Seguo ancora Leonardo, quando non parla di politica, dove (come molti, troppi, miei amici) ha individuato male il Nemico. Qui ha fatto un bel pezzullo in occasione del sessantesimo (eh beh si, se ho cinquant'anni io può bene averne sessanta lui...) compleanno di Giovanni Lindo Ferretti, che mi da occasione di ripescare dagli spunti sempre in attesa di approfondimento un articolo che non poteva non colpire l'immaginario di chi essendo agnostico è sempre in cerca di spiegazioni razionali a concetti che pur essendo irrazionali sono talmente diffusi da non poter essere senza fondamento.
Si d'accordo, l'invenzione dell'aldilà e di qualunque dio è una diretta conseguenza dell'acquisizione da parte dell'animale/uomo della consapevolezza di dover morire, tradotta in metafora con la cacciata dal paradiso "per avere mangiato il frutto dell'albero della conoscenza". Ma troppi racconti, troppe testimonianze di esperienze post mortem arricchiscono la letteratura (scientifica e non) e la cronaca da poter restare senza spiegazione, specie se hai sperimentato situazioni di pericolo estremo che hanno moltiplicato le tue abilità e dilatato la tua percezione modificando la registrazione e quindi la riproduzione dei ricordi. Allora per deduzione arrivi ad ammettere che, se il tempo può essere scandito solo da vivi e quindi prima e dopo può essere assunto come infinito (almeno, dal punto di vista dei vivi), può esistere un territorio di confine in cui esso si dilata, al limite tendendovi, e se ciò comporta che l'ultimo pensiero o stato d'animo di cui siamo capaci ci può sembrare duri per sempre ecco spiegati il senso e l'origine di robe come la confessione cristiana o l'illuminazione buddista. E non può non restarti impressa la notizia della scoperta sperimentale che il cervello resta attivo per 30 secondi dopo la morte, anzi iperattivo.
Pochi istanti, e uno dei corti circuiti della mente profonda volgarmente detti "associazioni di idee" ti fa saltare alla memoria una bellissima canzone dei CSI, che fa toccare con mano le vicende di quella prova generale di guerra mondiale che fu la dilaniazione della Jugoslavia facendole raccontare in soggettiva da una testa tagliata, mentre uno dei giri di basso più belli della storia del rock (di Maroccolo, chetoodicoaffà?) accompagna un ritmo che parte lento per rallentare ancora e dilatarsi fin quasi a fermarsi. Il brano si chiama Memorie di una testa tagliata, se volete ve lo ascoltate alla fine del post, e dimostra che anche fuori della politica Leonardo ormai scrive più brillante che vero: si, a Lindo forse "lo ha rovinato la malattia" (cit.), sicuro ha un percorso quantomeno ambiguo se pensiamo che parte filosovietico per finire ospite d'onore dei fascisti passando per un incredibile miscuglio di filoebraismo/filocattolicesimo in salsa adesione acritica al teorema "terroristi mussulmani dell'11 settembre". Ma la storia di ogni arte è piena di artisti con biografie non all'altezza delle loro opere, e quindi il giudizio su queste ultime non deve essere influenzato dal sarcasmo o dalla pena che ormai ti ispira il loro autore, per quanto giustificatamente. Ferretti per quanto mi riguarda può anche diventare prete magari anche pedofilo, ma i CSI (se i CCCP prima e i PGR dopo sono progetti imperfetti pieni di perle) hanno una parabola breve quanto perfetta, come i Dire Straits o i Police: pochi dischi uno più bello dell'altro, difficile scartare anche solo qualche brano. E infatti, come è dimostrato dalla recente tournée di reunion (visti a Frascati, una meraviglia) ma anche da progetti meno ambiziosi come il precedente Zamboni/Baraldi, anche senza la voce ipnotica e la presenza scenica affatante di "San" Giovanni reggono benissimo, stagliandosi nel buio della musica contemporanea come Fuochi nella notte...
martedì 17 settembre 2013
mercoledì 11 settembre 2013
UNO DEI TANTI UNDICI SETTEMBRI
| L'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria e di sua moglie a Sarajevo, |
No, non sto ribadendo ancora che di undici settembri ce n'è almeno un altro altrettanto significativo, quello in cui un colpo di Stato preparato con l'aiuto degli USA rovesciò il governo democratico cileno inaugurando uno dei regimi più tristi della storia recente. Né rimpolpando senza necessità il relativo tag: presto (come già per Kennedy, Marylin, Nerone, i Pellerossa, eccetera) diverrà luogo comune che la versione ufficiale dei fatti di quel giorno è una menzogna, e quindi è sufficiente alla propria coscienza aver preso posizione sin dall'inizio per la verità.
Sto affermando che quando saremo (saranno: ahimè chi ha passato la boa dei 50 è meglio che il futuro remoto impari a declinarlo in terza persona) abbastanza lontani da studiare gli inizi di questo secolo come Storia, accomuneremo l'11 settembre 2001 all'invasione della Polonia, all'attentato di Sarajevo, e a tutte le "caggiuni" (in riggitano: cause apparenti) con cui si suole convenzionalmente indicare l'inizio delle grandi guerre, perché ciò serve nei libri di scuola ben sapendo che l'inizio vero sta nelle cause economiche di fondo. E quindi sapremo, quando sarà finita da un po', che l'11 settembre 2001 è iniziata la Terza Guerra Mondiale, di cui al momento non ci accorgiamo sia perché le conseguenze materiali più drammatiche nel nostro quotidiano di occidentali non sono ancora arrivate (ma potrebbe accadere eccome, se serve) sia perché questa guerra è più frammentata e dissimulata delle precedenti (ma i frammenti sono sotto i nostri occhi, si chiamano Afghanistan, Iraq, Tunisia, Libia, Egitto, Siria, Sudan, Mali, eccetera) e le cause economiche meglio nascoste grazie all'affinamento della propaganda (ma la crisi iniziata nel 2008 è solo l'ultima puntata dell'attacco finale nella lotta di classe lanciato dai "padroni" col monetarismo negli anni 70).
Insomma siamo in guerra, da dodici anni, è il nemico è chi ce lo nasconde.
giovedì 5 settembre 2013
SIRIA, CI RISIAMO
Chi vuole preservare l'integrità dei propri ultimi neuroni e gli ultimi barlumi della propria dignità nei tempi della Comunicazione Globale non ha che da seguire una semplice regoletta: rilassarsi quando c'è forte discordanza delle posizioni su un dato argomento, e se ha tempo e gli interessa approfondirlo per farsi un'opinione propria, ma invece stare all'erta, e farselo interessare anche se in teoria non gli interessa, se su un argomento il mainstream ha praticamente solo voci concordi.
Il caso Siria di questi giorni è da manuale: quasi tutti ti raccontano che c'è un dittatore feroce che opprime il suo popolo e schiaccia come mosche quelli che in esso hanno trovato la forza di ribellarsi, e ora che abbiamo le prove che usa persino armi chimiche contro i ribelli abbiamo il dovere di attaccare per sostenerli. Dunque, anche se di chi comanda in Siria potrebbe non fregarti nulla, come già in Egitto o in Tunisia, in Iraq o in Afghanistan, l'imperativo è stare in campana e approfondire perché in un modo o nell'altro è in arrivo un padulo proprio per noi, sudditi oggetto di questa campagna di disinformazione monocorde.
Quello che succede in Siria forse si potrebbe saperlo in qualche modo solo andandoci, e portandosi appresso un background di conoscenze specifiche sennò è inutile, quello che è garantito al limone è che NON sta succedendo quello che ti raccontano. Assad è un dittatore non più di tanti altri che consideriamo amici e democratici, i "ribelli" non sono quello che sembrano e forse addirittura sono prezzolati dall'esterno (come in Libia, si), le armi chimiche forse non ci sono forse sono altro forse gliele abbiamo vendute noi sicuro non si può dire chi le ha vendute a chi e chi le sta usando. Esattamente le stesse cose che si potevano dire di Saddam Hussein alla vigilia dell'attacco all'Iraq e che poi si sono dimostrate, come volevasi. E allora che succede?
Succede:
Il caso Siria di questi giorni è da manuale: quasi tutti ti raccontano che c'è un dittatore feroce che opprime il suo popolo e schiaccia come mosche quelli che in esso hanno trovato la forza di ribellarsi, e ora che abbiamo le prove che usa persino armi chimiche contro i ribelli abbiamo il dovere di attaccare per sostenerli. Dunque, anche se di chi comanda in Siria potrebbe non fregarti nulla, come già in Egitto o in Tunisia, in Iraq o in Afghanistan, l'imperativo è stare in campana e approfondire perché in un modo o nell'altro è in arrivo un padulo proprio per noi, sudditi oggetto di questa campagna di disinformazione monocorde.
Quello che succede in Siria forse si potrebbe saperlo in qualche modo solo andandoci, e portandosi appresso un background di conoscenze specifiche sennò è inutile, quello che è garantito al limone è che NON sta succedendo quello che ti raccontano. Assad è un dittatore non più di tanti altri che consideriamo amici e democratici, i "ribelli" non sono quello che sembrano e forse addirittura sono prezzolati dall'esterno (come in Libia, si), le armi chimiche forse non ci sono forse sono altro forse gliele abbiamo vendute noi sicuro non si può dire chi le ha vendute a chi e chi le sta usando. Esattamente le stesse cose che si potevano dire di Saddam Hussein alla vigilia dell'attacco all'Iraq e che poi si sono dimostrate, come volevasi. E allora che succede?
Succede:
- che gli USA sono da sempre un'economia a traino dell'industria bellica (ed è con questa leva che hanno vinto la Guerra Fredda, grazie alla corsa degli armamenti missilistici degli anni 80 che ha sfiancato l'economia sovietica mentre ringalluzziva quella americana);
- che Obama oramai lo ammette anche da se (mentre la signistra itagliana si arrampica sugli specchi per salvarne l'operato) che non meritava il Nobel per la pace ma essendo al secondo e ultimo mandato non ha più nessuna faccia da salvare e quindi ha gettato la maschera da progressista;
- che pare che al fondo ci sia una questione di oleodotti (come in Afghanistan, attaccato perché dava rifugio a uno sceicco arabo di una famiglia piena di petrodollari, presunto capo di un commando di arabi presunti autori di quello che quando saranno trascorsi un po' più dei 12 anni attuali passerà alla Storia come l'autoattentato più clamoroso di sempre, vedrete) ed è per questo che russi e americani si trovano su due fronti opposti, almeno per ora.
- Massimo Fini, che parla di rischio guerra mondiale e legge la campagna di Siria come un'aggressione illegittima in funzione anti-Iran;
- Piero Cammerinesi, che satireggia sul paradigma dell'attacco preventivo che potrebbe essere applicato alla vita quotidiana ammazzando impunemente i vicini molesti, con un corollario logico nella vicenda Berlusconi e il tana-libera-tutti che potrebbe costituire il suo "salvataggio" oggi;
- Voltairenet, che a partire dalla scelta di campo inglese delinea invece un'azione possibile in seno all'ONU per evitare la guerra;
- Odifreddi, che inquadra correttamente come mera propaganda le parole di Papa Francesco quantosonobuono Bergoglio e i digiunetti eccellenti a corredo.
domenica 1 settembre 2013
OHI VITA MIA
Alzi la mano chi non ha intonato 'O surdato nnammurato "a marcetta" una volta, magari dietro a un coro da stadio. Eppure si tratta di una canzone tristissima, come bene viene rappresentato nel film La sciantosa, protagonista una matura e immensa Anna Magnani in lacrime alla fine dello spezzone che riporto in fondo.
Le cose spesso sono esattamente l'opposto di quanto appaiono, e a proposito di vita la cosa viene dimostrata una volta ancora, in cronaca dalla nomina dei quattro senatori a vita da parte di Re Giorgio I "sembrapropriounsavoia" Napolitano. Quattro personalità indiscutibili di cui tre notissime e universalmente quotate a sinistra, una un po' meno data anche la giovanissima età (se campa quanto la Montalcini, come le auguriamo, a 13 mila euro al mese ci costa come una Finanziaria), e quindi che ti vuoi commentare, blogger da strapazzo che non sei altro?
Il fatto è che il PUPR (Primo e Unico Presidente Rieletto) non è la prima che combina (alla sua età benedittindio - con la voce di Totò - potrebbe starsene pure un po' tranquillo), la nomina allo stesso scranno di Monti per farne con un inedito uno-due il successore dell'Oramai Impresentabile, venendo dopo uno strappo alla prassi costituzionale ancora più grave ma di segno opposto l'anno prima, quando al Cavaliere che un anno dopo avrebbe disarcionato consentì invece di restare in sella abbastanza a lungo da comprarsi i senatori necessari a tenerlo al governo (due domandine facili: remember Fini? quanto pensate che un anno in meno di Berlusconi/Tremonti ci avrebbe risparmiato delle batoste che ci sono toccate dopo?). Ora se uno maligna che i magnifici quattro servano da un lato a dare a Lettino una chance in più in caso di strappo del Caimano, e dall'altro proprio al Caimano una scusa in più per vestire i panni del perseguitato e reclamare l'agibilità (e l'abitabilità no?) politica, è un dietrologo complottista, o solo uno che ancora un pochino ragiona con la testa?
Un giorno, forse, la Storia renderà ragione di questo gioco delle parti in cui da vicino non si può capire bene, solo semmai intuire, come cavolo faccia quest'uomo a tenere tutti per le palle, che traffici ci abbiano fatto per decenni da non potere proprio farlo cadere senza seguirlo a ruota, di questa commedia con risvolti da farsa e conseguenze da tragedia.
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