O quello che finalmente dopo due ore che gira sotto casa, rigorosamente a cinque all'ora costringendoti a partecipare alla processione perché non c'è spazio per sorpassare e lui non ci pensa neanche minimamente a scostarsi in quelle rare occasioni in cui potrebbe, perché la vita è una giungla e sia mai che poi tu che passi avanti gli freghi il posto; dicevo dopo due ore finalmente individua con la coda dell'occhio un posto libero, e inchioda ma troppo tardi per non rendere necessario che tu, che hai capito che non demorderà e ti arrendi subito, debba indietreggiare, e magari anche quelli dietro di te, e allora inizia quella sequenza che se non foste dietro ad attendere vi farebbe sbellicare (infatti i filmati di parcheggi di imbranati sono al secondo posto nelle ricerche su Internet, davanti ai porno e dietro solo alle ricette), perché tutti hanno capito che quello spazio è troppo piccolo, tranne lui che continua avanti e indietro a tentare di violare la legge (assoluta, quasi...) dell'impenetrabilità dei corpi?
Sono solo due esempi di una sindrome diffusissima: la mancata percezione dell'ingombro del veicolo che si guida. Normalmente, riguarda tutti noi quando ci mettiamo al volante di un mezzo decisamente più grande della nostra solita macchinetta, ad esempio quando noleggiamo un furgone, ma nei casi più gravi colpisce anche chi non si azzarda nemmeno, a portare qualcosa di diverso della sua vecchia Panda, e magari sono quarant'anni che la guida.
No, non volevo scrivere un monologo a Gioele Dix, è che mentre pensavo queste cose (e se vivi a Roma ti capita per forza) mi sono reso conto di trovarmi di fronte a un'ottima metafora. Una delle prime cose che ho letto in latino alle medie (si, sono talmente anziano che ho fatto il latino alle medie) è l'adagio di Fedro "Jupiter imposuit nobis duas portas": Giove ci ha imposto due bisacce, una davanti, con dentro i difetti degli altri, una dietro la schiena, con dentro i difetti nostri. Dei quali spesso abbiamo una sorda consapevolezza, che ci porta ad esempio a identificare negli altri proprio quelli che gli somigliano di più, ma che non vediamo mai.
La nostra "macchina" ingombra. Non possiamo evitarlo. Ma possiamo cercare di esserne il più possibile consapevoli. E toglierci di mezzo appena possiamo, almeno quel tanto che basta a far si che gli altri si possano fare i cazzi loro mentre noi continuiamo ancora un po' a farci i nostri. Coi ragazzi, sarebbe importantissimo. Ce lo ricorda benissimo anche Gaber, con la voce di Alice...

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