Forse perché più passa il tempo più divento consapevole del fatto che i libri di storia del futuro porteranno come inizio della terza guerra mondiale il 2001, quando abbiamo invaso l'Afghanistan in risposta a un attentato perpetrato da terroristi arabi, e come fine ancora non si sa. Forse perché a Milano c'è Corso Buenos Aires che è anche una canzone di Dalla dal suo primo album come cantautore, Com'è profondo il mare del 77, dove però c'è anche Disperato erotico stomp che dice che "al centro di Bologna non si perde neanche un bambino". Forse perchè mi sono andati gli occhi su un articolo di qualche giorno fa che diceva che se fosse vissuto Bonvi avrebbe compiuto settant'anni. Forse perché Bonvi per chi è sulla quarantina vuol dire Supergulp, la trasmissione di "fumetti in TV" che seguì di qualche anno Gulp, che però se la ricorda chi come me va verso la cinquantina, e che era condotta in studio proprio da Dalla, che ne cantava la sigla Fumetto. Forse perché è a Bologna che Franco Bonvicini una sera di qualche anno fa uscì di casa per andare a una trasmissione TV in cui avrebbe venduto all'asta alcune sue tavole per sostenere l'amico malato (e disegnatore altrettanto immenso: ricordate i primi Alan Ford?) Magnus, ma una volta sui viali accostò per soccorrere un vecchio in bici investito o caduto, e aperta la portiera fu travolto lui. Forse perchè al liceo avevo il diario di Sturmtruppen, e quelle vignette non le dimenticherò mai, come la serie in cui i soldaten divengono pian piano tutti naturisten, o quelle in cui uno trova ein rifugien in ein grotten con ein bue e ein asinellen e pian piano tutti si sentono più buoni anche tre grandi uffizialen che gli portano dei doni, o quella in cui si passano le munizioni intontendo il sergente a forza di "danke" e "bitte" ad ogni passamano.
Forse per tutti questi motivi, oggi stavo pensando a Bonvi. E a quanto mi piacerebbe di più il mondo se ci fossero più eroiken portaordinen che vigliacchi esecutori di ordini criminali, come bombardare civili della fazione a noi momentaneamente avversa per proteggere quelli della fazione che ci fa comodo. E allora lo saluto mentalmente col brano che gli dedicò a suo tempo il suo amico Francesco Guccini, Lettera:
domenica 10 aprile 2011
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