Ci vuole una testa d'asino ben allenata per sfuggire a questa trappola, anche e specialmente quando la tragedia in cronaca ha davvero dimensioni tali da calamitarti davanti al teleschermo. Ma una voce dissonante ti scuote, qualcuno ha parlato di cementificazione, e allora te le ricordi, le immagini della nuova Valencia disegnata dalle archistar sullo sfondo del futuristico circuito motoristico sul mare. E vai a controllare. Salta fuori, ma solo perché la Rete nasconde ma difficilmente dimentica, un articolo del Manifesto del 2006 (quando ancora la sinistra-sinistra non si era allineata alla narrazione ufficiale). Si chiama Valencia infelix, incipit "una regione a cemento libero", leggetevelo. Poi magari leggetevi questo articolo dell'anno scorso in cui invece si elogiava lo stesso modello costruttivo perché "sostenibile", anzi esempio trainante di sostenibilità. Quindi fate due più due. Più altri due, aggiungendoci questo che ricorda l'alluvione del 1957, quando non c'era ancora il cambiamento climatico ma le alluvioni c'erano già, che fece forse ancora più morti di questa (il conteggio purtroppo è aperto) in una Valencia attraversata da un fiume che allora si decise di deviare per farlo scorrere 12 km lontano dalla città.
E la somma (aiutandosi leggendo quest'altro articolo) è: indovinate in quale zona si concentrano la maggior parte dei morti di oggi? Esatto, quella attorno al nuovo corso del fiume, dove una politica sciagurata, annullando gli effetti di uno degli ultimi afflati di una politica virtuosa, ha consentito e incentivato l'urbanizzazione "modernissima", con tanto di autostrada sulla riva (è quella che avete visto al TG). La conclusione logica sarebbe: non sappiamo davvero se ci sia un incremento statisticamente significativo degli eventi estremi dalle parti nostre, ma anche se ci fosse, non è sprecando risorse pubbliche e private per tentare di invertirlo (ammesso che sia possibile, anche se fosse davvero a causa antropica, senza un bel malthusiano suicidio collettivo, e poi bisogna vedere chi deciderà chi ne godrebbe i frutti, altro che "i nostri figli" come recita il sempre più insulso monitore dal Colle) che possiamo affrontarlo, ma investendo massicciamente per arrestare il degrado del territorio e dove serve azzerare gli effetti nefasti del suo stravolgimento degli ultimi decenni. E intanto, visto che ammesso che davvero gli eventi estremi stiano da noi aumentando restano ancora ben lontani di quelli a cui altre parti del mondo sono avvezze da sempre, adottare quei comportamenti. che ad esempio abbiamo visto in Florida pochi giorni fa, che allontanano dal pericolo per tempo le persone.
Ma questa conclusione, per quanto logica ci possa sembrare, con ogni probabilità non la vedremo mai attuata, nemmeno se eleggiamo un governo che promette credibilmente di attuarla. Chi decide davvero, infatti, non lo possiamo eleggere, e da un lato non consentirà mai investimenti in deficit sul territorio e dove altro serve (a noi: a loro e ai loro mandanti si) dall'altro ha tutto l'interesse a che - altro che metterci in salvo - veniamo travolti come topi mentre tentiamo di scappare quando ormai è troppo tardi e poi i TG a reti unificate mandino le immagini con sotto il commentatore che recita il mantra. La pandemia ha fatto scuola.
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