martedì 13 febbraio 2018

PORNO-ARISTON

"Questa è una canzone intelligente..."
Una domanda: un blog che ha il tag Musica tra i più frequenti non può non occuparsi di Sanremo, in quanto evento musicale più chiacchierato dell'anno, oppure non deve occuparsene, in quanto evento che con la musica quella vera c'entrato sempre poco e c'entra sempre meno? Nel dubbio, negli anni, del festivalone ho scritto proprio solo quando in qualche modo consentiva di parlare di musica, in positivo o in negativo che fosse: nel 2009, perchè c'era da stigmatizzare l'estensione del dominio mariadefilippico anche sul feudo del nazionalpopolare; nel 2011, perchè c'era da salutare con giubilo una delle rare vittorie della Qualità (peraltro da parte di chi ne vantava tanta da potersi affermare qui con una cosa scritta "con il piede sinistro" - un po' come Dalla la canzone di Ron quest'anno, si - tra l'altro stracarica di autoplagi - ma meno di Moro quest'anno e di Amara l'anno scorso con la Mannoia); e nel 2013, in una specie di sintesi dei due suddetti post in occasione dell'ipogeo costituito dalla vittoria di Mengoni.
In questo 2018, la molla è rappresentata dalla copresenza (che non stupisce, vista la cifra stilistica da sempre stucchevole del direttore/conduttore - e per carità non sto criticando né lui né il suo festival, che in pratica essendo consistito in una specie di suo lungo concerto di duetti, inframezzato ogni tanto dalle canzoni in gara, è stato mediamente di qualità migliore del solito, anche lui avendo potuto, volendo, vincere col piede sinistro ogni volta che avesse voluto, negli anni...) di troppe canzoni ruffiane, quasi tutte peraltro variamente premiate.
Fabrizio Moro, autore della canzone vincente come della identica canzone di un paio d'anni fa, fa della ruffianeria la sua cifra stilistica, se pensiamo all'ingenuo appello alla mafia e sciacallaggio dei suoi morti di Pensa, con cui si è fatto conoscere proprio a Sanremo 11 anni fa. Oggi "si porta" il terrorismo e infatti il pezzo su quello fa leva e ottiene il successo anche popolare, in ciò aiutato dal teatrino dell'esclusione rientrata, che infatti ha come si dice azzerato le quote dei bookmakers. La cosa peggiore dell'operazione è avere neutralizzato proprio lo spirito del testo da cui prende spunto, la lettera del familiare della vittima che ci fece riflettere sul fatto che l'unica risposta sensata al terrorismo era non fare quello che ci voleva costringere a fare (rinunciare alla nostra libertà quotidiana, anche di divertirci), trasformandolo in un refrain retorico da un lato ridicolo (facile rispondere ironizzando "e certo, non c'eravate" al "non ci avete fatto niente") e dall'altro imbarazzante (se facciamo una seria contabilità si che non sono niente, le vittime occidentali del terrorismo a paragone delle vittime delle guerre occidentali). Detta in piano, è vero che per non dargliela vinta ai terroristi l'unica risposta possibile di ogni persona che si possa dire democratica e libera è non rinunciare al proprio modello di vita, ma ciò assume dignità se e solo se si accompagna a una scelta politica precisa, che tolga le responsabilità di governo a chi ha creato la situazione internazionale che costituisce il terreno fertile del terrorismo. In altre parole, se voto per chi propone il ritiro immediato dell'occidente dalle zone di guerra che ha acceso e fomentato negli ultimi trent'anni, con tanto di riparazione dei danni e risarcimento, allora poi, se ancora serve, posso avere un atteggiamento fiero di fronte a chi usa la violenza contro di noi. Altrimenti la mia fierezza è protervia. E alla mia frase ad effetto non potrò che attendermi una risposta del tipo "tranquilli, vi faremo qualcosa la prossima volta...".
Un discorso solo apparentemente di segno opposto può essere fatto per Mirkoeilcane (che forse andrebbe scritto "Mirko, e il cane?"): va bene che ti devi fare conoscere, ma sciacallare sulle vittime altrui, peraltro causate ancora dalla strategia politica dell'impero di cui siamo sudditi (sia quella militare già citata che quella economica che tende all'appiattimento in basso della retribuzione del fattore lavoro), senza fare nessun accenno a quest'ultima, equivale sostanzialmente a fargli da fiancheggiatore, assumendosi il compito di soffiare sul fuoco dei nostri sensi di colpa. Un lavoro che a gente come la Boldrini e company è da tempo molto ben retribuito, per cui peraltro il nostro deve mettersi in una ormai lunga coda (ah, ecco il cane!...), con la sua canzoncina che per capire quanto vale basta che la senti dopo Mio fratello che guardi il mondo, senza dire niente.
Insomma, non dico che era meglio quando dominavano le canzoni "amore e cuore", o quando per vincere dovevi essere almeno cieco (muto era troppo, trattandosi di canzoni), e niente è peggio delle canzoni tutte uguali di quelli che escono dai talent, ma questa sorta di "pornografia valoriale" è francamente insopportabile.
Poi, come sempre, c'erano alcune belle canzoni anche quest'anno: quella di Gazzè, ad esempio, romantica ma senza retorica, come pure quella di Barbarossa. Ma il momento migliore secondo me è stato quello in cui, volendo riempire il buco in attesa della proclamazione con una canzone di un collega scomparso, Baglioni ne cita tanti ma sceglie Jannacci, uno che la retorica la schifava e però aveva il repertorio pieno di cose estremamente commoventi, oltre che di divertenti (nel mio coccodrillo ne trovate molte: il grande Enzo era da sempre costantemente sottovalutato - e la cosa gli piaceva non poco, sono sicuro).
Chiudo tornando ai vincitori, e approfittando che proprio stasera e domani danno in TV un biopic su un altro gigante, De André (peraltro i due ebbero un contatto artistico insospettabile): se vi serve toccare con mano la distanza tra il loro motivetto paraculo (che non riuscite a togliervi dalla testa, lo so, càpita...) e un vero capolavoro che mette in scena, guardandola però dal lato giusto, la stessa tragedia, ripassatevi Sidùn. Anzi, qualcuno la faccia ascoltare bene pure a loro, così magari Moro si vergogna e si ritira, e Meta chiude tra parentesi e rimuove questo episodio di una carriera che prometteva bene e ancora forse fa a tempo a rimettere sui giusti binari.

sabato 10 febbraio 2018

QUESTA MONETA SERVONO...

Uno dei vantaggi dell'era Internet è che uno può dimostrare, che "l'aveva detto", quelle volte che aveva azzeccato qualcosa. Certo, l'altra faccia della medaglia è che le tue parole restano sempre lì anche le volte che toppi... Ma insomma, se le prime sono più delle seconde, è "carta" che lo "canta" non tu che lo affermi apoditticamente.
Sulla moneta io ho il vantaggio di avere studiato quando all'università ancora l'economia veniva trattata come la scienza empirica che è, cioè presentando le varie macroteorie come frutto di approcci politici diversi, da confrontare sia sul piano teorico che su quello dei risultati nelle diverse realtà spaziotemporali in cui si potevano applicare. Negli ultimi decenni, invece, si è affermato un monopensiero ultraliberista/monetarista, che presenta se stesso come un dogma e l'economia politica come la scienza esatta che non è.
Con questo background, ho approfittato del mio piccolo pulpito per fornire, a chi lo volesse, qualche strumento di comprensione della realtà:
  • gennaio 2011 (doveva ancora arrivare Monti) - Money money, analisi divulgativa della teoria della moneta con già dentro l'evidenza che i trattati europei impedendoci di perseguire la piena occupazione di fatto ci impedivano di rispettare la nostra stessa Costituzione;
  • giugno 2012 (ancora non c'era il m5s) - Io c'Euro, individuazione del "colpevole", ma ancora con speranze che potesse cambiare qualcosa a livello europeo;
  • agosto 2012 (idem) - Due + due, che potremmo ribatezzare keynesismo for dummies, con tanto di dimostrazione aritmetica in illustrazione;
  • luglio 2015 (già grillino da tempo, era arrivato Renzi a darmene ulteriore ragione) - La papera non galleggia, l'UE è ormai un sogno sepolto, bisogna uscirne al più presto, e mettere in mano a una nuova (e onesta) classe politica nazionale la leva monetaria.
Per questa ragione, piuttosto che mettermi a ripetere la solfa, preferisco lasciare a chi vuole l'onere di andarsi a rifare tutto il ragionamento, e invece riportarne qui solo le conclusioni:
  1. la moneta in circolazione deve essere quella che serve, non di più e non di meno, a garantire che un sistema economico intanto sopravviva e poi magari anche prosperi;
    quindi
  2. l'Euro è stato concepito come (ed è ancora) un'arma tedesca per uccidere il sistema economico dei Paesi del mediterraneo e in special modo della pericolosissima Italia, ed è al 90% del raggiungimento del suo obiettivo (gli italiani che hanno contribuito a questa sconfitta bellica in tempo di pace, politici economisti e giornalisti in primis, se fossimo in guerra dovrebbero essere fucilati come collaborazionisti, i consapevoli, e rieducati come manco ai tempi di Mao gli inconsapevoli). 
A suffragio delle stesse, metto la solita nutrita serie di spunti di approfondimento per volenterosi - dopodichè, comunque vadano le elezioni, in futuro ogni volta che mi verrà di dire "ve l'avevo detto" farò un link a questo post, come a una sorta di compendio, e nessuna ignoranza verrà più scusata:
  • Giacchè, ovvero come e perché è in corso la suddetta guerra e la stiamo perdendo, spiegato non da me ma da uno bravo; 
  • Pamio, ovvero un po' di cifre sullo stato in cui con questa guerra hanno ridotto il Paese, condite con un po' di ironia sulle questioncine con cui ci distraggono;
  • Bagnai (che continuo a citare anche se "si porta" con la Lega, perché uno può sbagliare conclusioni anche partendo da partenze giuste), ovvero la deflazione permanente è una delle due armi con cui è combattuta questa guerra, l'altra è l'immigrazione;
  • Verga, ovvero hanno ridotto il lavoro a uno stato tale che comincia a essere legittimo chiedersi se non sia meglio, cioè più conveniente per i lavoratori, reintrodurre la schiavitù. E badate bene che l'articolo è su Il Sole 24 ore, non su un sito di controinformazione dei miei, che dire? forse ora che sta per chiudere comincia a dire la verità...
  • Cavalleri, ovvero una bella rinfrescata sulla teoria della moneta con incursioni fino al Bitcoin e al Sardex, ma leggete con attenzione soprattutto i passaggi su Keynes e la politica monetaria hitleriana (che niente nasce per caso e ignorare le cause storiche del successo del nazifascismo equivale a preparare il terreno per la sua rinascita - e, visto che ci siamo, andate al cinema a vedere Sono tornato, e poi ne parliamo).
  • Filocamo, ovvero se volete un buon esempio di quello che ha fatto l'Euro, guardate all'unificazione italiana e alla nascita della Questione meridionale.
  • Cabras, ovvero ma quei pazzi (come chiamavamo gli illusi inguaribili quando non c'era la sciagurata moda del politically correct ad ogni costo?) che ancora straparlano di "più Europa" o "Stati Uniti d'Europa", come fanno a non rendersi conto che se venisse sancita una unione politica non farebbe che ripetere, e stavolta in modo definitivamente ineluttabile, il paradigma UE/Euro, cioè perseguire non certo interessi comuni ma solo interessi di alcune nazioni (e qui Streeck ci spiega come e perché la democrazia è possibile solo all'interno dello Stato-Nazione) a danno di interessi di altre (tra cui la nostra)? 
  • Leonardo, ovvero mi rispondo subito: anche uno intelligente e serio può ricadere nel vizio di continuare a spiegare la realtà con paradigmi vecchi e non più adeguati. Nella fattispecie, lui parla del centrosinistra come di "partito della realtà", contrapposto ai "partiti del piacere" berlusconiano e grillino, ricicciando la metafora che ci fece digerire anni in cui noi davamo le batoste ai lavoratori e il centrodestra vinceva le elezioni beneficiando però di un bilancio risanato da noi, e dimenticando però che: 1) siamo in avanzo primario dal 1991 e il debito continua a peggiorare, cosa che almeno qualche dubbio sul funzionamento degli assiomi monetaristi dovrebbe farlo venire, e 2) è da mò che il PD è anch'esso un partito del piacere, dall'inizio dell'era renziana almeno. Il fatto è, ed è estremamente significativo, che a sinistra ormai i comandamenti dell'ultraliberismo, che non sono che dogmi di una delle religioni possibili, vengono considerati "la Realtà". Ed è a questo che serve questo link, a capire come anche uno intelligente e serio possa finire in questa trappola, così magari ve ne tirate fuori voi, almeno qualcuno dai...
  • Pagni, addirittura su Repubblica, ovvero laddove questi dogmi sono nati si è preso a metterli in discussione, e seriamente, al punto che a parlare di ri-nazionalizzazioni non è più solo Corbin - tanto per fare un confronto, da noi sia centrodestra che centrosinistra propongono ancora, come mezzo per fare rientrare il debito sotto il 100% del PIL (tra l'altro, del tutto illusorio, perché in una frazione c'è anche il denominatore, e perché l'ammontare della spesa per interessi sul debito pregresso continua a crescere), privatizzazioni e svendita di patrimonio statale;
  • Micalizzi, ovvero il fortino da cui potrebbe iniziare la riscossa è la Cassa Depositi e Prestiti, ecco perché l'hanno messa nel mirino, ed ecco perché bisognerebbe difenderla ad ogni costo;
  • Cillis, sempre su Repubblica, ovvero se è il debito il problema, com'è che il Giappone che ce l'ha il doppio del nostro non ha spread e nemmeno disoccupazione?
  • Bertani, ovvero vi siete mai chiesti come funzionano le lobby e che razza di tassa per l'economia e di vulnus per la democrazia siano?
  • Fusaro, ovvero dato tutto ciò è appena consequenziale il 4 marzo prossimo votare per chi "più nuoce all'aristocrazia finanziaria", e pazienza se la scelta, visto che le scelte sovraniste della Lega sono contraddette dalle sue alleanze, finisce per diventare obbligata, stavolta. A meno che non vogliamo davvero affidarci, come descrive Barnard in questo post solo apparentemente paradossale, alla mafia e alla nuova Arabia Saudita...

domenica 4 febbraio 2018

12. IL PULLMAN (ZERO)

Speed rappresenta, non so nemmeno se consapevolmente, la
migliore metafora filmica del nostro modello di sviluppo...
Mentre proseguo nella pubblicazione dei racconti di Chi c'è c'è, mi accorgo che quelli derivati da un testo di canzone sono forse più di quanto rammentassi. Avanti quindi con l'esercizio di stile di pubblicarli assieme (Sushi Marina ancora si fa attendere...), anche quando, come in questo caso, la "distanza" in senso sia temporale che letterario è piuttosto grande. Il racconto stavolta il "geestre" lo legge nella mente di un'astronauta omosessuale (occulta per le ragioni che scoprirete) giapponese, mentre la canzone da cui è tratto è una rock ballad acustica veloce, dal testo abbastanza attuale da permettervi di invitarvi (come per tutte le altre, peraltro) a chiedermelo per musicarlo.

12 - IL PULLMAN

Questo viaggio non finisce mai. So benissimo di stare su un'astronave, in realtà. Ma non so più da quanto tempo mi sento dentro una specie di pullman, seduta dapprima in ultima fila, e poi… No, non è proprio un sogno, è più che altro una filosofia. Mi spiego.
Qui sopra siamo ventuno persone, all’anagrafe tredici di sesso femminile e otto di sesso maschile. Già questa è bella, eh! Ma non è la sola cosa che hanno giustificato con la "necessità di dare qualche speranza in più alla sopravvivenza della specie": infatti tra noi che io sappia ci sono sì due omosessuali, ma uno è praticamente un pozzo di scienza, e mi gioco la testa che l'hanno preso solo per quello, e l'altra - che sono io - non lo sanno. Se no mi lasciavano a Tokyo, probabilmente. Anche se l'omosessualità femminile è più tollerata, è vista quasi solo come una stranezza, e poi in fondo una donna per copulare non ha strettamente bisogno di coinvolgersi ed eccitarsi: per i loro scopi "genetici" basta che apra le cosce e "riceva il seme".
Inoltre siamo euro-americani quasi tutti per provenienza e tutti per cultura: la differenza di valori tra il mio paese e gli Stati Uniti si azzera sotto il profilo dell'individualismo economico, l'egiziana è figlia di cittadini ricchi e ha studiato in Europa, e la negra tunisina non avrebbe avuto alcuna speranza di essere con noi se al suo paese permanesse ancora il costume dei tempi di sua nonna, e comunque è l'unica donna "di colore" (che brutta espressione) e non rappresenta certo il suo continente. Poi siamo tutti giovani, belli e colti: si dirà che visto l'obiettivo della missione, squisitamente riproduttivo, è questo il mix che ci dà più possibilità.
Ma è davvero così? Ingegneri nucleari, medici, astronauti, biologi su di un'astronave vanno benissimo, ma a parte che noi qui sopra dormiamo sotto il controllo di una specie di Hal 9000 che potrebbe pure "decidere" di non risvegliarci più e nessuno ne saprebbe mai nulla, se dovessimo veramente raggiungere lo scopo della missione e sbarcare da qualche parte, dove sono i carpentieri, le sarte, i cacciatori e i marinai? Perché non un bonghista congolese, una geisha tradizionale, o un intrecciatore di vimini? E perché non quell'astrofisico geniale e famoso anche perché è arrivato dove è arrivato con la sua carrozzella, non sarà proprio perché è un vecchio handicappato?
Insomma, sembra proprio un programma concepito dal nipotino di Hitler, tutto lascia pensare che i valori che hanno ispirato la scelta degli "eletti" siano esclusivamente quelli capitalistici occidentali: individualismo assoluto, libertà di costumi e di religione ai limiti di lascivia e ateismo, democrazia politica. Praticamente i tre quarti dell'umanità tagliati fuori in partenza dalla possibilità di essere scelti, e il tutto autoattribuendosi presuntuosamente il crisma dell'obiettività scientifica.
Così uno potrebbe chiedersi: ma allora perché hai accettato, per puro istinto di sopravvivenza? Ora, a parte che, avendo saputo che tipo di sopravvivenza ci aspettava (e cioè più o meno quella dei vermi da pesca dentro al barattolo in frigo), a nessuno sarebbe mai saltato in mente di accettare, se fosse stato solo per salvarmi il culo non sarei di certo qui. Sarei rimasta a scopare con tutte le mie amiche fino alla fine del mondo, quella sì che è vita. No: è che c'è la storia del pullman.
Ricordo ancora quando gli "occidentali" cominciarono a far breccia nell'etica nipponica. Ero una bambina, e fui molto felice di vedere più spesso i miei genitori sia durante la settimana sia in vacanze sempre più lunghe. Era successo - saprò dopo - che l'integrazione del Giappone nel sistema economico-politico capitalista si era completata. Come era naturale che accadesse, prima o poi. Era iniziata negli anni “80 del secolo scorso con l'invasione di prodotti giapponesi prima, e asiatici in genere dopo, in USA e poi in Europa, ma alla base di quel successo c'erano soprattutto l'etica sociale e del lavoro e, dietro, quella religiosa. Il fatto è che un sistema sociale è esattamente come una bacinella: se ci versi dentro il contenuto di due recipienti più piccoli, uno pieno d’acqua calda l'altro d’acqua fredda, il risultato sarà sempre una bacinella d’acqua più o meno tiepida, non si scappa. Con le persone è solo un po' più complicato che con l'acqua, e si allungano i tempi, e si complicano i modi. Ma la sostanza non cambia. Ecco che in venticinque anni il loro modo di produzione si è andato via via giapponesizzando, e la nostra cultura retrostante americanizzando. Semplice, no? Come mai allora non è successo allo stesso modo dappertutto?
Prendiamo i paesi del cosiddetto "terzo mondo". Prima li hanno colonizzati, per sfruttarne a loro comodo le risorse umane e naturali. Poi, quando la colonizzazione politica è diventata insostenibile all'esterno militarmente e all'interno per le pressioni dell’"opinione pubblica", si è lasciato campo libero a delle classi politiche locali nella maggior parte dei casi corrotte, immature, compromesse, lasciate in pace con la scusa di quel principio di non ingerenza che in realtà copriva la perpetuazione della colonizzazione economica. In altre parole, li hanno tenuti sotto giogo per secoli, poi - da una schiavitù all'altra - li hanno costretti ad emigrare, perché i loro sistemi economici non potevano reggere al contatto con quello occidentale: il più protezionista di tutti i tempi, con la faccia tosta di autodefinirsi "liberista", per giunta. E gli emigrati hanno pure trovato, nell’occidente “democratico”, un’"opinione pubblica" ostile, ipocritamente "per autodifesa"!
Che poi è questa la caratteristica peculiare, il punto di forza delle cosiddette democrazie: l'ipocrisia. Ad un certo punto i filosofi politici marxiani l'avevano pure detto: occhio che sotto la formula "il potere è dei cittadini" si nasconde il solito trucco del Potere, che più è dissimulato più è assoluto. Solo che anche la struttura reale delle società del socialismo reale era ipocrita, ed analogamente, grazie alla formula "il potere è del popolo". Allora meglio i cinesi, che con una bella dittatura franca e sincera hanno iniziato negli anni '80 del secolo scorso uno sviluppo che in questi anni '20 li ha portati alla leadership mondiale.
Sto perdendo il filo dei pensieri. La democrazia, dicevo, si regge su una menzogna. Anzi, su due: la seconda, esterna al sistema, nasconde la verità più amara, direi. Che poi è dimostrata perfino dalla società in cui la democrazia è nata, come cosa e come parola: l'antica Grecia. Ed è: la democrazia è possibile solo all'interno di una minoranza, di un sottosistema quasi stagno che poggia su una massa ad esso esterna di gente in schiavitù, qualsivoglia forma culturale prenda questa sostanza esistenziale.
E' una realtà talmente insopportabile per una persona anche vagamente sensibile, anzi per chiunque creda in qualche modo proprio a quei valori etico/religiosi su cui la democrazia sostiene di fondarsi, che va da sé che tocca renderla totalmente inintelligibile dall'interno del sottosistema. Capisci solo se ne esci, se – come si dice - diventi un “dropout”, ed allora non puoi più fare nulla.
Tornando sotto metafora, noi "sudditi" dei regimi democratici è come se viaggiassimo su un veloce pullman con i finestrini totalmente opacizzati, di maniera che ci rendiamo conto di muoverci solo per il rumore e gli scossoni, proprio come in treno la notte a tendine abbassate.
No, ce lo dicono pure, che siamo in cammino: è l'altra enorme menzogna chiamata "progresso". In realtà è una corsa cieca. Il pullman va da solo, sembra sapere dove, come se fosse vivo, e indistruttibile. Se in qualche modo capisci qualcosa e pensi che non puoi fare altro che sfondare di testa il finestrino e saltare in corsa, che so, diventando un missionario o un anarchico o un tossico, lui lascia fare: il finestrino magicamente si rinsalderà alle tue spalle, e se qualcuno in quell'attimo che è rotto intravedrà qualcosa, è meglio per lui se farà finta di non capire (ed infatti fanno quasi tutti così). E non regge l’obiezione che la gente vede i telegiornali, che mostrano il mondo e le sue rovine: in TV tutto è uguale, film e notizie vere si mescolano, e dopo un po’ nessuno capisce più la differenza.
Perciò ad un certo punto della mia vita io ho deciso che era meglio restare dentro, e studiare se ci sono brecce nel sistema, se cioè c'è il modo di entrare in cabina e non dico pilotare, ma almeno influenzare in qualche modo le scelte di rotta e/o velocità. Cosa dovevo fare "da grande", allora? La carriera politica? No, quelli sono solo degli schiavi pagati bene, la politica attiva è il destino che il sistema riserva ai suoi figli intelligenti ed ambiziosi ma non rigorosi, ancora troppo sensibili ai beni materiali per rifiutare un contentino di agi e notorietà in cambio della possibilità di incidere seriamente. Questo, per quelli che valgono qualcosa: vanno a raggiungere i tanti mediocri la cui più grande ambizione era “fare il politico”. Lo stesso vale per giornalisti, cantanti, e altri "opinionisti".
Dove cercare allora il “posto guida”? Facile: è dai tempi dei geroglifici dell'antico Egitto e dei primi ideogrammi cinesi che il potere è nel sapere. Dovevo diventare qualcuno nel campo dell'informatica. Il mio paese era da decenni all'avanguardia nelle applicazioni industriali dell'elettronica, ma il monopolio della programmazione era americano: Microsoft e IBM, soprattutto. Non avevo 28 anni quando inventai il mio sistema operativo, alternativo ai prodotti su base MS-DOS, enormemente più semplice da utilizzare e dalle applicazioni talmente più vaste che apriva nuove frontiere verso l'intelligenza artificiale e la comunicazione globale. Modestia a parte, un salto di qualità secondo solo a quello dell'invenzione della scrittura.
E' noto infatti che il maggior merito dei Greci, e ciò che rese possibile l'instaurarsi della democrazia e del dominio culturale ellenico, fu rendere l'alfabeto semplice da imparare e duttile. Il buon tentativo di Gates alla fine del secolo scorso sta a quest'operazione come l'alfabeto fenicio, se poniamo che i primi computer andavano a geroglifici. Il salto epocale, l’alfabeto con le vocali, fu il mio NIP-OP: dopo tre anni la mia società era la più dinamica sulle borse di tutto il mondo, e aveva già sottratto più del 60% delle quote di mercato alla concorrenza su base mondiale, e il 90% in Giappone.
Se esiste ancora il pianeta Terra, non è più lo stesso, ed è merito mio. Ma non è più un mio problema, questo. Ho accettato all'inizio come un onore di essere prescelta per Exodus: per l’"opinione pubblica" la mia candidatura era imprescindibile, e la scelta obbligata. Troppo tardi ho subodorato la fregatura: ma che destino è mai questo? A cosa vale sopravvivere, e per chi, per cosa? Non è che mi hanno solo buttato giù dal pullman?
ZERO
Con tutti questi zero a zero che ci sono in giro,
non vorrei costituire un’inversione di tendenza
perdendo sette a cinque da una squadra giovanile,
ché loro si divertono a giocare in confidenza.
Quando veniamo al mondo ci guardiamo in giro
e presto ci adattiamo al nuovo ambiente,
e la valutazione di noi stessi gli fa riferimento
e il resto conta niente…
Sembra da studi assai recenti fatti nel mio buio
che ogni democrazia da sempre debba fare fondamento
su di una maggioranza esterna di minori o schiavi
di cui si è più o meno a conoscenza, o peggio
con la diffusa convinzione che sia tutto giusto
e con vistosi afflati di beneficenza,
ma la democrazia ha un recinto di privilegiati
a base della sua esistenza.
Crollano con gli anni anche i miti più - radicati
Crollano con gli anni anche i miti più - solidi
Crollano con gli anni anche i miti più - irriconoscibili
Crollano con gli anni anche i miti moderni.
Con tutti questi missionari che ci sono in giro,
che non puoi più distinguerli da Sting e Bono Vox,
l’alternativa che rimane, oltre alla lotta armata
dalla parte degli altri quattro quinti del mondo,
è l’accettarsi senza ipocrisia nel ruolo di chi è accomodato
all’unica tavola imbandita del mondo,
mangiando come solo un morto di fame potrebbe,
morendo di crepapanza.
Crollano con gli anni anche i miti più - esagerati
Crollano con gli anni anche i miti più - scientifici
Crollano con gli anni anche i miti più – filosofici
Crollano con gli anni anche i miti più - escatologici
Crollano con gli anni anche i miti più - familiari
Crollano con gli anni anche i miti moderni.
E allora ho un posto come tutti su di un pullman veloce
coi vetri scuri scuri che esiste solo ciò che è dentro,
ho finalmente capito che nessuno sa dove va
e che il mio posto giusto no, non è qui dietro.
Senza riguardo per nessuno tenterò di andare
a prendere la guida o a sedermi avanti:
con tutti questi zero a zero che ci sono in giro, io
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero

venerdì 2 febbraio 2018

SENZA SORDI NON SI CANTA 'A MISSA

Il mio prof di filosofia al liceo, uno che si definiva
"mezzo comunista e mezzo prete", amava ripetere
questa storiella. Una donna col marito disperso in
guerra va dal prete chiedendogli quanto costasse
una messa cantata in auspicio del ritorno del suo
caro, e poichè non naviga certo nell'oro sceglie la
variante più economica del tariffario. Quando poi
però torna
dal parroco a lamentarsi per il mancato
ritorno del marito, quello le risponde prontamente:
"e per forza, mia cara, messa da 5000 lire era!"

Detto di Di Maio, della sua linea politica a tratti incomprensibile e tuttavia della necessità storica di votare movimento 5 stelle il prossimo 4 marzo, entro di nuovo nell'argomento principe della politica, la moneta, perché mio nonno diceva che "senza sordi non si canta 'a missa" e Marx che l'economia è struttura e la politica sovrastruttura.
Capisco che votare cinquestelle, nella speranza che la cautela del suo leader in materia monetaria sia un tatticismo, ma che invece lui sappia benissimo che non può realizzare neanche una frazione del suo programma senza sovranità monetaria, rischia di rivelarsi una pia illusione. Ma intanto la speranza c'è.
Votare chiunque altro, invece, è restare nella certezza che moriremo nella morsa dell'Euro, e quindi che le varie promesse elettorali sono necessariamente impossibili da mantenere: rientrare al 60% di rapporto debito/PIL, come il Fiscal compact comporta, infatti, significa continuare (anzi, inasprendoli) negli avanzi primari anno dopo anno, fino a che il tessuto economico non sarà definitivamente defunto. Se trovi una cifra per una minchiata come i famosi 80 euro elemosinati a qualcuno, devi trovare una cifra maggiore da togliere ad altri se non a quello stesso qualcuno, magari facendo in modo che non se ne accorga. E questo vale sia a sinistra che a destra, per chiunque non metta in discussione il dogma monetarista che ci sta uccidendo.
Tra tutti, di Berlusconi non vale la pena neanche parlare: se ancora gli italiani in numero sufficiente a farlo vincere credono alle sue promesse, meritano di morire di fame punto e basta, per idiozia manifesta.
Il PD lo salto pure: che il partito-bestemmia non doveva neanche nascere e prima scompare meglio è lo penso e lo scrivo dal 2007, ben prima che i danni che facesse (in qualità di sicario dell'economia italiana per conto dei padroni del vapore europeo) fossero evidenti a tutti (e infatti ce lo ritroveremo al 20%, se gli va di lusso...).
E anche i sempre presenti, e sempre con nomi diversi, schieramenti di sinistra-sinistra meritano poco "inchiostro": quand'anche fossero keynesiani puri e duri (comunisti non ci si spera neanche più), difficilmente entreranno in Parlamento, e se lo faranno si venderanno per qualche poltrona anche stavolta, quindi votarli è come minimo inutile e come massimo controproducente.
Discorso a parte merita la Lega: avendo schierato Borghi e Bagnai, due economisti sicuramente sovranisti e coerenti, potrebbe persino essere credibile, il suo anti-eurismo dichiarato. Peccato che Salvini sia in coalizione ancora con Berlusconi e company, il che comporta (anche se la tante altre volte lucidissima Lameduck stavolta non se ne accorge, che dire? forse ognuno ha il suo limite d'incazzatura...) due conseguenze alternative, una peggiore dell'altra: o si rimangerà subito i proclami in cambio di qualche ministero e molto sottogoverno, come già più volte successo, o, meno probabilmente ma ancora meno augurabilmente, riotterrà davvero per l'Italia la sovranità monetaria (anche solo perché il castello-Euro, come diviene sempre più probabile, crollerà da se) ma la metterà in mano ai peggio corrotti della storia repubblicana, quei berluscones figli dei craxies il cui modus operandi vorace (peraltro già bene imitato dai leghisti nelle loro esperienze di governo a ogni livello...) comporta la creazione di una base monetaria doppia o tripla rispetto al necessario, con quello che ciò comporta in termini di svalutazione debito eccetera, avverando esattamente quegli scenari che i monetaristi ortodossi agitano davanti a chi osa metterne in discussione i diktat.
Solo una classe politica che riporti la corruzione pubblica, a ogni livello, entro limiti fisiologicamente accettabili, infatti, può puntare sulla spesa in deficit come leva per una ripresa autentica, perché solo in assenza di "fughe laterali" significative la leva fiscale può fare il suo mestiere precipuo, quello di restituire allo Stato quanto speso dopo aver agito sul reddito moltiplicato keynesianamente (e non, come nella palla bella e buona che vi raccontano, quello di reperire le risorse necessarie a pagare i servizi). E solo il movimento 5 stelle, al momento, può incarnare credibilmente questa classe politica.
Mi rendo conto che questa premessa è diventata così lunga da bastare per un post. Vorrà dire che di teoria e pratica della moneta parleremo un'altra volta, tanto lo abbiamo già fatto e lo rifaremo. I tempi li detta la storia, e la storia dice che ora c'è da vincere una guerra, conquistando voto per voto. Se l'Italia non esce da questo blocco adesso, non ne viene fuori viva.

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