sabato 3 novembre 2018

OLOGRAMMATICA

"Eugenio dice che io sono un rinnegato", è la strepitosa prima strofa, che parte inciampando, di Rinnegato, uno dei migliori pezzi del migliore Eduardo Bennato, quello degli anni 70, e uno dei tanti esempi di cantautori che mettono in piazza i loro dissidi privati con gli amici e i parenti, in questo caso col fratello "colto e intelligente" che non gli perdonava la deriva pop/rock, senza dimenticarsi di arrivare fino a De Simone, quello de La gatta cenerentola che mo ci hanno fatto pure il cartone....
Edoardo dopo aver toccato il fondo con Italia 90 ci ha regalato ancora più di qualche momento di pregio, col vertice in Joe Sarnataro, ma in quegli anni 80 in cui scrivevo questo brano (che come al solito vi invito a chiedermi per musicarlo a vostro piacimento) io ascoltavo decisamente più Eugenio (prima musicanova, poi tarantapower, fino alla epopea brigantesca), anche se il suo pezzo che parlava di città di mare - da cui ho preso spunto anche per la metrica oltre che per il tema - curiosamente lo incise proprio assieme al fratello...
Da poco avevo lasciato Reggio, e mi fu chiaro subito che quello che più mi sarebbe mancato, e più avrei cercato nei tanti luoghi in cui ho vissuto: non era tanto il mare o la montagna, quanto la verticalità, la tridimensionalità, insomma la chiara percezione (che hai in qualunque punto, anche se sei circondato da palazzi, anche se sei dentro casa, di Reggio Calabria, come di Genova, Salerno e tutte quelle città sviluppate lungo una stretta linea costiera sovrastata da alture) di sapere sempre dov'è il mare, e dove i monti. Non la posso spiegare meglio di così, mi capisce davvero solo chi l'ha sperimentata su di se, chi no può solo farsene un'idea, un'immagine, magari in 3D...
OLOGRAMMATICA 
Quelli nati come me in una città di mare
hanno una dimensione in meno da pensare,
hanno un limite, una sicurezza da una parte,
e lo spaziotempo non li angoscia, li diverte -
che se nasci e cresci dove hai tutte le direzioni
non hai un cuscino per accomodare posizioni,
non capisci all'istante dove sei orientato
e confondi nord e sud, presente con passato.
….
Quelli nati come me in una città di mare
hanno sempre un po' di vento che li sta ad aiutare,
hanno iodio per il naso, sale nella gola
e orizzonte per capire il tempo dalla sera.
Rivedere il mare vuole dire aprirsi il cuore,
ad entrarci, è la placenta con il suo tepore,
ed il pesce che c'è in noi si sente realizzato
ed unisce nord e sud, presente con passato.
Sono figlio di figlio di figlio di figlio di figlio
di pescatore:
non ricordo da quanto non mangio un coniglio,
non ne so l'odore,
anzi ho il naso distrutti dallo iodio e dal puzzo
del merluzzo...
“Benedetto sia il mare che ci dà lavoro e pane”
mi hanno insegnato,
ma maledetto sia il mare: meglio morire di fame
che annegato.
E ho la pelle scura dura salata e spaccata,
quasi squamata!...
Ho sentito che certi si permettono il vizio
di amare il mare,
certo perché non sono mai dovuti andarci col rischio
di non tornare:
e ogni cosa si sa se la fai per mestiere
si fa antipatica,
ologrammatica...
ologrammatica...
ologrammatica...
ologrammatica...
Quelli nati come me in una città di mare
hanno sempre un sole all'orizzonte da guardare,
hanno sempre un buon motivo in più per non morire
e una freccia sempre alzata per ritornare...

domenica 28 ottobre 2018

ANCORA U?

L'eurozona ha distrutto l'Unione europea, trasformandola da
un progetto di lenta e progressiva omogeneizzazione di valori
ed interessi in un piano di asservimento di alcune nazioni da
parte di altre. I veri europeisti vogliono la fine dell'eurozona, o
meglio dicono: o la BCE diventa prestatore di ultima istanza di
tutti i Paesi azzerando lo spread e consentendo politiche anti-
cicliche ai governi democraticamente eletti per questo scopo,
oppure bisogna seriamente decidersi a imitare gli inglesi...
Il problema non è lo spread, lo spread è il termometro. I mercati sono computer, certo possono essere indotti da movimenti architettati da chi controlla grandi masse di denaro a comportarsi in un modo anziché in un altro, ma è con effetti che non reggono a lungo: dopo un po', i computer metabolizzano i trucchetti, e tendono sempre ad accontentarsi di bassi rendimenti per titoli con basso rischio pretendendo invece rendimenti maggiori mano mano che il rischio sale.
Questa l'avete sentita in mille modi in TV, dai tigì ai talk politici, soprattutto recitata da piddini e altri soggetti a busta paga di quel sistema bancario internazionale che con un golpe lento si è sostituito ai governi democraticamente eletti. Io ve l'ho solo messa giù semplice. Anche come espediente retorico: non è che chi sostiene da anni che un'altra linea di politica economica è possibile e auspicabile, e finalmente la vede in qualche modo incarnata in un governo della Repubblica, non capisce di economia e finanza. Tutt'altro: il fatto è che bisogna capire, ma davvero, perché il rischio sale.
Il deficit? Decisamente no. Il 2,4 è più di quanto promesso dal governo precedente ai dittatori di Bruxelles, ma è meno dei famigerati parametri di Maastricht, e molto meno di quanto l'Italia stessa abbia avuto in molti periodi in cui lo spread era giù, per non parlare di altri paesi dell'Unione.
Il debito? Ma il rapporto debito/PIL non solo da noi è sotto controllo (ma non può calare drasticamente senza distruggerci, tenetelo bene in mente, e chi ha votato il Fiscal compact e il pareggio di bilancio in Costituzione andrebbe condannato per Altro tradimento), non solo ci sono Paesi che ce lo hanno molto più alto del nostro e però hanno lo spread a zero (il che dimostra che tra i due valori la correlazione sia solo apparente, ma non mi aspetto che il concetto di correlazione apparente sia comprensibile a menti in cui la logica alberga ancora meno che nella scarsa media umana), ma ci si dimentica troppo spesso che è, appunto, un rapporto. Una frazione, con un numeratore e un denominatore. E pertanto aumenta e diminuisce non solo variando il primo, ma anche il secondo. Avete capito o no, zucconi, perché dopo decenni di austerity, quindi avanzi primari (debito al netto degli interessi) più alti e continuati che in ogni altro Stato europeo (si, proprio così: quando dicono che non siamo virtuosi ci denigrano, e lo fanno strumentalmente, per continuare a depredarci, e gli italiani che gli fanno eco sono traditori punto e basta, consapevoli o meno che siano di esserlo), il rapporto debito/Pil è ancora quello di prima se non peggio? Indovinato, le politiche imposte da Bruxelles tendono ad abbassare sia il debito che, ma ancora di più, il PIL, quindi alzano il rapporto: è roba da terza elementare!
Dunque, se una manovra prevede un deficit tot che aumenta il debito a ics, se però è in grado di innescare un aumento di reddito ipsilon tale che il rapporto ics/ipsilon diminuisca, i mercati, che ripeto sono computer, fanno si che lo spread scenda, il che abbassa ulteriormente il rapporto eccetera eccetera. E abbiamo sostituito un circolo vizioso con uno virtuoso.
Dove si gioca la partita, quindi? Non sul numerino del deficit o di qualsiasi altro parametro, ma sul fatto che l'azione politica complessiva di uno Stato sia credibile o meno. Se fossimo in grado di avviare un piano di investimenti pubblici che prevedesse la rinazionalizzazione di tutto quanto è giusto e naturale resti in mano pubblica (perseguendo politicamente e magari giuridicamente chi negli ultimi decenni lo ha svenduto) e un piano straordinario di lavori pubblici che riqualificasse il nostro territorio in tutti i tanti settori in cui ciò servirebbe come il pane (dando occupazione a tutti gli italiani che volessero e si, a questo punto anche a un tot di extracomunitari fatti entrare in carrozza e non in barcone), abbandonando invece senza rimpianti (perfino pagando eventuali penali se dovesse servire) tutte le grandi opere avviate dai governi passati al solo scopo di creare il margine per cospicue tangenti, e in genere combattendo draconianamente ogni forma di corruzione (che tra l'altro ha l'effetto di disinnescare gli effetti del moltiplicatore keynesiano), potremmo arrivare senza problemi a un deficit in doppia cifra e vedremmo lo stesso abbassarsi lo spread.
Se questo governo fallirà, allora, sarà stato per mancanza di coraggio nell'affondare il colpo, che probabilmente avrà avuto radici nella sua necessaria eterogeneità, non certo per la costantemente e falsamente riferita avventatezza nell'essere finalmente tornato a praticare il deficit spending. Poterlo dichiarare prima, è uno dei vantaggi del fare informazione a gratis. Solo se tengono botta, a muso duro, e anzi magari rilanciano dimostrando che hanno ragione e iniziando a contagiare altri stati europei, riescono a vanificare il tentativo di colpo di Stato che abbiamo sotto gli occhi.

martedì 23 ottobre 2018

OLIMPIA (LA MIA EX MOGLIE)

Cioè, se il secondo con quel distacco era il Figlio del vento, il
primo doveva necessariamente essere minimo Eolo in persona...
Il testo che vi propongo oggi (come per tutti gli altri, non voglio soldi per i diritti, basta chiedere, e per la musica siete totalmente liberi), mi è nato in testa come un valzerotto, tipo quelli di un Guccini dei primi tempi, ma chi ne capisce questo lo vede da se dalla struttura metrica, e sa anche che ciò lo rende estremamente adattabile. Era - ed è uno dei pochi in cui questa datazione è possibile con precisione - esattamente trent'anni fa: lo scrisse un venticinquenne idealista dopo l'inopinata squalifica di Ben Johnson che aveva vinto l'oro a Seul 1988 strapazzando quella specie di semidio a nome Carl Lewis e perciò attraendosi le simpatie di quelli che tengono sempre per l'antieroe. Certo, bastava guardargli le palle degli occhi giallognole per capire che c'era qualcosa che non andava, prima ancora che i muscoli improbabili, al Beniamino. Ma così è facile, dopo! bisognava saperlo prima (come cantava un mito vero), ma allora i muscoli di tutti hanno qualcosa di innaturale, e non solo certe performance ma anche la capacità di sottoporsi a certi allenamenti destano sospetti, quindi praticamente su tutti gli sportivi di vertice. Appunto: c'era di che generalizzare. E non era ancora arrivato il caso Pantani, che quanto e come ci ha colpiti tutti si deduce anche dalla relativa query...
OLIMPIA (LA MIA EX MOGLIE)
Mi rubasti il cuore facendo una finta,
fermando una guerra per darmela vinta.
Distribuisti allori ad uomini nudi.
Finisti per Roma con tanti saluti.
Un certo barone ti riportò indietro:
alquanto cambiata, giuravi il contrario,
ma agli appuntamenti arrivavi in orario,
a parte per seri motivi di guerra.
Olimpia,
ma dove eri finita? povero me!
E poi finalmente ti avevano accolta
tra i miti moderni, vestiti stavolta.
Ricordo i tuoi stracci colore bandiera
e i tuoi ammiratori vestiti da sera.
Filava normale il nostro ménage
tra Italia ed oriente odorosi di boom,
coi tuoi amanti neri, gialli rossi e blu:
se mancò qualcuno fu per boicottage.
Olimpia,
ma come sei finita? Povera te!

Adesso sei ricca e paghi i tuoi amanti,
ti droghi con loro, lo fan tutti quanti.
Non posso competere col loro vigore,
divorzio da te: spengo il televisore….

martedì 16 ottobre 2018

RI-CRESCITA

ok, lo ammetto: dato il risultato estetico, non è l'esempio migliore
Il titolo avrà evocato a circa il 50% dei (pochi) lettori qualcosa di negativo, che ha a che fare con l'età e la tricologia. Eppure non necessariamente se uno dice ricrescita sta parlando di una prossima spesa dal parrucchiere, o se no di una laboriosa operazione nel bagno di casa magari con l'aiuto di qualcuno. Ci sono concetti, dunque, che anche se hanno acquisito un significato preciso, continuano ad averne un altro magari di segno opposto: ricrescono i denti ai bambini che hanno perso quelli da latte, gli stessi capelli a chi ha voluto o dovuto tagliarli a zero, le economie quando la politica capisce che è il caso.
Ecco quello che è successo al nostro Paese, e che se interpretate bene le parole di Mattarella e soci si vuole che continui: siccome i politici padroneggiavano troppo "bene" le leve dell'economia, fino ad approfittarne sia per arricchire se stessi e le loro progenie sia per elargire benessere a pioggia per mantenere il consenso, allora a un certo punto, nelle sedi del vero potere, che sono da sempre nella storia dell'umanità dove si controlla l'economia (e oggi è a livello mondiale solo per via delle enormemente cresciute capacità di comunicazione e quindi di circolazione dei capitali), si è deciso che quelle leve bisognava togliergliele.
Il precedente capoverso (lo so, è intricato, ma è solo un mio vezzo, a rileggerlo con calma magari si sbroglia) è un tentativo, se riuscito o meno sta a voi, di sintetizzare in poche righe il nocciolo della storia degli ultimi 30 anni circa. Prima che cadesse l'impero sovietico, in occidente si alternavano due teorie economiche alternative, a seconda se ci si trovava in un ciclo positivo o negativo, perché nel primo caso c'era il bisogno di contenere gli eccessi che altrimenti prima o poi lo avrebbero invertito, e nel secondo caso c'era bisogno di invertirlo prima possibile. Tramontato il socialismo reale, in occidente ha potuto spadroneggiare una delle due teorie fino al punto di presentarsi come l'unica e sola, autoevidente come la forza di gravità o la freccia della vita. Il fatto che questa sia adatta solo in circa la metà delle contingenze economiche, e che nell'altra metà se applicata provochi impoverimenti a iosa, poco frega a chi siede ai piani alti, mai toccati da questi impoverimenti e anzi spesso arricchiti vieppiù nei periodi di (altrui) crisi: l'accentramento dei capitali, infatti, perfettamente sintetizzato nell'adagio popolare "soldo chiama soldo", non è altro che una tendenza naturale del capitalismo, che Marx aveva colto benissimo e nessun altro studioso ha mai ignorato. Solo un livello politico che abbia come obiettivo di limitare governare imbrigliare questa tendenza può salvarci, e infatti lo ha fatto nei decenni tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni 80 - e infatti l'esautorazione di quel livello politico è la vera causa della crisi che ci sta dissanguando adesso.
Di quanto ho appena affermato, gli esempi nell'informazione mainstream sono millanta, ma ne ho trovato uno in rete che è magnifico: Fero su Blitz quotidiano qui tira in ballo Keplero Newton e compagnia bella a screditare la risposta salviniana alle uscite di Boeri, ma affermando che l'economia è una scienza esatta, cosa che nessun economista serio si è mai sognato di fare, lui intende sostenere l'inevitabile consequenzialità di certe posizioni, invece ne dimostra proprio l'arroganza. Rammentatelo: chi usa la presunta scientificità delle proprie teorie economiche, sia personalmente che per interposta persona (tanto ha a libro paga sia il mondo dell'informazione che quello accademico), lo fa per i propri scopi politici.
L'economia è una scienza empirica, contiene teorie adatte ad alcuni luoghi e ad altri no, ad alcuni tempi e ad altri no, ad alcune situazioni e ad altre no, ad alcune contingenze e ad altre no. Chi vi dice il contrario, chi vi propone le proprie teorie come dogmi, VI STA MENTENDO. Nel proprio interesse e in malafede, se è furbo, nell'interesse altrui e senza nemmeno esserne consapevole, se è un coglione. Ora guardatevi attorno, contate da quanti imbroglioni siete circondati - praticamente TUTTI quelli che propagandano acriticamente il monetarismo della BCE come fosse la geometria euclidea (e pure quella, peraltro, non è applicabile se non al fittizio spazio tridimensionale a noi prossimo, che è un minimo sottoinsieme dell'universo) - e cercate di distinguere tra le volpi e i coglioni, considerando che proprio questi ultimi sono i peggiori, e cercando almeno il risultato minimo di verificare se voi siete stati tra questi o vi siete ancora, per togliervene fino a che siete a tempo.
Detto questo, la cronaca politica di questi giorni diviene da inestricabile a chiarissima: dopo 30 anni c'è finalmente nell'occidente sedicente democratico un governo che osa mettere in discussione i dogmi che hanno distrutto il sogno europeo del dopoguerra, scritto col sangue tra l'altro nella nostra splendida Costituzione, e ci sono i capibastone che cercano e cercheranno di sabotarlo in ogni modo, con la collaborazione di più livelli di scherani più o meno bene retribuiti, e di vari tipi di utili idioti che lavorano per loro a gratis e contro i loro stessi interessi, tra cui alcuni dei vostri più cari amici. Non è affatto detto che la spesa in deficit sia un male, anzi in alcuni casi è l'unico rimedio possibile e necessario; non è affatto detto che essa inneschi una spirale di debito, anzi in alcune contingenze è l'unica cosa che può disinnescarla, mentre è dimostrato che sia stata innescata e inasprita proprio dalle politiche euriste: al netto degli interessi, l'Italia è in avanzo primario (il che vuol dire che toglie ai propri cittadini complessivamente più di quanto gli da) quasi ininterrottamente da trent'anni, eppure il famigerato rapporto debito/PIL ha continuato a aumentare, laddove una spesa keynesiana governata come si deve aumentando il reddito lo avrebbe fatto diminuire, e aumentando le entrate fiscali avrebbe poi ridotto il deficit.
Fino a che non salta questa Eurozona non si può, ma i nostri problemi, che saranno solo leniti dalle necessariamente incomplete riforme di questo governo, sarebbero sul serio aggrediti solo da un piano di investimenti pubblici con milioni di assunzioni, finalizzato a un nuovo rinascimento di borghi strade fiumi laghi campagne ferrovie fibre ottiche microcentrali elettriche da fonti rinnovabili ponti porti trasporti archeologia eccetera eccetera. Piano che avrebbe un successo talmente lampante che lo spread sarebbe a danno degli altri, perché i mercati sono logici e scommettono contro di noi proprio perché sanno che siamo legati mani e piedi mentre i nostri presunti alleati ci spolpano vivi, se ci sanno liberi e solventi se ne fottono dell'ammontare del debito pubblico, come coi giapponesi. Se la Grecia un piano così avesse potuto farlo, e i greci avevano dato pieno mandato ai loro traditori di farlo, sarebbe venuta fuori dalla crisi da sola in un paio d'anni, e per davvero, e non per finta e dopo dieci anni di lacrime sangue e immiserimento generale come è stato.
Aprite gli occhi, o (pochi, ma ancora troppi) compaesani che ancora non vi rendete conto di tutto ciò. Si può rinascere, si può ricrescere, ma bisogna prima liberarsi (lo si inizia a comprendere anche a sinistra). Una volta liberi, possiamo sempre andare mano nella mano con chi vuole fare le nostre stesse politiche, democraticamente scelte. Essere antieuristi significa essere dei veri europeisti, altro che il mantra manipolatorio che vi ripetono di continuo.

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