Tra i tanti errori di valutazione commessi in una vita di interessi politici, posso almeno vantarmi, e per fortuna nell'era di Internet fornendo prove, di non aver mai creduto nemmeno per un nanosecondo alla bontà del progetto PD. Ho subito pensato, e scritto, alla prima uscita di Uolli, che era una minchiata così solenne da essere quasi incredibile fosse venuta in mente a qualcuno che faceva il politico di mestiere, e che il primo risultato che avrebbe prodotto sarebbe stata la caduta del governo Prodi, cosa che si è puntualmente verificata in capo a pochi mesi. A chi sfugge il nesso con il "tradimento" di Mastella, ricordo che dichiarare "correremo da soli alle prossime elezioni" quando in teoria a quelle mancavano tre anni e passa non può non essere letto dai partitini propri alleati come "abbiamo intenzione di votare il prima possibile, scaricandovi". Ma non era questa la peggiore fallacia del ragionamento veltroniano: fosse stato il neopartito davvero in grado di sbancare le urne, infatti, la cosa avrebbe avuto pure un suo senso. Ma per capire che non lo fosse bastava la semplice considerazione che l'anno prima, proprio alla vigilia delle elezioni, Berlusconi aveva reintrodotto il proporzionale, e uno avvelenato, proprio per depotenziare la probabile vittoria prodiana, come in effetti era stato. Più la legge elettorale è maggioritaria, più conviene che i partiti si federino e si uniscano, più è proporzionale, più conviene il contrario, specie se le componenti ad unirsi pescano su elettorati fortemente identitari, e di identità molto diverse, come era per postcomunisti e postdemocristi nel 2007.
La rievocazione storica è stata così dettagliata perché così c'è meno bisogno di spiegare la cronaca: non vi fate illusioni, il PD si divide, e lo fa proprio adesso, perché i suoi vertici attuali sono più furbi di Veltroni, e vabbé non ci voleva tanto: la Corte Costituzionale ha lasciato in piedi un meccanismo che favorisce le aggregazioni solo se sono in grado di arrivare al 40%, e il PD oggi non lo è, lo sapevano pure quelli che proclamavano il contrario. Quindi la scissione è un estremo tentativo di arginare l'emorragia di voti: ad esempio di quelli di sinistra-sinistra che ancora l'ultima volta avevano resistito a votarli e ora con il jobs act la buona scuola il referendum proprio non avrebbero potuto, che adesso magari anziché non votare o peggio arrendersi e votare il m5s avranno un loro partito "de sinistra" in cui convergere. Che poi sarà perfettamente disponibile per un governo col PD renziano che continui l'opera di smantellamento della democrazia italiana su mandato del capitalismo multinazionale, magari condendolo con una nuova legge a favore dei gay o degli immigrati così stanno buoni mentre inghiottono il prossimo diktat europeo.
Come vedete, non se ne esce se non portando al 40% Grillo e i suoi. Con tutte le contraddizioni e le ingenuità che gli volete attribuire. Se non lo capite peggio per voi, anzi per tutti.
Se vi serve ancora qualche argomento, eccovi:
A proposito, possa il PD morire tra mille sofferenze, almeno simili a quelle che ha provocato alla gente comune la sua sciagurata opera di killeraggio. Possa esplodere in mille rivoli, di modo che presto si tenda a dimenticarsi della sua trista e breve parabola. Ma possa invece non dimenticarsi mai la lezione che ne viene: non fidarsi dei falsi amici, di quelli che mentono sapendo di mentire e di quelli che gli fanno il coro ignavi. L'odio della memoria per questo esperimento mostruoso e truffaldino non sarà mai abbastanza.
venerdì 24 febbraio 2017
sabato 18 febbraio 2017
COME DICEVA GIANNI...
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| Ho sempre pensato che l'orologio sul polsino era per dimostrare che lui poteva fare qualsiasi cafardata e restava lui, e voi non siete un cazzo |
Torno sulle "trovate" della Boldrini perché questa è una guerra e il nemico non dorme, quindi tocca stare all'erta anche noi. Mi spiace per il gergo militare, peraltro incongruo in chi è stato obiettore di coscienza quando la cosa si pagava ancora abbastanza cara, ma è più che mai appropriato, se pensiamo che alla boutade del bastabufale fa immediatamente seguito una proposta di legge degna delle peggiori dittature del novecento, che mi costringerà o a chiudere o a deviare definitivamente sulle ricette della nonna.
Si, lo so, non è la prima volta che leggete su un blog, questo compreso, urla di allarme come questo, e poi tutto è continuato come prima. Ma è appunto per questo che titolo e incipit si rifanno alla famosa battuta del figurino in foto, che come il suo coevo Andreotti bisognava stare attenti quanto scherzava perché era allora che diceva le verità più vere.
Il disegno di legge, infatti, ha come prima firmataria addirittura una transfuga grillina, e ovviamente è appoggiato da tutto il PD, ignoriamo se scissionisti compresi. Rispetto ai tentativi berlusconiani, contro cui il centrosinistra fece argine con l'aiuto di tutto il web, c'è un salto di qualità logico e pratico: la formulazione di quello che è reato punibile con multe in grado di scoraggiare qualunque blogger per non parlare della galera è talmente equivoca da lasciare sostanziale arbitrio ad inquirenti e magistratura, con ciò demolendo definitivamente i principi del diritto penale che contraddistinguono un ordinamento democratico. Qua non stiamo parlando, insomma, di diffusione di falsità oggettive o di diffamazione, reati abbondantemente già tutelati, stiamo parlando di notizie "esagerate", "tendenziose", di "attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica": capite bene che qualunque opinione vi può essere fatta rientrare? Inoltre, la legge esplicitamente si riferisce alla diffusione di queste opinioni “attraverso piattaforme informatiche” escludendo la stampa ufficiale (sic!) e quindi mirando proprio ai social e alla blogosfera. Ora, va da se che non è necessaria una condanna per rovinare definitivamente un povero cristo che dice come la pensa su un sito: anche quando si dovesse tutto risolvere con un'assoluzione, intanto ti sei fottuta la vita, chi te lo fa fare? I giornali con tanto di responsabile e struttura economica alle spalle, che in teoria potrebbero permettersi una battaglia di verità, hanno smesso da tempo di combatterla proprio perché quella struttura economica è la stessa che regge il sistema di potere su cui la stampa democratica dovrebbe essere il primo vigile. E infatti a difenderci dal vile attacco di questi giorni è rimasto solo, galassia della controinformazione a parte, il blog di Grillo, che te lo dico a fa'...
L'ho già detto, Cesare è sul Rubicone, ha un dado in mano. O glielo facciamo ingoiare o la Repubblica è finita.
giovedì 16 febbraio 2017
CARNI A' PIZZAIOLA
Carne alla pizzaiola
Sistema in una grande padella le patate tagliate a fette sottilissime (ma si può anche fare senza), poi la carne, aggiungi gli spicchi d’aglio interi, i pomodori appena schiacciati con la forchetta, sale, olio, origano, e se vuoi capperi e olive, copri con acqua e fai cuocere a fuoco lento, coperto (se non ci sono le patate, si mette meno acqua e si può cuocere scoperto).
Dopo qualche minuto, gira la carne, facendo attenzione che poi resti comunque coperta dal sugo. Senza patate, conta solo la cottura della carne (se però il sugo dovesse essere acquoso, prima di spegnere alza la fiamma per qualche minuto per farlo evaporare fino a densità voluta); con le patate, sarà la loro cottura ad indicare l’ultimazione della preparazione, ma da un certo punto in poi occorre fare attenzione a che non si consumi l’acqua prima della cottura delle patate, nel qual caso occorre aggiungerla, e comunque muovere il tutto con un cucchiaio di legno toccando il fondo della padella perché non si attacchi.
A cottura ultimata, togli l’aglio e servi calda.
...
Ingredienti
Ggiungi ddu pumaroru scacciati c’a forchetta, ddu agghi, un pocu ‘i rriunu, ‘u sali, l’ogghiu, e s’i voi ddu livi e nu pocu ‘i chiappera, e cumbogghia tuttucosi cull’acqua.
Falla a ffocu lentu, e dopu un pocu gira ‘a carni e lassala cumbigghiata ill’acqua ch’i conzi: senza patati è fatta nta ccincu minuti. Ch’i patati ambeci s’hannu a ffari iddhi, e quindi ha stari attentu non mi si mpigghianu.
Quandu è fatta caccia l’agghi, e mangiatilla caddha caddha.
Sistema in una grande padella le patate tagliate a fette sottilissime (ma si può anche fare senza), poi la carne, aggiungi gli spicchi d’aglio interi, i pomodori appena schiacciati con la forchetta, sale, olio, origano, e se vuoi capperi e olive, copri con acqua e fai cuocere a fuoco lento, coperto (se non ci sono le patate, si mette meno acqua e si può cuocere scoperto).
Dopo qualche minuto, gira la carne, facendo attenzione che poi resti comunque coperta dal sugo. Senza patate, conta solo la cottura della carne (se però il sugo dovesse essere acquoso, prima di spegnere alza la fiamma per qualche minuto per farlo evaporare fino a densità voluta); con le patate, sarà la loro cottura ad indicare l’ultimazione della preparazione, ma da un certo punto in poi occorre fare attenzione a che non si consumi l’acqua prima della cottura delle patate, nel qual caso occorre aggiungerla, e comunque muovere il tutto con un cucchiaio di legno toccando il fondo della padella perché non si attacchi.
A cottura ultimata, togli l’aglio e servi calda.
...
Ingredienti
- una fetta di manzo a testa
- due spicchi d’aglio
- un pomodoro pelato ogni due fette di carne
- origano
- olive
- capperi
- sale
- olio extravergine d’oliva
- una patata piccola per fetta di carne, facoltativa
Ggiungi ddu pumaroru scacciati c’a forchetta, ddu agghi, un pocu ‘i rriunu, ‘u sali, l’ogghiu, e s’i voi ddu livi e nu pocu ‘i chiappera, e cumbogghia tuttucosi cull’acqua.
Falla a ffocu lentu, e dopu un pocu gira ‘a carni e lassala cumbigghiata ill’acqua ch’i conzi: senza patati è fatta nta ccincu minuti. Ch’i patati ambeci s’hannu a ffari iddhi, e quindi ha stari attentu non mi si mpigghianu.
Quandu è fatta caccia l’agghi, e mangiatilla caddha caddha.
sabato 11 febbraio 2017
BASTA BU...TTANATE
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| Il nuovo quotidiano del Partito Unico Eurista, diretto da Laura Boldrini - Le notizie che contrastano con quelle qui contenute sono considerate bufale e come tali perseguite dalla Legge... |
Non sapevamo che il capitalismo multinazionale aveva ben altri assi nella manica per assestare il colpo del KO alla democrazia: i cosiddetti leader progressisti, sicari perfetti in quanto avvicinano meglio le vittime, perché godono della loro fiducia e perché abilissimi a circuirle con operazioni puramente semantiche. Guardate ad esempio la vicenda dell'articolo 18: sono bastate due paroline in inglese, e quelli che già non erano allineati per il semplice fatto di essere finalmente al governo lo hanno fatto per anglofilia linguistica, di ritrovarsi dall'altra parte della barricata dei diritti dei lavoratori, a dare piuttosto che a prendere le manganellate.
Ha lo stesso paradigma la vicenda in cronaca: per disorientare il gregge, basta far finta di cambiare obiettivo. Il web va imbrigliato, perché vi si annidano dei mostri capaci di dare eco a pericolosissime "post-verità" (orrendo neologismo che designa le verità scomode al Potere); ecco quindi il novissimo slogan con tanto di sito apposito: Basta Bufale! Chapeau! Vi si trova un semplice appello della presidenta della Camera, da sottoscrivere, redatto in maniera talmente finto neutra che è quasi impossibile non essere d'accordo. Per riuscire a trovare la magagna, bisogna cioè possedere doti non comuni di analisi critica, ma non lo dico per farmi bello, solo per sottolineare che invece per la quasi totalità delle bufale che, è vero, si trovano su Internet a ogni piè sospinto, è invece sufficiente un minimo, ma proprio un minimo, di buon senso. Basterebbe solo questa considerazione per concludere che è molto più pericoloso il bastabufale delle bufale. Ma invece occorre andare oltre, perché questo è il Rubicone e bisogna impedirgli di passare a costo di fargli ingoiare il dado, a questi pericolosissimi vassalli del Potere che tentano in ogni modo di farci schiavi.
Cosa definisce, infatti, "bufala" una notizia e un'altra no? O, in altri termini, chi decide cos'è "verità"? La maggioranza di governo? La presidenta in persona? Un team di esperti selezionati? e selezionati da chi? Lo capite o no che qui si cammina su un crinale oltre il quale la vecchia Unione Sovietica ci fa un baffo?
Cito ad esempio solo la questione vaccini, perché ne ho già parlato, e perché viene usata proprio nell'appello della Boldrini. A me sembra di aver espresso una serie di perplessità logiche e metodologiche rilevanti, non voglio aver ragione, voglio solo poter essere libero di argomentare: ho torto? E se anche avessi torto, questi hanno diritto a oscurarmi il sito? Hanno diritto di zittire tutti quelli che non sono d'accordo con le loro tesi, etichettando come "bufale" le opinioni discordanti? Di più: hanno diritto di imporre i vaccini a tutti, contro l'evidenza scientifica, contro la Costituzione, contro l'Habeas corpus, contro (se non mi vaccino posso far danno solo a me stesso o ad altri che non si vaccinano, quelli più bravi di me che si vaccinano se il vaccino funziona possono stare tranquilli, o no?) la stessa più elementare logica? Si? E io posso almeno, mentre mi accodo disciplinatamente per la punturina anche se temo il peggio, pensare e dire che tutto ciò mi ricorda un certo Mengele, oltre che puzzarmi lontano un miglio di acquiescenza sospetta ai desiderata delle multinazionali farmaceutiche, oppure devo non solo vaccinarmi a forza, ma anche smettere di parlare e se possibile di pensare?
Ma ammettiamo, solo per un attimo per carità, che esista un diritto/dovere dello Stato a difendere la Verità dalle Bufale: per quale cavolo di ragione, viene da chiedersi, questo deve essere esercitato solo su Internet? Che peraltro, è un media che richiede un grado molto elevato di partecipazione da parte del suo fruitore, di cui quindi è in qualche modo favorito l'allertamento, diversamente dalla TV, che spesso viene ascoltata distrattamente mentre si fa qualcos'altro e quindi con le "difese abbassate"... Perché lo Stato dunque non dovrebbe vigilare sulle continue bufale che ci propinano i telegiornali? Lo avesse fatto, per fare un esempio di bufala certificata tale al 100%, su quella faccenduola delle armi chimiche di Saddam, forse ci saremmo risparmiati anni di guerra, molti morti e perché no tanti soldi, no? O anche, già che gironzolano sul web, perché la Boldrini e il suo team non si occupano della continua manipolazione della realtà effettuata da siti presunti autorevoli (il che è una forte aggravante) a favore di una fazione politica e contro un'altra? Ogni giorno una rivelazione sulla Raggi, alcune fondate molte infondate e tante buttate li nel titolo e precisate nel testo tanto chi lo legge, manco ai tempi su Berlusconi (con ben altra rilevanza, peraltro), che se lo stesso trattamento fosse stato riservato a tutti i politici italiani negli ultimi decenni oggi l'Italia sarebbe l'Eden, senza corruzione né debito pubblico.
Ovvio che la domanda è retorica: non lo fanno perché non ne hanno mai avuta neanche la minima intenzione, di esercitare una vera funzione di garanzia contro la disinformazione da dovunque provenga, essendo invece il loro vero obiettivo etichettare come tale quella informazione che non concorda con le loro idee e i loro progetti. Esatto, questo si chiama "totalitarismo". Con il "bacchettonismo" come tinta di sfondo, come dimostrano due esempi dal festivalone nazionale.
Tra gli altri, infatti, sono saliti sul palco di Sanremo due perfetti esempi di questa concezione imperante: due giovani membri di un'associazione contro il bullismo, e un anziano impiegato che non ha mai preso un giorno di malattia per tutta la carriera. Sembrerebbe una innocua scelta nazionalpopolare e piagnona, ma:
- l'atteggiamento e l'aspetto dei ragazzi (che d'accordo non significa nulla, magari erano solo giustamente nervosi...) faceva venire voglia di cantargli contro "solo una sana e consapevole libidine" di Zucchero. Mi chiedo: non è che sarebbe molto meglio una vigilanza discreta e mirata contro gli eccessi, di questa assurda pretesa di voler disinnescare quelle dinamiche del "gruppo dei pari" che hanno la precisa funzione nell'evoluzione umana di rendere i cuccioli di uomo in grado di affrontare la vita, né più né meno delle lotte tra leoncini? Quando si crescevano figli a pacchi, li si lasciava liberi di affrontare quelle dinamiche per strada, e mio padre mi raccontava che se per caso tornava da mia nonna a lamentarsi che qualcuno gli aveva fatto qualcosa quello era uno dei pochi casi in cui lui le prendeva da sua madre. Oggi è una serie di Carnage, di genitori che si mettono in mezzo contro altri genitori e insegnanti (impedendo di fatto ai propri figli di crescere, di attrezzarsi imparando a difendersi da soli), un comportamento in ogni caso da evitare, preferendo invece in quasi tutti i casi una sana e assoluta indifferenza, e nei pochissimi casi in cui serve rivolgersi alle istituzioni preposte. Mobasta, si chiama il sito, che è pure fatto benino. Ma erano a Sanremo solo in quanto modelli di un tipo di cittadino che fa comodo ai potenti, lo sappiano.
- il signore che tanta virtù è stato chiamato a ostentare sul palco, magari non aveva neanche l'atteggiamento di chi aveva voglia di farlo. E sicuramente è uno a cui piaceva il suo lavoro e che era sostenuto da un'etica di ferro. Ma anche la salute non deve essere stata da meno, perché con la febbre a trentanove non puoi andare a lavorare, e tutta la vita senza prenderla mai, o prendendola solo nel weekend, girala come la vuoi ma è solo culo. Una cosa di cui non vantarsi troppo, anche solo per scaramanzia: gli dovesse prendere un sintomo proprio ora, pooraccio, sai che pensieri gli si intreccerebbero... Ma non è questo l'aspetto peggiore: a un certo punto hanno sottolineato che il tipo ha rinunciato a godere 239 giorni di ferie. Un comportamento anticostituzionale, si, antisindacale, eccome, e semmai indice di scorrettezza nei confronti dei colleghi, forse, e se no di una forma di perversione da curare anziché esibire. Invece era a Sanremo anche lui, e per lo stesso motivo dei ragazzi leccesi.
Per esempio, girando su Internet, tra le miriadi di rivelazioni sulle ascendenze della Boldrini, in quantità proporzionale all'antipatia di cui gode evidentemente, ci si può imbattere in molte che la dicono nipote di un partigiano, e in alcune che la dicono nipote di un dirigente ENI dei tempi di Mattei e di Cefis (si, proprio lui, il padre della p2, il losco protagonista di Petrolio di Pasolini). Ebbene, chi sa navigare, ha buon gioco a scoprire facilmente che sono proprio le prime ad essere una bufala, e le seconde ad essere vere. Ed inquietanti. Ed esplicanti la fulgida carriera. Poi se volete continuate a credere alla favola della dama di carità che vi raccontano le TV...
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