Se hai un thermos di tè bollente e uno di tè freddo e ne mischi il contenuto in un terzo thermos più grande, cosa conterrà questo? Tè tiepido? Giusto. Istantaneamente, dal nostro punto di vista, da quello delle molecole implicate no: per un tot di tempo, alcune saranno indotte ad accelerare altre a rallentare e queste forze che le inducono a cambiare la loro velocità (come alzando o abbassando la fiamma sotto la pentola si fa con l'acqua che bolle, insomma) cesseranno solo quando tutte andranno uguale e tutto il liquido avrà la stessa temperatura.
Ora, mettetevi nei panni di una di quelle molecole. Ma immaginate però non due thermos da un litro e uno da due, ma quello col tè bollente da 20 cl e l'altro da 7 litri : come sarà il tè nel thermos da 7 e 20? Freddo, vero? Voi eravate nel thermos piccolo, siete stati mixati in quello grande con un processo che per farvelo sembrare bello hanno chiamato con una bella parola, globalizzazione, e siete esattamente in quel tot di tempo in cui stanno operando le forze che si arresteranno solo quando avrete la stessa temperatura degli altri 7 litri, o giù di lì.
Adesso provate a rileggere per grandi linee la storia dal secondo dopoguerra, con maggior dettaglio la più recente, e con attenzione la cronaca, sforzandovi di inquadrare il tutto nella suddetta chiave di lettura "termodinamica": dovrebbe apparirvi tutto un po' più chiaro. Il mondo non globalizzato aveva tanti thermos separati, e però fino a che il rapporto tra risorse della Terra e suoi abitanti è restato relativamente immune dal moltiplicatore tecnologico la differenza tra il tenore di vita della quasi totalità dei terrestri è rimasta marginale, eccezion fatta per un ristrettissimo novero di nobili re imperatori eccetera. Tutte le guerre di conquista della storia umana, fino al primo colonialismo compreso, non erano altro che tentativi di accaparrarsi la Terra di altri, che cambiavano la potenza relativa di sovrani stati imperi ma non le condizioni di vita dei popoli, sempre e solo al limite della sussistenza, salvo per quelli oggetto di genocidio cui fu negata anche quella. Fu la rivoluzione industriale ad accendere il fornello sotto i thermos dell'Occidente, ma ciò da un lato non poteva non necessitare di combustibile per quel fuoco, e ciò si tradusse in nuovo colonialismo e guerre in varie forme e tutt'ora in atto, e dall'altro non poteva non "scaldare" anche le molecole più fredde, innescando delle spinte alla redistribuzione di ricchezza che potremmo semplificando etichettare come socialismo. Il comunismo da un lato e il nazifascismo dall'altro non furono che tentativi di disinnescare quelle spinte tramite un egualitarismo formale e/o sostanziale ma di altra natura, a un tenore di vita comunque migliore di quello precedente. Il welfare-state (la socialdemocrazia) e poi il consumismo non furono che la risposta a quei tentativi, uno sconfitto in una guerra "calda" l'altro decenni dopo in una fredda, e però comportavano un tale miglioramento del tenore di vita da includere anche cose possibili solo a pancia piena, cultura compresa. Il risultato fu che nel thermos "occidente democratico" per alcuni decenni la quasi totalità dei cittadini ha vissuto con un tenore di vita che nei millenni precedenti si erano potuto permettere solo i re e pochi altri. Ciascuno utilizzando, però, per il proprio sostentamento una porzione di pianeta tale che se tutti al mondo avessero l'impronta sulla Terra di un italiano di pianeti ne servirebbero quattro, di uno statunitense otto.
Quando hanno cominciato a circolare liberamente per il mondo le merci, quasi subito dopo l'inizio della rivoluzione industriale per via di alcune invenzioni nei trasporti connesse ai combustibili fossili, la separazione tra i thermos ha cominciato a incrinarsi, ma tenendo isolati gli altri fattori di produzione, capitale e lavoro, e usando a dovere la potenza militare si è riusciti a tenerli separati. Dal momento che il mercato dei capitali è diventato virtualmente unico, e cioè nell'era del computer, per una delle poche leggi scientifiche dell'economia doveva diventare unico quello del lavoro. In pochi lo videro e lo dissero a suo tempo, ma era già chiaro negli anni 80, quando iniziarono le immigrazioni, figurarsi adesso: il nostro destino è un thermos di tè freddo, un unico mercato globale dove tutti i lavoratori guadagnano uguale, e cioè a stento quello che serve per vivere. Se questo non dovesse bastare, si metteranno in moto forze che ridurranno il numero complessivo di abitanti del pianeta. E' un destino ineluttabile. Ma molte delle cose che abbiamo visto negli ultimi anni, dall'inclusione nel modello occidentale del blocco sovietico al boom di Cina India Brasile e soci, dalla creazione dell'area Euro alla crisi per smantellarla provocata essenzialmente da quelli dell'area Dollaro sfruttando errori marchiani nella sua costruzione e gestione, non sono che tentativi di opporsi a questo destino, tendenze neg-entropiche che come tali hanno un costo in termini di energia e sono vane nel lungo periodo ma possono avere successo nel breve e nel medio. Come quando ti tieni in allenamento ti trucchi o ti fai il lifting ben sapendo che comunque cenere sei e cenere ritornerai, perché quest'ultima verità è tale in un orizzonte che prevalica la tua vita e quindi tutto sommato che te ne fotte. E quindi ti alleni, ma sotto sotto non ti abbandona mai l'idea che invecchierai, e anzi da un certo punto in poi cambi i tuoi allenamenti in funzione del fatto che dal tuo corpo puoi attenderti solo prestazioni calanti: talvolta questo può persino portare a risultati migliori (io gioco a tennis meglio adesso di quando avevo 20 anni...).
Leggete adesso questo articolo, che illustra neanche troppo pessimisticamente gli scenari di povertà che ci attendono. Io ho quasi 50 anni, forse ce la farò a ultimare una vita lavorativa protetta da tutti gli istituti di welfare che mio nonno e mio padre hanno pian piano conquistato, compresa una pensione che però non sarà che poco più della metà del mio stipendio, se tutto va bene. Mio cugino di 40 è rimasto fuori da tutto ciò, si arrangia con partita Iva, ma sa già che non avrà la pensione. Quelli di 30 sono già in massima parte senza lavoro del tutto, se non in nero a tempo determinato interinale eccetera, e sono fortunati se hanno dei genitori che hanno messo da parte della ricchezza e ora la usano per loro, per farli studiare e/o aprirgli un'attività o anche solo per camparli. Lameduck dice che tutto ciò è frutto di una guerra tra miliardari e piccola borghesia, con il quadro politico intero a giocare dalla parte dei primi, PD compreso. Io sono tentato di darle ragione, ma poi penso: se è vero che invecchieremo e moriremo, se è vero che il nostro destino ineluttabile è un thermos di te freddo, che può fare un personal trainer, un primo ministro, se non darci delle tabelle di allenamento, una la linea politica ed economica, che ci accompagnino al nostro destino nel modo meno traumatico possibile? Ecco, a volte sospetto che Mario Monti e company siano filantropi che accompagnano i bambini alla vita ben sapendo che si tratta di una malattia mortale nel 100% dei casi, che hanno il compito di eseguire il mandato della teoria dei sistemi, o della storia, di portarci tutti alla soglia della povertà senza farci ribellare, si tutti tranne una manata di miliardari che però non sposta la media globale. Sempre meglio di quelli che li accompagnavano alla camera a gas raccontandogli che stanno andando a fare una doccia e poi a giocare.
Questo non vuol dire che lo voterò. Vuol dire che è meglio lui di quelli che la pensano come lui (e infatti votano tutte le sue porcherie) ma non hanno neanche il coraggio di dircelo: se volete votare PD, insomma, votate direttamente Monti. Il quale, dicesse la verità, sarebbe ancora meglio, siccome non la dice non resta che votare Grillo.
E siamo tornati a coppe. Come approfondimento segnalo solo due pezzi complementari: Giannulli che ci spiega perché a Germania e soci, e solo a loro, conviene un Euro forte, e Tringali che parte da un'analisi del Sole24ore (non del Manifesto...) per trarne le conclusioni logiche: non abbiamo altre alternative che una riforma radicale dell'Europa (cui però appunto troppi si oppongono) o un ritorno alla piena sovranità nazionale in primis monetaria. Che però è un tentativo di ripristinare il nostro piccolo thermos, non avendo alcuna idea di quanta energia serva, e quindi se ce l'avremo o meno, per riattaccare i cocci riaccendere il gas ed evitare che rivada in pezzi sotto gli attacchi altrui.
domenica 6 gennaio 2013
giovedì 3 gennaio 2013
CELENTANATE
l'ho scoperto in un giretto per la Rete durante il quale poco dopo mi imbatto in questa notizia che mi ha fatto pensare ad una sua vecchia canzone, Un albero di 30 piani, anche se per contrapposizione, visto che il molleggiato nella sua versione protoecologista stigmatizzava la costruzione di un mostro di cemento mentre oggi si parla di grattacieli fatti di orti per la produzione di frutta e verdura a grande produttività da distribuire a chilometri zero.
Bisogna dare atto a Celentano di essere stato spesso almeno vent'anni avanti, ad esempio con la famosissima Il ragazzo della via Gluck per l'ambientalismo, con Svalutation per la critica alla politica monetaria, persino - passando dal testo alla musica - con Prisencolinensinenciusol per avere inventato il rap: Rapper's delight è un capostipite fasullo, basta ascoltare bene.
Ma pure nella sua versione tardotelevisiva, tutta pause e sonoiogesucristo, anche se lo si trova insopportabile, non si può negare un suo qual certo talento naturale: chissà, avesse avuto un Casaleggio alle spalle, se avrebbe limitato il suo ondivaghismo e partorito un progetto politico coerente capace di cambiare l'Italia trent'anni fa.
Pure Beppe Grillo faceva il pieno di share in prima serata, dove fu catapultato dal patrocinio di Pippo Baudo non di Che Guevara, e quando l'ostracismo subito per una battuta sui socialisti ladri lo spinse al teatro (dopo un tentativo patetico al cinema, e guarda caso faceva uno che faceva Gesù) uno dei suoi primi pezzi forti (accanto all'aerosol dalla marmitta di una Fiat a idrogeno) fu la distruzione sul palco di un computer: passerà presto dalla demonizzazione alla santificazione, della serie la coerenza non è una virtù.
Eh si, non lo è, altrimenti il vostro blogger non si troverebbe, dopo decenni di adesione al centrosinistra nelle sue varie vesti, una volta arresosi all'evidenza che esso non è che sedicente tale, ad ospitare bene in vista il banner di un movimento non posizionabile nel tradizionale continuum destra/sinistra. La coerenza la riservo a cose più intime, come ad esempio non iscrivermi a nessun partito anche stavolta che rifiuta quell'etichetta: come Woody Allen (che a sua volta citava George Bernard Shaw o Oscar Wilde, vado a caso ma gli aforismi avendoli scritti quasi tutti loro forse ci piglio) non vorrei essere socio di un club che mi ammetta tra i suoi soci. Ma il banner si, e una campagna elettorale convinta a costo di fracassarvi le scatole pure. E pure oggi eccovi una serie di spunti di discussione e approfondimento:
Bisogna dare atto a Celentano di essere stato spesso almeno vent'anni avanti, ad esempio con la famosissima Il ragazzo della via Gluck per l'ambientalismo, con Svalutation per la critica alla politica monetaria, persino - passando dal testo alla musica - con Prisencolinensinenciusol per avere inventato il rap: Rapper's delight è un capostipite fasullo, basta ascoltare bene.
Ma pure nella sua versione tardotelevisiva, tutta pause e sonoiogesucristo, anche se lo si trova insopportabile, non si può negare un suo qual certo talento naturale: chissà, avesse avuto un Casaleggio alle spalle, se avrebbe limitato il suo ondivaghismo e partorito un progetto politico coerente capace di cambiare l'Italia trent'anni fa.
Pure Beppe Grillo faceva il pieno di share in prima serata, dove fu catapultato dal patrocinio di Pippo Baudo non di Che Guevara, e quando l'ostracismo subito per una battuta sui socialisti ladri lo spinse al teatro (dopo un tentativo patetico al cinema, e guarda caso faceva uno che faceva Gesù) uno dei suoi primi pezzi forti (accanto all'aerosol dalla marmitta di una Fiat a idrogeno) fu la distruzione sul palco di un computer: passerà presto dalla demonizzazione alla santificazione, della serie la coerenza non è una virtù.
Eh si, non lo è, altrimenti il vostro blogger non si troverebbe, dopo decenni di adesione al centrosinistra nelle sue varie vesti, una volta arresosi all'evidenza che esso non è che sedicente tale, ad ospitare bene in vista il banner di un movimento non posizionabile nel tradizionale continuum destra/sinistra. La coerenza la riservo a cose più intime, come ad esempio non iscrivermi a nessun partito anche stavolta che rifiuta quell'etichetta: come Woody Allen (che a sua volta citava George Bernard Shaw o Oscar Wilde, vado a caso ma gli aforismi avendoli scritti quasi tutti loro forse ci piglio) non vorrei essere socio di un club che mi ammetta tra i suoi soci. Ma il banner si, e una campagna elettorale convinta a costo di fracassarvi le scatole pure. E pure oggi eccovi una serie di spunti di discussione e approfondimento:
- Marco Stugi, ovvero come e perché l'Agenda Monti è criminale, e il killer è quel Fiscal compact che è l'anima centrale del programma del PD, la ragione per cui in esso ogni promessa di crescita e attenzione alle classi subalterne è menzognera;
- Baranes, ovvero cosa sono e quanto pesano i derivati, e come e perché ogni speranza di salvezza passa da una pesantissima ri-regimentazione del sistema finanziario internazionale, decisa in sede politica e imposta poliziescamente;
- Bagnai, ovvero come e perché l'abbandono concordato dell'Euro in favore di un sistema monetario più flessibile potrebbe essere più europeista delle attuali strategie sedicenti tali ma in realtà miranti solo all'arricchimento dei pochi a danno dei molti (Martini su Mentecritica dice le stesse cose in altri termini);
- Perazzoli, ovvero come e perché, prima ancora di cambiare politica monetaria in senso keynesiano, è indispensabile una fase di "mani libere alla magistratura" che derattizzi il sistema a fondo;
- Ingroia, ovvero il tentativo estremo di agganciarsi a Grillo di un valoroso magistrato che avrebbe fatto molto meglio a restare fuori dalla contesa politica e magari aspettare che un Grillo presidente del consiglio lo chiamasse al dicastero della Giustizia per contribuire alla derattizzazione di cui sopra (chissà, magari è ancora possibile: gli arancioni non arriveranno al quorum...);
- Jacopo Fo, che facendoci sorridere ci introduce al mondo della decrescita ripetendo in prosa l'elegia dei calzini spaiati che così mirabilmente Capossela fece in musica qualche anno fa;
- Morales, ovvero quando ci accorgeremo che l'unica via d'uscita è invertire la marcia delle privatizzazioni iniziata improvvidamente proprio dal centrosinistra vent'anni fa?
mercoledì 2 gennaio 2013
BON CAPU RI MISI
| L'immagine simbolo del 1° gennaio 2013 (da Strill.it) è la metafora del fallimento del modo di fare politica che ha imperato per trent'anni portandoci alla rovina: una grande opera inutile quanto costosa (il tapis-roulant al centro di Reggio Calabria) ferma per insostenibilità dei costi di esercizio. Con gli stessi soldi, un sindaco grillino avrebbe garantito trasporti pubblici elettrici gratuiti ai reggini per qualche decennio: capite come e perché è il caso di parlare di rivoluzione? |
anch'essa talmente divertente da averla assimilata senza averne mai compreso il significato del testo (letteralmente: buon capodanno e buon capo di mese, dietro la porta c'è uno con le gambe tese). Solo a distanza di decenni potrei azzardare una parafrasi: oggi è un inizio come tanti altri, che noi viviamo al sicuro di questa casa ma senza dimenticare che appena fuori di qui c'è un morto, che cioè la nostra sicurezza e la possibilità che si avverino i nostri auguri e i nostri propositi sono cose molto precarie che dipendono molto dalla fortuna, e però molto anche proprio dal non dimenticare mai che il peggio è sempre dietro l'angolo.bon capurannu e bon capu ri misi,arretu a porta c'è unu cull'anchi tisi
Pochi giorni fa ricorreva la coincidenza che una fine ciclo del calendario dei Maya cadeva in una data numericamente curiosa come 21.12.12, e ciò è bastato perché si parlasse di fine del mondo, come del resto si disse del 1° gennaio 2000 dimenticando che in realtà il terzo millennio iniziava un anno dopo, perché 10 chiude la prima decina e 11 inizia la seconda e ciò vale anche per le centinaia le migliaia eccetera. Ma soprattutto dimenticando che ogni calendario non è che una convezione, una finzione misurativa per adattare il tempo a una visione discreta (alla portata della nostra misera logica) laddove in realtà è configurabile solo in una visione continua. D'altronde, siamo in un mondo dove milioni di deficienti credono agli oroscopi, e milioni di altri che si vogliono distinguere dicono "gli oroscopi sono una stronzata, ma l'influenza degli astri sul carattere è innegabile", i più "scientifici" aggiungendo che la posizione delle stelle al momento che nasci ha una sua influenza come quella della luna nelle maree e altre idiozie del genere, dimenticando che le costellazioni non sono che la proiezione in un piano (il cielo bidimensionale che noi percepiamo) di oggetti distanti tra loro anche miliardi di anni nello spaziotempo.
Dunque d'accordo auguri a tutti, perché non costano niente e ne abbiamo tutti bisogno, ma il capodanno non esiste. I primi cristiani semplicemente, dopo aver fissato per opportunità la nascita di Gesù nel giorno in cui si festeggiava già la risurrezione del Sole invitto (tre giorni dopo - tre giorni, vi dice qualcosa? - il solstizio d'inverno, il giorno più corto dell'anno), festeggiavano il giorno in cui il piccolo ebreo veniva ammesso al mondo degli uomini con la circoncisione, sempre un inizio era, e solo col calendario gregoriano fu capodanno e solo col Concilio Vaticano II la ricorrenza liturgica di Maria madre di Dio. Siccome però tutti vogliamo padri nobili, la presa di distanza dal capodanno io ora ve la faccio dire da Antonio Gramsci: si lo so che è una palla, ma almeno questo link seguitelo.
...
A proposito di comunisti, c'è una frase che qualcuno attribuisce proprio a Gramsci, moltissimi direttamente a Carlo Marx, ma questi l'ha presa probabilmente proprio da Gesù Cristo, è più o meno
a ciascuno secondo il suo bisogno e da ciascuno secondo la sua capacitàio in realtà l'ho sentita la prima volta da Finardi in Non diventare grande mai. In essa sono racchiuse alcune idee fondamentali perché si possa davvero parlare di democrazia. Se non hai la pancia piena, se non hai cioè un lavoro o comunque i mezzi minimi per il tuo sostentamento, solo un'etichetta vuota ti distingue da uno schiavo. La libertà è innanzitutto libertà dal bisogno, e senza libertà non c'è democrazia, perché non c'è cittadinanza ma sudditanza. Questo avevano in mente i padri costituenti quando hanno scritto l'articolo uno e gli altri principi fondamentali: senza libertà dal bisogno, senza la possibilità concreta di elevarsi, la dittatura (che allora era appena finita) è sempre dietro l'angolo. Questo deve essere un punto fermo di ogni partito o movimento che voglia dirsi progressista. Vogliamo l'Europa unita? L'Europa deve avere come obiettivo che tutti i suoi cittadini abbiano un lavoro, e un reddito minimo a chi non riesce a procurarselo: è la politica monetaria che deve essere piegata a questo obiettivo, non viceversa come è adesso. Siamo abbastanza forti da imporre, con l'aiuto di Spagna Grecia Francia eccetera, un cambiamento di questa natura alla costruzione europea? No? Abbassiamo l'obiettivo a che la cosa sia realizzata in Italia, costi quel che costi. Il PD non solo non è interessato a quest'ultimo scenario, ma non ha nemmeno provato, che dico provato, fatto un minimo cenno a realizzare il primo: loro aderiscono supinamente al monetarismo. Quindi hanno gettato la maschera: sono di destra. Quindi non li voto più. Grillo, con tutti i dubbi e le perplessità che solleva, con il suo programma e la gente che lo porta avanti (e si, anche con l'inflessibilità nell'espellere chi iniziava a prendere i tratti del politico di professione) si è guadagnato una chance, e proverò fino alla fine a convincere tutti i miei amici di sinistra a fare altrettanto, perché è rimasto l'unico con idee di sinistra e con possibilità di attuarle, e se non ci riesce di sicuro almeno rovina i giochi ai furfanti che ci stanno impoverendo scientemente. Qualunquista lo dicevano anche di Gaber, ma è lui che ha scritto Qualcuno era comunista e Io se fossi dio, che vi invito ad ascoltare attentamente, mentre quelli con la patente di sinistra intanto che partecipavano al banchetto hanno privatizzato tutto il privatizzabile e anche quello che non lo era manco in teoria.
lunedì 31 dicembre 2012
L'ANNO CHE E' VENUTO
| La copertina dell'album Montecristo di Vecchioni dà solo una pallida idea del genio artistico del suo autore, Andrea Pazienza |
L'anno che è venuto ha dimostrato incontrovertibilmente alcune cose:
- Berlusconi non era che una causa ultima, la causa prima dei problemi degli italiani essendo gli stessi italiani;
- Monti non è un tecnico, è un politico di destra ultraliberista con la faccia tosta di definirsi progressista: delle contromisure alla sciaguratezza del suo predecessore che ha promesso ha preso tutte quelle che colpivano dalla classe media in giù e nessuna di quelle che avrebbero colpito da lì in su, mentre i suoi complici in BCE finanziavano gratis le banche e quelle usavano la cosa per arricchirsi anziché per originare credito;
- Bersani delle due l'una, o è un cretino o è un complice maligno: assistere a tutto questo senza alzare un sopracciglio, lasciare ad altri il dividendo derivante dall'aver tolto da sotto il culo la sedia a un governo criminale, promettere di continuarne l'opera sia nei programmi che nelle interviste nonostante quello lo abbia tradito entrando in prima persona ad incassare il proprio dividendo, sono azioni da far venir voglia di fare karakiri per aver creduto un tempo che lui fosse un buon politico progressista e intelligente;
- Vendola invece o è un ingenuo o recita, in ogni caso porterà alla destra eurocentrica un bel carretto di persone di sinistra, tra cui molti miei amici, illudendoli che i suoi bei proclami sposteranno un po' più che formalmente l'asse del futuro governo (al massimo, se ci va bene, avremo qualcosa sui matrimoni gay e roba simile, un bel maquillage progressista su un esecutivo conservatore che continuerà a mazzolare i soliti noti).
Chi mi segue conosce le perplessità che ho sempre avuto e argomentato verso il comico genovese e il suo movimento, ma la politica è l'arte del possibile e oggi davvero l'alternativa è tra qualcosa che con qualche dubbio lascia molte speranze e tutto il resto che oramai le speranze le ha deluse tutte. Gente di sinistra, sappiatelo: chi non vota per il Movimento 5 Stelle, in un modo o nell'altro vota per Monti. Poi non dite che non ve l'avevo detto.
Il tempo di votare per il centrosinistra era un altro, oggi è passato. Bisogna cambiare radicalmente la politica, non abbiamo altre vie di salvezza. E' una guerra civile (per ora) incruenta, in questi casi ci si salva solo se si effettua un cambiamento di paradigma. Sarà un caso, ma il punto di contatto tra i testi di Dalla e Vecchioni erano i sacchi di sabbia sotto le finestre. Buon anno a tutti.
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