giovedì 24 giugno 2010

VENDILA AI POLACCHI, LA TUA CARRETTA, SE SEI CAPACE!

La vicenda di Pomigliano prima di essere commentata deve essere riassunta "per sottrazione". Ridotta all'osso, è: la Fiat e i sindacati "buoni" firmano un accordo che comporta il ritorno dei lavoratori a condizioni pre-Statuto, autentica testa di ponte per l'assalto ai diritti di tutti, ma siccome il sindacato "cattivo" non firma si va a un referendum che è in pratica un ricatto: o la linea padronale vince o il Padrone produrrà le Panda in Polonia; ai ricatti, si sa, la parte debole perde sempre, e il si vince col 62%, allora il Padrone che fa? dice che non è abbastanza, e dichiara che la Panda resta in Polonia, a Pomigliano si farà altro, cosa non si sa, ne discuterà coi soli sindacati firmatari dell'accordo di cui sopra.
I miei amici dicono che sono troppo critico, che non posto mai una buona notizia, ma ecco che anche quando ce l'ho e vorrei postarla arrivano queste novità attorcigliabudella: solo sfogarsi parlandone riduce (parzialmente) il disagio. Eppoi, proprio a proposito di Fiat avevo postato uno dei commenti più ingenuamente ottimistici, ai tempi dell'acquisizione di Chrysler e forse di Opel: è colpa mia se questi in pochi mesi dimostrano che le speranze erano malriposte e avevano ragione gli scettici?
Poi i miei amici dicono che sono troppo teorico, troppo difficile: ma se questi praticamente ti costringono a rispolverare Marx dalla libreria, io che ci posso fare? Devo, insistere, è più forte di me: poi magari non mi legge nessuno, poi magari anche se mi leggessero tutti non mi capirebbe nessuno, poi magari anche se mi capissero tutti non mi seguirebbe nessuno, ma io voglio stare in pace con la mia coscienza. Perchè alle volte se non si hanno presenti gli architravi teorici una situazione non può essere letta correttamente. Mi perdonino i tecnici veri, ma poichè non sempre le teorie passando di moda smettono di avere una validità, io quella marxiana provo a sintetizzarla così: con l'accumulazione originaria (che è sempre violenta) i capitalisti assumono il controllo dei mezzi di produzione, cosicchè chi vuole campare deve vendere loro la propria forza-lavoro in cambio dei mezzi di sussistenza, ma il giochino funziona fintanto che c'è una differenza, il famoso plusvalore, tra il valore di scambio del lavoro che si estrinseca nella retribuzione e il valore d'uso dello stesso che finisce nei prodotti, incapsulato col valore delle materie prime e dei mezzi di produzione moltiplicato dalla produttività, e retribuisce il profitto. In italiano corrente: con la differenza tra quanto rende il tuo lavoro e quanto te lo pagano ci devono pagare la terra i ferri e averci il loro bel guadagno. Decenni di lotte dei nostri padri e dei nostri nonni hanno fatto si che questa differenza venisse in parte utilizzata per migliorare la qualità della vita dei lavoratori stessi, costituendo quel complesso di istituti che possiamo riassumere con l'etichetta stato sociale o welfare, ma che in definitiva è orario di lavoro umano, ferie decenti, possibilità di ammalarsi o fare figli senza perdere il lavoro, eccetera eccetera, fino anche ad una retribuzione sufficiente per entità e presunta stabilità nel tempo a pensare di comprarsi magari a rate gli elettrodomestici o l'auto nuova. Insomma, i capitalisti avevano capito che in fondo conveniva anche a loro, concedere ai lavoratori un po' di più di quanto gli consentiva a stento di sopravvivere, e ciò sembrava smentire definitivamente le teorie marxiane.
Ma questo è stato possibile finchè la Terra (il fattore di produzione principe secondo gli economisti classici, e a ragione, se capiamo che essa comprende tutte le risorse del pianeta) era sufficiente a consentire una crescita reale globale in cui la retribuzione di un fattore potesse crescere anche non a scapito di un altro. Quando è risultato evidente che il modello non avrebbe funzionato più a lungo, il capitalismo, nel frattempo trionfante sul capitalismo di Stato che usurpava il nome di Marx e l'etichetta di comunismo, ha preso tempo per due o tre decenni grazie all'inganno della leva finanziaria, che consentendo di truccare le carte ha illuso per un po' che ci potesse essere crescita ancora, utilizzando il tempo guadagnato per avviare e realizzare il magheggio finale, quello che è stato etichettato magistralmente (la comunicazione è figlia del marketing) come globalizzazione. I gonzi, volendo essere buoni, delle sinistre occidentali ci sono cascati, accettando da un lato la moratoria delle rivendicazioni che ha preso il nome di concertazione, dall'altro la creazione di esercito industriale di riserva tramite le migrazioni, le delocalizzazioni e la flessibilizzazione. Solo gente stupida o instupidita a forza di chiacchiere poteva credere che flessibilizzando il lavoro si sarebbero create le condizioni perchè si lavorasse tutti: questo sarebbe potuto avvenire solo se il sistema entro il quale si operava avesse avuto differenze tra i lavoratori minime, diciamo nell'ordine di qualche decina di punti percentuali; ma con differenze del costo del lavoro nell'ordine di svariate decine di volte, era evidente che il punto di equilibrio stava al di sotto della soglia di sopravvivenza, almeno dalle parti nostre (dato che l'unità di misura della ricchezza non è il denaro, ma il potere d'acquisto...).
E infatti ecco che il buon Marchionne può permettersi di: 1) minacciare una (ulteriore, perchè ne ha già moltissime altre) delocalizzazione se non vince il referendum, 2) vincerlo e 3) attuare lo stesso la minaccia. Come dice qui Grillo,
questo referendum è ignobile dal punto di vista dello Stato italiano; uno Stato vivo, vero, uno Stato che si definisca tale non avrebbe mai permesso di fare un referendum per dire: o lavorate senza diritti o morite di fame,
ma ha ragione anche chi fa notare che gli operai ancora sono dei privilegiati rispetto all'enorme sottoproletariato (ancora Marx: più poveri dei proletari, senza nemmeno la coscienza di classe) che non ha altro orizzonte che non un call-center. Solo che l'argomento viene utilizzato spesso a danno degli operai stessi, o degli statali che si lamentano per il blocco dei contratti, anzichè capovolgere come si dovrebbe il punto di vista: quando nessuno avrà più i soldi per comprare niente, idioti, prima di tutto chiuderanno i call-center, poi tutti gli altri...
Ecco perchè ho titolato il pezzo con una battuta: gira una mail con l'invito a boicottare la Fiat per la vicenda Pomigliano, oltre che per i decenni di soldi dello Stato che in un modo o nell'altro si è presa grazie al ricatto occupazionale e ai buoni uffizi politici. Io ho poco da boicottare: avendo pochi soldi, compro un auto solo quando quella prima è morta o almeno moribonda, ma siccome quindi il vero risparmio è comprarne una che duri tanto, di certo non compro Fiat (l'ultima è stata 23 anni fa...). Ma se davvero gli italiani volessero presentare il conto, a Marchionne, vorrei proprio vedere a chi la vende una utilitaria relativamente scadente e cara come la nuova Panda (che usurpa il nome della vecchia) o una berlina brutta e carissima come la nuova Delta (idem, con l'aggravante che con tutti quei soldi ti compri una macchina vera).
Ma guarda un po', due anni di blog, e mi devo vergognare solo di uno dei pochi post in cui la vedevo rosè. E invece è nera, anzì marrone, la realtà che ci circonda, marrone come quell'altra cosa che inizia con M, e non è Marchionne....

p.s. "mentre il giornale era in macchina" l'Italia del calcio è uscita dal mondiale con ignominia, peccato. Cioè, peccato sia successo con quattro anni di ritardo rispetto a quando sarebbe stato utile, sia per il calcio italiano sia per l'Italia in sé. R.i.p.

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