martedì 30 luglio 2013

UNICO

Pochi giorni fa nel solito giro di "documentazione" mi sono imbattuto in questo post de Il portico dipinto, rilanciato da Mazzucco sul suo Luogocomune. Leggo sempre un pezzo che parla di Rino Gaetano, perché il cantautore di Mio fratello è figlio unico aveva molti fratelli ed io mi sono sentito uno di quelli, quella sera di troppi anni fa quando diciottenne lo piansi, che non era mica tanto più vecchio di me. Ma questa volta dopo poche righe ho lasciato perdere, convinto che Mazzucco pubblicandolo si fosse esibito in uno dei suoi troppi autogol nella partita tra Complottisti e Debunkers che gioca da anni, a cominciare proprio dalle definizioni (e con ragione: che "complottista" sia non quello che fa i complotti ma quello che cerca di scoprirli è uno dei tanti misteri linguistici della comunicazione di massa...).
Quando ieri mi ha raggiunto la notizia della profanazione della tomba di Rino al Verano, però, mi sono ripromesso di rileggerlo con calma, e come al solito rigiro il consiglio ai miei pochi lettori. Magari non sarà tutto vero quello che c'è scritto, ma sicuramente Rino era uno che l'aveva vista lunga, anche troppo purtroppo rispetto a se stesso, talmente tanto che è forse l'artista con più cover e tribute band del panorama live italiano di oggi, e se il suo pubblico, composto per la quasi totalità di gente che non era nata quando è morto, conosce le sue canzoni a memoria, forse è anche perché sembrano scritte oggi.

venerdì 26 luglio 2013

SMENDAMENTO

La nostra Carta Costituzionale è ritenuta a ragione una delle più avanzate del mondo dal punto di vista della riduzione della distanza tra democrazia formale e democrazia sostanziale. Deve questo pregio a un aspetto della sua genesi che però è anche all'origine dei suoi difetti: la radice estremamente eterogenea di chi la scrisse e la approvò, che li costrinse ad acrobazie logiche giuridiche e lessicali per conciliare l'inconciliabile. Tra i suoi difetti, il maggiore è l'estrema flessibilità, o vogliamo dire "eccessiva deviazione verso l'enunciazione di principi a danno della praticità"?, che ha fatto sì che restasse a lungo e resti ancora per troppe parti inattuata o tradita. Esempio gigantesco è l'articolo 11, disatteso da oltre vent'anni grazie a un espediente linguistico, chiamare pace la guerra, robetta... Tra i suoi pregi, essere stata in grado di difendere da ogni attacco alcuni fondamentali della democrazia, come la separazione dei tre poteri di matrice liberale, la sottrazione della materia fiscale alla disponibilità referendaria, o se stessa.
Quest'ultima missione l'ha adempiuta grazie a un suo articolo che oggi bisogna ricordare per intero, il 138:
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
Si tratta di un meccanismo talmente barocco che garantisce una cosa fondamentale in democrazia come nel gioco leale: le regole si cambiano assieme, almeno quasi tutti assieme non a maggioranza semplice. Il "barocchismo" è fondamentale perché se è abbastanza facile mettersi d'accordo tutti oggi, lo è molto meno mantenere l'accordo in un lasso di tempo meno che breve, e se non lo si mantiene è segno che è stato giusto non aver consentito la modifica costituzionale al primo voto, coi parlamentari che ne so magari sotto effetto di un'onda emozionale eterogena. Inoltre, per sgombrare il campo anche dalla possibilità che i parlamentari abbiano un motivo qualunque per accordarsi su un qualcosa che è inviso alla maggioranza degli elettori, è previsto un congruo lasso di tempo per chiedere un referendum confermativo. Grazie a quest'ultimo istituto, ad esempio, è stato possibile per gli italiani bloccare il progetto presidenzialista/federalista berlusconiano/leghista, giusto pochi anni or sono. L'ultimo punto, quello che esclude il referendum in caso di maggioranza parlamentare estremamente qualificata, si è verificato nella storia repubblicana una sola volta, due anni fa, quando PD e PdL hanno inserito in fretta e furia il pareggio di bilancio in Costituzione, così cedendo definitivamente la sovranità economica agli istituti monetari non eletti da nessuno in sede europea.
Questo brillante successo, questa sorta di prova generale dell'inciucio che stiamo vedendo adesso, non basta a quelli che stanno governando gli italiani contro la loro volontà (o pensate che i milioni che hanno votato il PD in quanto alternativa al PdL siano contenti?), forse perché, a dispetto della perdita di senso della realtà che è uno degli effetti collaterali del Potere, hanno come una sorda consapevolezza che qualcosa è sul punto di sfuggirgli, forse proprio il terreno sotto i loro piedi, magari se davvero le teorie in cui credono così fermamente sono sbagliate come certi disfattisti urlano da tempo, e arriva davvero il patatrac a dimostrarlo. E allora eccoli che si affrettano a garantirsi di non avere più bisogno, per il futuro, di un accordo miracoloso come quello del 2011 per modificare la Costituzione in fretta e senza rischiare schiaffoni popolari. Il colpo di genio (oltre che di Stato) è dunque questo: se l'argine per 65 anni è stato l'articolo 138, diamine!, gli basta ripetere il miracolo una volta sola, e snaturare quello, e dopo la Carta sarà emendabile, anzi per dirla in riggitano smendabile, sfregiabile, ogni volta che si vuole.
La difesa della Costituzione, che in passato aveva visto il centrosinistra e tutta la sua stampa dalla parte giusta contro il cattivone di Arcore, stavolta è lasciata all'unica vera opposizione rimasta (i radical-chic di SeL fanno solo finta, hanno una Presidenza da onorare, capiamoli!) e all'unico organo di stampa che non li attacca quotidianamente, che con una piccola eco nel solito mondo della controinformazione (qui l'appello di Megachip) lancia una raccolta di firme. Che forse non servono a nulla ma se sono tante sono di un bel conforto a chi, ultimo baluardo della democrazia in Italia (mi spiace tanto per i miei amici che proprio non riescono a prenderli in simpatia, ma è proprio così), ha messo in atto un estenuante ostruzionismo parlamentare finché non ha ottenuto il rinvio a settembre della discussione delle modifiche costituzionali, che è già una cosa. Da qui a settembre chissà che succede...

martedì 23 luglio 2013

DOMANDE PER IL FUTURO

Su Mentecritica è apparso un pezzo, di cui mentre invito a leggerlo per intero riporto uno stralcio piuttosto utile praticamente. Si tratta di alcune "domande per il futuro immediato" che dovremmo farci più o meno tutti, eccole:
  1. Ora che la produzione industriale si sta spostando altrove, che mestiere faranno i nostri operai fra dieci anni?
  2. Ora che l’informazione viaggia molto più velocemente a costi bassissimi, anche i servizi inizieranno a globalizzarsi. Che fare della nostra infrastuttura terziaria nei prossimi anni?
  3. Dove prenderemo l’energia per scaldare le nostre case e muovere i nostri treni man mano che il petrolio costerà sempre di più?
  4. Chi si farà carico dei milioni di lavoratori a progetto quando l’età li porterà fuori mercato e non avranno nessun ammortizzatore sociale a proteggerli?
  5. Quale piano c’è per la tutela del nostro territorio e delle sue tradizioni, immensa risorsa abbandonata a se stessa e quotidianamente mortificata da tonnellate di monnezza?
Lo scorso post, con cui ventilavo l'ipotesi che gli affaires Calderoli e Alfano erano polverone mediatico sollevato allo scopo di nascondere un padulo che potrebbe essere la dismissione degli ultimi asset pubblici italiani, è stato accolto dalla solita cerchia stretta di amici che ancora mi segue con maggior scetticismo del solito, e da un certo punto di vista non gli si può dar torto: è abbastanza incredibile. Eppure c'è chi l'uscita di Saccomanni l'aveva prevista da tempo, quindi il ragionamento non è del tutto pellegrino. Ora guardatevi attorno e chiedete a voi stessi, ma rispondete sinceramente perché non si bara a solitario, se c'è un solo servizio tra gli innumerevoli privatizzati da destra e (soprattutto) sinistra negli ultimi venti anni che sia effettivamente migliorato nel rapporto qualità/prezzo, o se invece non siano quasi tutti molto peggiorati anche in assoluto, salvo forse proprio quelli pubblici (mediamente molto migliori di un tempo, per chi ha memoria, salvo le Poste che però sono "private" pure quelle...).
Se ancora non vediamo il baratro è perché è nascosto da quella formidabile società naturale di assistenza sociale che è la famiglia italiana, grazie a chi ancora beneficia del sistema pensionistico smantellato e ha trovato un lavoro quando il lavoro era un diritto per tutti, ma attenzione perché l'anagrafe farà mancare questo sostegno quasi tutto d'un botto, nei prossimi dieci/venti anni. E allora forse non sono esagerati gli allarmismi di Casaleggio, come l'Unità e Repubblica sbeffeggiandolo vogliono far credere, smentiti peraltro perfino da un ministro del "loro" governo, dimostrando una volta di più che a volte i servi sono più realisti del re, e forse anche che il loro schieramento politico di riferimento è forse il maggior responsabile della situazione (sentite Wu Ming, se non credete a me) che quindi loro cercano di negare.
E' talmente triste che manco vi metto i link (basta fare un giro a caso sui loro siti web, per verificare quanto ridicoli siano diventati i due giornali un tempo alfieri della sinistra in Italia): Grillo che argomenta chiaramente sulle uniche vie di uscita a nostra disposizione diventa un "nostalgico della liretta" così non occorre confutarlo nel merito. Quando invece prima si parla di queste cose, ristrutturazione del debito (magari "europizzato") o uscita dalla moneta unica, e meglio è, anche perché ci sono diverse posizioni tutte rispettabili (e da discutere) tra gli scenari alternativi a quello a cui ci hanno ancorato PD e PdL, che invece ci porterà presto allo sfacelo che preconizza, e su cui forse ha scommesso (magari sperando di avere torto), il duo Grillo/Casaleggio.
In questo scenario, è bene ricordarlo, NON è possibile togliere un euro di tasse da una parte senza metterne uno da un'altra. Bisogna andare a pari, l'hanno scritto in Costituzione, ma è anche peggio: ci sono gli interessi sul debito pregresso, c'è l'impegno a ridurre il rapporto debito/PIL al 60% entro pochi anni, per cui di fatto NON è possibile togliere un euro di tasse senza metterne due, o quasi. Quindi, quando vi parlano di rimodulazione dell'IMU (di crescita, poi...!) vi prendono in giro, è sicuro col botto.
Quello che possono fare, quelli tra loro che vogliono ancora "sembrare" di sinistra, è provvedimenti assurdi e controproducenti come la chiusura al traffico dei fori imperiali così come la sta attuando il neosindaco Marino, che intaserà le strade attorno a Monti e San Giovanni col solo vantaggio del libero bivacco dei turisti mordi-e-fuggi davanti al Colosseo. Diverso è se avessimo il potere di emettere moneta per finanziare lo smantellamento di quel feticcio della presunta virilità italica che è Via dei Fori Imperiali, con impiego di migliaia di giovani tecnici, e maestranze annesse, a recuperare l'area archeologica come si deve. Ma, appunto, non si può: queste sono cose che può permettersi solo chi ha mandato affanculo le istituzioni monetariste sovranazionali, finché non troveranno una scusa per farli rimettere sotto cappella (magari con una bella guerra, una rivolta solo apparentemente interna, o qualche altra invenzione ben orchestrata).

sabato 20 luglio 2013

COSA NASCONDE COSA?

Pochi giorni fa avevo sollevato il sospetto che il caso Calderoli/Kyenge fosse un polverone mediatico sollevato a nascondere ben altri impicci, poco dopo Grillo sul suo blog sosteneva una teoria analoga dando a quegli impicci personaggi e interpreti: il caso Shalabayeva/Alfano, cosicché gli amici non potevano non dedurre che io mi riferissi allo stesso caso. Caso vuole (ah, l'alone semantico!) che ho scritto il post prima di vedere quello di Grillo, e non lo dico per assurdamente vantare primati di sorta, ma invece proprio per rimarcare che io non mi riferivo affatto all'impiccio col Kazakistan, di cui avevo letto ma non mi convinceva per niente, ed era per quello che non lo citavo, non per l'espediente retorico di lasciarlo intendere velatamente.
Dopo qualche giorno di "decantazione", ho finalmente trovato sul web un approfondimento che rappresenta abbastanza bene quello che penso della vicenda in cui si stava per bruciare il segretario del PdL, non fosse intervenuto il gemello PD a salvargli il culetto, su ordine di Berlusconi (business as usual). E' di Fulvio Grimaldi, e l'invito consueto ai meno pigri è di leggerlo tutto, tanto è esaustivo e convincente, per gli altri riassumo in due parole che la questione non è se parliamo di terrorista o di dissidente, rispetto a una democrazia o a un regime, ma è che gas, petrolio e altra robetta del genere l'Impero non la può lasciare in mano a chi non è dei  nostri (vedi Iran) senza perlomeno dargli continuamente fastidio. E la vicenda non è da caricare sul piatto dell'impiccio da  nascondere, ma semmai anch'essa su quello del polverone che nasconde, tanto è vero che non è nemmeno recentissima ed è più che legittimo chiedersi perché salta fuori proprio adesso: condivide infatti con l'altra la sintassi di sottofondo, narrando di vittime deboli di cui non si può non prendere le parti e quindi non può che partire il coro, cui stavolta neanche Grillo si è sottratto. Quindi è perfetta alla funzione di cortina di fumo.
Altra storia è come siano scattati come un sol uomo tutti, su fino al Bipresidente Innominabile (una cosa inaudita, guardate bene: peggio che in dittatura, si vieta senza fondamento giuridico) oramai prevedibilissimo nelle sue prese di posizione tanto sono chiari i suoi mandanti, a difendere l'Indifendibile con il solito inflazionato e debolissimo argomento del "non sapeva", senza considerare che le dimissioni sarebbero un atto ben più dovuto in questo caso che non nel caso che sapesse e avesse deciso di agire in accordo con uno Stato sovrano. Altra storia, e infatti non mi ci soffermo ulteriormente: ogni giorno che dura questo governo è un giorno perso per la salvezza del Paese, un passo in più verso il baratro, e questo è quanto.
Quello che mi interessa oggi è che non c'era che da aspettare con pazienza, per vedere cosa c'era davvero sull'altro piatto della bilancia, di così pesante da dover scatenare un deficiente in una delle sue tipiche performance razziste e, siccome non bastava, rendere pubblico un pasticcio combinato un mese e passa prima ai danni di altre due donne straniere, anche se pure queste mica tanto povere. Ed ecco che come spesso accade quelli che la verità in Italia non la dicono manco ammazzati quando parlano all'estero ogni tanto gli scappa, e poi hai voglia a smentire: il mandato a Letta dei suoi padroni europei è di mettere le cose in maniera che a quello che resta dell'opinione pubblica sembri inevitabile, più prima che poi, che le ultime ricchezze in mano pubblica italiana passino ai privati. Quello che non vi diranno mai, ma lo sanno benissimo e quando ve ne accorgerete sarà tardi, è che vendute Eni, Enel, CDP e Finmeccanica, il debito pubblico continuerà a crescere lo stesso, essendo ormai da anni autoalimentato dalla spesa per interessi nonostante attivi di cassa quasi costanti nel tempo (quel quasi c'è solo grazie a Berlusconi e Tremonti), sia in assoluto che a maggior ragione in rapporto col PIL dato che già in terza elementare si studia che se il denominatore di una frazione cala il valore della frazione cresce. E quindi venduti gli ultimi gioielli di casa al prossimo report negativo non resterà che vendersi pezzi di demanio, che so le Dolomiti o le spiagge, e licenziare in massa i dipendenti pubblici tagliando con l'accetta gli stipendi di quelli che restano, così aggravando peraltro la spirale recessiva. Se pensate sia impossibile chiedete a greci e spagnoli. E se pensate che noi però siamo l'Italia, perdindirindina, sappiate che questo significa solo che si, infatti dovremmo avere un governo capace di fare la voce grossa, facendo capire ai tedeschi che siamo pronti a rovesciare il tavolo se non cambiano radicalmente atteggiamento, anziché andargli a baciare le pile appena insediati premier o addirittura in previsione della cosa.
A proposito di Renzi, monta in seno alla base PD l'idea che sia l'unico in grado di salvare la baracca dalla liquefazione. Dimenticano, gli amici, che il PD è un ghiacciolo di acqua e sabbia, una cosa comunque non commestibile. L'acqua è potabile, ed è essenzialmente costituita dalla base di cui sopra, milioni di persone che li hanno votati per combattere Berlusconi e questi invece ci vanno assieme al governo e obbediscono ai suoi ordini; l'unico modo per recuperarla è sciogliere il ghiacciolo, lasciare depositare la sabbia, e travasare l'acqua in una formina diversa, magari con un bel po' di limonata a ridargli sapore. Letta e company sono la sabbia, Renzi forse qualcosa di peggio che renderà irrecuperabile l'acqua, poi non dite che non eravate stati avvertiti.

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