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martedì 9 novembre 2021

LIBERA, USCITA

Tra i pochi vanti della mia vita c'è quello di essere stato amico, oltre che collaboratore assiduo, di Giancarlo Fornari per un decennio, da quando mi selezionò per la sua squadra di Relazioni esterne (la comunicazione pubblica in Italia l'ha praticamente inventata lui, ma ve l'ho già raccontato) a quando è prematuramente (e visto come viveva, l'avverbio si può a buon titolo usare nonostante l'età) scomparso, oramai undici anni fa. Tra le altre cose, mi fece conoscere una associazione che aveva cofondato e di cui era presidente, Liberauscita, finalizzata al riconoscimento dell'autodeterminazione terapeutica per tutte le persone, con particolare riferimento alle scelte di fine vita, nei cui valori mi sono da subito riconosciuto e di cui sono rimasto socio per molti anni: francamente non ricordo con esattezza quando e come ho smesso di rinnovare la tessera, ma è stato di recente, tanto che continuo a riceverne in posta la newsletter.

Nell'ultima edizione, trovo una sorpresa positiva, anche se la notizia non lo è affatto. Da quando è iniziata la deformazione proditoria della realtà che per comodità chiamiamo anche noi "pandemia", infatti, leggo sempre più distrattamente di qualunque battaglia per i diritti civili in genere, se manca di aggancio con l'attacco epocale agli stessi in cronaca, sia quando lo fa per dolo calcolato (enfatizzando concessioni o anche solo attenzioni su temi come LGBT, violenza sulle donne o linguaggio di genere al solo scopo di distrarre dal furto di libertà ancora più fondamentali perché anche prodromiche ad esse e a tutte le altre) sia anche solo quando è per colpevole distrazione. Per dire, mi sono cancellato da Altroconsumo, perché secondo me aderendo alla narrazione ufficiale sul virus tradisce uno dei suoi pilastri fondativi. E leggo con fastidio delle battaglie fuori tempo e contesto dei CUG lavorativi, e di quelle proditoriamente fuorvianti dei sindacati (i primi a tradire, oramai quasi trent'anni fa). Ragion per cui leggere delle dimissioni di Maria Laura Cattinari, presidente di Liberauscita proprio dai tempi della scomparsa di Giancarlo Fornari, e soprattutto della loro motivazione, mi ha ripeto da un lato intristito perché sancisce forse (la stessa Cattinari mi ha preannunciato che la presenza di alcuni soci minoritari che condividono le sue preoccupazioni la potrebbe indurre a ritirare le dimissioni fino a una prossima assemblea dove contarsi e decidere) la fine (non so ancora se di diritto o solo di fatto) di un'associazione così meritoria, ma dall'altro confortato, come sempre capita a chi sentendosi sempre più isolato a un certo punto scopre invece finalmente che esiste qualcun altro a pensarla come lui (ma sarebbe il caso di dire "a pensare" tout-court). Tant'è che l'ho contattata per esprimerle la mia solidarietà e chiederle qualche approfondimento, che ho subito ricevuto con tanto di permesso a pubblicarlo.

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Caro Gino,

quando si ha un sentire comune, a maggior ragione di questi tempi, direi che si è reciprocamente cari.

La notte prima della riunione del 23 ottobre scorso, mio figlio Enrico, membro del Direttivo Nazionale, avvocato, ha scritto e inviato al Direttivo una lettera, di cui ti riporto un passaggio:

Credo in particolare che proprio questo momento storico ponga più che mai in pericolo alcuni dei principi fondamentali per la cui difesa la nostra associazione esiste. Credo che da decenni il principio dell’autodeterminazione terapeutica non sia stato messo in pericolo come ora.
Per quanto mi riguarda, quindi, l’unica vera questione da porre all’ordine del giorno è se siamo tutti consapevoli di questo pericolo, se vogliamo proseguire uniti nella nostra pacata e onesta lotta per la “
liberazione dell’essere umano da ogni forma di costrizione fisica, morale o economica” o se siamo disposti a svendere decenni di impegno a tutto vantaggio di politicanti e uomini di potere.
Non mi illudo che proseguire in questo momento storico possa essere per noi facile. Qualsiasi posizione che non sia allineata con le tesi governative rischia oggi di essere tacciata di eresia. Ma non è forse per questo che oggi più che mai c’è bisogno del nostro impegno?[... ] se tra le Socie e i Soci di Libera Uscita vi è la consapevolezza - quasi come tra pochi carbonari - dei rischi che la nostra società sta correndo con il dilagare delle tesi oggi dominati in materia di vaccinazione coatta/obbligatoria contro il Covid-19, la mia opinione è che vada fatto tutto il possibile per salvare e tenere in piedi la nostra associazione...

Ma una presa di posizione comune, rispettosa dei nostri fini statutari, purtroppo non ci fu, e rassegnai le dimissioni.

Ancora nel febbraio 2020, in piena "prima ondata", l'associazione aveva predisposto e diffuso un modulo di "Dichiarazione ai Curanti" che, mentre gli anestesisti e rianimatori discutevano su quali criteri adottare per decidere chi far entrare o meno in Terapia Intensiva, consentiva a chi la produceva di dichiarare di non voler essere ricoverati in TI ma invece di essere solo assistiti domiciliarmente fino, eventualmente, "alla Sedazione Palliativa Profonda Continua".

Come ricorderai, infatti, lo Stato d’Emergenza proclamato a partire dal 31 Gennaio 2020 ha portato ad assurdi protocolli che hanno di fatto impedito la cura precoce domiciliare dei colpiti dal virus. Non potevamo saperlo, ma erano solo i primi passi a calpestare il principio dell'autodeterminazione terapeutica!

Trovo importante sottolineare come tutto è stato fatto per impedire che risultassero esserci delle cure per arginare e contenere la pandemia, requisito imprescindibile per poter commercializzare i vaccini ancora in fase sperimentale. La vicenda De Donno è tragicamente emblematica ma anche l’ostracismo inflitto ai tanti medici che, riuniti in gruppi diversi, tra cui il noto Ippocrate.org,  hanno continuato a curare con farmaci di uso corrente e con buoni risultati. Sospesi poi dall’ordine. E a sottolineare e insieme aggravare la sostanziale inutilità sempre più evidente dei così detti medici di base - sai tutto assai meglio di me - "Tachipirina e vigile attesa".

Il silenziamento di ogni opposizione. Il mantenimento della più totale disinformazione. I giornalisti che fanno solo propaganda di Governo come sotto Mussolini e sono pagati profumatamente per questo (quelli di "peso", gli altri magari basta il precariato diffuso a ridurli a ragione, se vogliono continuare a mangiare - NdR).

Così via via si sono zittite tutte le voci scettiche o contrarie alla vaccinazione di massa come unico rimedio alla pandemia, agitando davanti al popolo ormai soggiogato dalla paura i "rischi di varianti ancor più pericolose".

Infine, per indurre alla vaccinazione chi ancora si ostina a pretendere di decidere con la propria testa sul proprio corpo, si parte il 5 agosto 2021 con il Green Pass. Ma già da giugno erano cominciate a riempirsi le piazze d’Italia con la parola d’ordine "NO PAURA DAY, NO GREEN PASS", tutto nel più assordante silenzio dei media, tranne che per screditare ovviamente.

Io è dal Luglio del 2021, dalla manifestazione No Paura Day di Torino, che comincio a veicolare messaggi tesi a verificare la disponibilità del Direttivo e dei Soci a far sì che Libera Uscita prenda una posizione forte e chiara contro il green pass: obbligo surrettizio, strumento liberticida che viola totalmente ciò per cui LU è nata nel 2001 a Roma. Ora abbiamo dal 15 Ottobre il GP esteso anche al mondo del lavoro e i sindacati non hanno avuto niente di meglio da suggerire se non l’obbligo tout court!! Non ci sono parole.

Maria Laura Cattinari

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Chi mi segue ha sicuramente trovato in queste righe tante tematiche trattate ed eviscerate da questo blog in questi ormai quasi due sciaguratissimi anni. La più scandalosa delle quali è l'insabbiamento di tutti quei protocolli di cura precoce che avrebbero abbondantemente ridotto le proporzioni della cosiddetta pandemia a un normale increspamento della curva storica delle influenze (e anche così non siamo andati troppo lontani: nemmeno un "ordine di grandezza" in più). E la più sconfortante è l'acquiescenza di tante teste che sapevi pensanti a una narrazione illogica e assurda: al proclama che la curva risale quindi ci vuole la terza dose e l'ulteriore proroga dello stato di emergenza e quindi del green pass, un vaccinato con due dosi e ancora un briciolo sveglio dovrebbe finalmente ribellarsi e pretendere la testa di chi lo ha preso in giro, invece la farà, poi farà anche la quarta, poi accetterà che qualunque suo diritto (dopo l'accesso al lavoro, sarà la volta di quello al proprio conto corrente: è tutto pronto) sia subordinato al possesso di una patente di buon suddito (con il nome già ammiccante all'ecologia, sennò perché "green"?), che sarà subordinata a qualunque cosa chi comanda ritenga opportuno. E intanto applaudirà a chi come in Austria propone il lockdown per i soli renitenti alla leva vaccinale, che invece se avesse letto (o ricordarsi di averlo fatto) Huxley o Orwell dovrebbe tradurre come carcere per reati di opinione, e levare gli scudi.

lunedì 22 maggio 2017

ME PARE MENGELE

Il grafico, tratto da questo imprescindibile post di Byoblu, mostra come col DL della Lorenzin l'Italia divenga
l'unico Paese dell'Europa occidentale nella fascia dei multivaccinisti obbligarori: quasi tutti gli altri ne impongono
pochi o niente. Forse per capire perché basterebbe correlare il dato con quello del grado di corruzione dei politici...
Ebbene si, torno sui vaccini, ma non è che ho un'ossessione antivaccinista (non ce l'hanno nemmeno i medici radiati, se vi prendete il disturbo di sentire le loro argomentazioni scoprite che è solo un'etichetta giornalistica), è che non credevo che alla fine avrebbero avuto il coraggio di farlo, il decreto-legge della vergogna, pensavo che la materia era così importante che una volta tanto i contrasti dentro la "maggioranza" (non dimentichiamolo mai, ottenuta grazie a un meccanismo dichiarato incostituzionale, in un parlamento che pertanto avrebbe dovuto essere sciolto all'istante e invece sono ancora qua che ce la menano con la nuova legge elettorale e intanto fanno una porcheria dietro l'altra, non dimentichiamolo) erano veri e non una recita per i gonzi intanto che si trova la formula per incularci tutti.
Si, perché la levata di scudi della ministra dell'istruzione, di cui parlavamo qualche giorno addietro, alla fine si è risolta in una schifezza peggiore, e di molto, della proposta già profondamente ingiusta, incostituzionale e illogica della sua collega della salute. Ingiusto è rendere obbligatori dei vaccini non a valle di una sperimentazione medica dai risultati certi e ampiamente divulgati, bensì di una decisione governativa trascinata da un allarme pompato artatamente a mezzo stampa: se le autorità sanitarie decidono che dei trattamenti sono obbligatori e altri solo facoltativi, significa che una differenza nel bilancio tra certezza dell'utilità e possibili controindicazioni è stata ponderata, e per i primi è nettamente migliore che per i secondi, le autorità politiche non possono introdurre l'obbligo nemmeno in maniera surrettizia (legandolo a quello scolastico) figurarsi altrimenti. Incostituzionale è costringere chicchessia a un trattamento sanitario che lui (o se è minore, chi ha la sua tutela) non vuole, l'articolo 32 parla chiaro, ed è come minimo incoerente che la stessa "maggioranza" invochi questa norma quando si parla di testamento biologico e se ne scordi in tema di vaccini. Illogico è parlare a vanvera di rischi per la collettività procurati da chi non si vaccina, perché al massimo si potrebbe parlare di rischi per la platea dei non vaccinati: se il vaccino funziona, chi è già vaccinato non rischia niente, e se invece forse rischia allora si deve dedurre che il vaccino non funziona poi così bene. Ma fin qui sto ridicendo in piano cose già dette. Il decreto introduce profili di illegittimità e tirannia ancora, e di molto, peggiori.
Fingendo di accontentare le obiezioni sul diritto allo studio, infatti, vi si dice che i vaccini non sono obbligatori per frequentare la scuola dell'obbligo (l'asilo si), ma i genitori dissidenti possono essere multati fino a 7500 euro e denunciati all'autorità giudiziaria per l'eventuale sottrazione della patria potestà. Quindi chi avesse dei dubbi sull'efficacia di alcune pratiche vaccinali, anche solo perché pensa che ci sarà una ragione se sono solo raccomandate e non obbligatorie dal punto di vista sanitario, figurarsi perché ha letto qualcosa su Internet (ad esempio Barnard) o magari visto Vaxxed, in pratica non può proteggere i propri figli come meglio crede pena un salasso che possono permettersi in pochi e una sanzione intollerabile per chiunque. Quindi dovrà sopportare l'atroce violenza di vedere il sangue del suo sangue essere insozzato con qualcosa che magari potrebbe rovinarlo per sempre, per vile imposizione di uno Stato che francamente definire nazista a questo punto non è esagerato. Certo, non siamo alle cavie umane, quelle magari le stesse case farmaceutiche se le procurano in altri continenti, per ora, magari con la sponsorship di noti imprenditori filantropi spalleggiati da star imbolsite del rock o di Hollywood. Ma sotto l'aspetto psicologico, i sentimenti di un genitore nell'accompagnare il proprio bambino a subire qualcosa che teme possa fargli del male, non sono diversi a quelli di un lager 2.0: terrore, rabbia repressa, odio verso il tiranno, pena per il piccolo, speranza che la legge della probabilità lo risparmi (ammesso che le probabilità di problemi siano quelle note e non peggiori). Ma, tenetevi forte, c'è ancora di peggio.
Non avendo introdotto direttamente l'obbligo, perché l'incostituzionalità sarebbe stata troppo palese sia in se che in rapporto all'obbligo scolastico, i genitori ora non solo devono far fare fino a 8 vaccini ai propri figli in aggiunta ai 4 obbligatori, ma nel farlo devono sottoscrivere il considdetto consenso informato, si proprio quel foglietto che di solito si firma prima di un'intervento chirurgico non privo di rischi. Il quale in teoria sposta sul firmatario la responsabilità in caso di eventuali problemi. Responsabilità che invece con l'obbligo ricade in capo all'obbligante. E il tutto con Decreto-Legge, cioè con un procedimento d'urgenza del tutto ingiustificato visti i numeri in ballo (non c'è nessuna epidemia di niente, come le stesse autorità si precipitano a dichiarare, magari dopo avere con l'altra mano imbeccato i giornali a farlo sembrare) che, con un problema collaterale di organizzazione temporale da qui a settembre, va subito in vigore, senza uno straccio di discussione parlamentare, e quando anche quest'ultima dovesse portare a una mancata conversione in Legge, il Decreto avrebbe avuto intanto l'effetto di smaltire le dosi volute e ingrassare le tasche dovute - figurarsi in caso di conversione quando arriverebbe (dopo anni, come al solito) la probabile pronuncia di incostituzionalità della suprema Corte (non servirà a niente, ma qui si può firmare per tirarla in ballo da prima, io l'ho fatto).
Visto tutto questo, immaginate un genitore (immaginatevelo come Bruce Willis o Liam Neeson così è più facile) che, dopo essersi rifiutato di firmare il consenso in quanto cosciente di non essere abbastanza informato, avere avuto un multone e magari la patria potestà tolta, ma facciamo anche dopo aver firmato sia pure con riluttanza, vede il suo bambino o la sua bambina vaccinati a forza contrarre l'autismo o altro guaio equivalente; allora chiede conto alle autorità, anche solo per avere un aiuto economico e logistico a gestire la nuova emergenza, e queste gli sventolano sotto il naso il consenso informato che ha firmato e in pratica gli rispondono che sono cazzi suoi; ecco, se costui a questo punto si arma come il Punitore e va a fare una strage dove deve, voi pensate che sia un pazzo assassino o tifate per lui esultando alla Tardelli mentre si vendica? Io, temo, la seconda, e ho fatto obiezione di coscienza alla leva in tempi in cui la cosa si pagava cara....
I piddini che sui social inneggiano alle bassezze del loro governo, anche quando se le stesse cose le avesse fatte Berlusconi avrebbero sputato veleno da tutti i post, non li considero più neanche degni di risposta. Sostenere che il decreto sui vaccini è per la sicurezza di tutti, senza nemmeno prendere in considerazione di discuterne pacatamente nel merito, è da subumani, e quando pensi questo di persone che consideri amici è un dramma nel dramma, che fa ancora più tristezza che rabbia. Ci fosse una giustizia a questo mondo, lo zero virgola per cento di effetti collaterali colpirebbe solo i loro cari, invece sono costretto a toccarmi le palle mentre penso che invece come sempre in questi casi non sarà così. E già che mi trovo in zona superstizione, mia mamma diceva che le bestemmie giuste arrivano sempre, in un modo o nell'altro. Unitevi a me, esseri ancora pensanti, mandiamone un po' a tutti gli esecutori e i mandanti di questo orrore. Che siano maledetti, nei secoli dei secoli.
P.S. - Se i grillini tengono botta, ancora una volta sono gli unici ad avere una posizione politica decente sulla questione. Se fossero stati gli unni, o i tartari, o i marziani, o i cannibali cacciatori di teste, sarebbero stati comunque da preferire al resto della classe politica PD in testa.
P.S.2 - Ha ragione Mazzucco, basta solo un emendamento e il DL si può convertire: al posto della firma da parte dei genitori del consenso informato, ci mettiamo la firma della ministra in calce a una dichiarazione pubblica tipo
"Io sottoscritta Beatrice Lorenzin, in qualità di Ministro della Salute della Repubblica Italiana, mi assumo personalmente ogni responsabilità che potesse derivare dall'inoculazione vaccinale obbligatoria ad un qualunque bambino italiano, qualora questo bambino dovesse subire dei gravi danni di tipo neurologico, certificati da un tribunale della repubblica italiana, in seguito a tale inoculazione"
Voi che dite, accetta?

mercoledì 1 marzo 2017

DJ FABO? FORA GABBU!

C'è un'antinomia, nel concetto di tolleranza: come bisogna essere nei confronti degli intolleranti? Intolleranti, esatto. Appunto. Se si tollera che gli intolleranti esercitino la loro intolleranza finirà che loro toglieranno di mezzo la tolleranza e/o chi si ostina a esercitarla.
Col concetto di libertà le cose si fanno più complicate: dal concetto liberale, immediatamente comprensibile da chiunque per quanto già esso difficile da attuare in concreto, per cui la libertà di ciascuno trova il suo limite oggettivo nella libertà altrui, passando per il concetto democratico che presuppone una parità di poteri nell'esercizio della partecipazione (da Rousseau a Gaber), si arriva al concetto di libertà sostanziale che presuppone anche la parità di condizioni di partenza, e cioè ad esempio l'attuazione del famigerato quanto sempre più disatteso articolo 3 della nostra Costituzione, senza cui la libertà dei due concetti precedenti è vana e anzi suona come una colossale presa per il culo.
Nonostante ciò, è sufficiente limitarsi al concetto liberale di libertà per seguire il ragionamento che scaturisce, e forse serve a inquadrare meglio, dall'argomento più seguito della cronaca di questi giorni: il suicidio assistito, per dire pane al pane e eutanasia a eutanasia, di DJ Fabo.
Del caso in questione non dico nulla, perché ne parlano già tutti e perché essenzialmente sono cazzi suoi di cui parlando da fuori della sua testa si possono dire solo minchiate. Ma è proprio il bailamme che ha scatenato, proprio il fatto stesso che una questione essenzialmente privata debba diventare un caso da discutere all'infinito e spesso a pene di segugio (anzi prima ancora debba diventare un caso pubblico anziché poter essere risolta nel suo alveo naturale), a dover essere discusso, perché è dalla distanza tra queste cose come le viviamo e come invece dovrebbero essere vissute che si misura la distanza tra la nostra sedicente democrazia e una effettiva.
Allora io faccio un ulteriore passo avanti. Parlo di suicidio senza attributi, visto che tra l'altro oggi chi aiuta qualcuno a morire con dignità viene imputato di "istigazione al suicidio" tout-court. E parlo con una qualche cognizione di causa, anche se credo che chiunque possa vantare se non un vissuto di tentazioni autodistruttive almeno un tentativo, riuscito o meno, presso la cerchia dei parenti o amici stretti. Per non parlare di certe pratiche - penso al fumo - che altro non sono che un suicidio "a rate". Insomma, sul suicidio ho sempre pensato, fin dall'adolescenza, che fosse indebito qualunque giudizio di valore da parte di chicchessia: chi parla di eroismo parla per se e per il coraggio che gli manca, chi all'estremo opposto di vigliaccheria parla per conto di presunte entità presunte superiori, ma nessuno parla con cognizione di causa.
C'è un modo di dire delle mie parti che descrive invece l'unica posizione secondo me legittima, e lo fa talmente bene da applicarsi peraltro anche a situazioni di segno opposto come l'omicidio, accidentale o meno (e a proposito del mostro giuridico dell'omicidio stradale, la cronaca recente ci fornisce un esempio in cui "o" diventa "e"): "non gabbu e non maravigghia", anche nell'espressione sintetica "fora gabbu". Si deve tradurre così: "non oso prendere in giro o meravigliarmi (stigmatizzare) questo comportamento, perché so che un giorno per chissà quali vie traverse potrebbe essere il mio, anche se al momento è quanto di più lontano immaginabile dalle mie corde". Per questa ragione, penso male di chi osa pensare e dire male (con ciò sottintendendo "a me non potrebbe capitare mai"), ad esempio di quel genitore che ha scordato il figlioletto in auto sotto al sole. Osservo, e mi dico "non gabbu e non maravigghia!".
Con questa lunga premessa, capiamo meglio perché in Italia non abbiamo ancora, e forse (ma spero di essere smentito) non avremo mai, una legge che disciplini il suicidio assistito o in genere l'eutanasia (che non è una parolaccia, significa "buona morte"), e anzi neanche una che regolamenti il testamento biologico, che sarebbe questione molto meno controversa essendo addirittura sancito in Costituzione (e leggetevelo bene, l'articolo 32, prima di fare il coro alla prossima crociata per la vaccinazione obbligatoria universale per conto e negli interessi di Bill Gates e soci!) il diritto a non essere sottoposti a un trattamento sanitario contro la propria volontà. Si preferisce, nel Belpaese, l'ipocrisia di praticare nei fatti (a ogni livello: ricordatevi di Wojtyla) tutte e tre le cose senza averle rese legittime per l'Ordinamento. Perché in Italia nessuno può fare a meno dei voti cattolici, e quindi è difficile che un partito in Italia manifesti posizioni apertamente antitetiche a quelle ufficiali della Chiesa. Ma questa è una spiegazione macro, a me oggi interessa il micro.
Mi interessa prendere le distanze da chiunque ritenga di essere depositario di una Morale superiore, al punto di avere il diritto di imporla anche a chi non la pensa come lui. Perché è la religione, ogni religione monoteista che condivida il primo comandamento di quella ebraica, ad essere empia. E' empio pensare che il tuo dio è l'unico dio, e da questa empietà primigenia derivano tutte le altre. Perché è consequenziale a questa affermazione identitaria il ritenere che gli insegnamenti morali ricevuti siano da imporre a tutti gli altri, anche a chi ne ha ricevuti di diametralmente opposti e anche a chi ci ha tenuto a rifiutare quelli ricevuti in quanto tali per invece costruirsi da sé il proprio impianto valoriale (che magari ne ricomprende alcuni). Si, è il famoso relativismo culturale tanto inviso a Ratzinger, come anche a Wojtyla e Bergoglio che però sono di ben altra furbizia e lo citano meno. E non è vero che la sua conseguenza logica è la paralisi, e la deriva morale della società. Tutt'altro. Perché un criterio c'è: tolleranza con tutti tranne che con gli intolleranti.
Seguendo questo criterio, sarebbe semplicissimo stilare una legge sul testamento biologico, sull'eutanasia, sul suicidio assistito, perché la sintassi sarebbe come per quella sul divorzio e sull'aborto: nessuno in base a quelle leggi ti costringe a divorziare o abortire, chi vuole può farlo secondo legge, chi non vuole può non farlo come se la legge non ci fosse. La mia libertà arriva fino a dove non calpesta la tua, non un millimetro avanti. Ma neanche un millimetro dietro.

giovedì 31 marzo 2016

SI IERI E OGGI, NO DOMANI

In questi giorni può capitare di sentire in radio uno spot che parla della cooperazione internazionale con la enfasi e la correttezza tipiche della pubblicità progresso di cose bellissime tra cui i diritti umani. Fin qui niente di strano, la solita menata autoreferenziale di stampo progressista. Poi però succede una cosa insolita. Avete presente la voce che dopo la pubblicità di un farmaco che ne decanta le magnifiche qualità ti spara a macchinetta veloce veloce quelle cose tipo "può avere effetti collaterali anche gravi, leggere il foglietto illustrativo e in caso di problemi consultare il medico"? Ecco, qui a fine spot dice, esattamente con la stessa cadenza mitragliata, questa frase:
Il testo l'ho tratto dal video dello spot, era appiccicato alla fine: eccolo qui al minuto preciso, per i santommasi, anzi per tutti, così lo riavviate e toccate con mano quanto è inquietante.
A suo tempo ciascuno diede il propio
contributo
, e stravincemmo, ma con
questa classe politica non basta, serve
trovare il modo di azzerarla e resettare.
Tra i vari diritti che menziona, infatti, c'è quello all'acqua in quanto bene primario. Ora, la sensazione che da lo spot con la sua coda posticcia, sia all'ascolto che alla visione, è che in sede UE si è scelto di non respingere una richiesta di contributo alla realizzazione della campagna solo per evitare di passare per quelli che sono contro la cooperazione internazionale eccetera eccetera, ma nell'accoglierla si è badato bene a prenderne le distanze, anche se in modo non immediatamente intellegibile. Oppure, peggio, che il contributo UE sia genuino ma il governo italiano abbia poi fatto attaccare quella pecetta postuma, per evitare che lo spot potesse essere interpretato come un "manteniamo pubblica l'acqua ce lo chiede l'Europa", in un momento in cui si appresta a vanificare per legge, dopo averlo fatto per anni nella pratica degli enti locali, il risultato del referendum sull'acqua del 2011 (26 milioni di si, praticamente un plebiscito, con tra l'altro il PD compatto da quella parte, Renzi compreso, viva la coerenza...).
Oggi, sappiamo che anche se raggiungessimo
il quorum per bloccare le trivelle, troverebbero
il modo di catafottersene. Per cui facciamo pure
la nostra campagna per il SI, ma consapevoli che
se non li mandiamo a casa sarà comunque inutile.
D'altronde, se uno può nello stesso tempo fare una legge che disinnesca parzialmente un quesito referendario per poter dire che è inutile, rifiutare di accorpare il voto referendario a quello amministrativo per paura che questo favorisse il raggiungimento del quorum, anche se ciò comporta una notevole spesa, e poi invitare a disertare le urne perché quella spesa è inutile (sorvolando sul fatto che l'ha causata lui, e che ormai è fatta anche se tutti disertano le urne), senza che chiunque lo incroci per strada sputi almeno per terra, allora vuol dire solo che il processo di anestetizzazione dei cittadini è quasi completato. Sto parlando, a proposito di referendum, di quello delle trivelle del prossimo aprile, sulla cui utilità è peraltro lecito avere dei dubbi, e non nel merito (le ragioni per il SI ci sono tutte, solo che sul mainstream non se ne parla, e ciò non è certo un caso...), ma visto appunto che neanche raggiungere un quorum e un si trionfale basta a vedere la volontà popolare rispettata: viene davvero da rinunciare all'esercizio formale della democrazia, tanto anche nelle elezioni grazie ai meccanismi elettorali è praticamente vano, per almeno togliere ogni legittimazione a questi suoi killer prezzolati.
Forse allora conviene concentrarsi, e se
serve risparmiare le energie, su un obiettivo
suscettibile di dare risultati concreti: Renzi
ha fatto del prossimo referendum confermativo
delle sue riforme costituzionali, vero e proprio
scempio da far sembrare quelle berlusconiane
sagge ed equilibrate, un plebiscito sulla sua
testa. Approfittiamone per farla rotolare giù...
Sempre a proposito di referendum, allora, forse conviene risparmiare le energie per concentrarle sul vero e proprio spartiacque che potrebbe essere quello confermativo della riforma costituzionale renziana. Si tratta, è bene ricordarlo, di una versione notevolmente peggiorata delle stesse porcherie che fece a suo tempo Berlusconi e che l'allora centrosinistra avversò appunto facendo campagna contraria al referendum confermativo. Comprendere come sia possibile che i politici piddini, ieri pasionari del no, oggi possano senza sputarsi in faccia allo specchio essere fautori del si, è difficile, ma ci si riesce pensando a quanto sia comoda e remunerativa la carriera politica rispetto a qualunque lavoro ammesso che si sia capaci di svolgerne uno. Ma risulta davvero quasi impossibile comprendere come una maggioranza di cittadini comuni, non legati neanche ai rivoli di ricaduta economica del potere, possa ancora seguire ottusamente l'appartenenza partitica piuttosto che la logica fedeltà ai propri valori da anni traditi e calpestati dal proprio partito di riferimento. Per cui, penso che possa davvero vincere il NO, e che il progetto autoritario renziano possa naufragare trascinando nei flutti tutti i suoi promotori. Pertanto io mi concentrerei su questo, piuttosto che sui referendum del prossimo aprile (a cui certo, andrò e voterò si) o sulle amministrative di poco dopo (che sembra che tutti giochino a perdere, nel tentativo di sputtanare i grillini affidandogli il governo delle città in un momento in cui è quasi impossibile far bene, per le risorse ormai prosciugate e le tensioni anche terroristiche in agguato - ma certo, andrò a votare, e senza dubbio per la Raggi). Poi, penseremo alle elezioni politiche che seguiranno a breve l'eventuale disfatta renziana; prima bisogna approfittare dell'ultimo strumento in grado di causarla; se falliamo, dopo tanto vale smettere anche di votare, la tirannia del Capitale a guida UE è pronta a avocare il potere direttamente a se stessa, i fantocci quando non servono più si gettano via...

martedì 4 settembre 2012

NEL BOSCO

I problemi si affrontano puntando al cuore. Al cuore, Ramon!
Barnard, dopo averci provato invano con Berlusconi, in questi giorni fa avances a Grillo: secondo lui la MMT e contorno di politiche di piena occupazione si possono fare solo tornando alla lira. In realtà, egli stesso ammette qua e là che il confine tra "abbastanza" moneta e "troppa" è difficile da individuare, e un buon aiuto in tal senso è avere una classe politica e dirigente responsabile, ma poi colpevolmente dimentica nel cercarsi i padrini che è esattamente questa la dimensione in cui l'Italia è più lontana dal mondo civile, e che una moneta sovrana in mano a furfanti è un'arma altrettanto se non più pericolosa che un governo esecutore di ordini di furfanti che controllano una moneta non sovrana. I nostri politici, in quanto espressione esponenziale di noi stessi, sono talmente avulsi da ogni etica che per mascherare la cosa rincorrono l'unica etica preconfezionata (fin troppo) disponibile, quella cattolica, a sua volta portatrice di irresponsabilità congenita. E nel farlo, hanno deformato fino a stravolgere quello che in teoria dovrebbe essere un ordinamento giuridico liberale e democratico, permeandolo di principi sedicenti religiosi, paradossalmente in crescendo proprio dopo la morte della democrazia cristiana (che dominava con misura il campo, liberato il quale si è scatenata la corsa a baciare le pile).
Quando l'Europa ci impone il rigore di bilancio, dovremmo ricordare che il nostro debito è quello che è perché abbiamo lasciato (alcuni per mangiucchiare le briciole, gli altri per imbecillità) che la corruzione e il magnamagna dilagassero per decenni, e non appena si affacciò la possibilità di pagare il conto ci siamo cercati e trovati per guidarci altri ladri più grossi dei loro compari di prima. Senza il peso aggregato degli effetti di questa tara nazionale, staremmo messi meglio forse della Germania, della Francia senza dubbio. Dobbiamo assolutamente tentare di restare in questo carrozzone mal composto che annacqua il nostro cattivo sangue e ci costringe alla virtù, nel contempo tentando di far si che gli errori di composizione non si perpetuino: l'Euro deve divenire moneta sovrana come il Dollaro o lo Yen, la BCE deve rispondere a un parlamento europeo democraticamente eletto che esprime un governo europeo "vero", espressione della volontà popolare. E tutto ciò avrebbe ripercussioni positive in molti altri campi.
Un esempio? E' di questi giorni la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani che condanna l'Italia per la contraddizione di termini tra una legge che vieta la diagnosi preimpianto tra l'altro per patologie per le quali un'altra legge ammette l'aborto terapeutico. Dobbiamo questa contraddizione proprio allo scenario descritto prima: era più laica e libera l'Italia della DC, di quella dopo che per raccattare l'appoggio della Chiesa continua a regalargli porzioni di sovranità (oltre che denaro sonante, leggi gli incostituzionalissimi finanziamenti pubblici alla scuola privata unici a essere scampati alla spending review, o l'esenzione di fatto dall'IMU per chi già non pagava l'ICI) sotto forma di leggi così confessionali da fare invidia ai fratelli mussulmani. O di mancanza di leggi di civiltà elementare come una che disciplini le unioni di fatto a prescindere dal sesso, o una che sancisca una volta per tutte la piena disponibilità di ciascuno di noi sulla propria vita. No, la religione dell'ipocrisia, quella per cui i preti possono molestare impunemente i ragazzini ma due maschi adulti consenzienti non possono sposarsi tra loro, per cui i papi e i cardinali possono decidere quando ne hanno abbastanza ma i poveracci debbono essere tormentati col sondino per anni perché la vita sarebbe un dono di dio in nostro uso ma non disponibilità, deve improntare all'ipocrisia anche le leggi dello Stato, quelle che valgono per i cattolici praticanti ma anche per il 95 per cento degli altri, non praticanti atei agnostici e appartenenti ad altre religioni.
Per cui, ben vengano gli schiaffoni dell'Europa, ben venga diluirci in uno Stato Europeo che non sarebbe più posticcio di quanto è stato sempre (tantissimo) lo Stato Italiano, ed avrebbe percentuali fisiologiche di evasione fiscale, corruzione, confessionalismo, e tanti altri mali che invece infestano il nostro Paese in percentuali decisamente patologiche.
Ed ora alcuni approfondimenti per i meno pigri:
  • Gawronski, ovvero finalmente una descrizione realistica e non dogmatica degli scenari possibili per l'area Euro a breve periodo;
  • Randomante, ovvero il suicidio assistito del cardinale Martini raccontato come solo la satira consente;
  • Bellocchio, ovvero il coraggio di raccontare (il trailer di Bella addormentata è in fondo) l'odissea nella sofferenza delle vittime dell'integralismo cattolico in Italia;
  • Villaggio, ovvero tutto quanto ho faticosamente scritto in questo post detto in due parole da uno col dono del graffio amaro e comico.
Per tutti, anche per i pigri, anche per me stesso, e per tutte le questioni trattate in questo post, vale invece il consiglio finale, preso da non ricordo più quale aforisma e di chi: per attraversare la sofferenza la strada più breve è la stessa che per il bosco, quella che passa per il centro, dove tutto è più fitto e intricato. A girarci intorno si rischia di non uscirne mai....


venerdì 1 giugno 2012

ANZICHÉ IL 2 GIUGNO...

Dopo la visione del film di Ricky Cunningham (è inutile che tenti di affermarti
come Ron Howard, pivello!
) il Corvo del Vaticano ha dichiarato: "dilettanti!"
La maggior parte delle scoperte o invenzioni umane non sono buone o cattive intrinsecamente, ma a seconda dell'uso che se ne fa. I social network non fanno eccezione: sostanziandosi in pratica in uno specchio iperrealistico, amplificano semplicemente le doti e i difetti della gente che ci gioca. Per cui ad esempio vi trova eco sia la montagna di idiozie relativa all'impossibile dirottamento dei (già spesi) soldi del 2 giugno ai terremotati, sia la giusta indignazione per l'ennesima carissima pagliacciata dell'uomo dalle babucce rosse che sarebbe l'erede al trono di uno di cui tradisce continuamente il pensiero.
Solo per quanto riguarda i soldi pubblici, cioè nostri, e cioè momentaneamente dimenticandoci che anche i soldi del Vaticano in un modo o nell'altro vengono dalle nostre tasche, pare che il Family Day di Milano costerà qualcosa come 6 milioni di euro. Blogzero propone il boicottaggio sia dell'una che dell'altra manifestazione, anche se con realistico scetticismo, ma le differenze nel merito tra le due ci sono, eccome.
Come bene ricorda Mello, infatti, il 2 giugno non è una festa nazionalista, la parata delle forze armate rappresentando la loro sottomissione alla Repubblica, della cui vittoria al referendum sulla monarchia è appunto la celebrazione. Basterebbe pertanto che si organizzasse la sfilata in modo da evidenziare il significato originario della festa, via via stravolto fino a farla somigliare agli sfoggi di muscoli militareschi fascisti o comunisti, per rilegittimarla anche agli occhi del più sfegatato dei pacifisti, magari in parallelo soddisfatto dal ritiro immediato delle truppe da Iraq e Afghanistan (quello si foriero di risparmi rilevantissimi) con destinazione delle risorse economiche e materiali alle zone terremotate. Riguardo alle quali è ben più grave, e passata sotto colpevole silenzio di tutto il mainstream, l'incredibilmente profetica approvazione pochi giorni prima dell'evento emiliano di una norma che esonera lo Stato dall'obbligo di risarcire le vittime degli eventi naturali, e spalanca la porta alle assicurazioni private. Tra questo e il fiscal compact il cittadino sappia che da ora in poi se incappa in un disastro naturale sono uccelli per diabetici tutti suoi, i governi al massimo potranno cavar fuori un'elemosina da un aumentino - tanto per cambiare - delle accise sui carburanti. Certo, la storia patria ha dimostrato proprio in questi casi la distanza tra l'italianità e l'onestà, misurata dall'enorme montagna di sprechi e dirottamenti di risorse seguita alla maggior parte degli eventi passati, che così hanno visto sempre lo Stato spendere incontrollatamente per ricostruzioni lente e parziali con arricchimenti di pochi e rovina di tanti, ma questa è l'ennesima toppa peggiore del buco di questi sedicenti tecnici.
Il Family Day, invece, è quanto di più becero incostituzionale e assurdo si può vedere in giro. Una cosa da vomitare, il vero discrimine (altro che destra e sinistra) che dovrebbe dividere la società civile e la scena politica, impedendo anche la più semplice amicizia tra chi ci va e chi lo aborrisce. Ecco un incompleto elenco delle ragioni:
  • il Vaticano tra 8x1000 e indirettamente 5x1000 prende milioni di euro dall’Italia ogni anno, cui si aggiungono i milioni di esenzioni fiscali (si, dopo l'ICI si è riusciti in qualche modo a non fargli pagare nemmeno l'IMU);
  • la sua banca, lo IOR, torna da decenni ricorrentemente in cronaca distinguendosi per trame scandali e scarsa trasparenza, l'ultimo papa che ricordò che avrebbe dovuto occuparsi solo di opere religiose morì misteriosamente prima che potesse tentare di riformarlo, e la storia vera degli impicci che ci stanno dietro, con tanto di morti ammazzati sette segrete eccetera, rende a confronto i thriller di Dan Brown delle letture per scolarette;
  • più in dettaglio, forse non tutti sanno che: versiamo più di trentamila euro a sacerdote che però ne riceve dalla Chiesa circa diecimila, l'8x1000 è distribuito secondo un criterio per cui va alla Chiesa cattolica una quota molto maggiore di quella decisa dai contribuenti, e dell'ammontare raccolto (con buona pace degli spot televisivi) meno dell'8 per cento va al terzo mondo;
  • senza voler andare dietro nel tempo, che ci sarebbe materiale per alcune incriminazioni di genocidio, l'ultimo papa è responsabile diretto prima e indiretto dopo di tutti i casi di pedofilia insabbiati, per tacere della colpevolissima gestione della questione AIDS esplosa sotto il suo predecessore;
  • il modello di famiglia glorificato in manifestazioni come il family day è oramai nettamente minoritario anche tra i credenti più o meno praticanti: senza parlare dei rapporti prematrimoniali, prassi menomale oramai praticamente di tutti, le percentuali con cui la gente si separa divorzia si risposa ha l'amante o usa i servizi sessuali di professioniste di entrambi i sessi è tale che per un semplice calcolo statistico non può non riguardare anche la maggior parte degli stessi partecipanti alla kermesse, che a questo punto definire ipocriti è mera constatazione;
  • nonostante ciò, se la Chiesa cattolica si limitasse a manifestazioni come questa, specie se tutte le spese connesse andassero a carico suo ma essendo generosi anche no, andrebbe ancora bene, invece tiene in piedi una continua e pressante attività di lobbying tesa a far si che le Leggi dello Stato si uniformino ai suoi dettami (peraltro ribadisco disattesi diffusamente dai suoi stessi fedeli) - è per questo che noi italiani non possiamo: ricorrere alla fecondazione assistita con la diagnosi preimpianto, esprimere in un testamento biologico le nostre volontà rispetto alle cure terminali (ricordate il caso Englaro? ora c'è un documentario...) e alla fine della nostra stessa vita (e la parola eutanasia non si può nemmeno pronunciare, anche se magari di fatto tanti credenti negli ospedali poi...), convivere senza sposarsi avendo un pacchetto base di diritti, oppure sposarsi tra persone dello stesso sesso, eccetera; o dove non riesce sul piano legislativo a imporre la propria etica di fatto (come nel caso dell'aborto, tramite una sempre più pervasiva - grazie al dominio nel settore della sanità - obiezione di coscienza).
E' per tutte queste ragioni che un articolo come questo, tratto da un sito cattolico "illuminato" che propugna già nel nome il dialogo interreligioso (e già che ci siamo, gli atei dovrebbero avere gli stessi diritti dei credenti, anche se non si organizzano in "chiesa"), che ribalta il tavolo chiedendo l'annessione dell'Italia allo Stato della Città del Vaticano, sfora la dimensione satirica cui pure era informato, e fa ridere si, ma molto amaro.

giovedì 18 agosto 2011

LE CHIACCHIERE NON STANNO A ZERO

Da oggi l'elenco dei siti che "controinformano davvero" si allunga di un elemento: blogzero.it di un tale Samuele Riva, giovane ingegnere informatico che nel profilo dice poco altro di se, lasciando che siano i propri contenuti a parlare.
Il ragazzo è riuscito a meritarsi l'attenzione del mainstream per aver provocato le reazioni di una nota casa farmaceutica omeopatica, ma il suo sito già a una visita rapida si mostra pieno di materiale interessante: oltre ai due articoli (questo e quest'altro) che tolti i riferimenti specifici restano un lungo e circostanziato attacco a quella grande truffa che è l'omeopatia, segnalo l'editoriale "dio non esiste", i quattro pezzoni sulla Bibbia che ne costituiscono una sorta di istruttiva e divertente appendice, e un breve e preciso affondo statistico contro la truffa (molto di moda) delle scommesse di Stato e in particolare del Superenalotto. Come si vede già ad un primo esame (ma vi invito caldamente di trovare il tempo di leggere anche i pezzi più lunghi), si tratta di una persona vivace e razionale, mai offensiva ma sempre definitiva nella sua logica stringente.
L'effetto su di me è il classico "porca miseria questo la pensa come me ma la dice meglio!", che spesso mi conduce a promuovere un sito dalla semplice citazione al link stabile. L'effetto sulle persone dotate di raziocinio è probabilmente la conquista e l'assurzione a sito da consultare stabilmente, sugli altri invece probabilmente di irritazione e odio (come solo chi non capisce sa fare). Se anche degli amici, delle persone che ti amano, possono in buona fede commettere l'errore di offenderti regalando a tua figlia un simbolo religioso nonostante ti sappiano ateo da 35 anni, convinte che il loro credo dia loro il diritto di tentare di sottrarre surrettiziamente la creatura all'influenza dell'errore paterno, figurarsi degli ottusi che non ti conoscono e non ti vogliono bene...
Infatti, tornando nella cronaca, ho sempre pensato che l'omeopatia fosse una colossale operazione di marketing truffaldino: sapevo che le sue radici teoriche sono dei tempi dei salassi ma meno fondate scientificamente, ricordavo per averne letto all'epoca dell'articolo su Science che annunciava la "memoria dell'acqua" e di come la stessa rivista ne certificò poco dopo l'infondatezza (Science ha questa funzione: sottoporre alla comunità scientifica un esperimento fornendone i protocolli dimodochè possa essere riprodotto da altri, e dare conto se questi ci riescono o meno), deducevo che il successo commerciale del business fosse il prodotto del combinato effetto del margine tra prezzi e costi così ampio da permettere di prezzolare medici farmacisti giornalisti eccetera mantenendo ancora guadagni sontuosi e delle carenze di approccio filosofico/culturale della medicina ufficiale (che considera l'essere umano un insieme di organi più che una persona) che spingono molti verso le cosiddette medicine alternative (che però coprono un range che va da discipline fondate e miratamente utili come l'agopuntura a cose penalmente rilevanti come maghi santoni e fattucchiere). Non era facile, nel mare magno di disinformazione dei mass-media, trovare informazioni a suffragio di questa mia posizione, e infatti un contributo così preciso e definitivo come quello di Riva non l'avevo ancora letto.
Insomma, signore e signori l'omeopatia è una bufala. Mi ricrederò quando i produttori accetteranno di sottoporre i farmaci omeopatici a protocolli di sperimentazione a doppio cieco e questi daranno risultati statisticamente significativi in termini di percentuali di guarigione rispetto al placebo. Cosa che date le premesse si può affermare non succederà mai: mica sono scemi, è ovvio che una cosa che per definizione non contiene nulla non può che non avere effetti, ma se ciò si certificasse non potrebbero più venderla a caro prezzo... E' ovvio anche che chiunque è libero di curarsi come meglio crede (o non curarsi affatto: la Costituzione parla chiaro, sono gli stronzi che hanno approvato la nuova legge sul testamento biologico a fregarsene...), ma con un limite, che esemplifico con un caso molto diverso da quello del crocifisso e della libertà di educazione religiosa: se hai un figlio minore e quello ha un raffreddore, niente da dire se ritieni che possa e debba guarire da sè, ma se il bimbo ha una bronchite con febbre alta e gliela lasci andare in polmonite se muore ti arresto e se no ti tolgo la patria potestà, giusto? Bene, se lo porti da un medico sedicente omeopata (per arrotondare, in tanti lo sono ormai...) e quello non capisce che è passata la soglia in cui è possibile l'autoguarigione e dunque deve dargli un farmaco vero e non uno fatto di sola acqua fresca o eccipienti, il medico deve a seconda delle conseguenze subire dalla radiazione dall'albo fino al carcere per omicidio.

venerdì 29 aprile 2011

POLITICALLY sCORRECT

quando Boy George fu condannato
a fare lo spazzino,
pardon l'operatore ecologico
Ci sono due teorie contrapposte: che uno è sempre meglio che le cose le dica pane al pane e vino al vino, sbottando quando c'è da sbottare, o che invece è più efficace frenare la lingua, affilarla, ed esercitare l'understatement, la figura retorica che detta in italiano è litote e si capisce ancora meno, insomma tenersi bassi per esaltare maggiormente la contraddizione che si intende denunciare. Così, se mi rubano il motorino, posso ad esempio dire che tutto sommato io sono assicurato e il poveraccio che sta tentando di rivenderlo farà un affare peggiore, lamentandomi pacatamente per il temporaneo contrattempo di dover prendere i mezzi, oppure smadonnare in aramaico tanto da suscitare l'interesse di Mel Gibson e pure di Monica Bellucci che ci si era trovata tanto bene...
Altri esempi possiamo attingerli freschi freschi dalla cronaca:
  • si sposano uno stronzetto che ha l'unico merito nel culo di essere nato nella corte inglese piuttosto che in una tendopoli subsahariana con una stronzetta che ha capito benissimo come massimizzare l'utilità di quella cosina che si ritrova tra le gambine sante, e tutta la stampa generalista dimentica quasi ogni altra notizia, perchè alla ggente piacciono le storie della gente che piace: dico "sono alquanto disinteressato alla cronaca mondana" o mi affido al grande capo Estiqaatsi di 610?
  • fanno beato un paraculo che ha tanti più peccati di me che io al confronto dovrei essere già alla sinistra del padre (alla destra, manco là), rubando ai lavoratori il 1° maggio e ai romani pure il piacere di godersi una domenica di primavera (oltre che già il fatto che cade di domenica viene da incacchiarsi): dico "colgo l'occasione di esprimere tutte le mie felicitazioni alla comunità cattolica ma ne approfitto per un weekend fuori città" o mi accodo al sarcasmo di Punzy augurandomi almeno alcune decine di morti su un milione e passa di pellegrini sciamanti così magari uno dicono che risorge e hanno trovato il secondo miracolo che stanno impazzendo e proprio non lo trovano e senza non lo possono fare santo?
  • un vecchio pazzo occasionalmente Presidente del Consiglio ammette pubblicamente un sotterfugio sottintendendo peraltro la propria concezione di democrazia (gli elettori sotto shock emotivo non possono votare, ma solo se lo shock emotivo dipende da motivi reali, se è indotto artificialmente dal suo staff di pubblicitari e alimentato grazie al controllo totale dell'informazione pur essendo realmente totalmente infondato, come ad esempio quello della sicurezza nelle città che torna sempre puntuale ad ogni elezione, allora possono): dico "d'altronde è bene che intanto il nucleare non si faccia, incassiamo questa vittoria e se tornano alla carica ci rimobiliteremo", o mi auguro che qualcuno abbia il coraggio di infilargli un reattorino a fissione nel buco del culo così può meglio dimostrare che fa bene anzichenò (o almeno condivido Lameduck)?
  • il parlamento si appresta ad approvare, proprio adesso solo per rinsaldare il legame simoniaco tra questa maggioranza e le alte gerarchie vaticane, una legge sul testamento biologico che in pratica ci priva di ogni libertà di disporre di noi stessi (a meno che non abbiamo l'uso delle gambe e i coglioni di Monicelli) lasciandolo solo ai ricchi e ai potenti (vero, "san" Carol? ti eri rotto il cazzo di non potere più "pontificare", eh? come ti capisco! com'era? "fate come vi dico ma non fate come faccio"...): mi limito a ricordare che per fortuna esiste in questo campo una cesura tra diritto e fatto che vede prevalere quest'ultimo nella prassi quotidiana degli ospedali, e spero che la legge non sia in grado di attaccare questa ipocrisia prima che io dovessi averne bisogno, o mi sfogo ad augurare di cuore a ciascuno dei parlamentari che la approvino di essere costretto da un incidente a 17 anni di coma vegetativo con la sola coscienza di quello che gli capita ma senza che gli altri se ne accorgano, mentre tengono attaccato a due tubi (in e out) lui e i suoi incubi per quelli che dovranno sembrargli millenni?
Il dubbio è amletico, pertanto per avere la soluzione devo chiedere aiuto a un grande attore. Tornando al motorino....

mercoledì 9 febbraio 2011

DECIDO IO

Oggi è uno di quei giorni che l'ufficioso supera l'ufficiale. Il "nostro" Governo ha avuto infatti la faccia tosta di fissare per l'anniversario del giorno in cui dopo diciassette anni di torture la volontà di Eluana Englaro è stata finalmente rispettata, una cosiddetta "giornata nazionale degli stati vegetativi". Non fosse abbastanza chiaro il messaggio all'elettorato o meglio ancora alle gerarchie di una Chiesa che ancora non ha recepito il messaggio di Cavour, peraltro da parte di chi da diciott'anni (minchia, diciott'anni...) porta la bandiera del liberismo, sul sito del Ministero della Salute il comunicato stampa con cui a novembre fu presentata questa decisione è incredibilmente esplicito: si dà un volgare e gratuito schiaffo postumo a una poveretta definendola "una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura". Una roba cui si può rispondere adeguatamente solo con uno sputo in faccia.
Una serie di associazioni laiche con Micromega in testa hanno invece risposto fissando per la stessa data una "giornata nazionale sulla libera scelta" (questo il comunicato di Liberauscita), una cosa di cui in un Paese che rispetta la propria Costituzione (molto esplicita in proposito, all'articolo 32) non ci dovrebbe essere affatto bisogno. Invece siamo ancora qui a rispecchiare nella pratica la confusione teorica che alberga persino nella Chiesa stessa che, nello stesso stile con cui zìprete diceva "fate come vi dico ma non fate come faccio", da un lato attacca chi osa interrompere l'alimentazione forzata a un corpo inerte da lustri, dall'altro si oppone ufficialmente all'accanimento terapeutico, tollera e incoraggia benevolmente una pietosa prassi diffusa per fortuna in tutti gli ospedali, e santifica in corsia preferenziale un grande comunicatore occasionalmente Papa che per se stesso ha preteso di decidere quando dire basta. E' vero che sarebbe il vicario di Dio, ma porca miseria per queste cose se decide Dio in persona deve valere per tutti, se no è conflitto d'interessi...
Insomma, a laicità delle istituzioni stiamo messi malissimo, e in un modo che ricalca in tutte le loro pieghe tutte le contraddizioni della politica nostrana: dobbiamo all'anomalia Berlusconi anche questo, si, che non si può scegliere uno schieramento politico sulla base delle sue posizioni in materie così importanti della vita di tutti noi, perché la cristallizzazione degli schieramenti pro e contro la sua figura eversiva e autoreferenziale fa si che invece sui temi che contano troviamo politici che la pensano come noi e politici che ci avversano completamente da entrambe le parti. Cosicchè se abbiamo la sventura di arrivare ad un punto in cui liberamente riteniamo che quella che ci è rimasta da vivere non è Vita per come la intendiamo, non avendo ancora pieno diritto a presentare un testamento biologico, o abbiamo le gambe per fare come il grande Monicelli o il protagonista della bellissima canzone di Piero Ciampi che segue, o ci attacchiamo al c..., anzi, ci attaccano al tubo come la povera ragazza che un nove febbraio ha avuto restituita la sua libertà.

mercoledì 26 gennaio 2011

LET THE SUN SHINE

Non partecipo mai alle catene di Sant'Antonio, anche se la mail dice che se non la inoltro a dieci amici avrò tot anni di sventure mentre invece se lo faccio subito tutti i miei desideri si esaudiranno. Se faccio un'eccezione stavolta è per un buon motivo: il Sunshine Award è una lodevole iniziativa di diffusione virale della controinformazione o di altre iniziative editoriali via web. In realtà, non sono nemmeno riuscito a capire se esiste un'organizzazione vera e propria che davvero premia qualcuno, ma il giochino dà soddisfazione in se e accolgo volentieri l'invito a parteciparvi. Arriva dall'amico Diodati che gestisce il bel blog a carattere scientifico Omega centauri, il quale bontà sua (grazie Michele!) mi ha messo tra i 12 blog che il regolamento vuole si segnalino.
Ora, io ho già una sezione in spalla destra che elenca i siti che "controinformano davvero", ma da un lato tra essi ci sono giganti che non necessitano di alcuna pubblicità, dall'altro approfitto volentieri di questa occasione per chiarire perché tra essi io abbia inserito anche alcuni fratelli blog minori e per citare anche altri siti che per natura non sono in quella lista.
Ecco i miei dodici prescelti (*), che come da regolamento mi premurerò di avvisare uno a uno della mia segnalazione, invitandoli a proseguire questo meccanismo forse autorefenziale e ingenuo ma sicuramente a somma positiva: una carezza non fa mai male a nessuno.

  1. Antonino Monteleone - Questo Saviano senza i milioni, già "attenzionato" dalla 'ndrangheta, è un esempio per tutti i suoi giovani concittadini, e direi anche per tutti i meridionali.
  2. Bandafalò - Non contenti di tenere viva culturalmente la loro Cannitello, proprio in quel tratto di litorale che verrebbe scempiato dal Ponte, questi ragazzi sono da quattro anni anche impegnati in una missione umanitaria in Costa d'Avorio. Chapeau, intanto che aspetto il calendario dei concerti estivi.
  3. Carlo Bertani - Lo cito spessissimo nei miei articoli, spesso come utile approfondimento di argomenti che io tratto più superficialmente, sempre con una puntarella d'invidia (positiva). Se da grande divento Capo del governo, lo prendo come Ministro della Pubblica Istruzione (cui ridarei dunque la vecchia etichetta, sottolineando pubblica) o forse come Vicepresidente del consiglio con delega all'Energia.
  4. Liberareggio - Un gruppo di ragazzi di buona volontà, che tra questo sito, un laboratorio e tante altre iniziative, rende possibile una speranza per una terra, la mia terra, a vario titolo disgraziata. Da incoraggiare in tutti i modi possibili, anche (come ho fatto) presenziando quando possibile ai loro eventi.
  5. L'orizzonte degli eventi - La "papera zoppa" non ha peli sulla lingua, e in un'epoca in cui le donne per fare carriera devono averne tanti specialmente altrui si tratta di una dote rara e fuori moda. Catartico e istruttivo.
  6. Malanova.it - Scilla on the web, bellissimo portalino a respiro solo apparentemente locale, con la testata - e non solo quella - in dialetto (significa letteralmente "cattiva notizia", ma è un'imprecazione multifunzione, come il bolognese sòcmel o il romano 'taccitùa).
  7. Michela Murgia - La giovane e brava scrittrice è tra coloro (in testa Loredana Lipperini) che più si sono indignati per la vergognosa vicenda dei libri all'indice in Veneto, come ad esempio in questo articolo dal titolo poetico. Su segnalazione di Gemma Serena.
  8. Net1news - Questa specie di blog dei blog sta dando una mano a tanti di noi, come altre iniziative analoghe. Da incoraggiare e diffondere.
  9. ReteNoPonte - Segnalo questo sito quasi a titolo di rappresentanza di altre decine, uniti nel combattere questa battaglia contro lo spreco e il regalo alla mafia che sarebbe questa regina delle opere inutili di tutti i tempi.
  10. Sbilanciamoci - Ci sono anche economisti che ragionano al di fuori del dogma del monetarismo, e del libro paga delle multinazionali, ed è il loro contributo tecnico che ci serve per ragionare di un futuro diverso. Anzi, di un futuro e basta.
  11. UAAR - L'Unione Atei Agnostici e Razionalisti è un faro nel buio in un Paese in cui la Chiesa detta da sempre e sempre più la linea politica, peraltro ad esclusivo comodo suo: il bestemmiatore che ti fa risparmiare miliardi di ICI è da contestualizzare, il corruttore di minorenni è stigmatizzato quando proprio non si può più tacere ma in cinese e con cautela, ma sia mai istituisci un registro per il testamento biologico o vorresti regolarizzare il tuo rapporto con quel tipo maggiorenne dello stesso sesso che ti scopi col preservativo, allora giù botte con la croce (mina c'a cruci) in pugno.
  12. 19 luglio 1992 - Il giorno che finì la speranza, e inizio dell'era berlusconiana: la Storia dirà se è una coincidenza, se non ci riuscirà prima un tribunale. E' il sito del Movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino, uno che non si arrende. Imitiamolo.

(* ) L'elencazione è in ordine alfabetico, tranne l'ultimo, che è il più importante.

sabato 25 dicembre 2010

L'UOMO CHE VOLA

Ci sono uomini che seguono le piste altrui e ci sono uomini che le tracciano. Giancarlo Fornari era uno di questi ultimi. Tra i primi in Italia a parlare di comunicazione pubblica e a capovolgere il rapporto tra cittadino e PA, fu tra gli artefici dello Statuto del Contribuente, fondò il primo sito internet di una pubblica amministrazione italiana, poi la prima rivista on-line di un'amministrazione pubblica al mondo, poi - "chissà perchè" giubilato a dispetto di proclami pubblici di segno contrario - anzichè "godersi la pensione" si mise a insegnare all'università e fondò una delle prime riviste di controinformazione, mentre nel tempo libero si dava prima al volo a vela e poi all'arrampicata, già ultrasettantenne.
Questo soltanto nel percorso della sua vita che si è intrecciato col mio, di prima non parlava quasi mai: era un uomo proiettato nel futuro, e questa era solo una delle cose che ti insegnava con l'esempio se gli stavi accanto. Mi scelse tra i suoi collaboratori quando partecipai per sbaglio a una riunione operativa del sito di cui sopra, premiando quello che ero prima di guardare quello che avevo sul curriculum (Fromm non è solo teoria), e da allora mi ha voluto al suo fianco in tutte le suddette "avventure". Questo blog è nato come valvola di sfogo quando lui fu costretto una prima volta a rallentare su Contrappunti, poi ripresa col consueto vigore fino all'aprile scorso, con l'ultimo pezzo del mio alter ego che muore con lui.
Presidente di LiberaUscita, l'associazione italiana per il testamento biologico e la depenalizzazione dell'eutanasia, è stato costretto a un'uscita non nel suo stile dalla malattia, ma non è durata tanto e a posteriori non se ne lamenterebbe. Uno dei motivi per cui noi agnostici non possiamo ammettere l'esistenza di un dio è perchè altrimenti la vita ci sembrerebbe un suo scherzo macabro. Per questo tentiamo di viverla come si dovrebbe vivere un bel viaggio verso una meta qualsiasi, che sò il polo nord: la cosa che meno interessa è arrivare, l'attenzione è tutta focalizzata sull'itinerario, le cose che incontri, le tappe, le persone che dividono con te un tratto di strada.
Ho negli occhi un filmato realizzato durante un lancio in paracadute del già "anziano" Giancarlo, che esibiva nello stesso e nel mostrartelo un entusiasmo e un atteggiamento da ragazzo. All'uomo che vola sempre è lieve la terra, ciao amico mio.

giovedì 29 luglio 2010

...E NON CI LASCEREMO MAIL

Chi segue questo blog sa che posizione tiene riguardo "vita morte e miracoli": sono agnostico, socio di Libera Uscita (associazione per la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell'eutanasia), ferocemente individualista (il che non vuol dire egoista, come certi fideisti negatori delle libertà personali asseriscono). Dunque, non posso che criticare le posizioni di chi pretende, in nome di una qualsiasi religione o peggio per calcolo politico, di dirmi cosa devo fare di me stesso e addirittura cosa sia vita e cosa no, per poi passata la moda totalmente dimenticare il problema testamento biologico che sembrava ossessionarlo quando il caso Eluana era "caldo" e c'erano voti da raccattare, e d'altra parte non posso che plaudire ad ogni singola piccola iniziativa che costituisca un passetto in avanti verso il liberale elementare rispetto dell'autonomia decisionale di ciascuno, come l'istituzione di un registro apposito in un piccolo comune.
Meno grave eticamente, ma non priva di sgradevoli risvolti pratici, è una dimensione che si è aggiunta alle tante cose da pensare a proposito della nostra dipartita: grattatina d'ordinanza esperita, un tempo verso la cinquantina si passava dal notaio e si discuteva con lui il destino del nostro lascito materiale, invece oggi fatto quello resta ancora tutta l'immateriale identità informatica, che in qualcuno può raggiungere mille estrinsecazioni. Io e Lenin chiederemmo "che fare?". Fortuna che abbiamo Gemma Serena...
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A molti sarà capitato, almeno una volta, di chiedersi come disporre dei propri beni, se se ne hanno, prima di quella cosa che non nomino per scaramanzia. L’appartamento ai nipoti, i risparmi ai figli, libri dischi cd e dvd agli amici e alle amiche, la casetta in paese ai fratelli e alle sorelle. Bisogna scriverlo, però. Preferibilmente davanti a un notaio, tanto per evitare che in seguito mettano in dubbio le nostre facoltà intellettive.
Certo, andare dal notaio è impegnativo. Intanto, bisogna fissare un incontro e si sa che sono pieni di richieste. Poi, una volta ottenuto l’appuntamento, prendere l’auto, attraversare la città e col caldo che fa… E se dopo aver parlato per più di un’ora col notaio, sulla via del ritorno, ci accorgessimo di aver dimenticato qualcosa? Non necessariamente una cosa importante, una proprietà o un gioiello di famiglia. Magari la password del nostro computer, il nostro blog, la pagina del social network. Eh, già, perché nell’era di Internet, fra le possibili cose da lasciare in eredità ci sono anche i nostri archivi digitali, le password dei nostri profili, dei servizi on line che usiamo abitualmente, delle caselle di posta elettronica, che altrimenti rimarrebbero inaccessibili.
La soluzione è un altro segno dei tempi e di quanto il web abbia rivoluzionato le nostre vite: si chiama testamento digitale, sta a password contatti e documenti conservati nell’universo virtuale come il testamento classico alle sostanze materiali, e riguarda pure i nostri sentimenti, i nostri pensieri più profondi e intimi, le nostre memorie.
E’ sufficiente comprarsi uno spazio su un sito specializzato (ad esempio, mywebwill o mylastmemory) e caricare un filmato, oppure solo un file word in cui riveliamo numeri di conti, codici di accesso, password. E magari qualche segretuccio tenuto nascosto quando eravamo in vita: un po' di gossip post mortem, grottesco e intrigante. Altro che pettegolezzi da ombrellone.
Sembra un gioco, ma non lo è. E inoltre, per il testatore, rispetto al colloquio col notaio, potrebbe avere meno implicazioni emotive, e soprattutto si rivela essere molto più economico. Con meno di cinquanta euro, infatti, ci si assicura l’eternità: un abbonamento senza scadenza, a vita (o dovremmo dire "a morte"?). Basta andare sul sito dedicato, iscriversi fornendo i propri dati e, dopo aver effettuato il pagamento con carta di credito, inserire il proprio testamento che verrà memorizzato in forma criptata per garantirne la sicurezza fino all’apertura. A questo punto, c’è da scegliere il fortunato destinatario - oppure, con una piccola maggiorazione sul prezzo dell’abbonamento, anche più di uno - a cui verrà inviata, dopo la nostra scomparsa, la stampa del testamento digitale. Su carta pregiata, perché non si dica che non abbiamo pensato proprio a tutto.
Ma come faranno quelli del sito a sapere che abbiamo abbandonato questa valle di lacrime? E’ necessaria solo un po’ di collaborazione: ci chiedono di eseguire un accesso alla nostra pagina personale almeno una volta l’anno. Se non ci colleghiamo, passati dieci mesi dalla nostra ultima visita all’account, ci invieranno un primo avviso via mail all’indirizzo indicato e un secondo avviso a distanza di un mese dal primo. Se ancora ci ostiniamo a non dare segni di vita, cominceranno a inviarci un avviso alla settimana per le successive quattro settimane. Noi niente? Loro passano al piano B: invieranno un sms al numero di cellulare che abbiamo lasciato al momento dell’iscrizione. Se dopo tutto questo noi, per cause indipendenti dalla nostra volontà, non ci saremo fatti vivi, allora vorrà proprio dire che siamo morti. Si avvia, dunque, la stampa del testamento e il successivo invio a partire dalla data da noi scelta (qualche settimana, un mese, sei mesi, un anno dopo che abbiamo tirato le cuoia).
Ma supponiamo ora, per ipotesi, che all’incirca un anno prima, subito dopo aver caricato il nostro testamento digitale e a seguito di una grossa vincita alla lotteria o di una folgorante crisi esistenziale, avessimo deciso di partire per fare il giro del mondo in bicicletta o in barca a vela. O, semplicemente, di prendere un aereo dopo l’altro per visitare regioni remote della Terra. E supponiamo che in questo giro, passati nel frattempo i dieci mesi dal nostro ultimo accesso al sito del testamento, non avessimo avuto la possibilità di connetterci a Internet o avessimo perduto il cellulare, caduto in mare o lasciato distrattamente da qualche parte dove non c’era nemmeno il segnale. Non ci sarebbe stato avviso capace di raggiungerci, tanto che, senza cenni chiari della nostra esistenza in vita, è partita la stampa delle nostre memorie e l’invio all’indirizzo indicato.
Il congiunto, da noi scelto fra quelli col cuore più resistente, si vede arrivare la pergamena con il codice di accesso al nostro testamento digitale. Si piazza davanti al computer, segue la procedura che solo allora renderà attive le pagine web con le nostre disposizioni e, finalmente, vede il nostro faccione (lo schermo ingrassa, si sa) che gli parla dall'aldilà e gli rinnova le attestazioni di stima e di benevolenza. Siccome nessuno lo aveva avvisato della nostra uscita di scena, fa un po' di fatica a capire il senso di quel che accade ma, finalmente, realizza che non siamo più di questo mondo e si abbandona al dolore per la nostra perdita. Chissà se tutte quelle password che gli abbiamo lasciato in eredità insieme al nostro affetto incondizionato lo consoleranno più in fretta… Magari ci mette un po', ma riesce a farsi una ragione del nostro decesso prematuro occupando il tempo dell'elaborazione del lutto in un andirivieni di accessi alle nostre caselle e-mail, curiosando nei nostri archivi digitali. Un giorno, però, si riaccende il nostro nome sul display del suo telefonino: siamo proprio noi! Vorremmo ci venisse a prendere all'aeroporto, che il nostro giro del mondo è finito e abbiamo tanta voglia di passare una serata in sua compagnia. Segue il silenzio rivelatore di un nostro grave errore di valutazione: il cuore del congiunto prescelto non era poi così forte.
Eh si: meglio scherzare su quella cosa antipatica che inizia per emme e che finora ho evitato di nominare per risparmiare a ciascuno i gesti scaramantici recuperati dal repertorio personale delle superstizioni.
Dico però, e lo dico seriamente a costo di sembrare retorica e banale, che l’ideale sarebbe riuscire a dire in tempo quel che si pensa e quel che si sente alle persone che ci sono davvero care. Che se passiamo la vita a proteggere tutto con le password per impedire proprio a loro di scrutare ciò che riteniamo privato, che senso ha rivelarlo dopo quando la nostra assenza avrà trasformato i segreti in misteri?
Gemma Serena

mercoledì 27 maggio 2009

MINIMA IMMORALIA

Qualcuno è in grado di spiegare perchè, da parte di certa politica, e non sto parlando solo del PdL ma purtroppo anche di parti significative del PD, i moniti della Chiesa sono trattati molto diversamente tra loro a seconda dell'argomento?
Se un cardinale incartapecorito pretende di imporre a tutti cosa è da considerarsi vita e cosa no, ecco che lo si scavalca a destra votando bipartisan una legge che in pratica vieta a tutti noi di disporre del proprio corpo in caso finissimo come la povera Eluana, se la Cei stigmatizza la linea politica del governo in tema di immigrazione si fa finta di non sentirla, come pure se parla di sicurezza sul lavoro. La precarietà, i subappalti, l'impunità di fatto degli imprenditori, la flessibilità, tutti questi strumenti colpevoli di tanti morti, fino ai tre disgraziati in Sardegna di ieri, sono stati introdotti e peggiorati indipendentemente dal governo in carica (chi si ricorda del ministro Treu?).
Nemmeno la Chiesa stessa poi brilla per coerenza: si arriva a rifiutarti il funerale se con un'interpretazione un po' forzata si decide che hai commesso suicidio, ma se ti beccano con le ragazzine in fondo sono cavoli tuoi, neanche un rimproverino per non averla raccontata tutta...
Insomma delle due l'una, o conveniamo una volta per tutte che la Chiesa si occupa delle questioni etiche parlando alle coscienze, e l'ordinamento giuridico nel parlare ai cittadini prescinde dalle sue indicazioni, oppure lasciamo che tra i due mondi ci sia osmosi, ma allora facciamolo sempre! Vietiamo la regolarizzazione delle coppie di fatto, ma anche lo sfruttamento dei lavoratori sottopagati in condizioni di sicurezza critiche. Vietiamo il testamento biologico, ma anche il respingimento degli immigrati. O lasciamo l'etica fuori dalla politica, ma per tutte le questioni, pure le diagnosi preimpianto, pure l'eutanasia, pure i matrimoni gay, oppure la teniamo dentro, e allora qualcuno che usa la propria posizione di potere per circondarsi di ragazzine ci deve delle risposte. E' troppo chiedere un po' di coerenza?

lunedì 23 febbraio 2009

PERCHE' SANREMO E' SANREMO

Non guardo la Tv, e meno che meno il festivalone, da molti anni. Si, lo so che simili affermazioni forniscono la patente di snobismo intellettuale, ma che posso farci se è vero? ho sempre qualcosa di meglio da fare, per fortuna, magari tra qualche anno cambierò idea, ma per ora rientro apposta a casa solo per Il commissario Montalbano: in tutti gli altri casi in cui accendo l'elettrodomestico è per caso e per poco.
E' curioso che mi sia capitato, quindi, quest'anno, di sentire quasi tutte le canzoni di Sanremo, avendo tenuto acceso Rai uno per un paio d'ore sia martedì che giovedì. E devo confessare di avere persino pensato non troppo male di Bonolis, sia per l'ectoplasma di Mina (vabbè, ormai lo sappiamo che è in freezer dal 1978 e quella che canta è ricostruita al computer dal paraculissimo figlio) e il di nuovo brillante Benigni, che per essere riuscito a portare sul palco giovani decenti con canzoni decenti accompagnati da grandi della musica: Bacharach ha perfino arrangiato la canzone di una tipa non male, Karima, e la figlia di Zucchero a sentirla si vince il fastidio di sapere che è lì per nepotismo, ché almeno è brava.
Non è stato sufficiente a tenermi a casa per vedere la finale, e dai risultati che ho appreso due giorni dopo dico meno male: già le canzoni dei big erano tutte mediocri nessuna esclusa, forse Nicky Nicolai che infatti è stata eliminata subito. Ma il podio è davvero raccapricciante: primo un tipo venuto fuori da Amici con una voce potente quanto stonata e una canzone imbarazzante, secondo uno stolto che sono anni che ci ammorba con filastrocche filosoficamente imbecilli e questa anche retrograda e pericolosa, terzo uno che canta canzoni di Gigi D'Alessio imitandolo peggio di Checco Zalone e non facendo neanche ridere. Ti chiedi "ordinaria amministrazione sanremese?" ti rispondi "no, peggio", ti chiedi "e come mai?" ti rispondi "perchè c'era di mezzo Maria De Filippi, una che gli conviene che Dio non esista perchè sennò andrà all'inferno per aver rovinato generazioni di adolescenti, che ha imposto il televoto".
E allora scopri che Sal Da Vinci col televoto prima di essere portato al terzo posto era stato addirittura ripescato dall'eliminazione, e ti dici: ma cosa pretendi, da un Paese che elegge per tre volte Berlusconi? che faccia vincere una canzone di qualità che forse nemmeno era in gara? Sono solo canzonette, baby, spegni quella tivvù ed esci di casa.
Magari rifùgiati, come è capitato sabato pomeriggio, tra i pochi italiani ancora pensanti con la propria testa, confinati per ordine pubblico a Piazza Farnese e così almeno percependosi moltitudine per ristrettezza dello spazio, a ragionare di fine vita e libertà individuale come fa lo splendido Camilleri che riportiamo. La tele la riaccendo al prossimo film del Commissario Montalbano, và....

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