martedì 1 novembre 2022

NOLEGGIAMI QUESTO, 'TACCI TUA!

Lasciate ogni speranza, o voi che uscite...

Il giorno dei morti (e non Halloween, ma la festa ancestrale festeggiata ovunque, a Reggio ad esempio coi morticeddhi, biscotti di zucchero e cannella a forma di ossa di morto) è perfetto per un post con un titolo così, in romanesco, alla "quanno ce vò ce vò", con gestaccio implicito.

Si tratta, come diceva Totò, di un esipodio personale, ma che riguarda tutti e potrebbe essere accaduto o accadere a tutti. Non vi dirò il nome della compagnia perché non voglio fargli pubblicità gratuita ("parlate male di me, ma parlatene", diceva Lui) e perché temo che non sia molto diverso con qualsiasi altra. Una delle frottole più di moda è che la mobilità privata, la proprietà di un'automobile per intenderci, è fuori moda, contro l'ambiente, fornisce patente di egoismo e inciviltà, e tutto sommato manco conviene più, viste le comodissime ed ecofriendly alternative. Se avete anche voi la ventura di vivere in una grande città, o anche solo se vi ci siete recati per vacanza, avete visto anche voi torme di bici a pedalata assistita e soprattutto di monopattini elettrici sfrecciare silenziosi nel totale dispregio di ogni regola di logica elementare, prima ancora che di codice stradale: se ti sfragni con uno di quei cosi, infatti, ti giochi la faccia, se ti dice culo, se no la pelle. Ma per non passare da passatista, sopporto cristianamente, benedicendo tra me e me di avere ancora la fortuna di potermi permettere una vecchia macchina a gpl e sperando che non riescano a inventarsi qualcosa per farmela togliere prima degli ottant'anni, o comunque prima che io mi rincoglionisca del tutto. 

Vi racconto però la mia disavventura personale con una bici elettrica, cui ho avuto la bella idea di ricorrere pensando "perché no? magari faccio prima che con l'autobus". Dovete sapere che a Roma (ma se ci vivete lo sapete già) spostarsi coi mezzi pubblici è un mezzo inferno nella direttrice periferia-centro o viceversa, mezzo perché magari scomodi e stretti ma vi muovete in tempi tutto sommato accettabili (sempre peggio che con la macchina, ma con questa al centro non ci potete passare, e comunque dovete parcheggiarla...), ma è letteralmente impossibile tra periferie limitrofe, a meno di non accettare l'idea che è meglio far finta che siano diametralmente opposte e passare per il centro. Una volta guardavate la cartina e pensavate "cavolo, sta qua, con la macchina ci impiegherei cinque minuti, passerà un autobus prima o poi che mi porti dalla prenestina alla tiburtina!...", prima di bestemmiare per mezz'ora fermi alla fermata; oggi avete le app che ve lo dicono prima, che c'è quel tale autobus che passa tra tredici minuti (che diventano venti) poi vi lascia alla metro fate un tratto e con un pezzetto a piedi tra quaranta minuti siete arrivati, che poi è quanto ci impieghereste a farvi tutto a piedi, ma la macchina l'avete appena lasciata dal meccanico - è vecchia, non è strano - e mentre andate alla fermata eccola la, la bici elettrica!

Insomma, con tutta questa gente che le noleggia non può essere così difficile, e magari tra un quarto d'ora sto a casa che anche in smartworking l'orario di lavoro lo devo fare, dai. Installare l'app è un attimo, un po' più macchinoso fornire i dati della carta di credito, peraltro con quel minimo di friccico al culo che a noi anziani ancora ci viene sempre in questi casi (e si, anche noi compriamo cose online, e abbiamo studiato i numeri primi e sappiamo cosa significa "crittografia end-to-end", ma tant'è, la diffidenza non è mai troppa diceva mio nonno e i nonni hanno sempre ragione), ma... fatto: aggiusto il sellino, inforco la sella, e via anch'io verso il futuro!!!

Parto da vicino Villa Gordiani, attraverso la Prenestina, e proprio sulla Serenissima (che ha il guardrail a separare le carreggiate, ciascuna con tre corsie per senso di marcia: dettaglio importante per il seguito), proprio mentre comincio a godermi il viaggio senza fatica e a pregustare l'arrivo in tempi paragonabili all'auto privata, prima di poter pensare "hai visto che avevi torto, retrogrado che non sei altro?!", l'accrocco si spegne. In salita. Avrò fatto in tutto trecento metri, mica sarà che ho preso un veicolo scarico? e che sfiga, mi sa di si, va beh, pazienza, qui c'è la fermata dell'autobus, pago la corsa lascio la bici e consulto l'app per i tempi d'attesa. Peccato che il problema non era la carica, era che uscendo dalla zona di copertura del servizio il veicolo si spegne, si, ma quel che è peggio è che non ti consente di chiudere la corsa e pagare. Intanto, il "tassametro" gira, e se cedessi all'impulso di disintegrare l'accrocco a calci e morsi l'app comunque mi prosciugherebbe il plafond mensile della carta, forse. Tornare indietro per riguadagnare la zona in cui almeno posso chiudere la corsa? E come, contromano in una specie di autostrada urbana, che col guardrail raggiungere l'altro senso di marcia è impossibile? Inforco la bici, e con enorme fatica (non ha le marce e con quella batteria pesa più di un Boxer, quindi molto più di un Ciao - questo ammiccamento vintage per capirlo dovete avere cinquant'anni minimo, o cercare sul web aggiungendo Piaggio) faccio la salita sperando di poter inforcare al più presto, e magari senza venire impietosamente arrotato, un varco nello spartitraffico per fare inversione di marcia; poi ho un'illuminazione: la zona di servizio forse è frastagliata, magari si allarga vicino alla metro, e la stazione di Pietralata sarà un chilometro avanti, oramai che mi trovo, che sarà mai...

Tutto sudato, e meno male che non piove, arrivo vicino alla metro B e - cavolo, avevo ragione! - il motore riparte. Dai che magari arrivo a casa, penso, ma non faccio nemmeno in tempo a finire di formulare mentalmente la frase che si rispegne. Stavolta almeno c'è un marciapiede bello largo alla mia destra, torno indietro su quello, e appena si riaccende parcheggio, e per uscire da quell'incubo rientro nell'app. Mi rompe ancora un po' il cazzo dicendomi che non posso lasciare il veicolo in quella posizione (chissà, forse arriva a percepire la distanza dagli edifici ma non la larghezza del marciapiede), ma insomma spostandolo un po' verso il muro, 35 minuti dopo averla aperta, la corsa la chiudo. Poi compro un biglietto, prendo la metro, e torno a casa. A piedi, sarei arrivato prima, meno stanco, meno sudato e molto meno incazzato: mi toccherà pure allungare la giornata lavorativa in uscita, ma pazienza, mi è capitato per motivi peggiori.

Ma la storia non è finita. L'app del noleggio non mi dice affatto quanto ho pagato, ma tanto ho l'app della banca e presto lo saprò, e comunque che vuoi che sia una mezzoretta di noleggio... Minchia!: 5 euro e 42 centesimi, cui per calcolare il costo totale dell'operazione occorre aggiungere 1,50 di biglietto e fa quasi 7 euro. Contro 1.50 se avessi aspettato direttamente l'autobus, o 10 centesimi circa se avessi avuto la mia macchina. E abito lungo la linea B della metro, non a Torbella o a Cordiale: chissà quando le magnifiche sorti et progressive della mobilità 2.0 saranno disponibili anche per chi vive laggiù... Per ora sono offlimits anche per chi vive in semiperiferia, quindi riservate a chi si muove in centro o zone limitrofe, e a prezzi che a farlo tutti i giorni giusto chi è talmente benestante da vivere li se li può permettere, avendo inoltre il gusto di potersi atteggiare a ecologista difensore dell'ambiente. Il proletario ancora è costretto ad andare a gasolio, che in certe periferie romane l'isolato appresso è a un chilometro figurati quelli dopo, e allora che lo pagasse caro, sto privilegio, passatista che non è altro...

L'episodio raccontato può far sorridere, ma non è che un tassello del mosaico che hanno progettato per noi, anzi (gli ultimi a ricordare un mondo diverso spariremo dalla circolazione in un paio di decenni: nulla...) per le generazioni future. Niente auto di proprietà solo noleggi di vario tipo, niente casa di proprietà solo affitti temporanei e se sei solo condivisi, niente soldi in tasca solo una o più carte anzi nemmeno solo lo smartphone, niente lavoro fisso solo tanti piccoli segmenti di similschiavitù variamente inframmezzati da periodi di disoccupazione se va bene a sussidio (niente malattia nè ferie pagate peraltro), niente pensione che poi lavorare fino a vecchi è pure meglio ci si mantiene attivi, niente scuola pubblica tanto chi vuole sapere qualcosa gli basta googleare e i ricchi già non ci andavano più. Tutto questo, lo dico a chi ci dovesse trovare del positivo (è una malattia di moda, il pensopositivismo), rende il singolo "spegnibile" in un click e ogni resistenza inutile (come i Borg di Star trek) e anzi impossibile da praticare, E il peggio è che il piano è tutto alla luce del sole, altro che complottismo: infatti, te lo prospettano già in ogni dove, ovviamente tradotto in modo da sembrare magnifico, come in ogni ideologia che si rispetti. Li mortacci loro.

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