domenica 13 giugno 2010

AUGURI PROFESSORE

C'è pure su Facebook ma non credo sia lui, almeno nella maggior parte dei casi personaggi di questa levatura o hanno qualcuno che gli tiene il profilo sui social oppure qualcuno che ne ha aperto uno a loro nome abusivamente. Oppure si, oppure nella tranquillità dell'appennino toscoemiliano il Nostro, che si vanta di non aver mai preso la patente per l'auto, si diverte a smanettare sulla Rete in prima persona?
Nel dubbio, io gli auguri glieli faccio qui, in questo piccolo spazio che leggono i miei amici e alcuni dei loro amici grazie a un minimo di passaparola. Faccio gli auguri di buon settantesimo compleanno al grande Francesco Guccini, che so impegnato in un nuovo libro e un nuovo disco, e poi un nuovo tour, porca paletta!
Una semplice ricerca su questo sito dimostrerebbe che è uno dei miei maitre à penser, ma non è esattamente così: semplicemente, il suo modo di scrivere parole e musica è entrato dentro, a me e a milioni di altre persone, fin da quella che si chiamava età della formazione, e quindi capita spesso che di fronte a una situazione difficile da spiegare o comunque che dia da pensare arrivi in testa quella tale canzone di Guccini ad aiutarti.
Hai una separazione in corso, o ce l'hanno persone a te vicine? ecco che risuona Scirocco, ma io sapevo come ti sentivi spaccato tra lei e quell'altra che non sapevi lasciare. Un incidente ti ha portato via una persona cui volevi bene? Canzone per un'amica, lunga e diritta correva la strada. Ti è passata accanto un'occasione che non hai saputo cogliere? Autogrill, ed io sentivo un'infelicità vicina. L'elenco sarebbe lunghissimo, mi fermo qui.
Auguri, Francesco, giovane vecchio da cinquant'anni, che ti apostrofo come quel pensionato che davvero salutavi in via Fabbri, buongiorno professore come sta la sua signora, e da cinquant'anni guidi per noi una cosa viva lanciata contro l'ingiustizia. Quasi quasi ora ti chiedo l'amicizia....

venerdì 11 giugno 2010

VIVA VERDI

Ieri l'Italia ha compiuto un altro passo verso la dittatura formale: al Senato è stato approvato il ddl sulle intercettazioni, che adesso torna alla Camera per l'approvazione definitiva. Quando sarà Legge, avremo di fatto l'impossibilità di utilizzare le intercettazioni da parte di magistrati e inquirenti, e la censura mediatica nei confronti di quel poco che comunque si riuscirà a fare contro criminali mafiosi e corrotti. Questa è la realtà dei fatti e chiunque ti dice il contrario ti sta prendendo per il culo, caro il mio lettore eventualmente anche se improbabilmente elettore berlusconiano: a meno che tu non sia intimamente antidemocratico e filomafioso, nel qual caso la cosa ti va bene, sappi che hai la tua quota di responsabilità nella fine della democrazia in Italia, e spera che non siano i tuoi figli a doverne pagare il conto e a maledire la tua generazione come capitò a quella responsabile dell'ascesa di fascismo e nazismo. Per gli increduli, ecco una cronaca d'epoca sul bavaglio fascista alla stampa: ora, trovate le sette piccole differenze dalla situazione attuale, se siete capaci....
A margine, alcune notazioni positive e/o negative:
  • il PD ha avuto uno scatto d'orgoglio, uscendo dall'aula - sarebbe stato meglio avesse dato battaglia con l'IdV, meglio ancora se tutti avessero fatto resistenza fisica ai commessi per non farsi espellere dall'aula: ancora non possono entrarci le forze dell'ordine, mi pare, e quindi avrebbero avuto gli onori della cronaca con eco mondiale e forse un domani il plauso della Storia, ma insomma sono usciti dall'aula e meglio questo che niente...
  • la fronda finiana ha gettato la maschera: non era vero che avevano a cuore la democrazia e la legalità, volevano solo un filo di visibilità, l'hanno avuta, e adesso ancora una volta abbozzano e votano disciplinati le volontà del padrone perchè se una loro insistenza dovesse causare un ritorno alle urne temono di sparire e quindi stop bella vita...
  • reporters sans frontieres si offre di pubblicare le cose che in Italia non si potranno pubblicare, farà cioè al mondo per l'Italia lo stesso servizio che oggi fa per la Corea del Nord o l'Iran, tanto per intenderci...

Io non so che fare. Chiaro che non si accorgerebbe nessuno se questa voce smettesse di parlare, o argomentasse solo di tennis musica e altre frivolezze, ma è la somma che fa il totale, le millanta voci apertesi negli ultimi anni a costituire l'ultimo spazio di libertà, che spegnendosi tutte assieme lascerebbero un silenzio assordante. Per cui, esclusi quei pochi grossi siti di controinformazione che hanno le risorse economiche ma non solo per una strategia di difesa aperta (sia sul lato informatico che su quello giuridico e finanziario), a noi non resta che cambiare discorso. Insomma, saremo costretti a dirci le cose in codice per non finire rovinati o in galera, esattamente come nelle migliori tirannie di tutti i tempi.
Di recente ho ospitato (e linkato a) commenti critici sull'Unità d'Italia, che in gran parte condivido: è stata un'operazione di stampo coloniale, finanziata con soldi inglesi, che ha consentito a un piccolo staterello monarchico superindebitato di impadronirsi tra l'altro di uno Stato secolare ben più solido finanziariamente economicamente e industrialmente, incassandone il tesoro, assoggettandone i sudditi e uccidendone migliaia tra i più riottosi, e cambiando per sempre il corso storico di quei territori e della loro popolazione (mai emigrata prima, ad esempio, e dalle condizioni materiali non dissimili dai pari censo del nord...). Ma il tutto è potuto avvenire anche perchè c'era un minoritario ma non esiguo movimento di idee unitarie con solide basi teoriche culturali, di stampo autenticamente (loro si) federalista, e nel lombardo veneto sotto il dominio austroungarico anche motivazioni politiche concrete. Proprio qui, quelli che a Vienna chiamavano "terroristi" e "fiancheggiatori", e a noi a scuola hanno insegnato di chiamare rispettivamente "patrioti" e "nascente popolo italiano", andavano a vedere le opere unioniste sotto metafora di un grande musicista e poi inneggiavano a lui sui muri alludendo all'Italia savoiarda: viva VERDI, Vittorio Emanuele Re D'Italia.
Siccome io non sopporto il melodramma, però, vado direttamente alla metafora al quadrato: Rino Gaetano, nel 74, e la sua, di Aida...
Lei sfogliava
i suoi ricordi,
le sue istantanee,
i suoi tabù,
le sue madonne,
i suoi rosari,
e mille mari
- eia alalà,
i suoi vestiti
di lino e seta,
le calze a rete
- Marlene e Charlot,
e dopo giugno
il gran conflitto
e poi l'Egitto
e un'altra età:
marce svastiche
e federali,
sotto i fanali
l'oscurità,
e poi il ritorno
in un paese diviso,
più nero nel viso,
più rosso d'amore:
Aida,
come sei bella!
Aida,
le tue battaglie
i compromessi
la povertà
i salari bassi
la fame bussa
il terrore russo
Cristo e Stalin
Aida
la costituente
la democrazia
e chi ce l'ha
e poi trent'anni
di safari
fra antilopi e giaguari
sciacalli e lapin
Aida
come sei bella
La terza strofa Rino non può scriverla, tocca a noi, Antiberlusconiani Italiani Democratici Associati: AIDA, come sei bella...

mercoledì 9 giugno 2010

LA LEONESSA MANGIA LA TERRA

Ho aspettato che la celebrassero tutti, prima di parlarne: un blog non ha mai e non può avere ambizioni di cronaca e attualità. Pochi giorni prima che Francesca Schiavone vincesse a Parigi, avevo aggiunto la pagina "Scendoareteperdiletto", e mi piace la coincidenza, non solo per questioni scaramantiche: tutti i commentatori, a cominciare dalla Mauresmo in diretta, passando per Sua Maestà Martina Navratilova, non hanno potuto non sottolineare gli aspetti squisitamente tecnici della vittoria della bresciana. Tanto che la sintesi più frequentata è stata dire che "ha vinto il tennis" oltre che la nostra ragazza, in virtù del fatto che in un mondo di giovani energumene Francesca è una quasi trentenne capace di giocare il rovescio a una mano, variare i colpi, attaccare con intelligenza e chiudere di tocco, oltre che restare sempre concentrata e fantasiosa. Insomma, incarnare lo spirito del tennis: "una partita a scacchi giocata in velocità".
Per i dettagli tecnici leggetevi Ubaldo Scannagatta, a caldo e a freddo. A me piace sottolineare il parallelo con la vicenda della spagnola Martinez Sanchez a Roma il mese scorso, anche lei trionfatrice matura senza un grande palmares alle spalle e giocando di intelligenza fantasia talento e determinazione. Con la speranza che però il parallelo finisca qui, dato che l'iberica è subito rientrata nei ranghi, e la Schiavo possa combinare qualcosa di buono anche a Wimbledon. Di modo da restare abbastanza in vetrina da costituire quel volano perchè si avvicinino a questo sport tante ragazzine e tanti ragazzini, come ai tempi dell'ultimo trionfatore italiano a Parigi, Adriano Panatta.

domenica 6 giugno 2010

PRAGA CUORE D'EUROPA

Ebbene si, sono in vacanza. Avendo disponibilità per una cosa da pooracci, e disdegnando una soluzione tipo Sharma, l'unica era optare per pochi giorni in un posto con una moneta più debole dell'euro... Ballottaggio Praga/Istambul, vince la prima per comodità.
Il sole è spuntato dopo i primi due giorni piovosi e grigi, situazione a cui quest'anno però a Roma ci si era abituati, per cui si gira uguale e si vede abbastanza.
Prima impressione: Assisi. Stesso restauro eccessivo e pacchiano, no qui più pacchiano, stessa folla in processione tra gli stessi negozietti, che vendono le stesse cose fabbricate negli stessi posti, e forse hanno pure gli stessi proprietari.
Ma avendo il tempo per un approccio un filino meno superficiale, acquistiamo un biglietto per dieci musei, che specialmente quando piove non c'è di meglio.
Il primo di strada è la torre della basilica di San Nicola, appena fuori ponte Carlo. Adoro salire sulle torri, ma questa offre molto di più di un semplice panorama: sotto il tetto, sopra la campana, c'era una stazione di osservazione dei servizi segreti comunisti. e il capitalismo trionfante oggi ne ha fatto un museo a pagamento! Ma è una cosa fighissima, vedere i potenti mezzi tecnologici degli anni 60 e 70 esposti nell'ambiente perfettamente conservato in cui gli agenti svolgevano il loro compito, annotando intanto su calendari ritagliati dai giornali i risultati delle partite dei mondiali del 70 e del 74...
Gli stanzini hanno in bella vista anche il vecchio mobilio, radio tv telefoni che oggi si dicono vintage, e una completa dotazione delle apparecchiature che servivano per osservare spiare eccetera: l'effetto sarebbe di tenerezza, se non si sapesse cosa ha comportato quel regime specialmente in quel paese.
La risata spezza tensione arriva quando vado a firmare il registro del museo: la pagina aperta recita "Ciccio e Rosario from Reggio Calabria, mizzicaaaa" a cui non ho resistito di rispondere "minchiaaa puru jeu", anch'io, guarda le coincidenze.
...
Ma dopo avere visto tutto quello che si può (sei giorni per Praga sono pure troppi...), su cui sorvolo perchè non direi nulla di originale, tocca al museo del comunismo riportarti nella dimensione straniante per cui tu cammini per quelle strade chiassose e colorate cercando di immaginarti quando erano grige e silenziose, ma occasionalmente animate di altro tipo di chiasso e colorate del rosso del sangue. E il flashback temporale immaginario arriva a sovrapporsi, e ne è aiutato, da un flashback spaziale reale: Praga e Reggio Calabria, pur nella enorme differenza di dimensione delle tragedie, hanno visto entrambe, forse uniche in europa dalla fine della seconda guerra mondiale, i carri armati per le strade non per una sfilata, e io ero piccolo ma ne ho un ricordo vivido personale.
Non resisto: a una simpaticissima signora che ci guida tra gli ambienti del palazzo municipale chiedo, perchè dall'età apparente penso mi possa rispondere, cosa ne pensa della nuova praga e come era quella vecchia. E' impaurita, dico che non voglio un giudizio politico, ma architettonico, che è di sua competenza. Risponde più o meno così: ai tempi del comunismo era tutto brutto, ma oggi tutto quello che vedi è dei russi ricchi, e i ricchi spesso non hanno la cultura per sapere cosa è bello e cosa no.
Strano destino, quello di Praga: invasa dai nazisti poi dai sovietici, quando è finalmente libera si ritrova praticamente di proprietà di tedeschi e russi. Sarà una metafora?

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