sabato 15 dicembre 2012

CRONACHE DALL'AIA


Il mese scorso esordiva da queste pagine web il buon Polifemo, con un pezzo in cui presentava le elezioni all'Associazione Italiana Arbitri (dunque non state leggendo un pezzo dall'Olanda) promettendo un commento all'esito. Eccolo qui di seguito, con in fondo una nuova promessa che a questo punto mi sento di girare ai miei (pochi) lettori: si parlerà di regole del gioco. Solo del calcio? mah....

Nicchi 208, Boggi 119. E’ il responso finale - uscito fuori dallo spoglio dei voti dell’urna elettorale - che ha stabilito altri quattro anni di presidenza Aia per l’ex arbitro internazionale di Arezzo Marcello Nicchi.
Non fatevi ingannare dal discreto scarto di preferenze esistente tra i due candidati: poco più di un mese fa il salernitano Boggi poteva contare su una sessantina di voti. Va registrato, dunque, l’evidente salto di qualità che il suo ticket ha potuto disporre, raddoppiando le preferenze in sede di Assemblea Generale.
Ma analizziamo in modo più approfondito i risultati del voto dello scorso 10 novembre.
Come primo punto, occorre considerare che nell’Associazione Italiana Arbitri esiste uno zoccolo duro di resistenti al potere. Si tratta, in genere, di dirigenti oppure associati di spicco che non hanno saputo rassegnarsi al mutamento organizzativo voluto da Nicchi. Sono molti, qualcuno di loro dotato di un certo seguito “politico” ma in assoluto incapaci di impostare dinamiche di comunicazione a tutto campo.
La riprova è stata proprio nel dibattito assembleare. Dopo i discorsi dei due candidati – sui quali mi soffermerò più avanti – ci sono stati gli interventi degli associati che ne hanno fatto richiesta al tavolo di presidenza dell’Assemblea. Ebbene tutti gli interventi dei sostenitori di Boggi hanno brillato (si fa per dire) per attacchi continui, di stampo dirigista e talvolta veementi e personali, contro Marcello Nicchi. Sono stati usati argomenti di poco spessore, limitati nella fenomenologia dell’Associazione. Già, perché il pubblico dei “grandi elettori” in sala era formato in massima parte da dirigenti e associati provenienti dalla base, cioè dalle Sezioni Aia. Dunque persone abituati alla fatica del quotidiano, che i massimi sistemi Aia non sanno nemmeno cosa siano o come sono fatti. Quindi una comunicazione carente per “mancanza di codice” che non è stata capace di veicolare altri voti – oltre a quelli recuperati da un certo malcontento di fondo – ma che ha certamente alienato la simpatia dei moderati, spaesati di fronte a tanta aggressività. Inoltre, gli interventi dei componenti del ticket-Boggi hanno messo in risalto un evidente pochezza dei contenuti trattati e il basso profilo dirigenziale degli stessi componenti.
Un discorso a parte, invece, meritano i discorsi dei due candidati alla presidenza. Nicchi ha parlato per primo, fintamente a braccio (aveva i fogli del suo discorso ben aperti sul leggìo), palesando passione ma nessun contenuto politico: il suo claim è stato “Il mio programma scorso è stato adempiuto al 98%. Ora il nuovo programma sono io”. La vera genialità del suo intervento è stata nel farlo parlare per primo senza, cioè, ascoltare i contenuti che avrebbe potuto dire il suo avversario. Gli aretini, si sa, sono “botoli e ringhiosi” (copyright Dante…) e la reazione di Nicchi avrebbe potuto, anzi, sarebbe stata certamente fiammeggiante con possibili, se non certe, ripercussioni sul voto dei famigerati “moderati”.
Boggi, dal canto suo, ha scelto una comunicazione alquanto democristiana. Voce con un certo accento campano, lettura diretta sui fogli del proprio discorso, toni piuttosto neutri. Unico sussulto quando sono state mostrate, in diapositive proiettate sul grande wall della sala assembleare, le “bugie” programmatiche del presidente in carica commentate sonoramente dalla colonna sonora del film “La Pantera Rosa” (Henry Mancini). Tutto l’intervento di Boggi è stato una sorta di catastrofe comunicazionale, confuso nei toni e poco significativo nei contenuti. Non è possibile che non si sia capita la lezione base della lotta politica: non si parla male dell’avversario ma si deve parlare bene di sé e del proprio programma.
D’altro canto, per tutta la breve campagna elettorale prima dell’Assemblea Nicchi si era comportato come uno sfidante, non come il “commander in chief”.
Comunque sia, alla fine il risultato dell’urna ha dato ragione a Marcello Nicchi che potrà dirigere l’Associazione Italiana Arbitri ancora per quattro anni. Il lavoro sin qui svolto è stato discreto ma non indimenticabile. All’inizio del suo mandato era partito bene, inaugurando un corso di rinnovamento sia associativo che tecnico nell’Aia. Ma nella scorsa Stagione ha deciso di seguire più da vicino le sorti della Can A, ovvero la struttura tecnica che si occupa della designazione degli ufficiali di gara nella massima Serie. Tale iniziativa lo ha costretto a delegare alcuni suoi compiti istituzional-associativi ai suoi collaboratori diretti che non sono proprio fulmini di guerra costruendo, così, le basi per un candidato antagonista.
Speriamo che il buon senso lo faccia ricredere. Nicchi deve capire che quando parla di lui come “Presidente della Sezione Italia” i suoi associati sparsi sul territorio si aspettano che agisca coerentemente.
In bocca al lupo a lui e a tutti noi che amiamo il calcio come sport e non come spettacolo.
Polifemo
....

A breve, grazie al mio generoso ospite, un piccolo vademecum sulle regole del calcio. Perché “non si può apprezzare un gioco senza conoscerne le regole”. A meno che non vi piaccia vincere facile o siate della Juventus…

lunedì 10 dicembre 2012

INVECE GRILLO

La posizione nell'immagine dell'uno a sinistra
e dell'altro a destra è puramente causale
Ammesso che interessi a qualcuno, la "linea politica" di questo blog da poco tempo è cambiata, da un appoggio critico ma ferreo al centrosinistra accoppiato a una diffidenza motivata verso il fenomeno Grillo specie nei suoi aspetti più qualunquistici, ad una dichiarazione di voto esplicita in favore del Movimento 5 Stelle soprassedendo sui suoi aspetti problematici accoppiata a una feroce e definitiva condanna del Partito Democratico e di tutti i suoi maggiori esponenti.
Ho pochi lettori e pochissimi commenti ai post, ma il feedback diretto e indiretto di questa presa di posizione non è stato positivo. Rispondo a due amici (non solo di) Facebook, non solo per la levatura delle persone ma anche perché la natura dei commenti (che non riporto integralmente per non avere problemi con le parti diciamo così "colorite") mi dà occasione di chiarire bene la mia posizione.
Il primo se la prende con  Berlusconi, che "ci ha costretti ad avere Monti per un anno per la sua incapacità di governare e la sua impresentabilità", ne "ha approvato in parlamento tutti i provvedimenti (riforma pensioni, art. 18, IMU", eccetera) e ora che quello ci ha ridotti a brandelli "cerca di smarcarsi e di rifarsi una verginità" come se non avesse il curriculum da pornostar che ha: "dove poteva succedere una porcata del genere se non in un Paese di malati di Alzheimer?". Quando io gli ho ricordato che quelli del PD hanno votato le stesse porcherie senza preoccuparsi nemmeno di prendere un minimo le distanze dalla linea di destra monetarista del governo, lui mi ha rimproverato di aver dimenticato Vendola, che secondo lui sarà "il garante contro le minchiate che il PD rischierà di fare! L'avversario non può essere il PD se sei di sinistra".
Il secondo dice che non mi capisce più: "faccio fatica a seguirti... possibile che sei diventato un 'tafazziano' anche tu? Perché il 'braccino corto' quando siamo ad un passo dalla vittoria? ...capisco che chiunque vinca dovrà rimboccarsi le maniche e portare avanti politiche di austerità, ma almeno andiamo noi che miglioriamo la condizione delle classi meno abbienti! Perché tutto questo disfattismo? quando vinceva il Caimano ci dovevamo rassegnare perché la gente la pensava in quel modo, prima ci rassegnavamo perché la maggioranza del popolo era democristiano, adesso che potrebbe toccare a noi mandiamo avanti Grillo per risolverci i problemi? Votiamo i nostri uomini per cambiare l'Italia, senza paura e senza qualunquismo di ritorno!"
Al primo ho risposto sinteticamente che NON credo assolutamente che Vendola possa, ammesso che voglia, essere il garante di alcunché. Al secondo ho argomentato meglio, e la risposta vale anche per il primo e in generale per chiarire la mia scelta di campo per Grillo. La piglio e la srotolo bene...
...
Se per vincere devo diventare come il mio nemico, allora ho perso: il PD di Renzi sarebbe stato tale e quale a un partito di centrodestra, ma anche quello di Bersani è un anno che perde occasioni su occasioni di dire "qualcosa di sinistra" sulla macelleria sociale Monti, lasciando sul terreno fior di argomenti contro questa linea politica monetarista, cosicché hanno potuto raccoglierli liberamente prima Grillo, e ora proprio il Caimano. In questo anno, e persino adesso col voto alle porte, dal PD è arrivato solo "sostegno a Monti senza se e senza ma". Ora che siamo sicuri che voteremo col Porcellum, che succede? L'alleanza PD-SEL prenderà il premio di maggioranza? alla Camera, forse. E al Senato? Se non abbiamo la maggioranza in entrambe le camere, facciamo il governo con Casini, Fini e Montezemolo, o appoggiamo un Monti-bis: è una buona prospettiva? A me non pare, affatto, ecco perché allora io spero tanto in una maggioranza, o almeno una grossa minoranza, di grillini in parlamento: è l'unica sabbia in grado di fermare questo meccanismo (che a guardarlo bene è impostato per darci ancora Monti premier e magari Berlusconi al quirinale con libertà di telefono), e anche se lo distruggono del tutto, è meglio: le nuove civiltà si costruiscono sulle macerie, di quelle vecchie.
All'argomento retorico che anche ai fascisti prima e ai leghisti dopo fu consentito questo giochino coi risultati che abbiamo visto, rispondo che però i grillini sono molto diversi da entrambi, come tipo di persone e sistema di valori, e questo è decisivo. Solo i cretini non cambiano mai idea, però, e quindi tentando di dimostrare di non esserlo sono disposto a fare il percorso inverso, e votare PD, se nei prossimi giorni, indotto o meno da Vendola, Bersani ritira dentro Di Pietro e, con un occhio alla fascia di asteroidi all'estrema sinistra, stila un programma di governo di stampo socialdemocratico, mi accontenterei alla Hollande anche se spererei meglio, dichiarando che in nessun caso appoggeranno mai più un governo di destra monetarista. Ma non succederà: il PD ha nel suo DNA ibrido la scelta assurda di cercare di rosicchiare qualche consenso al centro dimenticando che tra la gente di sinistra che non ha più un partito capace di superare la soglia di sbarramento per entrare in parlamento e la gente di tutte le estrazioni che non vota più ci sono milioni di potenziali elettori dove si pescherebbe dieci volte tanto con dieci volte meno fatica, e pazienza se si perdono gli ichini e i renzi. Perché ciò possa succedere il PD deve sciogliersi, e succederà solo forse con una batosta elettorale peggiore di quella rimediata da Veltroni: ecco un altro motivo per non votarlo.
Attenzione che sia tra chi vota sia a maggior ragione tra chi non vota più il malcontento contro l'euro è oramai largamente maggioritario: Berlusconi non è scemo, quante volte ce lo deve dimostrare? Si poteva e doveva ripetere fino alla noia, anziché il mantra del sostegno responsabile a Monti perché ce lo chiede l'Europa, quello del sostegno temporaneo a Monti perché riparasse il grosso dei danni di una situazione di cui il responsabile principale era Berlusconi con la sua politica irresponsabile e predatoria. Temporaneo, e condizionato a che il risanamento colpisse "anche", e non "quasi esclusivamente" come è stato, le "classi meno abbienti": quando si è visto che la patrimoniale no, la tassa sulle rendite finanziarie no, una mannaiata a tradimento agli scudati no, il falso in bilancio no, una vera lotta all'evasione no, la mafia meglio non toccarla nemmeno se telefona al Presidente, e invece le pensioni si, gli esodati si, gli statali si, gli operai si, la scuola si, la sanità si, eccetera, e intanto il Pil continua a calare e quindi ovviamente il deficit a salire (perché è una frazione col Pil al denominatore, cavolo!), allora un Partito che meriti il mio rispetto (e un qualunque futuro) doveva essere lui, a dire fermi li, avete fatto quello che potevate, grazie signori ma voi come tecnici siete piuttosto monocorde ora torna in ballo la politica ora si vota poi se vinciamo semmai chiamiamo altri tecnici che la pensano diversamente da voi. L'hanno fatto? No. Lo sta facendo Berlusconi, che per intelligenza politica vale da solo centomila volte tutte le teste del PD messe assieme, quanto è vero che lo odio. Vincerà? Non credo, è troppo sputtanato. Ma inciderà. E recupererà talmente tanti consensi che l'eventuale vittoria del PD sarà di nuovo così risicata che un nuovo governo Monti (o una cosa simile se non peggiore) è la sola prospettiva credibile per il dopo voto. A meno che Grillo non sfondi, recuperando lui voti tra i milioni di scontenti a sinistra e tra gli astenuti, anziché Berlusconi: il PD manco ci sta pensando, a provarci. E' l'unica speranza, ecco perché voto M5S.
Ed ora, alcuni approfondimenti:
  • Giannulli, ovvero due conti per dimostrare che il trionfalismo del PD si basa sull'argilla di un elettorato minato dall'astensione, e che Berlusconi è tutt'altro che spacciato e il suo rientro in questo (azzeccato) momento apre due scenari entrambi a lui favorevoli;
  • Lameduck, ovvero una che come me può dire "l'avevo detto io che non era vero che aveva mollato";
  • Il buon Peppe, ovvero per una volta un complimento a Monti per non aver esitato a dimettersi (anche se a giocare al Cincinnato con certa gente si vince facile...);
  • Mazzucco, ovvero Berlusconi alla fine "è un uomo che ha saputo capire la profonda natura degli italiani, ed ha saputo approfittarne proprio per il fatto di essere italiano come loro";
  • Grillo 1, ovvero uno che le cose che Bersani avrebbe dovuto dire a Monti gliele ha dette lui, in una lettera aperta inevasa e inascoltata del 24 novembre 2011;
  • Grillo 2, ovvero ci sono milioni di italiani letteralmente terrorizzati dalla prospettiva di altri 5 anni di montismo, e il suo movimento è l'unica alternativa a Berlusconi per tutta questa gente;
  • Ruffolo e Sylos Labini, ovvero le vere cause della crisi e cosa dovrebbe fare (un partito di sinistra) per combatterla, ovvero le cose che doveva dire e non ha detto, e dovrebbe dire e non dice, Bersani, che invece sentite che dice ("La prima persona che incontrerò in caso di vittoria sarà Mario Monti", praticamente un reo confesso);
  • L'olandese volante, ovvero Berlusconi sa di non poter vincere le elezioni ma sa anche che entrare in gioco come sta facendo praticamente costringerà gli altri a stare tutti assieme sotto un Monti bis e a concedergli quello che vuole - a meno che Grillo non stravinca, appunto;
  • Dellefragilicose, ovvero come e perché Berlusconi e Bersani sono più simili dei loro cognomi, e fare stravincere ii M5S è forse l'ultima opportunità che abbiamo di scardinare il sistema.

venerdì 7 dicembre 2012

SOPRASSEDIAMO!

La tecnica del tormentone è antica probabilmente quanto la comicità, quindi si potrebbe dire quanto l'uomo, non avendo idea se i primati o quantomeno gli ominidi nostri progenitori avessero una loro forma di cabaret. Come tutti gli espedienti retorici, il tormentone agisce sul cosiddetto emisfero destro del nostro cervello, o per meglio dire sulla nostra mente profonda, che sta alla nostra mente logica come tutta la massa terrestre sta alla sottilissima crosta: è enormemente preponderante per peso dimensioni ed energia, ma noi esseri di superficie abbiamo invece una percezione diametralmente opposta, errata. E non è solo questione di profondità e di preponderanza: i collegamenti da emisfero destro viaggiano anche molto più velocemente, e funzionano secondo una logica non aristotelica, per cui la parte è uguale al tutto. Ecco perché il bravo oratore infarcisce il discorso di frasi fatte alliltterazioni metafore proverbi, e il bravo comico di tormentoni, eccetera: il riconoscimento immediato di un valore di verità, o di comicità, a una parte del discorso si estende automaticamente al tutto, nelle menti del pubblico. Ovviamente, la cosa va fatta secondo una tecnica precisa, nei più bravi istintiva, fatta di toni precisi al decibel e tempi precisi al millisecondo, altrimenti funziona male o non funziona affatto. Comunque, l'accostamento ci suggerisce che forse non è un caso che la storia politica recente sia piena di ex attori, ex cantanti da crociera, ex comici.
Beppe Grillo conclude quasi tutti i suoi interventi, ormai, con la frase "ci rivedremo in Parlamento, sarà un piacere", tormentone utilizzato come una sorta di marchio di fabbrica anche da molti dei candidati alle cosiddette parlamentarie in quei teneri video di autopromozione così facilmente criticati. Come tutti gli espedienti retorici (fate caso a quanto sono contraddittori i proverbi, tra loro e talvolta anche al loro interno, ad esempio) il tormentone è facilmente smontabile, logicamente: un piacere per chi? per voi che siete certi di mantenere la vostra purezza e con essa sconfiggere i (comunque maggioritari) residui della partitocrazia, o - come qualcuno già esplicitamente prevede - per chi vi vedrà a uno a uno cedere alle sirene della carriera politica? Di questi tempi, infatti, un ragazzotto che vede un contratto a tempo indeterminato come un miraggio è realisticamente in grado di rinunciare alla vita di agi che lo attende se solo, alla fine dell'unico mandato che in pratica gli consente il M5S, cambia casacca?
Mi si può dire "ma come, hai appena fatto endorsement per Grillo, e dici queste cose?". Ma un conto è dichiarare una cosa, un conto sono i motivi per cui lo si è fatto. Ci tornerò, e non è detto che non cambi persino idea, ma per ora l'argomentazione più vicina a quelle mie profonde l'ho trovata in questo pezzo del Comandante Nebbia: il Movimento 5 stelle ci serve per sparigliare le carte, altrimenti questa partita non si sblocca. Credo sia impossibile arrivare alla politica come servizio civile per la strada che ha tracciato il comico genovese, per farlo l'unica è sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia statistica. Ne ho già parlato e ci tornerò, al punto di farne il mio, di tormentone: l'unica salvezza è un parlamento di sorteggiati. Ma nel lasso di tempo necessario a che i grillini coi loro buoni propositi si scontrino con la realtà dell'animo umano per restarne travolti, solo una loro massiccia presenza in parlamento può portare allo scoperto una classe politica da estirpare con quasi nessuna eccezione. Senza di loro, si realizzerà l'inciucio eterno che ci stanno preparando da anni. Sui loro problemi di ingenuità, democrazia interna, utopicità degli intenti, per ora volentieri soprassediamo.

 

mercoledì 5 dicembre 2012

TUTTI GLI UOMINI DEL

Sarà anche improbabile, ma un passaggio del testimone tra questi
due campioni della democrazia sarebbe il corollario ideale per la
sentenza della Corte costituzionale in cronaca
I giudici della Corte costituzionale, come tutti i giudici terreni, e quindi per chi non è credente come tutti i giudici, possono anche sbagliare, ma un conto è la Verita assoluta ammesso che esista un altro è la verità giuridica, e quando la pronuncia arriva dal più alto grado previsto dall'Ordinamento, ci si arrivi direttamente o passando per tutta la trafila, si può dire senz'altro che la verità è sancita.
E' vero che molte pronuncie della suprema Corte sono state ampiamente disattese in vario modo a vario livello, spesso proprio da quelli che quando gli conviene ne invocano l'applicazione, ma proprio per questo chi si voglia distinguere deve, senza esitazione, evitare questa trappola. Per cui da oggi si può affermare senza ombra di dubbio che
non è possibile intercettare il Presidente della Repubblica, neanche per sbaglio, indirettamente, e il contenuto delle registrazioni deve essere sottratto al dominio pubblico qualunque sia il loro argomento.
Dunque è inutile argomentare, con Bertani, che se in quei dialoghi non c'è nulla di compromettente si potrebbero mostrare agli italiani tranquillamente, e se invece c'è qualcosa l'intercettato avrebbe dovuto a maggior ragione portarli al dominio pubblico assieme alle dimissioni. E' sovversivo dedurre, con Grillo, che come il Governo non può passare sopra a una sentenza con un decreto senza che ciò significhi la fine della democrazia liberale, così un Presidente beccato al telefono con un indagato nella trattativa Stato/mafia che gli chiedeva aiuto non può non invocare la massima trasparenza senza delegittimare la carica che ricopre. E' patetico andarsi a rileggere l'articolo 90 della Costituzione della Repubblica Italiana, quella di cui il Presidente dovrebbe essere il supremo garante, e dedurre dalle parole il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni la logica conseguenza che invece è responsabile eccome degli atti compiuti fuori dall'esercizio delle sue funzioni. Intanto la nostra carta costituzionale è forse il documento più disatteso della storia della civiltà giuridica mondiale, e va bene che l'articolo 1 è una dichiarazione di principio, l'articolo 3 è così generico da risultare forse intrinsecamente inapplicabile, ma ce ne sono tanti altri belli precisi violati ripetutamente, con la vetta rappresentata da quelll'articolo 11 che basterebbe da solo a istruire una nostra Norimberga mandando al patibolo tutta una classe politica a cominciare da D'Alema. Ma soprattutto appunto spetta alla Corte l'ultima parola interpretativa, ragion per cui il Presidente della Repubblica prossimo venturo, perché oramai è questione di mesi e non vedremo più questo sosia dei Savoia (per aspetto e per coraggio) su quello scranno, potrà comodamente contattare sul cellulare un killer perché lo liberi della sua ex moglie risparmiando sugli onerosi alimenti, o anche intavolare la prossima trattativa Stato/mafia in videoconferenza. Il che forse ci suggerisce chi potrebbe essere il candidato più adatto....

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