"Me ne frego" è l'espressione verbale che sintetizza meglio sia il fascismo sia l'italianità che di esso è mamma e figlia: ce la ripetiamo dentro infinite volte, talvolta in leggera storpiatura come il gerarca impersonato dal mitico Bracardi ("che te frega?").
Il rapporto tra cosa privata e cosa pubblica deviato patologicamente verso la prima, al punto da non vedere nemmeno quanto la seconda la influenzi pesantemente seppure indirettamente, che potremmo etichettare come "egoismo miope", è davvero caratteristica comune di tutti noi, dalle Alpi al Canale di Sicilia, solo declinata diversamente, nel rispetto del federalismo. Non credo sia necessario, anzi forse sarebbe offensivo dell'intelligenza del lettore, riportare in dettaglio in quali sistemi di valori ciò si traduca al sud e al nord, e quali comportamenti pratici origini alle varie latitudini.
In questi giorni le tre paroline magiche fanno da scudo alle italiche genti nei confronti del marasma greco. La cosa è adeguatamente indotta e incentivata dal Padrone del Vapore e di Tutte le Televisioni, con una tecnica sperimentata da ultimo con la crisi finanziaria internazionale innescata dai mutui subprime: noi siamo fuori, siamo altra cosa, per questo questo e quest'altro motivo. Ora, altro popolo andrebbe a verificare gli addotti motivi e, scopertoli falsi, defenestrerebbe i millantatori. Noi no: se una bugia ci rappresenta uno scenario che ci piace e/o ci fa comodo, ci crediamo.
Raramente punto al blog di Grillo (dice tante cose giuste ma lo ascolterò se e quando annuncerà di entrare in politica per fare comizi gratis anzichè show a pagamento - così come leggerò Saviano dopo che avrà lasciato la Mondadori), ma quando il comico genovese parla di soldi c'è da credergli sul serio: in realtà stiamo davvero a un passo dalla Grecia, e chi lo nega ci sta prendendo in giro. In Grecia i titoli di Stato sono stati declassati a mondezza, gli stipendi sono stati già decurtati e lo saranno ancora per evitare forse che si debba smettere di pagarli, gli avvoltoi sono pronti a prestiti che sembrano ciambelle di salvataggio e sono catene, ma quel popolo non è stato rincoglionito da decenni di tivù spazzatura, ancora forse ha voglia di incazzarsi e lottare, e ascolta gli allarmi dei suoi intellettuali. C'è insomma da sperare che, come gli Argentini ieri, i Greci oggi trovino la forza per puntare i piedi sul fondo e risalire.
Se e quando toccasse a noi, invece, ci sono tutte le premesse per lo scavo del fondo, che ci condurrebbe a una sciagura epocale. Non abbiamo più, se mai lo abbiamo avuto, uno spirito patrio cui aggrapparci. Non abbiamo mai nemmeno scritto univocamente la nostra storia: le mistificazioni sull'appena trascorso 25 aprile, ad esempio, non solo ci sono sempre state ma aumentano a ogni giro di calendario. Come qui fa notare molto argutamente Pasquinelli, in un'altra contingenza economica le pressioni leghiste potevano anche avere uno sbocco naturale positivo, la divisione dell'Italia in macroregioni tutte parte degli Stati Uniti d'Europa, ma in questa situazione l'unico scenario plausibile se non li si ferma è quello jugoslavo. Non dimentichiamo che la nazione balcanica aveva molti tratti in comune a noi: costruita a tavolino, mantenne e anzi ampliò fortissime divergenze economico-sociali tra le sue regioni, fino a che in vista della disgregazione gli interessi economici del centro Europa si infilarono a piede di porco in quelle fessure per scardinare l'unità del Paese e scatenare una sanguinosissima guerra fratricida. Non li fermò nè l'estrema commistione familiare, nè la formidabile nazionale di basket dei fratelli Petrovic, una delle più forti squadre di qualsiasi sport di qualsiasi epoca. Insomma, in tempi di vacche grasse il federalismo di cui si ciancia su tutto l'arco politico è forse una soluzione, se concepito bene (quello che stanno lanciando, invece, ci condurrà dritti dritti alla bancarotta, potete starne sicuri e cominciare ad accumulare cibi non deperibili in cantina), mentre di questi tempi è l'anticamera della guerra civile. Io sono un obiettore di coscienza di mezza età, non credo in nessun dio e non ho figli: ho poco da temere. Voialtri, specie se siete giovani, o avete figli, fareste bene se siete di destra a dar manforte a Fini che è tra i pochi che, seppur tardivamente, pare aver capito cosa si rischia a lasciare il timone in mano ai buzzurri e ai mafiosi; se siete di sinistra non avete nemmeno la fortuna di averne uno così, dovete mandarli a casa tutti e in fretta. Quelle tre parole, dobbiamo smettere persino di pensarle: Sarajevo è vicina, davanti a noi.
giovedì 29 aprile 2010
mercoledì 28 aprile 2010
PRIVACY DI TE, PLEASE
Oggi 28 aprile, dalle 10 in poi, davanti al Senato si manifesta per la libertà di informazione. Il Segretario dell'Associazione Stampa Romana Paolo Butturini, in un appello a giornalisti, sindacati, partiti, associazioni, società civile e intellettuali, ricorda che
"Il Disegno di Legge 1611, firmato dal Guardasigilli Angelino Alfano, non vieta soltanto di pubblicare le intercettazioni, istituisce una vera e propria censura preventiva. Impossibilitato a cassare a valle le notizie scomode, il Governo risolve il problema vietandone la diffusione tout court. Non potremo raccontare ai cittadini che si è danneggiata la loro salute per arricchire qualche primario o casa di cura, non potremo dire ai risparmiatori che è stata operato un saccheggio ai danni del loro denaro, non potremo denunciare che gli elettori sono stati truffati grazie al voto di scambio con le mafie e così via. Non è in gioco il destino di un piccolo, per quanto importante, sindacato di categoria, a rischio sono la professione e il diritto dei cittadini a essere informati. Senza libertà non ci sarà contratto che ci possa tutelare, perché sarà definitivamente uccisa la ragione stessa dell’esistenza dei giornalisti."
La democrazia e l’informazione sono un patrimonio di tutti, tutelato dalla Costituzione, proprio quella Costituzione che il Capo del Governo più indagato della storia ha osato attaccare, a saper leggere le sue parole "indirette", addirittura il 25 aprile, il giorno che ha restituito agli italiani la loro dignità, peraltro trasformandolo da festa della liberazione a festa della libertà con dolo semantico neanche troppo sottile.
Mentre qualcuno si sta già preparando alla sua Caduta, organizzando un governo tecnico che ci metta nelle mani dell'FMI prima del crack anzichè dopo come tocca ai greci a meno che non trovino il coraggio di fare come gli argentini, ed evitando di discettare se sia meglio la padella o la brace, degli episodi ci ricordano che il problema dell'Italia non è Berlusconi ma sono gli italiani. Tra gli altri, ecco due perle:
Mentre qualcuno si sta già preparando alla sua Caduta, organizzando un governo tecnico che ci metta nelle mani dell'FMI prima del crack anzichè dopo come tocca ai greci a meno che non trovino il coraggio di fare come gli argentini, ed evitando di discettare se sia meglio la padella o la brace, degli episodi ci ricordano che il problema dell'Italia non è Berlusconi ma sono gli italiani. Tra gli altri, ecco due perle:
- Silvio al forum confindustriale di Parma che col consueto humour si vanta di essere "il più grande imputato di tutti i tempi nell'universo" e chiama a correi gli imprenditori presenti sfidandoli sul tema scheletri nell'armadio, proprio nel corso della campagna di marketing che accompagna l'approvazione della normativa antiintercettazioni, e riceve un'ovazione anzichè una selva di fischi come sarebbe toccato a chiunque in qualunque altro Paese occidentale;
- i reggini che onorano il boss Tegano al momento dell'arresto - e va bene che è in corso la tipica offensiva contro il braccio militare della mafia condotta con lo scopo principale di tenere fuori dal mirino il cosiddetto terzo livello, hai visto mai ci fosse qualcuno con responsabilità di governo, ma il fatto stesso che qualcuno trovi il coraggio di una manifestazione di schieramento così pubblica la dice lunga su sistema di valori e rapporti di forza in seno alla cosiddetta società civile nella mia "povera patria".
giovedì 22 aprile 2010
DANCE ON A VOLCANO
Quando Peter Gabriel lasciò i Genesis, al termine della trionfale tournèe di The lamb lies down on Broadway, molti davano per chiusa la parabola artistica del gruppo. Non avrebbero sbagliato di tanto: di lì a poco i tre superstiti, accecati dalle prospettive di guadagno facile, tradirono il loro dono di musicisti di livello eccezionale per trasformarsi in una ricchissima pop band come tante. Mentre Gabriel, che paragonato a loro era "uno che non sapeva suonare", e aveva il solo merito di aver inventato un certo modo di stare sul palco - togliendo agli altri però in visibilità, intraprese il percorso opposto: dischi di crescente qualità e valore artistico, sempre più radi, che possono non piacere a tutti ma di certo non accusabili di vocazione eminentemente commerciale. Il tipo sembrò pensare che una volta che sei abbastanza ricco da non potere mai spendere tutto quello che guadagni, almeno a quel punto se non hai il coraggio di farlo prima, cercare di guadagnare ancora a costo di perdere la vocazione artistica è un delitto contro se stessi, e ha preferito utilizzare la propria notorietà per "inventare" la world music, dando una possibilità editoriale a tutto quello di buono che ascoltava nel mondo, non senza tributare al nostro Fabrizio De Andrè e all'ascolto del suo Creusa de Ma la paternità dell'idea.
Ma all'inizio, eravamo a metà degli anni 70, entrambe le fazioni di fan che sempre si formano all'uscita di un big da un gruppo, dovettero trasalire: nessuno si aspettava, infatti, che quello pelato, si per carità eccezionale batterista, scendesse dal podio spazientito dalla vanità di infinite audizioni, e cantasse così bene, in un disco così bello come The trick of the tail. I Genesis completeranno la loro metaformosi con l'abbandono di Hackett, dopo un altro paio di dischi decisamente decenti, ma quell'album noi appassionati della prima maniera continuiamo a venerarlo assieme a quelli dell'era Gabriel, pur con i dovuti distinguo. Il primo brano, quello che scartato il vinile e messo sul piatto si ascoltava subito e talvolta si ricordava per sempre, fu folgorante: si chiama Dance on a volcano.
...
In questi giorni un vulcano islandese dal nome impronunciabile ha deciso di mostrarci quanto il nostro stile di vita è fragile. Una settimana di cenere, tutti i voli a terra, panico in mezza europa, milioni di euro di danni. Non lo siamo ancora del tutto, ma anche volendo dirci fuori, va tutto bene? E se fosse durata un mese? Un anno? Due riflessioni, una seria di Simoni su l'Unità e una solo apparentemente meno seria dell'immenso Stefano Benni, ci aiutano a fare mente locale:
Sembra una ricostruzione fantasiosa e forse lo è, ma provate davvero a immaginare una nube che insiste per un annetto sull'Europa, o qualsiasi altra cosa avvicini la comunque prossima fine dell'era petrolifera, e siate onesti con voi stessi.
....
Ora, un giorno Peter Gabriel si disse: se continuo su questa strada, faccio un sacco di soldi subito, ma tradisco me stesso, se cambio rotta sarò meno ricco, ma avrò lasciato il mio segno nella musica... eppoi meno ricco non vuol dire mica per forza povero... Allo stesso modo oggi siamo tutti
noi di fronte a un bivio, e prenderemo una strada o l'altra a seconda se abbiamo o meno capito la lezione: o ridefiniamo il concetto stesso di benessere e ricchezza in una dimensione compatibile col pianeta, e ci resteremo a lungo imparando a sfruttarlo senza consumarlo, oppure insistiamo con l'attuale modello dissennato di sviluppo e ci condanniamo all'estinzione. Stiamo danzando su un vulcano acceso, che sta per esplodere. Ma come ci piace, come ci fa fischiettare, sta musichetta orecchiabile...
Ma all'inizio, eravamo a metà degli anni 70, entrambe le fazioni di fan che sempre si formano all'uscita di un big da un gruppo, dovettero trasalire: nessuno si aspettava, infatti, che quello pelato, si per carità eccezionale batterista, scendesse dal podio spazientito dalla vanità di infinite audizioni, e cantasse così bene, in un disco così bello come The trick of the tail. I Genesis completeranno la loro metaformosi con l'abbandono di Hackett, dopo un altro paio di dischi decisamente decenti, ma quell'album noi appassionati della prima maniera continuiamo a venerarlo assieme a quelli dell'era Gabriel, pur con i dovuti distinguo. Il primo brano, quello che scartato il vinile e messo sul piatto si ascoltava subito e talvolta si ricordava per sempre, fu folgorante: si chiama Dance on a volcano.
...
In questi giorni un vulcano islandese dal nome impronunciabile ha deciso di mostrarci quanto il nostro stile di vita è fragile. Una settimana di cenere, tutti i voli a terra, panico in mezza europa, milioni di euro di danni. Non lo siamo ancora del tutto, ma anche volendo dirci fuori, va tutto bene? E se fosse durata un mese? Un anno? Due riflessioni, una seria di Simoni su l'Unità e una solo apparentemente meno seria dell'immenso Stefano Benni, ci aiutano a fare mente locale:- compagnie aeree fallite, aeroporti chiusi, decine di migliaia di licenziamenti
- ridisegno dei traffici europei sulle vecchie rotte navali e ferroviarie
- spostamento di molti centri nevralgici verso il mediterraneo e il nord Africa
- raffreddamento brusco delle temperature medie, aumento drammatico dei consumi energetici per riscaldamento
- anticipo della crisi petrolifera, anche per il minor rendimento dell'energia solare nei paesi che vi hanno investito di più
- recrudescenza delle guerre per il controllo delle aree di produzione del greggio, probabile conflitto anche in Iran
- conseguente rinfocolarsi del terrorismo islamico, attentati in Spagna Francia e Italia
- sospensione dei diritti democratici a cominciare dall'Italia ufficialmente a scopo preventivo degli attentati stessi, come in Usa nel 2001 ma in salsa fascista
- denuncia di Grecia Italia e Spagna dei trattati europei, smembramento dell'aria Euro
- inflazione a due cifre, tensioni sociali, austerità forzata anche per l'assoluta impreparazione del tessuto socioeconomico italiano alla fine dell'era del petrolio, abbandono dei cantieri appena iniziati del Ponte sullo Stretto e delle centrali nucleari
- secessione del nord sotto la guida di Renzo "la trota" Bossi, il Papa viene rimesso sul trono di Roma dal premier Casini, il sud si organizza sotto la guida della ex criminalità organizzata oggi forza legalizzata - lungi dal rappresentare la panacea dei desiderata di alcuni commentatori, la cosa sfocia in una guerra aperta: il Triunvirato a capo delle Due Sicilie chiede i danni dell'unità d'Italia al Nord, e non ottenendoli passa all'offensiva, forte dei quattro quinti degli effettivi del fu esercito italiano...
Sembra una ricostruzione fantasiosa e forse lo è, ma provate davvero a immaginare una nube che insiste per un annetto sull'Europa, o qualsiasi altra cosa avvicini la comunque prossima fine dell'era petrolifera, e siate onesti con voi stessi.
....
Ora, un giorno Peter Gabriel si disse: se continuo su questa strada, faccio un sacco di soldi subito, ma tradisco me stesso, se cambio rotta sarò meno ricco, ma avrò lasciato il mio segno nella musica... eppoi meno ricco non vuol dire mica per forza povero... Allo stesso modo oggi siamo tutti
noi di fronte a un bivio, e prenderemo una strada o l'altra a seconda se abbiamo o meno capito la lezione: o ridefiniamo il concetto stesso di benessere e ricchezza in una dimensione compatibile col pianeta, e ci resteremo a lungo imparando a sfruttarlo senza consumarlo, oppure insistiamo con l'attuale modello dissennato di sviluppo e ci condanniamo all'estinzione. Stiamo danzando su un vulcano acceso, che sta per esplodere. Ma come ci piace, come ci fa fischiettare, sta musichetta orecchiabile...
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sabato 17 aprile 2010
NOBILI DELLA LUNA
Oggi solo un veloce doppio richiamo, postato tra la manifestazione di Emergency e le prove dei Mambo Legend (il sacro e il profano, alla faccia di chi si fa l'idea che chi legge libri e si occupa di politica debba essere poi necessariamente un musone...).
Su Contrappunti, si rifà vivo Gino Nobili con una disanima del caso Fini e un'analisi di pro e contro, e di cui prodest, di ciascuna delle ipotesi in merito alle riforme di cui si parla in questi giorni. A valle di un sondaggio dell'Espresso dai risultati sconfortanti: persino lettori attivi come quelli di un magazine web peraltro schieratissimo dimostrano di non conoscere l'abc della scienza della politica. Come peraltro i loro leader...
Sul portale dei Liberi Industriali Associati, ma lo riporto da Comedonchisciotte, perché l'ho letto lì e perché il sito nativo non consente il link puntuale, Marco Della Luna torna a disquisire di democrazia, dimostrando con uno schema logicamente inattaccabile quale sia la realtà del sistema di potere di cui siamo sudditi, a dispetto di quello che vogliono farci credere. Sul finale però si lascia andare a uno scenario simile al filmaccio di Emmerich 2012: anche se un piano del genere fosse perfettamente provato dagli elementi in suo possesso, il suo racconto sarebbe più efficace se le conclusioni le facesse tirare al lettore, tanto se avesse ragione non avrebbe nessuno a cui dire "l'avevo detto io!"...
Entrambi i pezzi sono però da leggere attentamente e ragionarci su, perchè è solo l'esercizio faticoso delle funzioni intellettuali superiori che ci distingue dalle scimmie e dagli homo televisivus, citati in ordine di intelligenza.
Su Contrappunti, si rifà vivo Gino Nobili con una disanima del caso Fini e un'analisi di pro e contro, e di cui prodest, di ciascuna delle ipotesi in merito alle riforme di cui si parla in questi giorni. A valle di un sondaggio dell'Espresso dai risultati sconfortanti: persino lettori attivi come quelli di un magazine web peraltro schieratissimo dimostrano di non conoscere l'abc della scienza della politica. Come peraltro i loro leader...
Sul portale dei Liberi Industriali Associati, ma lo riporto da Comedonchisciotte, perché l'ho letto lì e perché il sito nativo non consente il link puntuale, Marco Della Luna torna a disquisire di democrazia, dimostrando con uno schema logicamente inattaccabile quale sia la realtà del sistema di potere di cui siamo sudditi, a dispetto di quello che vogliono farci credere. Sul finale però si lascia andare a uno scenario simile al filmaccio di Emmerich 2012: anche se un piano del genere fosse perfettamente provato dagli elementi in suo possesso, il suo racconto sarebbe più efficace se le conclusioni le facesse tirare al lettore, tanto se avesse ragione non avrebbe nessuno a cui dire "l'avevo detto io!"...
Entrambi i pezzi sono però da leggere attentamente e ragionarci su, perchè è solo l'esercizio faticoso delle funzioni intellettuali superiori che ci distingue dalle scimmie e dagli homo televisivus, citati in ordine di intelligenza.
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