lunedì 2 giugno 2014

FESTA ALLA REPUBBLICA

Il 2 giugno 1946 è nata, chissà la Storia che data riporterà
nel certificato che ne attesta l'ormai evidente decesso...
No, non è un refuso. Il 2 giugno 1946 l'Italia con un referendum dall'esito non certo plebiscitario, tanto che in molte zone del Sud era tanto predominante il voto monarchico che fu facile dar credito all'ipotesi di brogli, peraltro resa perlomeno non implausibile da una serie di punti oscuri mica male, divenne Repubblica, e di lì a poco si diede una Costituzione consequenziale.
Il compito dell'Assemblea Costituente, invero arduo, era trovare un massimo comun denominatore tra valori estremamente eterogenei: quasi tutti avevano creduto nel Duce ma molti ancora ci credevano ("unico errore la guerra", la vulgata) magari dissimulando, molti erano socialisti o comunisti, e molti si rifugiavano nell'identità religiosa e nel suo volto politico militante, mentre solo pochi ma influenti intellettuali portavano avanti un'istanza laica e progressista chiamata "azionismo". Il crogiolo fu un vero miracolo, per quanto necessariamente elastico e pertanto destinato ad ampi margini di inattuazione o travisamento. In particolare, la prima parte rivaleggia per avanzatezza dei principi con la Dichiarazione fondamentale dei Diritti dell'Uomo: il lavoro come fondamento e come diritto, la solidarietà come dovere, l'uguaglianza di fatto (ben oltre quella liberale, di diritto), il ripudio della guerra, per citare i più eclatanti sia in se che per entità del tradimento.
Si perché gli ultimi decenni sono stati un continuo attacco concentrico volto alla demolizione di questi, e altri come la non onerosità per lo Stato delle scuole private, il diritto alla salute e quello a non curarsi, la funzione sociale obbligatoria della proprietà privata, dapprima con un gioco delle parti in cui una si era riservata quella della difesa, poi finalmente anche questa gettando la maschera, almeno agli occhi di chi non vive bendato, a partire dalle privatizzazioni per finire al jobs act passando per il pareggio di bilancio obbligatorio. Persino le condizioni di reciprocità costituzionalmente indispensabili per rendere legittime le cessioni di sovranità sono state ampiamente disattese nei fatti. Dalle stesse persone che affollano il palco d'onore in via dei Fori oggi. Con la complicità di tutta la classe politica. Portando avanti tutti assieme un credo economico totalitario di destra nato in Inghilterra negli anni 70. E i partiti della cosiddetta sinistra a guardare imbelli, mentre i loro elettori partecipano al coro di demonizzazione (che continua ancora, prima era che non si alleavano, ora che si alleano col demonio, mentre quelli che con una moneta-arma ci stanno distruggendo sono angeli) dell'unico schieramento che, con tutti i difetti del mondo, si opponeva e si oppone a questo sfacelo.
Gliel'hanno fatta, la festa, alla Repubblica, si si...

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