martedì 22 aprile 2014

A VOLTE RISORGONO

Fossi credente, il vizio di raffigurare un palestinese di duemila
anni fa alto e biondo come un vichingo lo direi una blasfemia...
Se siete credenti, un paio di giorni fa è risorto il figlio di Dio, che poi secondo uno dei concetti più incasinati mai elaborati sarebbe anche Dio stesso in una delle sue tre personificazioni, una di quelle robe che o ci credi o se tenti di sbrogliarla con la logica ti va in fumo il ciriveddo. Come molti atei/agnostici, è un argomento che mi affascina da tempo (al punto che al liceo a religione avevo ottimo pur dichiarandomi non credente, perché padre Gernaldo apprezzava molto le disquisizioni teologiche tra amici che intrattenevamo nella sua ora), per cui non è la prima volta che ne parlo manco qui. Ci torno su perché a Roma, e più precisamente al Teatro Sistina, fino al 31 maggio c'è Jesus Christ Superstar, che in Italia vuol dire da decenni Massimo Romeo Piparo, stavolta addirittura con una rock band di fama come i Negrita a suonare e il Gesù Cristo "originale" del film del 1972 a dominare le scene, primo piatto d'eccellenza con Shel Shapiro e Simona Molinari tra i contorni, e a raccontare nelle interviste il gradimento dell'opera a suo tempo direttamente di Sua Eminenza Paolo VI. Se non avete mai visto o sentito il capolavoro della premiata ditta Rice/Lloyd-Webber (e chi ve lo dice non solo ha visto il film e ascoltato più volte l'OST ma la sua versione preferita è quella arrangiata prog che ha girato a lungo per il circuito live romano) dovete assolutamente rimediare a questo buco nel curriculum.
Il fatto che la rivelazione a decenni di distanza di una sorta di placet ufficioso al musical da parte del vertice della Chiesa cattolica romana riesca a fare notizia, è spiegabile più che dagli aspetti superficiali (il taglio "hippie" e giovanilistico, la musica non certo rispondente ai canoni dell'epoca - il cui sdoganamento anzi aprì il sentiero ad innumerevoli band parrocchiali da lì ad oggi) ad alcune meno spettacolari questioni "profonde"; "Superstar" infatti tra le altre cose pesca alcune tematiche dai vangeli apocrifi (certo con moderazione, Rice non è De André, se volete un vero capolavoro dovete (ri)ascoltarvi La buona novella), in particolare per quanto riguarda Giuda, che infatti è il personaggio meglio riuscito del musical.
E qui faccio un triplo tuffo carpiato, e cito un Vecchioni giovanile, ancora melodico, di prima ancora dei Barbapapà (non lo sapevate? sapevatelo, era sua):
È bello avere i tuoi trentatré anni
e accarezzare il capo di Giovanni
e dire a Pietro: "Queste son le chiavi
e ti perdono il monte degli Ulivi".
Manca soltanto lui
e ben gli sta
come ci insegnano
si impiccherà.
Ma il primo a uccidersi
per farti re
è stato quello che
non salverai
e ti serviva un uomo
da usare e gettar via
appeso ai nostri buoni "Così sia".
Per dire che la tematica è diffusa, in quei primi anni 70 in cui mettere in discussione i valori era un valore (e siccome questa è la precondizione di qualsiasi progresso ci furono una serie di innegabili progressi sul piano sociale con cui le generazioni appresso hanno campato di rendita): se Dio sa tutto, allora Giuda non è il Colpevole ma è la vera Vittima (pre)designata del "progetto morte e resurrezione del Figlio". Logico, no?
Si, ma eretico. Quindi, o Paolo VI era distratto dalle accattivanti melodie e dai balletti, o ha dato il placet a un'eresia secolare, forse pensando che lasciandola circolare dentro le canzonette (che quasi mai nessuno ascolta col cervello acceso) la si depotenziava anzichenò.
In ogni caso, a questo punto o vi siete rotti le scatole o siete dei perversi come me che si intrippano per queste faccende; in quest'ultimo caso vi fornisco come sempre un po' di consigli per gli acquisti. Iniziate da Odiffredi, ma è giusto un antipasto leggero: l'obiettivo è arrivare a Saramago, ma siccome non è per tutti (è solo una vecchia tattica per invogliarvi, permalosi!) prima passate da questo Mazzucco sulla figura di Cristo storico. Sono tutti atei conclamati, tranne forse quest'ultimo, ma forse non è un caso, se pensiamo che forse e senza forse la migliore trasposizione cinematografica di un Vangelo, anche a detta dei vertici della chiesa cattolica stessa, resta quella di un intellettuale ateo visionario (nel senso letterale del termine: lui sapeva che fine avremmo fatto) come Pier Paolo Pasolini. Persino Comencini (che peccato, oggi ero quasi riuscito a non parlare di Grillo...) su questo terreno ha toppato...

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