mercoledì 26 gennaio 2011

LET THE SUN SHINE

Non partecipo mai alle catene di Sant'Antonio, anche se la mail dice che se non la inoltro a dieci amici avrò tot anni di sventure mentre invece se lo faccio subito tutti i miei desideri si esaudiranno. Se faccio un'eccezione stavolta è per un buon motivo: il Sunshine Award è una lodevole iniziativa di diffusione virale della controinformazione o di altre iniziative editoriali via web. In realtà, non sono nemmeno riuscito a capire se esiste un'organizzazione vera e propria che davvero premia qualcuno, ma il giochino dà soddisfazione in se e accolgo volentieri l'invito a parteciparvi. Arriva dall'amico Diodati che gestisce il bel blog a carattere scientifico Omega centauri, il quale bontà sua (grazie Michele!) mi ha messo tra i 12 blog che il regolamento vuole si segnalino.
Ora, io ho già una sezione in spalla destra che elenca i siti che "controinformano davvero", ma da un lato tra essi ci sono giganti che non necessitano di alcuna pubblicità, dall'altro approfitto volentieri di questa occasione per chiarire perché tra essi io abbia inserito anche alcuni fratelli blog minori e per citare anche altri siti che per natura non sono in quella lista.
Ecco i miei dodici prescelti (*), che come da regolamento mi premurerò di avvisare uno a uno della mia segnalazione, invitandoli a proseguire questo meccanismo forse autorefenziale e ingenuo ma sicuramente a somma positiva: una carezza non fa mai male a nessuno.

  1. Antonino Monteleone - Questo Saviano senza i milioni, già "attenzionato" dalla 'ndrangheta, è un esempio per tutti i suoi giovani concittadini, e direi anche per tutti i meridionali.
  2. Bandafalò - Non contenti di tenere viva culturalmente la loro Cannitello, proprio in quel tratto di litorale che verrebbe scempiato dal Ponte, questi ragazzi sono da quattro anni anche impegnati in una missione umanitaria in Costa d'Avorio. Chapeau, intanto che aspetto il calendario dei concerti estivi.
  3. Carlo Bertani - Lo cito spessissimo nei miei articoli, spesso come utile approfondimento di argomenti che io tratto più superficialmente, sempre con una puntarella d'invidia (positiva). Se da grande divento Capo del governo, lo prendo come Ministro della Pubblica Istruzione (cui ridarei dunque la vecchia etichetta, sottolineando pubblica) o forse come Vicepresidente del consiglio con delega all'Energia.
  4. Liberareggio - Un gruppo di ragazzi di buona volontà, che tra questo sito, un laboratorio e tante altre iniziative, rende possibile una speranza per una terra, la mia terra, a vario titolo disgraziata. Da incoraggiare in tutti i modi possibili, anche (come ho fatto) presenziando quando possibile ai loro eventi.
  5. L'orizzonte degli eventi - La "papera zoppa" non ha peli sulla lingua, e in un'epoca in cui le donne per fare carriera devono averne tanti specialmente altrui si tratta di una dote rara e fuori moda. Catartico e istruttivo.
  6. Malanova.it - Scilla on the web, bellissimo portalino a respiro solo apparentemente locale, con la testata - e non solo quella - in dialetto (significa letteralmente "cattiva notizia", ma è un'imprecazione multifunzione, come il bolognese sòcmel o il romano 'taccitùa).
  7. Michela Murgia - La giovane e brava scrittrice è tra coloro (in testa Loredana Lipperini) che più si sono indignati per la vergognosa vicenda dei libri all'indice in Veneto, come ad esempio in questo articolo dal titolo poetico. Su segnalazione di Gemma Serena.
  8. Net1news - Questa specie di blog dei blog sta dando una mano a tanti di noi, come altre iniziative analoghe. Da incoraggiare e diffondere.
  9. ReteNoPonte - Segnalo questo sito quasi a titolo di rappresentanza di altre decine, uniti nel combattere questa battaglia contro lo spreco e il regalo alla mafia che sarebbe questa regina delle opere inutili di tutti i tempi.
  10. Sbilanciamoci - Ci sono anche economisti che ragionano al di fuori del dogma del monetarismo, e del libro paga delle multinazionali, ed è il loro contributo tecnico che ci serve per ragionare di un futuro diverso. Anzi, di un futuro e basta.
  11. UAAR - L'Unione Atei Agnostici e Razionalisti è un faro nel buio in un Paese in cui la Chiesa detta da sempre e sempre più la linea politica, peraltro ad esclusivo comodo suo: il bestemmiatore che ti fa risparmiare miliardi di ICI è da contestualizzare, il corruttore di minorenni è stigmatizzato quando proprio non si può più tacere ma in cinese e con cautela, ma sia mai istituisci un registro per il testamento biologico o vorresti regolarizzare il tuo rapporto con quel tipo maggiorenne dello stesso sesso che ti scopi col preservativo, allora giù botte con la croce (mina c'a cruci) in pugno.
  12. 19 luglio 1992 - Il giorno che finì la speranza, e inizio dell'era berlusconiana: la Storia dirà se è una coincidenza, se non ci riuscirà prima un tribunale. E' il sito del Movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino, uno che non si arrende. Imitiamolo.

(* ) L'elencazione è in ordine alfabetico, tranne l'ultimo, che è il più importante.

domenica 23 gennaio 2011

NOTIZIE DIVERSAMENTE ENERGETICHE

La notizia del giorno è che ieri alle 16e35 finalmente è entrato nel luogo di competenza, dove dovrebbe restare per 7 anni, Totò VasaVasa Cuffaro, esponente UdC già presidente della regione siciliana per il centrodestra, condannato per favoreggiamento nei confronti di CosaNostra e violazione del segreto istruttorio. Il personaggio si era segnalato all'attenzione pubblica, ed evidentemente privata avendo praticamente iniziato da lì la sua brillante carriera politica, quando ad una serata contro la mafia organizzata congiuntamente da Santoro e Costanzo cominciò a sbraitare dalla platea contro Giovanni Falcone, non molto tempo prima che i suoi amici lo facessero saltare in aria. Anni dopo, il soggetto era stato capace, poichè in primo grado lo avevano condannato a soli 5 anni escludendo l'accusa di appoggio esterno all'associazione mafiosa, di festeggiare pubblicamente come da foto per lo "scampato pericolo". Il suo capopartito Casini, oggi in poleposition nella corsa a leader del Terzo Polo e magari del centrodestra dovesse finalmente espatriare il Caimano (che nega di averne intenzione, quindi vuol dire che ci sta pensando), a quel tempo ebbe a dichiarare che si sarebbe assunta la responsabilità politica in caso di condanna definitiva del suo uomo: grazie, non è necessario che espatri, basta che si ritiri dalla vita politica, buon uomo, l'Italia ha bisogno di una destra europea moderna legalista e non confessionale né contigua alla criminalità organizzata.
...
Perché partire da questa notizia di cronaca per parlare di energia? Perché è esattamente da quando sono cominciate a girare notizie sugli interessi della mafia nel campo dell'eolico e delle energie alternative (almeno 5 anni, come si può evincere scorrendo gli articoli di Ecoblog sul tema, se non si vogliono fare ricerche più vaste) che si può giurare sulla loro convenienza economica. E perché le centrali nucleari hanno molto più a che fare col Ponte sullo stretto e quindi (il nesso è notorio, lo dimostra da ultimo Wikileaks) gli interessi della mafia, che non con qualsiasi altro modo di produrre energia e di rilanciare l'economia: servono infatti non a questi ultimi obiettivi, ma esclusivamente a creare introiti legali e tangentari ai soliti noti.
Un investimento della portata necessaria alla realizzazione delle quattro centrali nucleari promesse, cioè dell'ordine di una quarantina di miliardi di euro, che se davvero venissero realizzate nei tempi promessi comunque risolverebbero solo una frazione minima del nostro bilancio energetico (tra il 5 e il 10 %), se dirottato nel campo delle energie alternative con forti incentivi alla microproduzione, infatti, sarebbe sufficiente non solo a garantirci per sempre l'indipendenza energetica, ma darebbe una forte spinta alla piccola e media impresa, da sempre motore principale della nostra economia. Chi ha tempo e voglia si legga questo articolo di Carlo Bertani, o l'intervista fatta a Helen Caldicott qualche mese fa da Beppe Grillo, chi no si fidi: da subito, per sempre, con surplus, e eccezionali ricadute sul sistema imprenditoriale su fino alla Fiat. Invece, la scelta nucleare, prima che essere pericolosa, è antieconomica: alla spesa per la realizzazione, l'unica calcolata da chi ne ha convenienza per stabilire il costo del chilowattora nucleare, vanno aggiunte quelle certe per lo smaltimento delle centrali dopo solo pochi decenni di esercizio, chissà perché se ne scordano sempre - saranno sbadati, e quelle eventuali (ma certe da noi: se pensiamo a come vengono trattati i rifiuti ordinari e quelli tossici in Italia, pensare a quelli nucleari dà un certo brividino...) emerse per problemi correlati allo stoccaggio delle scorie, senza nemmeno voler pensare ad incidenti perché lì il costo economico - pur enorme - sarebbe il meno, in un territorio densamente popolato come il nostro.
Con il capoverso precedente stampato in mano, adesso, riguardatevi il vile e truffaldino spot del forum nucleare che sta imperversando a tutte le ore alla TV come al cinema, quello che finge equanimità tra favorevoli e contrari con trucchetti da pagina tre del manuale di comunicazione per fare propendere il popolo bue dalla parte del favorevole (a parte che il semplice asserire così ripetutamente una parità farà si che in qualche modo diverrà luogo comune, mentre abbiamo visto che non c'è nessuna parità: il nucleare è un affare pessimo per tutti e ottimo solo per pochi). Dopo aver mentalmente mandato affanculo l'ex verde Chicco Testa e tutta la palazzina sua del Forum nucleare, ora guardatevi questo qui sotto, di video, dove si capisce che fine sta facendo - e nella civilissima Finlandia! - la centrale nucleare del tipo esatto che stanno cercando di vendere a noi quelle vecchie lenze dei francesi.
E preparatevi a votare in massa e a fare campagna di persuasione uno a uno con tutti i vostri amici e parenti: ci vuole il quorum, e ci vuole il si, ai prossimi referendum per lasciare l'acqua in mano pubblica e rispedire al mittente questo incubo radioattivo.

mercoledì 19 gennaio 2011

MONEY MONEY

Non sono un economista, ma i miei lontani studi universitari in quelle materie evidentemente erano abbastanza buoni da lasciarmi una rendita capace di farmi ancora leggere il Sole senza che mi si incrocino gli occhietti santi. Posso parlare di moneta, dunque, con qualche speranza di non dire troppe cavolate, ma nello stesso tempo essendo abbastanza ignorante da farmi capire da chi è ignorante. Si perchè come il calcio è una di quelle cose in cui tutti credono di capirci ma pochi in realtà sono davvero competenti, pochi anche tra quelli che lo hanno giocato e lo giocano, così la moneta un conto è essere capace di guadagnare denaro o di giocare sui mercati finanziari coi soldi propri e altrui un conto è capire cosa diavolo davvero sia e perchè costituisca il reale ricettacolo del Potere. Parliamone allora terra-terra, e pazienza se i tecnici storceranno il musino.
...
Nei cartoni di B.C. gli omini preistorici si scambiavano le conchiglie, perchè già loro intuivano che era più pratico che non andare in giro ciascuno con il frutto del proprio lavoro sul groppone. Immaginiamo allora di fare un gioco di ruolo che consiste nel fondare una società: presto dovremmo dotarla di una qualunque moneta per facilitare gli scambi. La prima domanda allora è: quanta ne serve? La risposta è: un quantitativo sufficiente a tutti gli scambi, sennò qualcuno sarebbe costretto a continuare col baratto, e magari non a tutti quelli esistenti, ma a tutti quelli che confidiamo avvengano nel periodo di riferimento (che so, l'anno prossimo). Il quantitativo di moneta deve essere quello giusto, altrimenti:
  • se è di meno, ci sarà qualcuno a cui ne manca, e chi ne ha in sovrappiù e ne presta potrà alzare il prezzo (l'interesse) come di ogni bene scarso, ed entrambe le cose fanno si che ci siano in giro meno persone disposte a comprare cose ("cala la domanda interna" dicono gli esperti);
  • se è di più, ci sarà più gente disposta a comprare cose che cose da vendere, e i venditori potranno aumentare i prezzi (l'inflazione) il che diminuisce in pratica il valore reale dei soldi in mano a chi li ha, tornando all'equilibrio iniziale dopo un travaso di ricchezza verso coloro che possono aumentare liberamente il loro reddito (un esempio che abbiamo visto tutti: i commercianti all'inizio dell'era Euro) mentre per i percettori di reddito fisso in pratica l'inflazione è una tassa;
e deve essere quello giusto di qualunque tipo sia l'autorità che è tenuta ad emettere la moneta, e qualunque sia il sistema che questa autorità adotta per farlo:
  • L'emittente. Per millenni il potere di battere moneta è rimasto in mano a una persona, dal capotribù al sovrano assoluto, col tramonto dell'assolutismo si è trasferito allo Stato liberale, e recentemente ad entità private sovranazionali. La questione la dice lunga su quale sia la struttura reale del Potere oggigiorno: uno Stato che non batte moneta è solo parzialmente sovrano.
  • Il sistema. La moneta per millenni dalla sua invenzione ebbe valore intrinseco: ogni dischetto di metallo valeva quello che valeva il metallo di cui era composto. Un grosso limite per chi non aveva abbastanza oro, una grande fonte di ispirazione per gli scrittori di storie di pirati e forzieri. Il vincolo fu allentato da un invenzione italiana implementata dai mercanti soprattutto olandesi: la cartamoneta. Geniale: io "banchiere" mi tengo i pezzi d'oro e ti do un pezzo di carta con su scritto che chi lo detiene ha diritto di venire da me a prendersi i pezzi d'oro, e con quello pago un altro e questo magari altri e così via, finché solo l'ultimo della serie ritira forse l'oro ma intanto tanti hanno fatto scambi senza appesantirsi le tasche, e tanti scambi con lo stesso oro, mentre il banchiere magari ha prestato quell'oro a qualcuno che ne aveva bisogno in cambio di un interesse che fa il suo guadagno. Già, ma se anziché l'oro il banchiere prestasse altra cartamoneta, magari troppe volte il valore dell'oro in cassa? Senza un controllo il rischio inflazione, anzi iperinflazione, era troppo alto: occorreva che la funzione di stamparla venisse avocata dallo Stato, che così da allora in poi e per alcuni secoli fa circolare tanta cartamoneta quanto oro ha nei forzieri. Ciascuno Stato. E giù tante belle storie su Fort Knox.
  • Noodles, voglio rapinare la Federal reserve
  • Max, tu sei pazzo!
Col commercio internazionale su larga scala si pensò però che era più comodo fare così: un solo Stato, il più forte, quello con più oro, fa circolare in moneta il corrispettivo di quanto ne ha in cassaforte; per gli altri, si fissa un tasso di cambio con la sua moneta parametrato alla ricchezza relativa. Lo Stato erano gli USA, la moneta il dollaro, i padroni del mondo i capi della banca privata che emette quella moneta, la Federal Reserve. Si, proprio quella che finse di voler rapinare Max per farsi tradire da Noodles in C'era una volta in America. Ai banchieri la cosa bastò fino a quando parve sostenibile il modello di sviluppo basato sulla crescita infinita e sull'inclusione di settori sempre maggiori della popolazione nel grande circo del consumismo, fino a che cioè continuare ad arricchirsi smodatamente per le élite non contrastava anzi veniva aiutato da un sia pur modesto arricchimento delle classi subalterne, che inoltre conveniva sproletarizzare nel quadro della guerra fredda e della lotta al comunismo. Quando fu chiaro a loro, ovviamente qualche anno prima che agli altri, che il mondo aveva risorse finite e quel modello di sviluppo avrebbe presto mostrato la corda, cioè che non c'era più trippa per gatti e il petrolio sarebbe finito entro pochi decenni, il primo atto fu sganciare dall'oro anche il dollaro: era il 1971 e iniziava l'era monetaria contemporanea, due anni dopo sarebbe scoppiata la prima crisi petrolifera e morto il mito dei favolosi anni sessanta.
Il processo avviato a quel tempo doveva per il secondo principio della termodinamica necessariamente concludersi, e infatti si sta per concludere, con il totale controllo da parte di una ristretta élite mondiale di quanta moneta ci deve stare in giro. Le tappe di questo percorso sono ovviamente variamente sfasate nello spaziotempo. Le più recenti in Europa sono state la privatizzazione delle banche centrali e la creazione della moneta unica europea emessa da una banca centrale a sua volta privata. La prima faccenda sottrae al controllo politico, dunque parlamentare, gli istituti di emissione, il che in un Paese tendente alla corruzione come il nostro è anche un bene, se vogliamo, non fosse che almeno i parlamentari li eleggiamo, mentre i banchieri no. Dopodiché uno Stato se vuole moneta deve prenderla a prestito dalla sua banca centrale, ed ecco il famoso "debito pubblico".
Notate l'impennata della curva ai tempi del CAF
C'è qualcuno che sostiene addirittura che il debito pubblico sia integralmente causato dal fatto che lo Stato prende a prestito la moneta che gli serve da una Banca centrale indipendente, ma se così fosse gli Stati a moneta sovrana non avrebbero debito pubblico, invece in Italia il salto da una quota fisiologica a una patologica di debito avvenne sotto il "regno" craxiano, prima della "privatizzazione" della Banca d'Italia. L'Italia del 1992 è stata sulla soglia della bancarotta, e il cambio di paradigma che portò alla stagione di austerità mirante a rientrare nei parametri di Maastricht in vista dell'accesso all'area Euro apparve a molti, che avevano vissuto lo scialacquo e le ruberie senza pudore di un'intera classe politica e di una buona fetta di cittadini a rimorchio, come una necessaria cura da cavallo, ultima ratio peraltro prima della definitiva sudamericanizzazione del Paese. Ora, magari è vero che le bieche politiche monetariste erano già allora la regia occulta del progetto Euro, ma è altrettanto vero che sarebbe stato peggio restare vittime di un modus vivendi insostenibile. Questo perchè la moneta è ciò che ho tentato di schematizzare prima, e se uno Stato che ha la sovranità monetaria la usa per stampare molta più moneta di quanto rappresenti il valore reale degli scambi al suo interno, peraltro avendo come scopo ultimo creare un surplus di benessere da utilizzare da un lato per foraggiare bramosie private di una èlite e dall'altro per comprare il consenso della popolazione consentendo un aumento dei consumi, prima o poi il gioco mostra la corda: a meno di non essere l'unico Stato al mondo, ovvero riuscire a fare del tutto a meno degli scambi internazionali (cd. autarchia), quello Stato vedrà la sua moneta valere meno tendenzialmente fino al punto di equilibrio che ha rotto creandone troppa. Il che è come ribadire che comunque si crei la moneta, il suo quantitativo in giro deve essere quello che serve, nè più nè meno, indipendentemente da chi abbia il potere di crearla. Non è affatto detto che se lo hanno banchieri privati sia peggio che se lo hanno i politici per tramite dello Stato: anche se almeno in quest'ultimo caso in teoria sono soggetti eletti e quindi rimovibili, in pratica in Italia il ceto politico ha spesso trovato il modo di rendersi sostanzialmente immune (da ultimo con una legge elettorale definita "porcata" dai suoi stessi estensori) da una normale dialettica democratica, ed ecco perchè negli anni 90 che questo potere passasse alle istituzioni bancarie europee parve a molti di noi una benedizione celeste.
Il punto è che la promessa era di una unione monetaria che precedesse di poco l'unione fiscale, politicoeconomica, politica: alla fine di questo percorso, si potrebbe e forse ancora si può auspicare una BCE "nazionalizzata" dagli Stati Uniti d'Europa, nuova entità politica in grado, grazie anche alla propria recuperata sovranità monetaria, di competere con Cina India Brasile e (ammesso che reggano) USA e così difendere il proprio modello socioeconomico e culturale che ha consentito ad alcune generazioni dopo l'ultima guerra mondiale di prosperare. La globalizzazione a guida monetarista, invece, decreterà presto la definitiva scomparsa del nostro modello a favore prima di quello statunitense (è in questa chiave che bisogna leggere l'azione di Marchionne: gli operai americani non possono accettare che siano mantenute condizioni migliori ai loro omologhi italiani, adesso che stanno nello stesso gruppo industriale...) e dopo di quello cinese. E quest'ultimo comporta necessariamente, giacché non si possono mantenere masse di lavoratori a condizioni di semi-sussistenza con le buone maniere, la fine anche della sovrastruttura ideologica che chiamiamo democrazia...
Invece non solo l'unica cosa che si è realizzata è l'unione monetaria, ma questa è stata improvvidamente estesa a realtà molto meno compatibili in termini di indici di economia reale di quanto già non fossero tra loro i Paesi dell'area euro originaria, realtà che in pratica si sono consegnate mani e piedi ad un istituto controllato da privati non eletti come la BCE che ragiona all'interno dei suoi interessi e dei suoi dogmi senza minimamente preoccuparsi non dico del benessere ma financo della sopravvivenza fisica dei cittadini europei. Ecco la crisi greca poi quella irlandese e ora chissà quale altra: se la moneta deve rappresentare la ricchezza reale, due Paesi che sono in questa molto diversi tra loro non possono avere la stessa moneta, punto e basta, e se quello più povero ci prova ne esce con le ossa rotte (tecnicamente, i due Paesi tendono a un punto di equilibrio probabilmente molto al di sotto del livello di piena occupazione del Paese più povero).
Prima del monetarismo la funzione della moneta era, e speriamo dopo tornerà ad essere, proprio esattamente consentire che in un economia si possano svolgere tutti gli scambi necessari a che tutti lavorino e abbiano un tetto e da mangiare, più poi magari pure qualcos'altro, eventualmente. Per tornare a questa funzione, quindi, occorrerebbe che si diffondesse una conoscenza politica di questi temi tale che riemergano prima e diventino maggioritarie o comunque incidenti poi forze politiche che si pongano come obiettivo una Unione Europea ristretta e a moneta sovrana che difenda la piena occupazione dei propri cittadini, o in subordine uno Stato nazionale a moneta sovrana che tenti la stessa cosa. Il secondo scenario è più semplice da tentare ma con molti maggiori pericoli, sia in assoluto perchè di dimensioni insufficienti a reggere l'urto internazionale (sarebbe classico il vaso di coccio tra i vasi di ferro) sia perchè in Italia si dovrebbe fare i conti con l'innata propensione all'irresponsabilità (eh si, basta guardarsi allo specchio) che ci contraddistingue specie nella dicotomia tra morale pubblica e utile privato e immediato.
Anche ammesso che questo movimento di idee nasca e si rafforzi, però, a complicare la faccenda interviene il fatto che non è solo la Banca centrale a creare moneta, ma anche il circuito bancario e quello finanziario, e negli ultimi decenni questi hanno sempre più agito in maniera autoreferenziale ed incontrollata:
  • il giochino delle banche di riprestare più volte gli stessi soldi (tecnicamente si chiama "riserva frazionata", in pratica le banche sono obbligate a tenere in cassa solo una frazione dei soldi che fanno girare dopo averli presi in prestito dalla banca centrale pagandole un interesse basso chiamato "tasso di sconto"), che se svolto con misura è un volano per l'economia e la trasmissione della politica economica, costituisce un fattore di rischio in caso di cortocircuiti nel sistema di controllo (il controllore controllato dai controllati) come quelli in vigore (ricordo che sono le stesse banche a dividersi la proprietà delle banche centrali privatizzate e queste ultime quella della Banca Centrale Europea). Così, col tempo la frazione si è ridotta al minimo: oggi è al 2%, significa che ogni 100 euro prestati dalla banca centrale alle banche private si crea moneta per 5000 circa (chi non si fida si legga i conti qui);
  • il circuito finanziario è infinitamente più complesso: vediamolo, anche se correndo il rischio di schematizzare troppo. Le borse nascono per convogliare direttamente alle imprese i soldi dei risparmiatori, e fino a che hanno fatto solo questo il loro ruolo aveva effetti ciclici funzionali. Se la mia azienda ha bisogno di soldi, infatti, o li prendo a prestito dalle banche oppure la quoto in borsa, e saranno i risparmiatori a darmeli in cambio di azioni, poi se l'azienda va bene la quotazione delle azioni sale e viceversa. Moltiplicando il ragionamento, dovremmo avere tanta moneta finanziaria in giro quanto è il valore in termini reali del totale delle imprese quotate, salvo oscillazioni attorno a questo valore che danno misura dell'andamento finanziario e costituiscono la linea attorno a cui si collocano quelli che ci perdono e quelli che di guadagnano dal giochino. Chi di voi si ricorda di quando negli anni 80 cominciarono a girare i consulenti finanziari? Si trattava dei primi (a ricordarli oggi "teneri") soggetti che avevano capito che la lontananza di quel mondo da quello della concretezza poteva consentire un certo margine per guadagni troppo spesso legati a schemi detti "di Ponzi" o "catene di Sant'Antonio". Tanti, anche quelli che giurano di no. Soprattutto quelli. Pian piano, l'economia finanziaria si è trasformata fino ad essere rappresentata in massima parte da titoli che inglobano titoli che inglobano titoli e scommesse sull'andamento di altri titoli eccetera. Ecco che i prezzi delle materie prime, ad esempio il petrolio, o delle case, sono determinati dalla domanda e offerta non più di di quei beni sul mercato ma dei titoli che scommettono sull'andamento dei loro prezzi. Ecco che può capitare di essere spinti ad accendere un mutuo e ritrovarsi dopo pochi anni a non poterlo più né pagare né estinguere, perché la casa ormai vale molto meno delle rate ancora da pagare.
Ed ecco che non c'è più nessun modo realistico per uno Stato sovrano di controllare la quantità di moneta circolante sul suo territorio, ad esempio quella che basterebbe alla piena occupazione dei suoi cittadini: decidono i mercati finanziari e le autorità monetarie internazionali che tipo di fase deve attraversare questo o quel Paese, se una in cui ci sono soldi per tutti (sempre di più per pochi, ma un po' anche per tutti gli altri) o una in cui i molti finiscono alla fame per consentire ai pochi di continuare al livello di prima. Tanto è vero che in quest'ultima crisi finanziaria internazionale quasi mai si sono trovati i soldi per consentire di salvare la pelle ai cittadini, quasi sempre ce ne sono stati - e tanti - per tappare i buchi alle banche, e sto parlando si soldi pubblici quindi anche miei e vostri. Quegli stessi soldi che un governo democratico non monetarista avrebbe potuto usare per garantirvi servizi ottimi più o meno gratuiti e lavoro. La provocazione di Cantona dunque sarà anche stata una boutade senza effetti pratici, ma ci ha preso su quale dovrebbe essere il nemico politico di chi voglia ancora porsi l'obiettivo di una società (capitalistica, per carità: qui non ci sono nostalgici della DDR) che assicuri pane lavoro e possibilità di crescita personale ed economica ai suoi membri.
Alle prossime politiche, quindi, diamo il voto a chi dovesse inserire nel suo programma un radicale ridimensionamento della finanziarizzazione dell'economia, il ritorno alla proprietà pubblica degli istituti di emissione (a livello europeo se possibile, se no nazionale), e una politica monetaria basata sulla funzione primigenia della moneta come strumento ad emissione sovrana a servizio dell'economia reale, cioè circolante nella misura ad essa funzionale. Se nel frattempo gli scandali avessero travolto e disintegrato sia il PdL che di riflesso il PD, avremmo qualche speranza di trovare un tale soggetto politico sulla scheda elettorale.

Approfondimenti:

    giovedì 13 gennaio 2011

    VOTATE VOTATE VOTATE

    Immagine da The Seks Report
    In attesa che si pronunci sulla costituzionalità del legittimo impedimento (*), la Corte ha giudicato ammissibili quattro referendum, tra cui proprio quello sull'abrogazione integrale della legge che lo prevede. Gli altri tre riguardano due la privatizzazione dell'acqua e uno il ritorno al nucleare, argomenti per il futuro di tutti noi decisamente più incidenti delle sorti processuali di un tipo così borderline con la legge da vantarsi in un'intervista di avere anche redatto in gioventù tesi di laurea altrui a pagamento.
    Sul primo tema, raccomando una visita al sito del comitato per i referendum record credo ogni tempo di raccolta firme, e un passaparola capillare per votare SI all'abrogazione delle norme che consentono di fare mercato anche del bene primario per eccellenza (dopodiché mancherebbe solo l'aria), sperando che le consultazioni vengano accorpate alle elezioni amministrative della primavera ventura.
    Sul secondo, leggetevi Carlo Bertani, che di energia scrive sempre benissimo. Siamo in una posizione geografica tale da poterci garantire l'autosufficienza energetica tramite le fonti rinnovabili, che peraltro farebbero da volano a tante nuove piccole e medie imprese, e finirà che su quel terreno ci faremo superare anche dagli ultimi arrivati, mentre noi immoliamo milioni di euro in pericolosi  totem antieconomici e copiose tangenti sicuramente correlate.
    Intanto che attendiamo di votare per questi referendum, e magari pure per le elezioni politiche, ci sono votazioni cruciali dentro una fabbrica a Torino. Dove c'è un tizio che ha fatto un piano industriale fantascientifico (tutte quelle macchine non le venderebbe mai, nemmeno se domani uscisse con dieci nuovi modelli tutti indiscutibilmente migliori della concorrenza, figurarsi in una realtà che è l'opposto) e vuole darci a bere di poterlo attuare semplicemente riportando gli operai a condizioni di lavoro ottocentesche, mentre in Germania ad esempio fanno esattamente l'opposto e infatti vendono un sacco di ottime macchine. In breve (ma se avete più tempo leggetevi il gustosissimo resoconto di Lameduck) il tizio in questione minaccia, se il referendum/ricatto lo vedesse sconfitto, di andarsene in Canada, in pratica di abbandonare del tutto la fabbriche italiane di un gruppo che diverrebbe tutto americano, ma non è tanto questo lo scandalo. Lo scandalo è un Presidente del Consiglio che dichiara che se lo facesse farebbe bene, dimenticando che senza lo Stato italiano e i mille modi sonanti in cui il suo contributo è stato essenziale al suo sviluppo e alla sua stessa sopravvivenza Fiat avrebbe chiuso da un pezzo, mentre la cosiddetta opposizione del PD si è pronunciata a favore dei padroni non solo nella persona dell'ex segretario e candidato sindaco Fassino, ma persino nel nuovo che avanza, il Sindaco più amato degli italiani (successore in questo dell'attuale Governatore della Calabria Scopelliti) Renzi, già noto per essere andato in pellegrinaggio ad Arcore prima ancora di avere un ruolo alla guida nazionale del partito (gli altri hanno cominciato il lecchinaggio in una fase successiva), che ha dichiarato di stare dalla parte di Marchionne senza se e senza ma. Come dire, siamo senza speranza.

    (*) nel frattempo la Corte Costituzionale ha sostanzialmente demolito l'impianto del provvedimento, al punto che è incerto si possa svolgere il referendum relativo (deciderà la Cassazione), riaffermando l'elementare principio che è il giudice che deve decidere di volta in volta la sussistenza dell'impedimento e la sua legittimità, e chi se no? la cosa era scontata anche per gli estensori della legge, se non anche per gli ispiratori: poteva mai il supremo organo accettare che un qualunque cittadino, per quanto con una carica importante, decidesse lui che il suo compito gli impedisse una volta per tutte di presentarsi a giudizio (ma non, ad esempio, di organizzare festini con nipoti di capi di Stato esteri?)? ma soprattutto, quanti sanno che il legittimo impedimento era già sufficientemente regolato dall'ordinamento, e vale per tutti noi, salvo che di volta in volta è appunto il giudice a valutare nel merito se sussiste davvero e per motivi davvero validi? il fatto è che questi si muovono meglio di tutti solo nel polverone, e quindi non resta che attendere quale sarà il prossimo che solleveranno...

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