venerdì 8 giugno 2018

EPPUR SI MUOVE

Firenze, 1981. Quello a sinistra sarebbe il prete....
Ho iniziato a definirmi "ateo" da adolescente. Da adulto avrei smesso, preferendo il termine "agnostico" non so se per prudenza mia o maggiore precisione sua, o in genere per la considerazione elementare che anche l'ateo è un credente: crede che Dio non esista, e la cosa non è più dimostrabile del contrario. Cmq, al liceo ero ateo, e però avevo "ottimo" in Religione. Perché l'insegnante, Gernaldo Conti (uno che è rimasto un mito presso i ragazzi di tutte le città in cui ha operato, uno che ancora oggi, che è diversamente giovane e variamente acciaccato, ha una marea di followers dei suoi videomessaggi social, per dire...), un prete a dir poco sui generis al punto che la sua parrocchia di periferia durante le sue funzioni traboccava letteralmente di ragazzi perché era per loro un fratello maggiore che parlava la loro lingua e conosceva i loro problemi, riusciva a dialogare anche con un caprone come me, che lo ricambiava passando le ore di religione in classe con lui e pochi altri a disquisire di questioni teologiche ed etiche, mentre gli altri magari erano svicolati in cortile a giocare o addirittura via da scuola un po' prima, tanto era l'ultima ora...
Da quelle ore nacque una delle mie prime "fatiche letterarie" (le virgolette sono per pudore e autoironia...), un libercolo autoprodotto che mi pare si chiamasse Dialogo tra un ateo e un Papa, dovete capirmi come molti al liceo adoravo Leopardi in genere e le Operette morali in particolare, e se lo trovo, e soprattutto se vinco la vergogna, giuro che ve lo propino. Per ora accontentatevi di questa canzone, solo di qualche anno appresso, che vi invito (come per tutte le altre, anche se non ci spero più) a chiedermi in uso per musicarla. Per quello che può servire, io l'ho pensata come un giro blues-rock veloce, come chi ci capisce può persino intuire dalla metrica dei versi.

EPPUR SI MUOVE

Quando il vecchio disse “eppur si muove”
non aveva proprio tutti i torti:
“non c’è niente di nuovo sotto il sole”,
i venuti sostituiscono i morti,
i venuti sostituiscono i morti.

Sono uscito perché non ne potevo più,
quella gente mi guardava male:
mi sentivo a posto come un pesce
in offerta speciale da un salumiere,
come un occhio destro sul sedere.

Sono uscito fuori stamattina,
la comunità mi ha sconcertato,
tutta unita come si volesse bene
ma pronta a guerre esterne ed intestine
fuori dalla casa del signore.

E la musica esiste per caso,
fortunatamente un giorno è nata
dall’accoppiamento di un rumore
fatto col culo con uno della bocca:
le scoperte del genio umano.

E la musica mi salva ancora
tra due casse in olofonia,
ma il quartetto rosa è una follia,
il professore una mia invenzione,
il musicista genio una finzione.

E la musica la sento solo
perché solo è la mia aspirazione:
fondamentalmente un asociale,
ma la colpa è loro e non è mia,
non sopporto la loro compagnia.

Ed allora – visto? – sono uscito
dopo che ho cercato di dar senso
a parole che lo hanno soltanto
dietro una grossissima finzione:
che siamo qui per scopo e non per caso.

È affascinante pensare di esser nati
per volontà di un essere superiore:
ti fa sentire le spalle al sicuro,
libero di metterla nel culo
a chi è disattento per un poco.

Certo, c’è chi vive giustamente
il messaggio per il suo valore,
ma è perché è giusto già nel cuore:
quello che ho sentito nelle messe
resta al margine di chi non ama.

È questione di invertire il nesso
di causalità tra amore e dio,
di non farne un’identità
che rischia di fornire alibi a buon mercato
a chi in fondo sa di esser stronzo.

Carte e vento ci hanno circondato,
sono costretto a fare ciò che vogliono:
sono stato bambino troppo poco
e lo sono oggi troppo a lungo
per distinguere tra vita e gioco.

Carte e vento, distinguerle da amore,
centro mio di gravità permanente:
voglio riuscire a essere coerente,
carte e vento non ce la faranno
a distogliermi da questo amore.

Il mio impegno non è mai orientato:
non ho mai cantato una canzone,
forse non inciderò mai dischi,
non farà mai un concerto fuori
dalle mura del mio gabinetto.

E’ difficile riuscire a attuarla,
e la gente certo non lo vuole:
la mia utopia è la più utopia di tutte
è l’amore senza controvalore
è libertà senza l’altro mondo.

E quella gente mi resta indifferente,
voglio darci anch’io un taglio finale
e vedere l’altra parte della luna
senza che Gesù mi sogni ancora:
non cercarmi, dio, io non ci sono.

Ti perseguiti per sempre il dubbio,
amore, non abbandonarti alle certezze,
non sentirti mai tranquilla che sia giusto
ciò che fai, quello che dici e che ti inventi,
ciò che ami, ciò che odi e ciò che senti.

E ho urlato “amami Alfredo” stamattina
tra il basso la chitarra e la batteria;
la vittoria non è il mio obiettivo vero,
quello è stato per me sempre la follia
di amare, intanto vivere, e annullarsi.

Questo è il sogno del papà di Roger Waters:
sono uscito stamattina dalla chiesa
perché la gente crede solo per egoismo,
e il discorso è facile ora da concludere:
vaffanculo a tutti e brindisi a me solo.

E il discorso adesso è facile da concludere:
vaffanculo a tutti e brindisi a chi vuole.
Spero solo che ascoltando queste cose
venga a tutti un mal di testa come il mio,
da far schizzare il cervello dalle orecchie.

lunedì 4 giugno 2018

CI SI POTREBBE GRATTARE...

Diego Fusaro replica a un professionista della manipolazione sentimentale...
Alla fine il governo gialloverde è partito, e il fatto che sia comunque una buona notizia è certificato persino dai famigerati mercati finanziari, oltre che ammesso onestamente anche da chi era stato chiamato all'ultimo momento a rimpiazzarlo, o chissà forse solo a fare da spauracchio per ammorbidirne certi aspetti.
Sia chiaro, non solo (come avevo peraltro predichiarato) non è certo "il mio governo ideale", ma non fatico ad ammettere che sono molti gli aspetti che non possono che procurare orticaria, a me come sicuramente a molti grillini sia militanti che politicamente attivi, da semplice eccessiva vicinanza a gente che predica valori incompatibili con chi si sente di sinistra. Ma la politica è arte empirica, bisogna fare il meglio con le carte che si hanno a disposizione, e una legge elettorale così farlocca francamente non poteva dare all'Italia un governo migliore, anzi: si ricordi che era stata concepita per avere il Renzusconi come unico sbocco possibile (non avendo fatto i conti con gli elettori, che di fatto lo hanno reso invece l'unico impossibile)...
D'altronde, quando c'è una guerra partigiana non puoi non essere di bocca buona riguardo a chi ti trovi dalla tua parte della barricata, dopo la liberazione torneremo a dividerci sui temi, oggi abbiamo cose più importanti da fare.
E d'altronde, quelli che oggi ci chiedono "come fate a stare al governo coi leghisti" sono magari gli stessi che coi leghisti ci andarono quando c'era da far cadere il primo Berlusconi, gli stessi che una volta incassato un premio di maggioranza incostituzionale grazie all'alleanza con la sinistra vendoliana, dimessa la coalizione in cambio di un paio di belle poltrone si sono acconciati per tutta una legislatura con gli alfaniani (con quelli orticaria niente?) durante la quale hanno persino provato a ribaltare la Costituzione (fermati soltanto, ancora, dal tanto vituperato elettorato italiano).
Infine, si può dare il caso che i leghisti, costretti in un'alleanza diversa dal solito, possano essere indotti anche solo dal calcolo politico a limare certi atteggiamenti (tolti i quali, la lettura della questione migranti ad esempio è tutt'altro che univoca), mentre ben più gravi perché sostanziali sono  peccati come quello di aver appoggiato, anche fosse solo per fedeltà all'allora capo supremo, una nefandezza esiziale come il pareggio di bilancio in Costituzione (l'unica riforma costituzionale nella storia patria ad essere approvata senza bisogno di referendum confermativo).
Trovo pertanto perlopiù patetici i post sui social di tanti amici di sinistra e piddini (la "e" è disgiuntiva, avete capito bene) che si ergono a paladini contro il governo razzista xenofobo omofobo eccetera, quando i governi da loro appoggiati o comunque favoriti hanno negli ultimi decenni fatto a gara a chi azzerava più diritti fondamentali dei cittadini (talvolta usando quelli civili come velo per nascondere il massacro di quelli economici, senza i quali i primi sono lettera morta a meno che non hai tanti soldi), privava lo Stato di ogni mezzo e meccanismo di intervento, e favoriva proprio quei fenomeni da cui poi ovviamente venivano fuori i casi umanitari da strumentalizzare. Se vi fa comodo pensare, cari amici, che siamo noi ad avere "sbracato" passando al Nemico, fate pure. Noi pensiamo che il Nemico sia colui che ci ha portato, tutti, a questo punto, e tra di voi capiamo al limite solo quelli che dal Nemico vengono remunerati più o meno bene, invece quelli che ancora gli portano l'acqua al mulino a gratis sinceramente ci fanno solo pena. Ma se il "governo del cambiamento" riesce, tranquilli, sarete salvati anche voi, anche da voi stessi, anche se non lo capirete e non lo ringrazierete (ma invece secondo me in tanti lo farete, lo farete).
Il punto è, semmai, SE, il governo riesce. E questo dipende da tanti fattori, alcuni dei quali non controllabili. Il più importante dei quali, l'ho detto alla vigilia, è mettere in discussione la UE così com'è o altrimenti essere fermamente disposti a uscirne. La seconda cosa perché altrimenti nella prima non si viene presi sul serio. Oltre che perché la UE potrebbe presto crollare di suo, come fanno tutte le costruzioni che non hanno fondamenta adeguate.
Riflettiamoci un attimo: com'è stato possibile il repentino dietrofront del PdR su Cottarelli? non vi sarete bevuti la storiella di Savona, che metteva in pericolo la UE all'Economia e invece la tranquillizza agli Affari europei (!!!), no? No. C'è qualcosa di grosso a livello di geopolitica internazionale. Che l'UE sia un progetto egemonico tedesco non lo vedono soltanto i cosiddetti (a sproposito) complottisti da anni, e la maggioranza degli elettori italiani da un po'. Si vede anche da oltreoceano. Ora, non è che passare da un dominio all'altro sia tutto questo affare, soprattutto valutabile a priori. Ma un guscio di noce come il nostro è proprio dal sapersi districare in queste situazioni che ha tratto le sue migliori fortune, e dal cristallizzarsi in Assi troppo rigide le sue peggiori disgrazie. Hai visto mai che tra le crepe di un sistema mondiale in via di ridefinizione riusciamo finalmente a trovare l'interstizio che ci compete, data la nostra assoluta specialità di collocazione geografica e ricchezza storico-culturale...
E comunque, cari amici di sinistra, a gonfiare le fila del M5S e della Lega sono proprio tanti ma tanti ex-comunisti, mentre voi restate a inseguire false bandiere sulla nave dei banchieri mitteleuropei, proprio mentre minaccia di affondare e in caso ha già dimostrato che voi per loro non siete che topi.
In altre parole, il piano B la Germania ce l'ha, eccome, e tutto concorda a poter affermare che ha continuato a edificarlo di nascosto anche mentre pagava i vostri capi, e loro il vostro mainstream, a raccontarvi le frottole europeiste.
Quindi lo spread scende, e potrebbe restare giù anche mentre si attua il Contratto nei punti che vi dicono più insostenibili per i Sacri Vincoli, perché i mercati non sono che computer che "ragionano" su tantissime transazioni rapidissime contemporaneamente, e sanno quando uno si muove con le spalle coperte e quando no, e sanno anche che uno Stato sovrano può emettere tutta la moneta (ha vari modi per farlo, peraltro) che vuole, se è credibile. Prova ne è che la BCE in questi hanni ha "stampato" fantastiliardi di euro, lo chiamano Quantitative Easing così lo riconoscete, solo che li hanno dati alle banche nell'illusoria (o fasulla, fate voi) presunzione che queste avrebbero finito per immetterli nell'economia reale, e non per rastrellare titoli su titoli alimentando, e intanto "internizzando", il debito pubblico, come invece hanno fatto. Quindi non è affatto folle il proposito di andare a chiedere proprio alla BCE i soldi per realizzare le riforme che servono per fare ripartire il Paese: ne può creare quanti ne vuole, è da anni che lo fa. E se si rifiuta trincerandosi dietro i Trattati, si cambino i Trattati: ecco che la UE o cambia o muore, anche se non lo diciamo più. Magari cambia, e ne esce chi non apprezza questo cambiamento, anziché noi...
Insomma la Storia si è mossa. Non è detto che vada bene, ci sono tante incognite da verificare. Ma felice quel popolo che ha il coraggio di andare a vedere cosa gli riserva il futuro e a che prezzo, anziché trincerarsi in un presente senza nessuna via d'uscita se non l'asfissia, come quello che ci avevano riservato. Alla fine, mi ripeto, magari l'Europa, quella vera, stavolta la salviamo noi.

giovedì 31 maggio 2018

DEMOCRAZIA SOTTO TUTELA?

Questo Bagnai lo scriveva nel 2012, e ce lo ricorda oggi...
Al momento che scrivo ancora non sappiamo se ci hanno definitivamente sancito che non siamo in democrazia imponendoci l'ennesimo governo fantoccio di Bruxelles oppure se avremo finalmente il governo gialloverde anche se in versione light per non allarmare troppo i pupari. E' dalle elezioni che scrivo poco di politica per via del quadro troppo mutevole per le possibilità di aggiornamenti di un sito amatoriale, ma la questione Mattarella impone un commento a se stante a prescindere dagli sviluppi successivi, per cui ci provo.
Il nocciolo non è se sia o meno legittimo che un PdR rifiuti di nominare un ministro (in passato è stato fatto, anche se mai con la conseguenza di impedire il varo di un governo), è per le motivazioni che ha ritenuto di usare (della serie, era meglio per lui se taceva): tutelare i risparmi degli italiani e non accettare al MEF chi abbia posizioni critiche verso l'Euro. Due questioni eminentemente politiche che pertanto esulano dalle prerogative di chi sarebbe il garante della Costituzione che ancora assegna la sovranità al popolo e quindi se il popolo vota chi è critico verso l'Euro e con ciò mette a rischio i propri risparmi sono cavoli suoi, il Presidente non è nostro papà che ci deve proteggere anche da noi stessi se serve.
E' una obiezione talmente logica che il PdR, non sappiamo se imbeccato o meno ma ciò è ininfluente, l'ha fatta subito propria precisando che per mettere in discussione l'Euro bisogna semmai presentarsi chiaramente agli elettori con questo programma così poi è chiaro quale è la loro volontà in merito. E ha convocato un falciatore professionista a varare un governo "balneare" per portarci al voto al più presto. Peccato che i sondaggi dicano (e anche questo è appena logico, può arrivarci chiunque) che l'esito di elezioni impostate a mo' di una sorta di referendum sull'Euro sarebbe largamente scontato, a meno di far passare abbastanza tempo e fare succedere abbastanza cose da terrorizzare completamente tutti (e in Italia purtroppo di queste cose siamo tristemente esperti...). E che lo spread può essere si innescato o disinnescato da atti mirati, ma coi mercati completamente governati dai computer di tutto il mondo in tempo reale non può essere manipolato, per cui è continuato a crescere anche con Cottarelli a bordo campo per scaldarsi e quindi il mister lo ha fatto di nuovo accomodare in panchina. Ma dello spread parliamo dopo.
E' il momento, infatti, di entrare nel merito della questione che ha innescato il problema. E' giusto o sbagliato mettere in discussione l'Eurozona? e soprattutto, visto che parliamo di Savona, è sensato o insensato avere un piano B in caso l'UE non ascolti le istanze di un Paese che di essa è socio fondatore nonché terza entità, ma anche in caso che questa UE collassi di suo, cosa sempre più probabile (nel qual caso, si fanno male tutti, ma chi non ha pronto un piano B di più - e infatti i tedeschi ce l'hanno eccome)? In altre parole, dopo aver sancito che anche se fosse una pessima idea, se l'uscita dall'Euro è volontà degli italiani un Presidente che si oppone può al massimo, se non intende piegarsi al volere del suo popolo, dimettersi, andiamo a discutere tale idea nel merito.
Il grafico è tratto da questo illuminante articolo di Gawronski
Per prima cosa occorre demolire la montagna di falsità che hanno già cominciato a recitare a reti unificate, una vera e propria campagna di disinformazione secondo la quale il debito pubblico ci impedirebbe di uscire dall'Euro pena sfaceli a non finire. E cominciamo dai risparmi degli italiani, guardate la curva: sono aumentati o diminuiti da quando c'è l'Euro?  Si, hanno retto nei primi anni, ma non c'era la crisi. E sono proprio le risposte monetariste alla crisi, pro-cicliche anziché miranti a salvaguardare il più possibile i più deboli, la vera dimostrazione della totale inadeguatezza del sistema eurocentrico, e la vera causa di tutti i nostri mali. Rispondere a una crisi di domanda interna imponendo tagli è come fare un salasso a un anemico: muore. Ma l'area Euro non è fatta tutta di anemici, anzi: averla varata per come è stato fatto, con le parità che abbiamo avuto, è stato come una enorme trasfusione verso Germania e satelliti, che da allora esportano a gogò (anche ben oltre i parametri concessi, ma si sa quelli valgono solo quando conviene a loro), per cui a loro i salassi sono salutari e allora si fanno a tutti e pazienza per le vittime. La "realtà vera" è questa: l'Euro nasce come arma per impoverirci, ed è stata finora molto efficace, i risparmi degli italiani sono solo una delle dimensioni colpite, e il debito pubblico con lo spread non c'entra nulla perché questo è un parametro quasi automatico della credibilità di un debitore e uno Stato sovrano ha molti modi per farsela (se no il Giappone col debito che ha avrebbe lo spread alle stelle e non tutt'altro). A fabbricare le "false realtà" sono quindi professionisti pagati dai vincitori di questa guerra europea sotto mentite spoglie, a propagarle sono i politici a libro paga e i giornalisti schiavizzati al punto che se fanno altrimenti devono cambiare mestiere. La cosa che fa più rabbia è, però, che ci siano ancora persone comuni che, vittime della loro ingenua adesione a una collocazione ideologia che ormai è solo facciata, peraltro edificata a loro uso e consumo, fanno eco gratis sui social a questa cagnara di bugie. E magari si sentono pure di sinistra, nel farlo...
Allora occorre essere duri. Io pure sono di sinistra, dall'adolescenza. Ma oggi chiunque abbia a cuore il futuro dell'Italia deve capire che il No all'Euro non è di destra o di sinistra. E' un presupposto per poter ricominciare a dividersi su quale politica economica intraprendere e in che direzione incanalarne l'azione, cioè per poter tornare ad essere di destra e di sinistra per davvero. L'Unione Europea, come dice Diego Fusaro,  è
"...un progetto nato per volere della classe dominante turbocapitalistica per massacrare le classi lavoratrici d’Europa e per riplebeizzare il vecchio continente, azzerando ogni conquista sociale e imponendo la volontà sovrana dei Mercati."
Nessuna politica di nessun colore è possibile al suo interno. E nessuna delle favole sulla gestione del debito e dei conti pubblici che vi raccontano da trent'anni è vera. E' vero il contrario. La prova regina? Siamo in avanzo primario, cioè lo Stato incassa dai suoi cittadini più di quanto dia loro, al netto della spesa per interessi, dal 1992 praticamente senza soluzione di continuità, eppure il debito pubblico ha continuato ad aumentare. Mentre gli italiani stanno sempre peggio. Senza sovranità monetaria, e senza un esercizio eticamente ineccepibile di tale sovranità, nessun sacrificio sarà sufficiente a salvarci. Siamo sotto uno strozzino, dobbiamo liberarcene. Se una volta eravamo scialacquoni, forse, oggi ormai il vizio del gioco ce lo siamo tolti da 26 anni, e con esso tutto il superfluo, molti oramai anche il necessario, e non basta. Non basta perché NON PUÒ, bastare. L'austerità oltre un certo limite, la spending review dopo decenni di buchi nella cintura, sono ricette sbagliate, che uccidono il paziente, come - ripeto - un salasso a un anemico. Volete morire? Restiamo nell'Euro. Questo dev'essere detto senza più equivoci - capito Di Maio? - approfittando di ogni spazio ti lasciano e cercando di crearsene altri di propri, possibilmente generalisti. Perché dall'altra parte reciteranno a reti unificate il mantra del vincolo esterno e del pareggio di bilancio (tra l'altro, messo nottetempo in Costituzione con la complicità di Salvini: da non dimenticare...). Fino ad erodere il vostro possibile trionfo. Dovete spiegare alla gente con chiarezza che il vostro programma, dal reddito di cittadinanza all'acqua pubblica alla Rete come diritto fondamentale al sostegno alle piccole e medie imprese al recupero del territorio e dell'immenso patrimonio edilizio e culturale eccetera, NON E' ATTUABILE se non disponendo della leva monetaria. Che può anche restare in mano a Bruxelles, ma per farci quello che chiedono gli Stati membri (in altre parole, cambiando i Trattati). O se no salta tutto. E poi i mercati vediamo cosa fanno, se attaccano o premiano chi ha coraggio di investire sull'economia reale rilanciandola massicciamente.
Questo ha detto il famigerato Savona, questa è la posizione di Bagnai e Borghi economisti di sinistra eletti nella Lega, questo quello che recita il programma a 5 stelle anche se il cauteloso Di Maio fischietta: siamo fondamentali per l'Europa, senza di noi l'Unione crolla, il piano A è andare a Bruxelles e fare pesare tutto ciò, chiedendo una riforma dei trattati che doti l'Unione di una vera banca centrale tipo USA o Giappone, a cui chiedere le risorse che servono per i bisogni della popolazione. Può farlo, sono anni che Draghi lo fa per le banche, a miliardi, senza che uno zero virgola di benefici si sia visto per i cittadini. Se a Bruxelles rispondono picche (e lo faranno perché non è mai stato un loro obiettivo guardare ai bisogni di tutti gli europei, la UE è nata per essere uno strumento di dominio di una parte dell'Europa su un'altra, altrimenti ad esempio la parità lira/euro sarebbe stata fissata a 1000 non quasi a 2000) allora si attua il piano B (ecco che quindi bisogna avercelo eccome), e lo si fa "nottetempo" perché nella storia dell'umanità queste cose si sono fatte sempre all'improvviso e negando fino al momento prima, per non dare tempo agli speculatori di agire. Il governo era pronto, lo spread era a cuccia, ora sapete anche chi è il responsabile della sua crescita: proprio chi dice di volerci tutelare, perché i gialloverdi avevano scelto uno che era stato ministro con Ciampi proprio per tranquillizzare i mercati, non c'era nessun bisogno di trasformarlo in Robespierre e farne un caso. A meno che l'obiettivo non fosse proprio svegliare il cane che dorme. Ma questo l'abbiamo già raccontato....
Ora che si rivedono spiragli, non so se sia una manovra o meno, e non so se i gialloverdi saranno chiamati a sbiadirsi e pur di governare accetteranno di farlo, convinti che possa essere comunque utile. Sgombro da subito ogni dubbio, come dissi a suo tempo per la Raggi sindaco: senza leva monetaria non si può fare niente, se devi tappare una buca qua puoi farlo solo se ne lasci aperta una la. Occorre un cambio di paradigma, o della UE in toto o nostro fuori dalla UE. Un cambio radicale. Ora. Il governo se non fosse stato stroncato sarebbe nato il 24 maggio, quando il Piave mormorava, che cosa mormorasse dovreste saperlo...
Ma nel caso vi serva ancora qualche ripassino, vi propongo di leggervi per intero il famigerato piano B di Savona, scoprirete che stringi stringi è puro buon senso, e magari seguire pian pianino tutti i link di cui dissemino i miei post "politici" come questo, i primi sono tanti ma i secondi ormai sono radi, potete farcela, e magari servono a darvi, anche solo inconsapevolmente, gli strumenti per zittire, se non per convincere, gli sciagurati che vi diranno che fuori dall'Euro ci sono solo guai, anche dopo 17 anni di guai per esserci dentro. Nella Storia, tutto a un certo punto finisce, e gli abomìni, quelle costruzioni innaturali che stanno in piedi solo a patto di storture che recano più sofferenze ai molti che benefici ai pochi, di solito durano pochi decenni al massimo. Questa Unione Europea o cambia radicalmente (e si potrebbe, se si volesse, leggete qui la Gabanelli, ma vedrete che non vorranno) o muore, e anche presto. Se fate la vostra parte, magari si potrà dire che dell'uno o dell'altro di questi esiti il merito storico è stato della vostra cara vecchia vituperata Italia...

domenica 27 maggio 2018

19 - EVERGREEN

Gli occhi verdi più famosi della storia della fotografia, al tempo
perfetti per strappare il nostro consenso una guerra senza fine...
Per apprezzare meglio il racconto numero 19 (coraggio, ne mancano due o tre) di Chi c'è c'è (mia prima e unica opera di narrativa fino all'uscita di Sushi Marina nei prossimi mesi) bisogna ricordarsi che è uscito nel 1999 ed è stato scritto l'anno prima. Non era di moda il superamento delle identità sessuali. Che, tra parentesi, è cavalcato in questi anni bui da chi vuole farsi spacciare per progressista mentre ci rispedisce in massa nel sottoproletariato. L'astronauta il cui sogno è intercettato dal geestre che ci ha letto tutti i racconti è un anziano biologo brasiliano gay non dichiarato, ma per mezzo racconto la cosa non si capisce, come per Stella di mare di Lucio Dalla manco dopo la millesima volta che la senti.

(Abbiate pazienza, del governo parlerò solo se lo fanno, o se invece hanno la faccia tosta di non farlo, con il primo Presidente della Repubblica della storia italiana che usa davvero le sue prerogative sulla scelta dei ministri per mettere i bastoni tra le ruote fino alla fine, e magari con successo, che viene giusto dopo il primo suo collega a farsi rieleggere per impedire che vada al suo posto uno meno compromesso coi padroni del vapore. Ma se non si incazzano i ventenni, cosa volete mai da un cinquantenne abbondante?...) 

19 - EVERGREEN

Arancio. Rosso. Blu. Bianco. Giallo. Nero. Oro. Argento. Viola.
Verde.
Nei miei occhi lampi di luce colorata, globi luminosi che esplodono in scintille iridate, ed i ricordi fluiscono, inarrestabili… La musica è assordante, le strade colme di gente in festa, coriandoli, balli e danze, ritmi antichissimi, piume e lustrini, ed un odore di trasgressione, di divertimento ad ogni costo.
Non ho mai condiviso in pieno questa atmosfera di festa obbligata, non mi sono mai sentito parte di questa massa urlante, dondolante, trasognata, isterica. Tuttavia, quel giorno ero lì, ad osservare, tra il divertito e l’annoiato, la sfilata delle scuole di samba, a Rio. Era l’occasione giusta per lasciare moglie e figli a casa, senza destare sospetti.
Verde.
Improvvisamente, il verde delle nostre foreste, che i miei pennelli non erano mai riusciti a riprodurre, illuminato da riflessi d’oro, e sottolineato da un contorno blu. Era il verde dei tuoi occhi, che incrociarono i miei per un attimo interminabile.
Ti osservai a lungo, mentre tu, imbarazzato, distoglievi lo sguardo. Un lungo fremito scivolò lungo la mia schiena, mi raggiunse le gambe, poi risalì fino alla fronte, mi fece socchiudere gli occhi, come per un capogiro.
Sparisti.
Proprio quell’attimo fu sufficiente per perdere la tua immagine tra la folla, lasciandomi in preda all’inquietudine, allo smarrimento. Ma non è facile che io mi dia per vinto!
Così continuai a sbirciare ovunque, tra i colori, cercando quel colore che, solo, poteva portarmi da te. E, come per miracolo, ti ritrovai.
Spintonai decine di persone accaldate, mi feci strada tra gruppi festanti, urlai per avere largo, mentii spudoratamente per oltrepassare un controllo di polizia, e ti raggiunsi. Il tuo sorriso divertito fu il premio più bello, superiore ad ogni ragionevole speranza.
Non ci furono commenti, non ci furono spiegazioni, non ci furono giustificazioni banali. Solo domande, da parte mia e tua, domande a torrenti, a fiumi, come se avessimo dovuto raccontare in un solo giorno tutte le nostre vite passate. E quanta complicità, fino da quel primo momento, che da allora in poi non ci avrebbe mai abbandonato.
Divenimmo ben presto inseparabili. Passavamo insieme ogni momento libero, parlando, parlando, parlando, e guardandoci. In casa dicevo che era per lavoro. D’altronde, fare il biologo molecolare è una missione, come salvare l’Amazzonia. Nel mio caso le due cose si identificavano: lavoravo per l’ONU, già allora. E spesso mi attardavo sui microscopi elettronici. Ma ultimamente lo facevo di meno e lo dicevo di più.
Ricordo quando mi facesti notare che il verde della foresta dentro alle lenti dei miei strumenti non si vedeva: me lo dicesti senza rabbia, sorridendo. Ed io alzai lo sguardo. Verso la finestra, verso di te. Verso il tuo sorriso.
Ah, il tuo sorriso! Cercavo tutte le occasioni per farti ridere. Soprattutto per quel tuo modo di scuotere la testa e per quel tuo gesto istintivo di scostare i capelli dalla fronte. Hai sempre ripetuto quel gesto, ogni volta che hai riso, ed ogni volta, anche dopo tanti e tanti anni, non ho potuto reprimere un fremito di tenerezza.
Passarono i mesi, anzi volarono, e mentre io ero sempre più innamorato e svanito, tu restavi sereno e tranquillo, come se non avessi capito nulla, come se stessi aspettando. Aspettavi, infatti, e ti sarò grato per sempre di aver prolungato quell’attesa, ed avere, così, dilatato enormemente il piacere che mi ha regalato il tuo primo si.
Mi ricordo distintamente quella sera, a casa tua, dopo una cena in cui mangiammo sconsideratamente di tutto. Ridevi, con quella tua risata fragorosa, contagiosa, ed io ti scostai i capelli della fronte, prima che fossi tu stesso a farlo. Allora mi prendesti la mano, e la accarezzasti a lungo, con attenzione, e per me tutto svanì, languidamente, nel verde dei tuoi occhi.
Amore. Completo, totale, irriproducibile, inspiegabile, delirante, infantile, eterno.
I tuoi occhi divennero il mezzo tanto a lungo cercato per esprimere la mia arte. Cominciai a dipingere, e i miei quadri si riempirono di verde, e con esso di natura, di pace, di serenità. Mi piacevano, si, ma mille volte meno dei tuoi: tu eri un artista vero, nato.
Se ripenso alla mia vita non mi sembra di avere mai fatto niente di bello se non con te, di non avere mai avuto un attimo di felicità se non con te, di non essere mai stato vivo, se non con te. Mia moglie e i miei figli, un errore collaterale a quello fondamentale di non avere preso coscienza ancora di ciò che ero, un errore comune a tanti come noi, da cui molti non si riprendono mai, neanche da vecchi.
Vecchio, giovane: che significa, poi? Quando si è felici si è giovani, si è con i giovani, si pensa ai giovani. La scuola d’arte che abbiamo creato insieme ci sopravviverà, e con essa le nostre idee, la nostra gioia di vivere, la nostra felicità per esserci incontrati.
E’ questo l’esorcismo contro la maledizione scagliataci addosso dalla natura matrigna, che ci ha generato ed un attimo dopo rinnegato, proibendoci di trasmettere al futuro, indissolubilmente fusi insieme, i nostri cromosomi, cioè il nostro passaporto genetico per l’eternità. I nostri figli, miei e tuoi, sono i tuoi allievi, figli non frutto di amori frettolosi, risposta ad istinti di riproduzione così antichi da non essere più riconosciuti come tali, bensì figli della consapevolezza e dell’educazione, sigillo alla nostra volontà di unirci per sempre.
Abbiamo molto amato molto sofferto  molto vissuto. Siamo vecchi. O meglio, io ero vecchio, dentro, quando mi convocarono, e capii che era stato tutto un sogno. Servivo, dovevo partire, dovevo persistere nella menzogna, e rinnegare te. Così ti feci credere che la decisione che io facessi parte della missione la avessimo presa insieme, ben sapendo che non ci saremmo più rivisti. Tanto, ti dissi, prima o poi la morte biologica ci avrebbe separato comunque. Era meglio che la nostra storia finisse così, messaggio di speranza affidato di nascosto a questa navicella per viaggi interstellari, piuttosto che con una straziante agonia, o un inaccettabile arresto cardiaco che non ci avrebbe lasciato nemmeno il tempo di un saluto.
La tua ultima immagine sfuma nella mia memoria. Indelebile, il verde del tuo sguardo mi accompagna nell’ultimo barlume di coscienza.
Il buio e le luci dello spazio si fondono in un unico, universale verde, ed io mi fondo con essi, felice di essere te.

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