giovedì 23 settembre 2010

NIENTE PAURA

Sono entrato con qualche riserva al cinema per vedere un film di Ligabue, ne sono uscito molto contendo di avere visto un film di Piergiorgio Gay. Il quale - azzardo - secondo me quello che aveva da dirci avrebbe potuto benissimo dirlo senza appoggiarsi alle canzoni di Ligabue, persino a quella che ha dato il titolo al film, Niente paura. Ma non avrebbe avuto la stessa eco, e la stessa incisività, e insomma anche se solo fosse una paraculata promozionale del regista/sceneggiatore e/o della produzione e non una scelta artistica imprescindibile (come poi magari è, chi lo sa, non è questo il punto), sarebbe buona e giusta: in sala c'era una comitiva di adolescenti attratte dal Liga, e anche se una solo di loro, contagiata da quel morbo di nome pensiero, avesse partorito mezza idea "giusta" a seguito delle affabulazioni dei veri protagonisti del film che come lo stesso Ligabue ammette sono gli intervistati, sarebbe stata cosa buona e giusta l'aver cavalcato la fama del cantautore di Correggio.
Ad esempio, ad un certo punto Paolo Rossi se ne esce con una provocazione delle sue: hanno trasformato con una strategia precisa il popolo in pubblico, ammesso che esista una strategia inversa e si trovi chi la voglia e possa attuare, poi sarebbe necessaria una cosa "un po' di destra, e vabbè", una polizia culturale che giri per strada a chiedere a persone a caso una poesia di Leopardi o la trama dei Promessi Sposi, e se non la sa la rinchiudono a studiare. Ecco: gli interventi dei vari Don Luigi Ciotti, Margherita Hack, Giovanni Soldini, Fabio Volo, Stefano Rodotà, Beppino Englaro, più altri personaggi meno conosciuti tra cui la figlia di Guido Rossa o sconosciuti del tutto, erano tutti di questo livello, e si perdonano anche quelli un gradino sotto come Carlo Verdone e Javier Zanetti (ecco una scelta certamente di Ligabue...), se intanto mi hai fatto risentire Giovanni Falcone e Sandro Pertini. E senza Ligabue a fare da sirena prima e colonna portante (non solo sonora) poi, quelle voci forse si sarebbero perse nel nulla, invece che ricordarci che un'altra Italia esisteva e potrà esistere.
Insomma, rispetto al piduista attuatore dei piani del capo della sua loggia, che prevedevano il controllo della televisione e attraverso questa l'instupidimento delle coscienze a svuotare di significato il concetto di democrazia (in questi giorni è il grande Chomsky a spiegarci come), c'è stato un "prima" e dunque ci sarà - anche se Veltroni ci mette tutto il suo impegno ad ostacolarlo - un "dopo". Niente paura, perchè come diceva Paolo Borsellino:
"chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola".

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