutarmi a sopravvivere
privato di tutto ciò che mi rende umano
anche se ti diranno che un Dio lo vuole.
Ma se un Dio ha potuto volermi fare questo
e se è lo stesso Iddio
che ha voluto e accuratamente programmato
la Shoah
che organizza i massacri
le pestilenze e i flagelli
che funestano questo mondo
solo “per metterci alla prova”
e “realizzare il suo disegno provvidenziale”
non è un Dio buono
e probabilmente non è neppure un Dio
ma solo la proiezione
delle loro povere menti
e tu non devi ascoltarlo.
Ascolta, ti prego, solo il tuo cuore e il mio.
Trova in te la forza di aiutarmi.
Prendimi con te
per un ultimo viaggio
verso un Paese buono
dove capiscono che gli Uomini-albero
gli Uomini-sasso
anche se non possono esprimerlo
vogliono morire
non vogliono essere obbligati a vivere
una vita di sasso e di albero
senza alcuna offesa
per queste rispettabili
Entità dell’universo.
E tu, amor mio, non portare il mio lutto
non essere triste a causa mia
sappi che ci ritroveremo
un giorno o l’altro
una vita o l’altra
forse trasformati in due farfalle
o magari in due rondini
voleremo insieme
su su per i cieli
e avremo dei piccoli sempre affamati
da nutrire di insetti
e la notte ci ameremo al buio
nel nostro nido di paglia
con il cuore e con il corpo
fino a stancarci.
Amore se mi vuoi bene
uccidimi.
Mettete a confronto queste parole con la miseria di chi sceglie di istituire la "giornata nazionale per gli stati vegetativi" nella ricorrenza del giorno in cui la volontà di Eluana Englaro per se stessa è stata dopo 17 anni finalmente rispettata (qui l'appello di Micromega a farne invece la Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita), e avrete una vaga idea della siderale distanza tra la statura del gigante che ci ha lasciati e quella dei nani (qualcuno anche suo coetaneo) cui un'apparente buona salute invece ancora consente di imperversare e affliggerci.
E ora la parola a Peter Gabriel che è meglio...
Sono entrato con qualche riserva al cinema per vedere un film di Ligabue, ne sono uscito molto contendo di avere visto un film di Piergiorgio Gay. Il quale - azzardo - secondo me quello che aveva da dirci avrebbe potuto benissimo dirlo senza appoggiarsi alle canzoni di Ligabue, persino a quella che ha dato il titolo al film, Niente paura. Ma non avrebbe avuto la stessa eco, e la stessa incisività, e insomma anche se solo fosse una paraculata promozionale del regista/sceneggiatore e/o della produzione e non una scelta artistica imprescindibile (come poi magari è, chi lo sa, non è questo il punto), sarebbe buona e giusta: in sala c'era una comitiva di adolescenti attratte dal Liga, e anche se una solo di loro, contagiata da quel morbo di nome pensiero, avesse partorito mezza idea "giusta" a seguito delle affabulazioni dei veri protagonisti del film che come lo stesso Ligabue ammette sono gli intervistati, sarebbe stata cosa buona e giusta l'aver cavalcato la fama del cantautore di Correggio.
Ad esempio, ad un certo punto Paolo Rossi se ne esce con una provocazione delle sue: hanno trasformato con una strategia precisa il popolo in pubblico, ammesso che esista una strategia inversa e si trovi chi la voglia e possa attuare, poi sarebbe necessaria una cosa "un po' di destra, e vabbè", una polizia culturale che giri per strada a chiedere a persone a caso una poesia di Leopardi o la trama dei Promessi Sposi, e se non la sa la rinchiudono a studiare. Ecco: gli interventi dei vari Don Luigi Ciotti, Margherita Hack, Giovanni Soldini, Fabio Volo, Stefano Rodotà, Beppino Englaro, più altri personaggi meno conosciuti tra cui la figlia di Guido Rossa o sconosciuti del tutto, erano tutti di questo livello, e si perdonano anche quelli un gradino sotto come Carlo Verdone e Javier Zanetti (ecco una scelta certamente di Ligabue...), se intanto mi hai fatto risentire Giovanni Falcone e Sandro Pertini. E senza Ligabue a fare da sirena prima e colonna portante (non solo sonora) poi, quelle voci forse si sarebbero perse nel nulla, invece che ricordarci che un'altra Italia esisteva e potrà esistere.
Insomma, rispetto al piduista attuatore dei piani del capo della sua loggia, che prevedevano il controllo della televisione e attraverso questa l'instupidimento delle coscienze a svuotare di significato il concetto di democrazia (in questi giorni è il grande Chomsky a spiegarci come), c'è stato un "prima" e dunque ci sarà - anche se Veltroni ci mette tutto il suo impegno ad ostacolarlo - un "dopo". Niente paura, perchè come diceva Paolo Borsellino:
"chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola".
Chi segue questo blog sa che posizione tiene riguardo "vita morte e miracoli": sono agnostico, socio di Libera Uscita (associazione per la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell'eutanasia), ferocemente individualista (il che non vuol dire egoista, come certi fideisti negatori delle libertà personali asseriscono). Dunque, non posso che criticare le posizioni di chi pretende, in nome di una qualsiasi religione o peggio per calcolo politico, di dirmi cosa devo fare di me stesso e addirittura cosa sia vita e cosa no, per poi passata la moda totalmente dimenticare il problema testamento biologico che sembrava ossessionarlo quando il caso Eluana era "caldo" e c'erano voti da raccattare, e d'altra parte non posso che plaudire ad ogni singola piccola iniziativa che costituisca un passetto in avanti verso il liberale elementare rispetto dell'autonomia decisionale di ciascuno, come l'istituzione di un registro apposito in un piccolo comune. Meno grave eticamente, ma non priva di sgradevoli risvolti pratici, è una dimensione che si è aggiunta alle tante cose da pensare a proposito della nostra dipartita: grattatina d'ordinanza esperita, un tempo verso la cinquantina si passava dal notaio e si discuteva con lui il destino del nostro lascito materiale, invece oggi fatto quello resta ancora tutta l'immateriale identità informatica, che in qualcuno può raggiungere mille estrinsecazioni. Io e Leninchiederemmo "che fare?". Fortuna che abbiamo Gemma Serena...
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A molti sarà capitato, almeno una volta, di chiedersi come disporre dei propri beni, se se ne hanno, prima di quella cosa che non nomino per scaramanzia. L’appartamento ai nipoti, i risparmi ai figli, libri dischi cd e dvd agli amici e alle amiche, la casetta in paese ai fratelli e alle sorelle. Bisogna scriverlo, però. Preferibilmente davanti a un notaio, tanto per evitare che in seguito mettano in dubbio le nostre facoltà intellettive.
Certo, andare dal notaio è impegnativo. Intanto, bisogna fissare un incontro e si sa che sono pieni di richieste. Poi, una volta ottenuto l’appuntamento, prendere l’auto, attraversare la città e col caldo che fa… E se dopo aver parlato per più di un’ora col notaio, sulla via del ritorno, ci accorgessimo di aver dimenticato qualcosa? Non necessariamente una cosa importante, una proprietà o un gioiello di famiglia. Magari la password del nostro computer, il nostro blog, la pagina del social network. Eh, già, perché nell’era di Internet, fra le possibili cose da lasciare in eredità ci sono anche i nostri archivi digitali, le password dei nostri profili, dei servizi on line che usiamo abitualmente, delle caselle di posta elettronica, che altrimenti rimarrebbero inaccessibili.
La soluzione è un altro segno dei tempi e di quanto il web abbia rivoluzionato le nostre vite: si chiama testamento digitale, sta a password contatti e documenti conservati nell’universo virtuale come il testamento classico alle sostanze materiali, e riguarda pure i nostri sentimenti, i nostri pensieri più profondi e intimi, le nostre memorie.
E’ sufficiente comprarsi uno spazio su un sito specializzato (ad esempio, mywebwill o mylastmemory) e caricare un filmato, oppure solo un file word in cui riveliamo numeri di conti, codici di accesso, password. E magari qualche segretuccio tenuto nascosto quando eravamo in vita: un po' di gossip post mortem, grottesco e intrigante. Altro che pettegolezzi da ombrellone.
Sembra un gioco, ma non lo è. E inoltre, per il testatore, rispetto al colloquio col notaio, potrebbe avere meno implicazioni emotive, e soprattutto si rivela essere molto più economico. Con meno di cinquanta euro, infatti, ci si assicura l’eternità: un abbonamento senza scadenza, a vita (o dovremmo dire "a morte"?). Basta andare sul sito dedicato, iscriversi fornendo i propri dati e, dopo aver effettuato il pagamento con carta di credito, inserire il proprio testamento che verrà memorizzato in forma criptata per garantirne la sicurezza fino all’apertura. A questo punto, c’è da scegliere il fortunato destinatario - oppure, con una piccola maggiorazione sul prezzo dell’abbonamento, anche più di uno - a cui verrà inviata, dopo la nostra scomparsa, la stampa del testamento digitale. Su carta pregiata, perché non si dica che non abbiamo pensato proprio a tutto.
Ma come faranno quelli del sito a sapere che abbiamo abbandonato questa valle di lacrime? E’ necessaria solo un po’ di collaborazione: ci chiedono di eseguire un accesso alla nostra pagina personale almeno una volta l’anno. Se non ci colleghiamo, passati dieci mesi dalla nostra ultima visita all’account, ci invieranno un primo avviso via mail all’indirizzo indicato e un secondo avviso a distanza di un mese dal primo. Se ancora ci ostiniamo a non dare segni di vita, cominceranno a inviarci un avviso alla settimana per le successive quattro settimane. Noi niente? Loro passano al piano B: invieranno un sms al numero di cellulare che abbiamo lasciato al momento dell’iscrizione. Se dopo tutto questo noi, per cause indipendenti dalla nostra volontà, non ci saremo fatti vivi, allora vorrà proprio dire che siamo morti. Si avvia, dunque, la stampa del testamento e il successivo invio a partire dalla data da noi scelta (qualche settimana, un mese, sei mesi, un anno dopo che abbiamo tirato le cuoia).
Ma supponiamo ora, per ipotesi, che all’incirca un anno prima, subito dopo aver caricato il nostro testamento digitale e a seguito di una grossa vincita alla lotteria o di una folgorante crisi esistenziale, avessimo deciso di partire per fare il giro del mondo in bicicletta o in barca a vela. O, semplicemente, di prendere un aereo dopo l’altro per visitare regioni remote della Terra. E supponiamo che in questo giro, passati nel frattempo i dieci mesi dal nostro ultimo accesso al sito del testamento, non avessimo avuto la possibilità di connetterci a Internet o avessimo perduto il cellulare, caduto in mare o lasciato distrattamente da qualche parte dove non c’era nemmeno il segnale. Non ci sarebbe stato avviso capace di raggiungerci, tanto che, senza cenni chiari della nostra esistenza in vita, è partita la stampa delle nostre memorie e l’invio all’indirizzo indicato.
Il congiunto, da noi scelto fra quelli col cuore più resistente, si vede arrivare la pergamena con il codice di accesso al nostro testamento digitale. Si piazza davanti al computer, segue la procedura che solo allora renderà attive le pagine web con le nostre disposizioni e, finalmente, vede il nostro faccione (lo schermo ingrassa, si sa) che gli parla dall'aldilà e gli rinnova le attestazioni di stima e di benevolenza. Siccome nessuno lo aveva avvisato della nostra uscita di scena, fa un po' di fatica a capire il senso di quel che accade ma, finalmente, realizza che non siamo più di questo mondo e si abbandona al dolore per la nostra perdita. Chissà se tutte quelle password che gli abbiamo lasciato in eredità insieme al nostro affetto incondizionato lo consoleranno più in fretta… Magari ci mette un po', ma riesce a farsi una ragione del nostro decesso prematuro occupando il tempo dell'elaborazione del lutto in un andirivieni di accessi alle nostre caselle e-mail, curiosando nei nostri archivi digitali. Un giorno, però, si riaccende il nostro nome sul display del suo telefonino: siamo proprio noi! Vorremmo ci venisse a prendere all'aeroporto, che il nostro giro del mondo è finito e abbiamo tanta voglia di passare una serata in sua compagnia. Segue il silenzio rivelatore di un nostro grave errore di valutazione: il cuore del congiunto prescelto non era poi così forte.
Eh si: meglio scherzare su quella cosa antipatica che inizia per emme e che finora ho evitato di nominare per risparmiare a ciascuno i gesti scaramantici recuperati dal repertorio personale delle superstizioni.
Dico però, e lo dico seriamente a costo di sembrare retorica e banale, che l’ideale sarebbe riuscire a dire in tempo quel che si pensa e quel che si sente alle persone che ci sono davvero care. Che se passiamo la vita a proteggere tutto con le password per impedire proprio a loro di scrutare ciò che riteniamo privato, che senso ha rivelarlo dopo quando la nostra assenza avrà trasformato i segreti in misteri?
Cito a memoria: non mi va di googleare e una maggiore precisione non cambierebbe il senso del discorso. L'uomo colonizzò il mondo partendo dall'africa, passando per il medio oriente, il caucaso, poi l'europa, e dall'altra parte l'asia, e attraverso lo stretto di bering, allora ghiacciato, l'america. Il processo durò migliaia di anni, l'adattamento all'ambiente lasciò le sottili differenze esteriori, a fronte della pressochè identità di patrimonio genetico, che hanno dato e danno adito ai pavidi di ogni tempo di parlare di razze umane al plurale anzichè al singolare come biologia impone. E questo solo nella cosiddetta preistoria.
Ma è tutta la storia stessa che può essere letta attraverso la storia delle migrazioni, degli scontri, delle guerre, delle integrazioni, dei miscugli infine di lingue culture e tutto il resto, ad esse consequenti. Le lingue stesse, tutte quelle che ci possono venire in mente, vive o morte, sono la prova provata di questa affermazione. E tutti i progetti politici di espansione e conquista, sono stati effimeri e velleitari quando erano fondati su un'idea di predominio culturale, mentre invece hanno dato luce ad imperi più o meno duraturi quando erano fondati sulla multiculturalità e l'integrazione. I romani hanno raggiunto tutto il mondo conosciuto e lo hanno dominato per secoli, grazie al fatto che non solo consentivano ai popoli conquistati militarmente di mantenere cultura e religione, ma spesso se ne lasciavano permeare o influenzare, a cominciare dalla grecia classica stessa. E il loro avanzatissimo diritto, in primis il concetto di cittadinanza, fece si che da un certo punto in poi addirittura gli imperatori fossero non nati a Roma o nelle vicinanze: lo stesso Adriano era iberico.
Persino gli Stati Uniti d'America, nati da una tragica guerra di conquista che ha significato il genocidio degli autoctoni, e arricchitisi sulla pelle di milioni di schiavi africani, sono diventati la superpotenza dell'ultimo secolo grazie a molte susseguenti ondate di migranti, favorite e governate pur tra mille contraddizioni (per usare un eufemismo che racchiude il ku-klux-klan e la frontiera col Messico) piuttosto che avversate. Insomma, a dispetto di tutte le lezioni della Storia, l'Italia ha scelto di confrontarsi con le migrazioni innescate dalla cosiddetta globalizzazione nel modo peggiore possibile: ha bisogno di milioni di lavoratori ma non lo ammette ufficialmente, lasciando che sia la malavita a reclutarli mentre si finge di respingerli con leggi illiberali e si alimenta la paura e il razzismo nella popolazione.
Lunedì 1° marzo ci sarà il primo sciopero nazionale degli immigrati. Se davvero avranno la forza di aderire tutti, il Paese sarà in ginocchio e forse capiranno anche gli zucconi più ottusi. In ogni caso è dovere di ciascuno di noi dare risonanza alla cosa, che sicuramente nei media del blocco berlusconiano verrà silenziata o stravolta nel significato. La manifestazione ha anche un suo sito: consultatelo e passate parola. Siamo tutti figli di migranti, siamo tutti bastardi.
Qualcuno è in grado di spiegare perchè, da parte di certa politica, e non sto parlando solo del PdL ma purtroppo anche di parti significative del PD, i moniti della Chiesa sono trattati molto diversamente tra loro a seconda dell'argomento? Se un cardinale incartapecorito pretende di imporre a tutti cosa è da considerarsi vita e cosa no, ecco che lo si scavalca a destra votando bipartisan una legge che in pratica vieta a tutti noi di disporre del proprio corpo in caso finissimo come la povera Eluana, se la Cei stigmatizza la linea politica del governo in tema di immigrazione si fa finta di non sentirla, come pure se parla di sicurezza sul lavoro. La precarietà, i subappalti, l'impunità di fatto degli imprenditori, la flessibilità, tutti questi strumenti colpevoli di tanti morti, fino ai tre disgraziati in Sardegna di ieri, sono stati introdotti e peggiorati indipendentemente dal governo in carica (chi si ricorda del ministro Treu?). Nemmeno la Chiesa stessa poi brilla per coerenza: si arriva a rifiutarti il funerale se con un'interpretazione un po' forzata si decide che hai commesso suicidio, ma se ti beccano con le ragazzine in fondo sono cavoli tuoi, neanche un rimproverino per non averla raccontata tutta... Insomma delle due l'una, o conveniamo una volta per tutte che la Chiesa si occupa delle questioni etiche parlando alle coscienze, e l'ordinamento giuridico nel parlare ai cittadini prescinde dalle sue indicazioni, oppure lasciamo che tra i due mondi ci sia osmosi, ma allora facciamolo sempre! Vietiamo la regolarizzazione delle coppie di fatto, ma anche lo sfruttamento dei lavoratori sottopagati in condizioni di sicurezza critiche. Vietiamo il testamento biologico, ma anche il respingimento degli immigrati. O lasciamo l'etica fuori dalla politica, ma per tutte le questioni, pure le diagnosi preimpianto, pure l'eutanasia, pure i matrimoni gay, oppure la teniamo dentro, e allora qualcuno che usa la propria posizione di potere per circondarsi di ragazzine ci deve delle risposte. E' troppo chiedere un po' di coerenza?
Se la realtà è tutta in toni di grigio, per poterla interpretare dobbiamo sempre identificare il bianco e il nero, di cui tutti i grigi sono composti. Nella vicenda di Eluana, conclusasi con la morte dopo appena quattro giorni dallo stacco del sondino, il bianco potrebbe essere, specie per quelli che si ostinavano a volere considerare vita quella cosa in cui era mantenuta quel corpo al punto di ipotizzare una qualche forma di autocoscienza irrilevabile agli strumenti, che la ragazza abbia in qualche modo deciso di togliersi di mezzo per risparmiarsi ulteriore strazio. Il nero allora sarebbe, e se non ci si potesse pensare non ci sarebbe il seguito giudiziario appena avviato, che l'umana pietà sia andata un minimo oltre la semplice interruzione dell'alimentazione forzata. Se la realtà è tutta in toni di grigio, la verità sarà probabilmente in mezzo a questi due scenari, ad esempio che ci si attendeva quindici giorni perchè non c'erano precedenti di organismi da tanto tempo in quelle condizioni e quindi così provati. Ma non importa: se anche fosse bianco, sarebbe l'estrema dimostrazione del corretto riportare da parte dei familiari della volontà di Eluana e del suo concetto di cosa è vita e cosa no. Se anche fosse nero, non sarebbe nulla di diverso di quanto praticano ogni anno in migliaia di occasioni medici infermieri e suore, però senza dire nulla, nella muta e grata accettazione dei malati e dei loro cari. Perchè è stato questo l'errore tattico, e nello stesso tempo l'atto di eroismo, di Peppino Englaro: aver voluto affermare pubblicamente il diritto di sua figlia a decidere di se stessa, in un Paese in cui la regola è la doppia morale, quasi scritta nel Dna di ogni fedele di una confessione la cui caratteristica peculiare è il perdono previa confessione e pentimento, il contrario insomma del principio di responsabilità. Non glielo potevano perdonare, e non gliel'hanno perdonato. Si fosse affidato alla suorina di turno, il calvario della figlia sarebbe forse finito anni fa senza che nessuno ne sapesse nulla. Invece, dopo tutto il clamore e la volgare offensiva che ha dovuto affrontare, avrà forse anche guai giudiziari. ...nothing to kill or die for, and no religion too: imagine all the people living life in peace...
La cosa più sconfortante non è che Berlusconi si arroghi il diritto di imporre la propria volontà sul corpo dei propri sudditi, non che offenda il disgraziato padre di una disgraziata ragazza, non che tenti di violare per Decreto Legge una serie di sentenze che risalgono su fino alla Corte Europea, non che utilizzi una poveretta per scatenare il conflitto con il Presidente della Repubblica e sovvertire la Costituzione, non che arrivi fino all'abiezione di dichiarare che quel corpo potrebbe generare dimostrando quale concezione della donna alberghi in cotanta mente. La cosa più sconfortante è che non c'è non dico una solllevazione popolare, ma nemmeno un venticello di indignazione un po' più forte del marginale refolo che si aggira tra i siti Internet di controinformazione. Vedremo alla manifestazione di sabato a Piazza Navona (ore 15), ma temiamo si sarà in pochi. Travaglio dice, ma non è una novità, "basta dialogo", ma il PD è pronto a firmare la controriforma della giustizia e forse serve proprio ad ammorbidire il Quirinale per quella firma, lo scontro su questa. Nel merito, leggiamoci Giancarlo Fornari su Contrappunti. Ma non c'è speranza: la italica gente se digerisce questo è pronta pure per lo ius primae noctis, altro che dittatura qui si torna alla Signoria.
Insopportabile. La pretesa di chi ritiene che i propri convincimenti etici siano universali, al punto che possano e debbano condizionare le decisioni altrui magari attraverso l'ordinamento giuridico, è letteralmente insopportabile. Specialmente se dalla diminuzione di libertà individuale che deriva dalle proprie imposizioni etiche ne viene sofferenza agli altri, mentre quando si tratta delle proprie pene si trova sempre la formula per farla franca. Navarro Valls, il belloccio già portavoce di Wojtila e ora incredibilmente opinionista del fu ultimo baluardo della laicità quotidicano La Repubblica, dovrebbe ricordare bene cosa decise il suo vecchio capo per se quando capì che non c'era più niente da fare, prima di pontificare in senso opposto quando le conseguenze vanno nel culo degli altri. Basta. Prima di tracimare, passiamo la parola come altre volte a chi le cose le dice meglio di noi. Stavolta è Giancarlo Fornari da Contrappunti.info...
E adesso, cos'altro s'inventeranno per impedire a Peppino Englaro di porre fine all'accanimento terapeutico che tiene in vita un pezzo di carne e sangue inerte che non è e nemmeno lontanamente somiglia a sua figlia Eluana? La Corte di Cassazione ha respinto l'ennesimo assalto, "riaffermando che siamo uno Stato di diritto" secondo le dichiarazioni dell'Englaro stesso. Ma stamattina stesso, il giornale radio RAI ha dato ancora ampissima eco alle "voci contrarie", cosa che mai fa quando sentenze definitive molto meno nette riguardano ad esempio la contiguità alla mafia di uno storico esponente democristiano. Si è potuto sentire con le proprie orecchie monsignor Fisichella dichiarare che "Eluana si sveglia e si addormenta tutti i giorni e sarà privata di cibo e acqua così avendo una morte orribile" (per le parole testuali, non dissimili, potrete trovarle scaricando il podcast del gr2 delle 7e30 di oggi qui), senza che nessuno gli contesti che nessuna perizia scientifica tra le numerosissime effettuate negli anni ha potuto riscontrare nessun tipo di sensienza della poveretta e che la stessa sentenza di oggi indica che l'interruzione dell'alimentazione forzata dovrà avvenire in strutture e in modi tali che venga risparmiata ogni sofferenza alla malata. Poco dopo, il presidente del cosiddetto Movimento della Vita Carlo Casini ha argomentato che la sentenza aprirebbe la strada alla distinzione tra vite che vale la pena vivere e vite che no, senza rendersi conto che è esattamente questo il punto: che non spetta a lui nè a nessuna religione costituita o meno nè a nessuno Stato stabilire se c'è e quale sarebbe quella distinzione, ma a ciascuno di noi per se. Ora, se una ragazza è in stato vegetativo permanente e irreversibile da 17 anni, e i suoi genitori, cavolo: i suoi genitori!, in questo lasso di tempo hanno portato innumerevoli prove del convincimento personale di loro figlia, espresso in tempi non sospetti, a non ritenere "vita" la cosa a cui è costretto quello che resta del suo corpo dopo l'incidente, cosa diavolo c'è ancora da discutere? Chi si arroga di dire la propria su quello che è palesemente affare privato di quella disgraziata famiglia, fosse anche il Papa in persona, commette o no un'imperdonabile peccato di superbia? E a proposito di Papa, com'è che Giovanni Paolo II ha potuto chiedere di essere dimesso dal Gemelli e morire in pace due giorni dopo in Vaticano, dato che non riusciva a parlare? Bisbigliava? e anche se fosse, il diritto all'autodeterminazione è limitato alle alte personalità, al fatto che sia espresso poco prima della morte foss'anche con lo sguardo, o a cosa? Rileggiamoci assieme l'articolo 32 della nostra mai troppo osservata Costituzione:
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
E a quelli che oggi sbraitano straparlando di eutanasia, e invocano a gran voce una legge, ricordiamo che quando arriva una normativa sul testamento biologico è sempre tardi, ma che la Costituzione impedisce che questa venga disegnata in senso restrittivo dell'autodeterminazione di ciascuno di noi. A proposito, che mi trovo, dichiaro oggi sul mio blog, nel pieno possesso delle mie facoltà, che mi dovessi trovare in una situazione simile a quella di Eluana chiederei lo stacco della spina, del sondino, o di qualsiasi cosa tenga il mio corpo non sensiente in una condizione che decido io adesso che non si può definire vita, e nessun altro al posto mio. Se la vostra religione vi indica il contrario, liberissimi di pensarlo. Ma nessuna religione deve anche lontanamente pensare di poter scrivere le leggi di uno Stato i cui cittadini sono anche di altre religioni o se vogliono di nessuna. Su questo, non si tratta.