lunedì 8 marzo 2021

I NUMERI, A SAPERLI LEGGERE - VERSETTI COVIDICI 49-51

L'immagine è tratta da un post che parla di una
iniziativa svizzera che bufala o non bufala è da
citare come buon esempio. La frase è da poster.
Ora è ufficiale, lo dice l'ISTAT: i morti in Italia nel 2020 sono stati 100mila in più che nella media dei 5 anni precedenti. La cifra tonda fa impressione, quindi a riprenderla sono stati un po' tutti i media, impegnati nel loro quotidiano portare acqua con le orecchie al progetto di dittatura mondiale in fase di avanzata attuazione, semmai a me dispiace averla dovuto leggere su un sito che seguo, sedicente comunista peraltro, che la usa per lamentarsi - udite, udite! - che il capitalismo non avrebbe voluto fermare la produzione incurante delle nostre vite: della serie "quando l'ideologia offusca la mente", essendo vero il contrario, avendola fermata, ma nei settori che è stato deciso debbano chiudere perché non previsti nel "nuovo mondo".


La manipolazione è già evidente nel confronto: perché la media degli ultimi 5 anni? non è che già nel 2019 l'influenza aveva fatto qualche decina di migliaia di morti in più del solito e quindi un raffronto con solo quell'anno avrebbe prodotto numeri meno impressionanti? vi lascio nel dubbio, ho deciso, anche perché l'ho già pubblicato mesi fa, un post con dentro un video coi titoli di giornale del 2019, anno in cui peraltro proprio in questi giorni ho perso mia madre ottantottenne per i postumi di una influenza con interessamento polmonare e la mancanza di posti in terapia intensiva a Reggio Calabria (ve l'ho già raccontato). Preferisco attenermi alla statistica loro, e usarla per ragionarci su. Il risultato è in immagine.

Lo scostamento dalla media dei decessi è, avete letto bene, dello 0,16%, che poi sarebbe poco più dell'1,5 per mille. Ecco perché quasi nessuno di voi conosce in prima persona qualcuno che è morto di covid. Se avete seicento conoscenze, e parlo di persone di cui vi importa mica di amicizie di facebook, allora forse ne conoscete uno, mediamente. Anzi no: ciò vale solo se l'incremento sia effettivamente tutto da attribuire al covid, piuttosto che, ad esempio, all'abbandono colpevole e criminale di tutta la sanità non covid (ovviamente non parlo degli operatori, che sono le prime vittime di questo scempio). Non lo so, chissà se avremo mai dati sinceri di tale fattore, ma a chi mentalmente mi sta mandando affanculo perché invece lui si, ne conosceva un paio di morti di covid, rispondo che allora io so più o meno direttamente di almeno un paio di morti di malasanità, persone cui è stato rimandato un trattamento o rifiutato un ricovero per via della situazione nei reparti, e siamo pari. No, le statistiche non si fanno coi casi personali.

Si fanno coi numeri, e quelli non perdonano. Se i morti fossero stati rispetto alla media non quel tot di più ma il doppio, l'incremento sarebbe stato dall'1 al 2 non per mille ma per cento, della popolazione. Allora si, che avremmo avuto tutti un conoscente diretto all'obitorio, e ci saremmo chiusi in casa da soli senza bisogno di nessun DPCM. Ma non sarebbe stato ancora oggettivamente giustificato: la peste nera, quando arrivava, uccideva la metà, della popolazione: il 50, per cento. Eppure, quelli che non venivano infettati continuavano a lavorare, a produrre, persino a divertirsi quando potevano (vero, Boccaccio?) e ad amarsi e sposarsi (vero, Manzoni?). Ecco allora che arriviamo alla vera essenza di questa tragedia: c'è stata e c'è un'epidemia influenzale un po' più seria del solito, ma niente di falcidiante per fortuna, e c'è da tempo un progetto di concentrazione del potere in poche mani a livello sovranazionale che se non l'ha progettata ne ha sicuramente approfittato per proprio vantaggio. Ma nessuna pandemia, e nessun progetto oligarchico, avrebbero potuto fare nulla senza la nostra collaborazione.

screenshot dal sito di Diego Fusaro
Siamo noi che ci mettiamo paura. Siamo noi che consentiamo a questa paura di governarci: quando ci dicono che la soglia di attenzione è di 250 casi su 100mila abitanti e anziché pensare ai 99.750 con sollievo pensiamo ai 250 con terrore, o quando dimentichiamo che di quei 250, di quei 10 o 20 mila nuovi positivi a un tampone, solo una piccola parte ha sintomi e solo una piccolissima muore (con un'incidenza di poco superiore alle medie annuali: ce lo hanno confessato loro, mentre cercavano di dirci il contrario...). E anche quando volessimo ignorare le reali proporzioni del fenomeno e preoccuparci per la nostra salute, siamo noi che anziché pretendere, e dico pretendere, massicci e immediati investimenti pubblici per curare tutti quelli che stanno male (a casa, in ospedale, in intensiva) consentiamo plaudendo la caccia ai positivi asintomatici nel tentativo di arginare l'inarginabile (a un costo peraltro multiplo di almeno 10, e a carico privato, rispetto alla spesa sanitaria pubblica in deficit). E così per (per così dire) proteggere la nostra salute consentiamo che venga intaccata la nostra libertà, tradendo generazioni di nostri antenati che ci avevano portato fin qui nei diritti e nelle condizioni materiali perché per difendere la libertà erano disposti a perdere la vita figurarsi la salute. Oggi c'è la terza ondata, poi forse ci lasceranno respirare questa estate (ma meno della scorsa, potete giurarci), poi in autunno arriverà la quarta. Eccetera. Non ne verremo fuori se non quando diremo noi: basta! Nessuna pandemia da il diritto a nessuno di limitare la nostra libertà di uscire, respirare, socializzare, ballare, cantare, mangiare, vendere, comprare, lavorare, studiare, insegnare, curarci ed essere curati, solo io stesso posso decidere se per paura dei contagi rinuncio a una o più delle mie attività. Questo dice la nostra Costituzione, questo avremmo dovuto imporre fin dall'inizio. Non averlo fatto, è una colpa grave che ricadrà sui nostri figli. E riprenderemo a vivere non grazie a un qualche vaccino più o meno farlocco (senza contare le varianti), ma solo se e quando metteremo un punto e basta a tutto ciò. Abbandonando e anzi demolendo il The Covid Show.

Questo mi dico e vi dico. Poi mi guardo attorno, e mi cascano le braccia. Lascio la parola ai versetti covidici, come se servisse a qualcosa.

49. Il dottore che non mette la mascherina. E non si vaccina, non perché sia no-vax ma perché non si fida di questi sedicenti vaccini senza sperimentazione, e perché sostiene che il covid si possa curare, portando i dati della sua esperienza di ambulatorio a suffragio. Sappiamo che non è il solo, e sappiamo anche che sono proprio medici di base così a costituire la prima e principale linea di difesa (fatta saltare dalle demenziali normative).

50. Recovery Fund: è davvero la manna dal cielo come ci raccontano i mass media italiani? La domanda è retorica, e la risposta negativa di Ilaria Bifarini tranciante. Una elemosina a rate presentata come una pioggia di dobloni, che peraltro sarà usata per tutto tranne che rifondere chi è stato danneggiato dalle misure anticovid e attrezzare la sanità pubblica per affrontare adeguatamente questa o altre pandemie.

51. Un anno di Covid, un anno di guerra all'umano. Il post introduttivo di Fulvio Grimaldi ad una sua intervista su Comedonchisciotte, riassuntiva dello scempio che abbiamo consentito.

sabato 6 marzo 2021

RADIO CIXD 36 - PERCHÈ SANREMO È SANREMO

Questa è la settimana del festivalone e vista la reclusione serale è difficile evitare di curiosarci. Nel mondo di prima, spesso preferivo cose in quello di oggi impossibili come una serata al cinema, una cover band dal vivo, una pizza con gli amici o andare a ballare salsa, ma ogni tanto un po' di tempo, magari non tanto, davanti al festivalone ci stava sempre: se è vero, infatti, che il festival di Sanremo e la Musica come espressione artistica sono da sempre due universi ben distinti, è anche vero che questi due insiemi ricorrentemente hanno avuto uno spicchio di sovrapposizione, e dargli un'occhiata nella speranza che ricapiti (magari quasi sempre disillusa) non è una decisione incomprensibile.

Piuttosto, ad essere incomprensibili sono gli attacchi a cui è stata sottoposta l'organizzazione per la decisione di svolgere la manifestazione col pubblico, ben distanziato, come già si è visto per altri spettacoli televisivi. Lo sono sia quando provenienti dagli ultrà covidioti della segregazione, quei deficienti che cominciano a urlare all'untore non appena vedono dei ragazzi a un tavolino godersi secondo loro troppo vicini il consentito aperitivo a pranzo senza mascherina, ma questo era nelle attese, sia (ma molto meno comprensibili) quando provenienti da persone giustamente critiche contro gli assurdi liberticidi economicidi e controproducenti provvedimenti anticovid, che lamentandosi dell'eccezione concessa hanno indotto Amadeus e soci a rinunciare al pubblico: così, il festival è stato un esempio di "virtù" covidiota da additare, mentre lasciandogli ospitare il pubblico poteva essere un argomento per sbloccare la situazione altrove.

Altra questione mal posta è, secondo me, quella dei compensi. Che peraltro si ripete sempre uguale ad ogni manifestazione di questo rilievo, e sempre infondata: o sei coerentemente e rigidamente comunista, o se ammetti che certe cose le decida il mercato devi accettare che tra queste ci siano i cachet ai personaggi dello spettacolo. Quest'anno, in più, c'è la situazione contingente del mondo della musica e dell'arte in genere, annichilito dalle assurde chiusure: se la pandemia dura dieci anni, e c'è già chi preannuncia l'ondata di ottobre prossimo, ci rinunciamo per sempre, o troviamo un modo di conviverci come si doveva fare dall'inizio? Cazzi amari per tutti, ma chi aveva un minimo di notorietà da spendere, è da biasimare se in questi mesi ha tentato di ruspare qualcosa in ospitate televisive? Abbiamo visto persino Vasco da Roberto Bolle, non ci scandalizziamo per Avincola a Sanremo. Anche perché Rossi a suo tempo al festival ci andò e ci tornò eccome, sempre buscandole, e magari senza averlo fatto avrebbe avuto maggiori difficoltà a raggiungere la notorietà. 

Premiamo per riavere la musica dal vivo e le sale da ballo aperte, allora, e nel frattempo guardiamoci ogni tanto uno scampolo di festival sperando di essere testimoni di una delle, magari occasionali ma in 70 anni in totale tantissime, esibizioni memorabili. Ve ne elenco alcune, se li trovo coi link, senza alcuna pretesa di esaustività e oggettività, anzi vi faccio proprio la mia personalissima top 30, rigorosamente in countdown come da prassi:

  • 30. volevo risparmiarvela per troppa notorietà, ma parlando di musica popolare di qualità non si può non citare l'esplosione di Modugno nel 1958 con Nel blu dipinto di blu, perché propedeutica a tutto quello che è venuto dopo - la metto in coda solo perché è l'unica che viola il criterio della testimonianza personale;
  • 29. anzi no, anche questa l'ho vista solo dopo: 1968, Louis Armstrong, Mi va di cantare, non avendo capito (forse per via del cachet) che doveva fare un solo pezzo, Satchmo fu letteralmente cacciato via dal palco da Pippo Baudo mentre tentava di proseguire il concerto;
  • 28. questa me la ricordo: 1969, Lucio Battisti, Un'avventura, piazzato - Seppi dopo che la cantava in coppia con Wilson Pickett (che non era alla sua prima sanremata: l'anno prima aveva battezzato Fausto Leali), quello di The midnight our, un vero mito - e a proposito di miti, scopro che lo stesso anno penultimo in coppia con Gabriella Ferri fu un certo Stevie Wonder...;
  • 27. 1990, in coppia con Toto Cutugno per Gli amori, secondo, c'è un certo Ray Charles, che ne offre una splendida quanto irriconoscibile versione;
  • 26. 1992, Statuto, Abbiamo vinto il Festival di Sanremo, piazzato tra i giovani (ma segnalo anche gli Aeroplani italiani con Zitti zitti, eliminato subito): anche lo ska ha il suo momento sanremese;
  • 25. 1980, Benigni conduttore (quando era Benigni...), Decibel, Contessa, finalista, con il giovane Ruggeri alla voce e occhiali di plastica, perché lui è "stato punk prima di te";
  • 24. 1984, Gruppo italiano, direttamente da Mister Fantasy, Anni ruggenti, piazzato - penultimo Ruggeri con Nuovo swing;
  • 23. 1986 (anno del clarinetto di Arbore secondo dietro Ramazzotti), nelle retrovie troviamo Ruggeri con Rien ne va plus, Rossana Casale con Brividi, e soprattutto Zucchero ancora Fornaciari con Canzone triste, tutta roba di alta qualità anche in relazione al repertorio successivo degli stessi interpreti;
  • 22. del resto l'anno prima, 1985, Zucchero con la Randy Jackson band cantò Donne, e arrivò penultimo;
  • 21. finalmente nel 2001 Zucchero vince primo e secondo posto con Luce cantata da Elisa e Di sole di azzurro da Giorgia, ma io segnalo soprattutto i Quintorigo di John de Leo con Bentivoglio Angelina, assolutamente fuori contesto e di altra categoria;
  • 20. a proposito di fuori contesto, ma in altri sensi: 1994, Giorgio Faletti, Signor Tenente, secondo (minchia!);
  • 19. 2012, Chiara Civello, Al posto del mondo, eliminata subito: evidentemente, troppo sofisticata per un festival che si stava rilanciando premiando a raffica prodotti dei (nefasti) talent, anche della "concorrenza";
  • 18. 1972, Delirium, Jesahel, ben piazzato: voce e flauto Ivano Fossati, crew nutritissima vestita casual (ancora non si chiamava così, e a Sanremo non si usava, non si osava), colpì tanto il me bambino che me li ricordo ancora, mentre il me adulto avrebbe amato sia Fossati che il progressive anche quando presero due strade diverse;
  • 17. 1988: l'anno che vinse Ranieri con Perdere l'amore, c'erano Fiorella Mannoia con Le notti di maggio, ancora di Fossati, e Tullio de Piscopo con Andamento lento;
  • 16. 2017, Francesco Gabbani, vincente con Occidentali's Karma, ha sia il merito diretto di aver imposto un brano non convenzionale e ricco di citazioni colte, che quello indiretto di aver impedito che Fiorella Mannoia, molte volte piazzata male con canzoni bellissime, vincesse con una delle più brutte del suo repertorio;
  • 15. 1979, Franco Fanigliulo, A me mi piace vivere alla grande, ben piazzato: stralunato e dissacrante cantautore scomparso troppo presto, ho scoperto di ricordare questa sua canzone quando decenni dopo mi sono sorpreso a cantarla a memoria appresso ad Avincola che la coverizzava dal vivo;
  • 14. 2002, Daniele Silvestri, Salirò (ma anziché il live sanremese vi posto lo splendido videoclip originale, girato sotto le finestre dell'allora mio ufficio, peraltro), non il miglior pezzo del cantautore romano, ma di quel Sanremo fu il brano preferito di mia nonna Carmela, che lo chiamava 'Nchianerò in riggitano, e tanto basta;
  • 13. 1999, l'anno di Renato Dulbecco ad affiancare fabiofazio e la castà c'è Silvestri (dicevamo...) con Aria che ci porta nel braccio della morte, e tra i giovani ci sono Britti con Oggi sono io (ancora la sua canzone più bella, specie nella versione di Mina) e Gazzè con Una musica può fare;
  • 12. 1995, l'anno della consacrazione di Giorgia, c'è tra i giovani (dicevamo...) Daniele Silvestri con L'uomo col megafono, pezzo tra gli altri pregi anche piuttosto comunista;
  • 11. 2007, Simone Cristicchi, Ti regalerò una rosa, vincente: nonostante la tematica scomodissima, manicomio e suicidio;
  • 10, inizia la top ten. 1996, Ron e Tosca, Vorrei incontrarti tra cent'anni, vincono meritatamente (Tosca ha una voce sublime e doveva vincere l'anno scorso), ma tutti giustamente ricordano Elio e le storie tese secondi e premio Mia Martini con La terra dei cachi, e Carmen Consoli tra le nuove proposte con Amore di plastica;
  • 9. 2003, Sergio Cammariere, Tutto quello che un uomo, terzo: il cugino di Rino Gaetano, oltre ad aver scritto una delle più belle canzoni d'amore di tutti i tempi (infatti vi ho postato il video col testo), suona il piano talmente bene che gli ho sentito improvvisare in radio l'attacco di Firth of fifth dei Genesis, come se niente fosse, mentre ormai lo stesso Banks da anni lo salta, in concerto, per non sbagliarlo;
  • 8. 1978: seconda Anna Oxa giovanissima vestita da maschio con una meravigliosa canzone di Fossati (Un'emozione da poco), terzo Rino Gaetano con Gianna;
  • 7. 1971, Nada, Il cuore è uno zingaro, vincente in coppia con l'autore Nicola Di Bari: la Malanima (allora giovanissima, ma si era già ben piazzata due anni prima, praticamente una bambina, con Ma che freddo fa) sarà una delle artiste più cazzute dei cinquanta anni successivi;
  • 6. 1971, Lucio Dalla, 4/3/43, terzo: Lucio erano anni che ci provava (l'anno di Tenco tacciato di essersi suicidato per via dell'esclusione dalla finale, cantava Bisogna saper perdere...), questa canzone nel testo di Paola Pallottino si chiamava Gesù bambino ma la censura impose il cambio di titolo e il colpo di genio fu metterci la data di nascita del cantante - la cover sincera dei Negramaro è forse il momento più alto di Sanremo 2021;
  • 5. 1989, l'edizione peggio presentata è una di quelle con più cose da ricordare: a parte Mia Martini con Almeno tu nell'universo (solo nona, ma premio della critica, quel premio che oggi si chiama Mia Martini), c'erano Raf con Cosa resterà degli anni 80, Jannacci con Se me lo dicevi prima, Paola Turci con Bambini e i Ladri di biciclette col brano omonimo, e persino in gara Renato Carosone;
  • 4. 1981, Alice, Per Elisa, vincente: forse il più netto trionfo della qualità in tutta la storia del Festival, questo brano scritto per la bellissima e bravissima Carla Bissi dall'allora suo partner Franco Battiato;
  • 3. ed eccoci al podio: 1991, Enzo Jannacci (in coppia con Ute Lemper), La fotografia, undicesimo, uno dei tanti brani misconosciuti del maestro, e uno dei più toccanti;
  • 2. 2000, Avion Travel, Sentimento, vincente inatteso ma meritato (anche secondo mia nonna), anche se sono da segnalare anche almeno altri due brani: In bianco e nero, piazzato con Carmen Consoli, e La tua ragazza sempre della premiata ditta Rossi-Curreri, secondo con Irene Grandi;
  • 1. peggio era andata a Rossi-Curreri nel 1997 con E dimmi che non vuoi morire cantata magnificamente da  Patty Pravo, ottava nonostante sia forse tra le canzoni italiane più belle di ogni tempo. Questo è il mio brano vincente nella classifica sanremese all-time, e so di non essere originale.

lunedì 1 marzo 2021

SOGGETTIVA DAL BIG RESET

Primo piano su un pezzo grosso che parla ai suoi pari, in un evento di qualche anno fa che non si capisce bene se sia in presenza o in videoconferenza.

"Signori e signore, ho una soluzione per l'allarme epocale che abbiamo tentato invano di affrontare in molti modi negli ultimi decenni. Sapevamo da tempo che se tutti i terrestri avessero assunto l'impronta ecologica di uno statunitense ci sarebbero volute le risorse non rinnovabili di almeno sette pianeti come il nostro per mantenerli tutti, anche ammesso che in qualche modo avessero fermato la curva demografica (assunto impossibile da realizzare, se non appunto per assurdo). Ma avevamo un nemico, e per sconfiggerlo ci serviva che i nostri sudditi avessero un tenore di vita e un livello di diritti migliore di quelli dei suoi, sennò diventavano tutti comunisti pure da noi e anzi a un certo punto sembrava pure ci fossimo quasi. Certo, in luoghi chiave come l'Italia la strategia della tensione e gli anni di piombo hanno impedito che questo accadesse, perché quando in giro scoppiano bombe e si spara i pavidi escono dalle tane e danno sostegno allo statu quo, ma la partita si è chiusa solo quando abbiamo schiantato l'economia sovietica con la corsa agli armamenti. E a quel punto non abbiamo avuto più ostacoli, a iniziarci a occupare del Problema: il nostro pianeta non basta.

Così, abbiamo cominciato a imporre come fosse una scienza esatta una dottrina economica, il monetarismo, che soppiantasse quella che aveva fin li aiutato a elevare i sudditi d'occidente dalla loro condizione di pezzenti. Certo, c'erano sempre gli italiani che col loro vizietto di rubacchiare e la loro maestria negli espedienti tentavano di farla franca, ma è bastato ammazzarne qualcuno e assoldarne qualcun altro per inserire nascostamente il virus cardine del monetarismo nel loro sistema (l'affrancamento della Banca centrale dall'acquisto del debito) e fare esplodere il debito pubblico, per essere pronti alla prima occasione a presentargli il conto. Dopo un po' di sana vecchia propaganda, l'altra teoria era sparita, innanzitutto dalle università, poi dalla narrazione mainstream, infine dall'anima della gente, nutrita a sensi di colpa per accogliere come liberatorio quel vincolo esterno che era in realtà peggio di una sconfitta bellica. L'Euro era il corollario, lo strumento principe, di questa scientifica spoliazione: i soldi non bastano, bisogna privatizzare, smantellare, eccetera eccetera. Ma nemmeno questo è stato sufficiente.

Noi però lo sapevamo, che non bastava. Anche perché nel frattempo il nostro successo sul comunismo russo aveva comportato l'estensione del modello di sviluppo a porzioni di umanità fino allora tenute ai margini, e parliamo di popolazioni enormi come Cina India Brasile eccetera: importa poco che non stiamo parlando dell'impronta ecologica USA, basta che ci somigli da lontano. Già in parallelo avevamo iniziato a far circolare la coscienza ecologica dapprima come ideologia giovane e di tendenza, poi come teoria economica strutturata (decrescita felice, qualcuno l'ha infelicemente chiamata), e visto che non funzionava infine anche qui l'abbiamo irrorata con la propaganda mediatica in modo che entrasse nell'anima. Ma nonostante la nostra oggettiva bravura fino alla scelta dei testimonial (Greta, un capolavoro che nemmeno Kubrick...), la paura siamo riuscita a iniettarla solo in quella quota di popolazione già particolarmente sensibile di suo.

Ecco allora la mia idea: basta remore, la paura va solleticata laddove siamo sicuri che esploda. La sopravvivenza della specie non attacca, bisogna far venire a ciascuno la paura di morire lui, anzi peggio, che muoiano i suoi genitori o peggio ancora i suoi figli. A lungo mi sono chiesto, e so di non essere stato il solo, se fosse il caso di fare scoppiare una nuova guerra mondiale, o una nuova peste nera. Ma l'idea che vi propongo ci consente perlomeno di rimandarla, una così grave decisione, a quando non avremo alternative, anzi anche di agevolarla, a quel punto. Nel grafico dietro di me potete vedere i dati dei decessi di ogni anno come conseguenza indiretta delle epidemie influenzali. Se guardiamo le colonne percentuali, sia rispetto alla popolazione che anche rispetto ai soli infettati dai vari virus, sono ridicole, ma se guardiamo alla colonna dei decessi totali, beh, le cifre sono impressionanti. E si, è vero che oscillano abbastanza, ma è anche vero che non scendono mai sotto una certa soglia, ogni santo anno: possiamo scegliere di far scattare l'operazione quando abbiamo notizie di un virus un po' più cattivo della media, e se tarda abbiamo un sacco di laboratori che sperimentano per noi, ma vedrete che non servirà. Poi, se funziona, ma vedrete che funzionerà, possiamo farlo durare quanto ci pare e ripeterlo quando ci pare, fino a raggiungimento totale dell'obiettivo.

Dobbiamo ridurre drammaticamente l'impronta ecologica degli umani sul pianeta. E non possiamo farlo accettare agli emergenti se non prima la tagliamo drasticamente al "primo mondo", ai beneficiari per decenni dei sensi di colpa dell'ultima guerra mondiale. Che hanno dimostrato l'insaziabilità dell'animo umano, quando non è piegato dal gioco dell'ineluttabilità. Il diritto al lavoro, alla salute protetta da una sanità pubblica gratuita, alla mobilità individuale con mezzi antiecologici e antieconomici, al turismo di massa, alla cultura di massa ma anche a quella pericolosissima individuale, alla istruzione di massa che poi so tutti laureati e nessuno vuole più fare il lavori umili, al consumo di massa, anche di cultura, alla iniziativa economica individuale volta a rastrellare l'eccesso di liquidità complessivo, sono tutti fenomeni che devono essere considerati transitori e dobbiamo fare in modo che vengano consegnati all'oblio. La macchina propagandistica dovrà essere così efficiente che morti gli ultimi storici beneficiari nessuno ricorderà più che siano mai esistiti. Se poi nemmeno questo dovesse bastare, i nanobot iniettati in sette miliardi di umani per renderli OGM con sieri che chiameremo vaccini così che pretenderanno di farseli, i coglioni, e quand'anche ci fossero dei resistenti troveremo il modo di obbligarli, ci consentiranno una decimazione più o meno istantanea a nostro piacimento. Per prepararli subliminalmente, ci facciamo un bel filmone di supereroi che racconta la storia, anche se edulcorata: ci sarà solo magari un dimezzamento, e sarà reversibile. Quello vero no, ma nessuno si lamenterà, vuoi perché saranno rimasti in pochi, vuoi soprattutto perché gli scampati saranno più contenti di esserci che arrabbiati per chi non c'è più, vedrete."

Applausi, dissolvenza, stacco sui primi TG del 2020, in tutto il mondo. Titoli di coda.

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Ho scritto questa storia di getto, perché francamente sono stufo di cercare di farvi ragionare, che poi voi se mi leggete è probabile che già lo facciate, e comunque siete così pochi a fronte del mare di boccaloni che sperare di salvare il mondo scrivendo su un blog è come sperare di salvare una barca che affonda svuotandola con un cucchiaino. Non dice niente di diverso della tesi che sostengo da un anno, solo lo dice capovolgendo la prospettiva. Magari non si capisce tutto, magari non tutto è condivisibile da tutti, magari non è successo proprio così, ma se fosse verosimile, anche solo in parte, sarebbe abbastanza da esserne terrorizzati. Visto che la paura funziona, usiamola anche noi a mo di contropropaganda, hai visto mai...

domenica 21 febbraio 2021

CHIEDI COS'ERA IL FASCISMO - VERSETTI COVIDICI 44-48

Se la misura di torto o ragione dipendesse dal consenso... 
Se avete un/a figlio/a alle elementari a cui per la prima volta le maestre con cautela hanno parlato di fascismo, forse a proposito del giorno della memoria, e avete costruito con lui/lei un rapporto per cui quando non capisce una cosa ve la viene a chiedere, e vi chiede appunto, non avendolo capito e non potendolo capire, "cos'è il fascismo", in questo periodo siete "fortunati". Ma può darsi che non lo sappiate.

Infatti, è probabile (statisticamente parlando, quasi certo, a credere ai sondaggi) che anche voi siate convinti che avere un tecnico del calibro e del riconoscimento internazionale di Draghi come primo ministro sia una benedizione, e ancora (anche se un po' meno) che il governo nell'ultimo anno vi ha protetto contro un virus terribile e pazienza se ciò ha comportato dei costi economici e sociali immensi ("cosa dovevano fare con questi numeri!", ripetete sciorinando le cifre dei TG), e ancora (anche se non in maggioranza, in buon numero) di essere di sinistra progressisti democratici e dunque antifascisti col timbro. Allora risponderete che il fascismo è stata una dittatura brutta e cattiva che assieme al nazismo ha sterminato gli ebrei e provocato e per fortuna perso una immane guerra mondiale. E il/la pargolo/a ne verrà doppiamente rassicurato: dal non aver sentito dal genitore una storia diversa che a scuola, e dal pensare meno male è roba di una volta oggi siamo liberi e siamo in democrazia. E voi avreste assolto il vostro compito: farne un perfetto suddito di domani. Giusto?

Perché se invece pensate che il vostro compito sia farne un uomo o una donna libero/a, e pronto però a pagarne il prezzo in termini di diversità rispetto agli altri anche solo in termini di consapevolezza (la quale comporta sempre un certo grado di sofferenza in più, rispetto all'abbandonarsi al gregge), dovreste sforzarvi di cercare un'altra risposta. Di regimi in cui i pochi governavano autoritariamente i molti, infatti, la storia dell'umanità è piena, anzi direi che sono quasi la totalità, in forme diverse. Dov'è l'originalità del fascismo, allora? Perché si merita un'etichetta tutta sua?

Perché con la rivoluzione industriale i sudditi, non più contadini analfabeti sparsi appunto nel contado ma operai sempre più (per necessità pratiche) istruiti e pigiati nelle città, hanno cominciato a parlare tra loro e pretendere la loro parte, ed è nato il socialismo, che poi addirittura dove ha trovato le condizioni ha preso il potere diventando "reale", e la Grande Guerra ha ulteriormente accelerato questo processo, perché nelle trincee si sta ancora più stretti. E il capitalismo se voleva sopravvivere doveva inventarsi qualcosa, che magari mutuasse alcune forme proprio dal socialismo, accogliendone alcune istanze. Infatti, Mussolini era socialista. E tra le altre cose, realizzò tutta una serie di cose, dall'industria pubblica all'edilizia popolare di massa, al sostegno alle famiglie, all'istruzione, mai viste dai sudditi in quelle proporzioni, tanto che chi ha l'età mia ha fatto a tempo a conoscere molti vecchi che le rimpiangevano ("quando c'era Lui caro lei"), e quelli che non lo facevano era perché la democrazia postbellica aveva conservato e implementato tutto quell'apparato di condivisione della ricchezza con le classi subalterne. Fino alla fine dell'URSS e del socialismo reale, che diede al capitalismo il via libera al suo smantellamento. Quindi la risposta è: il fascismo fu un regime autoritario che traeva la sua forza e il suo consenso dall'accoglimento di buona parte delle istanze del suo nemico naturale, sapientemente gestite con la propaganda (che contribuì a far diventare una sorta di scienza, da semplice istinto retorico di comando che era sempre stata). Il nazismo in questo era ancora più "a sinistra", avendo eretto questo sistema sulle macerie colpevolmente lasciate sul campo dai criminali accordi di pace di Versailles, e saldato le sue mura con quell'imperialismo che della patria germanica è elemento fondativo: i tedeschi, insomma, prima di Hitler erano morti di fame e con lui diventarono agiati e capaci di ripensarsi padroni del mondo. Insomma, non c'è da stupirsi del consenso popolare che avevano fascisti e nazisti, semmai del dissenso minimo che continuò a covare sotto la cenere e su chi e cosa lo alimentasse. Ah, e l'antisemitismo non lo hanno inventato, se lo sono trovato lì bello pasciuto da millenni di propaganda cristiana e pratica diffusa, senza contare chi aveva inventato e in pratica reggeva il sistema bancario capitalista.

Ricapitolando, il fascismo è un regime autoritario che non ammette il dissenso (lo tollera quando è irrilevante, e non pretende di essere pubblico: guardatevi la prossima puntata del commissario Ricciardi) e comunque lo minimizza tramite l'uso massiccio della propaganda da una parte e la concessione paternalistica di condizioni di sicurezza materiali dall'altra. Non c'era mai stato, prima, nella storia, un regime così. E la sua sconfitta bellica fu solo eventuale: se avesse vinto, avreste solo studiato cose diverse a scuola. E oggi avremmo solo una forma diversa di realizzazione dell'imperialismo germanico di quella che invece vedete coi vostri occhi, spesso senza saperla riconoscere: la UE. Ovviamente, non sto dicendo che per me, per come la penso io, sarebbe stata la stessa cosa. Tutt'altro. A me piace pensare che se fossi vissuto in quei tempi sarei stato uno di quelli che rischiavano di continuo di finire al confino per non sapersi trattenere il dissenso, o almeno uno di quelli che ha perso il lavoro per non essersi fatto la tessera del PNF, come mio nonno Luigi. Parlo di voi, della maggioranza di voi. E ne ho la controprova in cronaca.

Se infatti la definizione più corretta di fascismo è quella al capoverso precedente, come vi dicevo all'inizio in questo periodo siete "fortunati": state assistendo in diretta alla creazione di un regime fascista a livello (come globalizzazione impone) mondiale. Fateci caso: potete pensare che una epidemia che colpisce meno del 5 per cento dei sospetti (e quindi sottoposti al tampone, con ragionevole deduzione statistica che se il tampone, ammesso che sia attendibile, fosse generalizzato la percentuale scenderebbe ancora) e di questi circa il 99% senza ucciderli (infatti, in un anno ha ucciso tra l'uno e il due per mille della popolazione) doveva essere affrontata in modo diametralmente opposto (lasciando intatto il tessuto produttivo e impegnando però massicce risorse pubbliche alla cura dei malati), ma non lo potete dire se non in posti irrilevanti come questo blog, o passate i guai. Ma se lo fate, è solo per via della vostra tigna a non volersi uniformare, perché intanto la macchina della propaganda manda da un anno h24 una narrazione con una potenza di fuoco tale che resistervi è impossibile. E l'obiettivo è sempre lo stesso, da quando eravamo scimmie: il Potere. Quell'istinto naturale che fa esporre i virologi a vaticinare le prossime ondate, hai visto mai dovessero tornare a contare come il due di coppe con la briscola a denari. Quel potere che tende a concentrarsi in poche mani, al punto che perfino Povcatvoia blatera di fine degli Stati nazionali, mentre Addiomonti dichiara che basta con questi ristori chi deve fallire fallisca e che gli italiani devono smetterla col vizio delle case di proprietà che poi i figli crescono viziati, e mentre Colçao e Brunettadeiricchiepoveri chiudono a sandwich per poi falciarlo (ma l'arbitro è loro, fischierà simulazione) l'ultima fonte di trasferimento netto di ricchezza dallo Stato all'economia reale: l'impiego pubblico.

Si, sta nascendo un nuovo regime tirannico mondiale, e lo state vedendo affermarsi coi vostri occhi e col consenso di troppi di voi. E se proprio vi piace riesumare etichette del passato, Fascismo gli si adatta abbastanza bene (più che a Trump o a Berlusconi, mi spiace). Ho scritto troppo, i versetti covidici ve li lancio rapidamente.

44. Due ministri e un messaggio in codice. Andare a votare partiti orgogliosamente populisti e sovranisti nel 2018 e ritrovarsi Draghi al Governo nel 2021 col consenso di quegli stessi partiti: oltre che il danno in se, c'è il messaggio che la democrazia è un esercizio totalmente inutile.

45. E allora il MES? Draghi a Palazzo Chigi assicura che ci tengono per le palle anche senza il MES, ecco perché non se ne parla più e forse manco lo prendono....

46. Le cinque domande ad un amico che vuole farsi vaccinare contro il Covid. Da segnarsi per farle davvero, se è un amico tocca tentare di salvarlo anche se è mosso dalla paura, o proprio convinto sostenitore delle palle che gli raccontano.

47. Diciamo no al governo Draghi. Se si votasse domani, un partito ci sarebbe ancora da votare per noi delusi dai cinquestelle novelli europeisti: Italexit dell'ex cinquestelle Paragone. Siccome non si vota domani, meglio: avrà più tempo per organizzarsi, speriamo ci riesca. Così da poter dire "c'è Paragone".

48. 1978-2021: dal sequestro Moro a quello dell'Italia. Corsi e ricorsi storici di un sistema fondato sull'emergenza, nel post della "solita", eccezionalmente illuminante Lameduck.

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