domenica 20 maggio 2018

DA BAMBINI

Proposta di sottotitolo: Thanos stermina tutti...
L'ho capito, che non vi interessano le mie canzoni: sono i post meno cliccati, e nessuno mi ha mai contattato per chiedermi l'uso di un testo, eppure l'ho detto e ridetto che non lo cedo per soldi ma per il piacere di sentirlo musicato e cantato da qualcuno (tra l'altro, sicuramente meglio di come avrei potuto farlo io, che non posso per ragioni fisiche da un po' e per limiti d'età intercorsi nel frattempo).
Oramai ci sono, però, e continuo, un po' perché non si sa mai, un po' perché trovo sia un buon modo per tenere vivo il blog quando so che gli impicci mi impediscono di aggiornarlo con costanza, come nei prossimi giorni.
Questa la pensai come una specie di rap a corrente alternata, per intenderci le strofe lunghe sono quasi parlate quelle brevi quasi cantate sulla melodia, poi vabbé che chi la volesse la può musicare come crede, ma insomma è per spiegare la stranezza della struttura.
La tesi è che le religioni, tutte, servono a sedare negli esseri umani l'angoscia derivante dalla consapevolezza di dover morire, e chi ha cresciuto dei bambini o si ricorda di se stesso bambino capisce al volo la metafora. Allora, ma ero giovane, pensavo che se e solo se l'umanità "crescesse" si sarebbero risolti la maggior parte dei problemi. Era un'ingenuità, ma ce lo possiamo dire solo tra anziani. Se fosse adulta, razionale, la soluzione ai nostri problemi, avrebbe ragione Thanos (e qui capisce solo chi ha visto l'ultimo film degli Avengers, un pastrocchio di intreccio dove però si salva forse il messaggio filosofico di fondo, o almeno quello che ci ho visto io): dimezziamo i viventi e così diamo ai sopravvissuti un bel po' di spazio (e quindi tempo per riorganizzarsi) in più. Invece ha torto. Vero che ha torto?...
DA BAMBINI
Per la prima volta almeno per qualche generazione si è invecchiato senza avere fatto guerre in gioventù
almeno
qui
in Italia,
ma dal novantuno le danno in televisione e le puoi seguire ovunque, all’ufficio, al bar, in strada,
e pare
sia come
in un qualsiasi film.
Da bambini noialtri cinquantenni abbiamo avuto padri che parlavan della guerra
spesso triturandoci i coglioni quasi fosse colpa nostra di non averla fa
tta ta ta
Per la prima volta abbiamo avuto un occhio li sul fronte a dirci le bugie in diretta prima e meglio della volta prima
col fronte
tra gli occhi,
ma la foto di quel tale che si sta imbarcando con la faccia deformata dall’abbraccio della madre
è di ieri
o
di settant’anni fa?
Il successo è stato tale che dieci anni dopo hanno fatto lo stesso con gli attacchi terroristi
per giustificare tante bombe su chi non c’entrava un cazzo: beato a chi ci cre
e e de!
Le facce
di quelli che partono
sono tutte uguali,
i regimi
tornano
protagonisti reali,
la tv
incide sulla realtà
più di ogni altra volta,
molti italiani
sono invecchiati
senza far la guerra
e
tra un po’
si sentiranno in colpa
Liberati e ancora non del tutto dai disastri che la stessa esistenza della fede nella religione cristiana
ha
procurato al mondo
dobbiamo subire sfortunatamente ancora altri integralismi e ancora altre guerre bimbe senza razionalità
e
senza scuse
Non ho mai creduto in nessun Dio: chi potrei ammazzare io nel nome di me stesso
se non per suicidio o per difesa a prezzo della coscienza? Fate come me…
…glio non c’è
Da bambini tutti i credenti ai loro padri onnipotenti obbediscono ululanti
se i cristiani sono un po’ cresciuti non c’è da meravigliarsi se accade ora agli altri ciò:
ci odiano!

venerdì 18 maggio 2018

I COME INFAMIA

Tear down the wall! Tear down the wall!
Come ho detto fin dall'inizio, è molto meglio Trump di Obama perché è molto meglio uno che si mostra per quello che è rispetto a uno che pensi che sia una cosa e invece è tutto l'opposto (si, è lo stesso motivo per cui Renzi era molto peggio di Berlusconi...). Trump è un miliardiario cafone che sa che per l'economia del Paese che è chiamato a guidare serve fare le guerre, e quindi si butta a pesce in tutte le situazioni che vanno bene alla bisogna, ovviamente sottobanco trattando perché non diventino davvero troppo pericolose per i suoi.
Israele, a dispetto di quello che vi dicono da sempre, non è altro che un avamposto che l'Occidente ha piazzato in Medio Oriente all'inizio dell'Era petrolifera. Il resto è solo ideologia, cioè fuffa per i boccaloni: tutti, sia i pro che i contro. Della sua storia nel dettaglio ho scritto più volte, oggi se volete un bel ripasso c'è qui Johnstone, e se la volete capire davvero c'è sempre la splendida satira di Mazzucco. La cronaca dice che per rinfocolare la questione ci voleva un po' di rravogghia (ah, l'espressività dei dialetti!), e Trump l'ha diligentemente creata spostando l'ambasciatore da Tel Aviv a Gerusalemme proprio in occasione del settantesimo anniversario della Naqba, il giorno in cui i palestinesi commemorano il primo abbandono delle proprie case durante la prima guerra con Israele. I morti e i feriti, come al solito, sono tanti a pochi (o niente) a danno dei palestinesi, ma della cosa non viene riportato quasi da nessuna parte un resoconto decente.
Intanto una delle critiche da sinistra al nascente (speriamo: non dire gatto finché non l'hai nel sacco, diceva Trapattoni...) governo, il primo dal 1987 a rappresentare più del 50% degli elettori, il primo nella storia d'Italia ad avere contro quasi tutto il mainstream (ma se dovesse partire e riuscisse ad agire, vedrete quante linguette cominceranno a cercare di cambiare culo!...), è che non avrebbe speso una parola per i palestinesi. Come se m5s e Lega non avessero già il loro bel daffare a trovare la quadra nel calcolo del minimo comun denominatore dei loro programmi, grazie alla polpetta avvelenata di una legge elettorale concepita per il Renzusconi (senza fare i conti con gli elettori, che per fortuna li hanno sgamati e fottuti). Ma soprattutto come se i governi precedenti avessero mai fatto qualcosa del genere.
In ogni caso, a sputtanarli, ecco dov'è che si trova una presa di posizione come si deve: su Beppegrillo.it, che riporta le parole dell'immenso Roger Waters. Uno che di muri se ne intende.

giovedì 10 maggio 2018

UN POSTO VICINO L'USCITA, GRAZIE

E così, pare, alla fine di due mesi di pantomime e psicodrammi, il governo, l'unico politico possibile dato il risultato del 4 marzo, si farà. Salvo colpi di scena finali, s'intende, ma sono due mesi che evito accuratamente di scrivere dell'argomento (e meno male che scrivo anche di altro, c'è chi da due mesi non aggiorna il blog...) proprio per non seguire false piste, stavolta mi voglio sbilanciare, e pazienza se toppo non sarà mica la prima né l'ultima volta...
I due soggetti politici che hanno vinto le elezioni, inoltre dimostrando la persistenza di una spaccatura nord/sud nel Paese, alla fine si stanno accordando per un governo la cui linea politica porti avanti il massimo possibile dei programmi di entrambi, partendo dalle non poche cose in comune e lasciando però fuori le cose magari volute dall'uno ma assolutamente aborrite dall'altro. Non sarà facile, ma l'alternativa, che Mattarella ha minacciato di concretizzare altrimenti, è semplicemente agghiacciante: un altro governo a guida UE col compito preciso di terminare l'opera di distruzione del tessuto economico italiano intrapresa da tutti i governi politici dal 1992 in poi e implementata con meno intermediazione dal 2011 ad oggi. Tanto che forse è proprio per paura di ciò che, se davvero lo faranno, i due galletti hanno fatto la pace: il governicchio del Presidente, potete scommetterci, non sarebbe affatto durato pochi mesi, in chi lo avrebbe appoggiato c'è gente avvezza a fare campagne acquisti sotterranee in corso d'opera, e ti saluto occasione di cambiamento.
Si tratta, dei 4 scenari che vedevo possibili l'11 marzo scorso, di quello che giudicavo assieme meno probabile e più auspicabile, e la prima cosa dimostra ancora una volta che a previsioni non sono granché, la seconda invece necessita di divagazione, perché mi ritengo ancora di sinistra e ho molti amici di sinistra a cui rendere conto: come la mettiamo ora che andiamo al governo con la destra più becera? Ora, a parte che il primo a flirtare con Bossi fu proprio il centrosinistra in funzione antiberlusconi1, e non volendo ripetere il mantra di Di Maio, che a domanda risponde sempre che destra e sinistra sono categorie superate e lo dimostra il fatto che sono milioni gli elettori già di sinistra che ora votano sia per il m5s che per la Lega, non resta che ricorrere a una metafora, e approfittare dell'occasione che offre il calendario.
In questi giorni, infatti, 73 anni fa si chiudeva il dominio nazista in Europa (per la parola FINE sulla seconda guerra mondiale si doveva attendere ancora la tragica appendice nucleare giapponese, che in perfetto stile hollywoodiano più che la fine di un film era l'aggancio per il film seguente), e l'evento è festeggiatissimo.... in Russia. In Russia? Perchè in Russia e non in Occidente, vi potreste chiedere... Perché, a dispetto di quanto vi raccontano da decenni, a scuola e in decine di film alcuni pure belli, il nazismo non fu sconfitto dagli angloamericani, proprio no, ma essenzialmente (diciamo almeno all'80%, se vogliamo dare una cifra - e non è a spanne, è a litri di sangue versato alla causa) dall'Unione Sovietica, prima l'unica che resistette alle irresistibili avanzate del Reich e dopo quella che da sola lo avrebbe sconfitto, magari impiegando qualche mese in più, anche senza l'invasione dell'Italia lo sbarco in Normandia e i bombardamenti a tappeto più o meno gratuiti (Dresda in testa). Azioni tutte queste ultime che già allora molti in Occidente pensarono indispensabili proprio e solo in funzione antisovietica (e infatti senza di esse oggi staremmo ancora tutti sotto il Patto di Varsavia, comunisti anziché consumisti). Ma anche se in pochi ricordano le proporzioni dei meriti sovietici, nessuno osa contestare la semplice evidenza logica del fatto che, se non si fossero accantonate momentaneamente le differenze in nome dell'obiettivo comune della sconfitta del progetto hitleriano, questo avrebbe vinto, e oggi staremmo celebrando l'85mo anniversario del terzo Reich.
Ecco, i risultati delle ultime elezioni italiane dicono questo: gli italiani si sono finalmente accorti, non tutti, non ancora in maggioranza assoluta e preponderante, ma almeno nella maggioranza dei votanti, anche se divisi tra due formazioni che correvano in schieramenti diversi, di ciò che solo i visionari (primo tra tutti l'immenso De Andrè) avevano invece visto già nel 1989. E cioè che l'Unione Europea così come è stata disegnata è, (è, senza giri di parole) il Quarto Reich. E chi lo vuole sconfiggere deve mettere da parte le pur tante divergenze per allearsi nell'obiettivo comune.
Detto questo, il programma del nuovo governo è semplice (e perfettamente nella linea politica dichiarata di entrambi i soggetti), mi autocito (11/3):
andare in UE a chiedere una profonda riforma dei Trattati (su moneta e immigrazione, innanzitutto), e rispondere all'eventuale rifiuto denunciandoli e uscendone (a Bagnai e Borghi i dicasteri economici), per usare la spesa in deficit per politiche keynesiane massicce (ovviamente affiancate dal dimezzamento simbolico delle prebende ai politici e da una feroce lotta alla corruzione).
Il governo, ammesso che parta, avrà questo programma? e la forza di attuarlo? Se si, avrà l'appoggio di tutti quegli italiani che col loro voto hanno chiesto proprio questo, e pian piano anche di tutti quelli che si accorgeranno dei miglioramenti nel quotidiano. Come spiega bene Conditi di Moneta positiva, se davvero m5s e Lega vogliono farci uscire dalla crisi gli strumenti ci sono, addirittura anche senza uscire dall'Euro (ma secondo me è meglio farlo, e a tradimento, nottetempo, fino alla sera prima giurando di no).
Controinformoperdiletto nel suo piccolo svolgerà, isolotto dell'arcipelago della controinformazione, assieme alle sorelle più grandi si ma pur sempre isolette, quella funzione di cane da guardia della politica che dovrebbe avere e non ha purtroppo più da tempo la stampa tutta.
Distrutto il Quarto Reich, ci torneremo a dividere come più ci piace.

giovedì 3 maggio 2018

18 - TUTTO PER AMORE

Il racconto numero 18 (su 21, 22 con quello che li racchiude tutti) di Chi c'è c'è (mia prima e unica opera di narrativa fino all'uscita di Sushi Marina nei prossimi mesi) è sognato, con una vividezza che per un attimo sembra quasi far pensare all'alieno che le legge la mente che anche lei sia entrata nella sua, da una donna, un'astronauta tunisina cieca, a bordo perchè chi ha confezionato l'equipaggio di questa specie di arca ha pensato che magari servisse ai risvegliati - se e quando si risvegliassero - una brava psicanalista. Beh, oggi servirebbe a certi politici, ma questa è un'altra storia, anche se anche avere a breve un governo (d'accordo con Scanzi: piuttosto che il PD meglio rivotare...) sembra proprio fantascienza...

18 - TUTTO PER AMORE

Ho voglia di mangiare. Magari una mela, di quelle croccanti con la buccia liscia liscia, che solo a toccarla la senti già in bocca. I denti faticano ad entrare, poi ecco la morbidezza della polpa, il succo scorre sulla lingua, poi giù contro il palato, e nella gola, e ancora giù, giù… vorrei masticarla piano, assaporarla fino in fondo, con la soddisfazione degli ultimi morsi, ricamati attorno al torsolo.
Ho voglia di bere. Magari dell’acqua fresca appena frizzante, dal sapore un poco acidulo, che lascia in bocca un leggero amaro ed un piacere autentico.
Ho voglia di dormire. Magari in un letto caldo ed accogliente, soffice e confortevole come quello della mia mamma in cui, da piccola, dopo uno dei miei soliti febbroni, mi era permesso di passare la notte, rannicchiata contro di lei che mi toccava la fronte umida, mentre io mi abbandonavo a quella spossatezza benefica, al sonno rigeneratore.
Vorrei toccarti. Sapessi come mi emoziona sentirti vicino, avvertire la tua presenza ancora prima di sentire la tua voce, riconoscerti dal passo, dall’odore, e poi sentire la tua mano nella mia, le tue dita che scivolano nel mio palmo, lunghe, sottili, delicate, eppure così forti, decise, confortanti.
Vorrei passarti le dita fra i capelli. Forse sono un po’ più bianchi, e più radi, ma sempre sottili, leggeri e imprevedibili e ribelli, come te.
Vorrei ascoltarti mentre mi racconti le tue storie interminabili, ed io smetto di seguire il senso di ciò che dici, e mi cullo al suono della tua voce, fantasticando.
Vorrei vederti. Anche solo per un attimo, per rinnovare quel ricordo che, ormai, nonostante tutti i miei sforzi, sbiadisce ogni giorno di più.
Vorrei baciarti.
Vorrei assaporare le tue labbra, esplorare la tua bocca piano piano, come sono lisci i denti, sono lucidi? E la lingua umida e calda e la barba, più ruvida attorno alle labbra, e intanto lasciarmi stordire dagli odori – quanti! – e dal tuo respiro, che si affretta.
Sogno. Non sto dormendo, eppure sogno. Salgo un pendio ripido, mi arrampico mentre scende la notte ed è sempre più buio. Io non ho paura, devo arrivare in cima, dove c’è una luce, una festa, suoni e musica. Poi capisco. Sono sulla Rocca di Cartagine: la mia città, il Mediterraneo, il mondo, sono ai miei piedi. Io sono Didone nel tempio, lucente di marmi, illuminato da mille fiaccole, adorno di tutte le statue più belle che l’uomo ha potuto pensare e creare. La perfezione, la bellezza, qui sono ovunque.
Nel centro del tempio, una tavola imbandita, gente che ride e canta. Tu mi volti le spalle, ti chiamo e non mi esce la voce, allora corro per raggiungerti, ma inciampo, cado, tu ti volti, ed inizi a scendere dalla collina, dalla parte opposta a quella dalla quale io sono salita, e sparisci, inghiottito dal buio. Cerco di vedere attraverso le tenebre, ma non vedo più te, né niente altro.
Non so perché ho accettato. Certo, mi lusingava l’idea che, fra tanti psicoanalisti, avessero scelto proprio me, cieca (eh, si: chiamiamo le cose con il loro nome, a me il termine “non vedente” non piace affatto) ma, come dicono, con due palle così. Che sfida, fare parte di questa missione ai limiti dell’impossibile e forse oltre, ai limiti del buon senso, con il compito di assicurare il benessere mentale di tutta la spedizione! E il mio? Chi pensa al mio? Non so perché ho accettato.
Però so perché ti ho lasciato. Ti ho lasciato perché tu non lo avresti mai fatto, perché non tolleravo l’idea di non essere amata come io ti amavo, di non essere necessaria quando tu mi eri indispensabile.
Non coraggio, ma viltà, e ce ne è voluta tanta per abbandonarti stupito, attonito, smarrito, privo di quelle che erano le tue certezze.
Non ho visto il tuo viso, ma ho sentito il tuo disagio, ho potuto toccarlo e respirarlo, e ho ingoiato le lacrime che salivano inarrestabili, e che avrei poi, da sola, consumato fino in fondo.
Ti ho lasciato per troppo amore, perché per il tuo bene ho voluto rinunciare a ciò cui tengo più di me stessa, cioè a te.
Sono immersa nel silenzio dell’infinito, milioni di stelle, milioni di anni, milioni di vite lontane, milioni di chilometri, un viaggio senza inizio e senza fine, sospesi nel tempo, sospesi nella coscienza e nei ricordi.
Tutto il vuoto dell’universo si riempie, e lo riempio con la tua voce, con il calore e con la fragranza della tua pelle, con il ricordo del tuo profilo irregolare, che scorre sotto le mie dita. Posso colmare ogni vuoto, posso, pensando a te.

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