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sabato 26 ottobre 2024

LO SPIRITO DELLE SCALE 2

Il cappello e la conclusione ve li andate a rileggere dal primo post della serie, se vi va. Qui, come promesso, continuo il mio elenco di situazioni in cui ha prevalso l'esprit d'escalier (quando, cioè la risposta giusta ti viene solo quando è troppo tardi per darla, perché hai chiuso la porta e stai già scendendo le scale...) alla prontezza di spirito, troppe, almeno nella mia vita:
  • quella volta che una macchina in coda mi lascia passare ma un motorino che come d'ordinanza si infila tra le auto in coda mi prende sul muso rompendomi una freccia, e la macchina non era mia, io avevo solo il foglio rosa, e non ho trovato di meglio che chiedere al motociclista di vedere la sua patente, senza peraltro nemmeno poi risarcire chi mi stava facendo esercitare con la sua macchina;
  • quella volta che ho rotto le scatole a tutti gli amici e conoscenti per fargli precomprare alcune copie del mio primo libro altrimenti non me lo pubblicavano, e in molti ne hanno ancora da qualche parte, anche tra coloro che non vedo e non sento da anni;
  • quella volta che il mio secondo e ultimo libro di narrativa, venti e rotti anni dopo pubblicato solo perché non mi hanno chiesto di precomprare niente, non avevo una copia da regalare a tutti quelli a cui avrei voluto e alla fine l'ho fatta pagare solo a chi avrei addirittura senz'altro dovuto;
  • quella volta che una mia ex mi fece citofonare da sua sorella che mi chiese di salire a casa per parlarmi, e aperta la porta mi piombarono in casa entrambe per andare a riprendersi le foto (spiegazione necessaria per voi giovani: erano gli anni 80, le foto erano solo stampate) della coppia, e io rimasi a bocca aperta e immobile, sopraffatto dallo stupore, finché non se ne andarono col maltolto, anziché cacciarle a calci dicendo di rivolgersi alla magistratura;
  • quella volta che per non mettermi una cravatta mi giocai la lode alla tesi di laurea (me lo dissero proprio), e almeno avessi avuto il coraggio di vestirmi straccione come mio solito, invece ero anche relativamente (e abbastanza ridicolmente) elegante;
  • quella volta che un amico lontano disse a me e a un altro amico vicino "venite a trovarmi" ma il mio amico vicino aveva una cosa da fare e non andammo, e chi ce lo doveva dire che non l'avremmo mai più rivisto....
Ve l'avevo detto, la maggior parte sono cavolate, i rimpianti e i rimorsi veri possono capitarci ma non sono maggioritari. Questo è un gioco, a cui rinnovo però, e perciò, l'invito a partecipare: me lo allungate, st'elenco?

sabato 14 settembre 2024

LO SPIRITO DELLE SCALE

No, la traduzione letterale dei modi di dire non funziona quasi mai. L'esprit d'escalier è infatti quel fenomeno per cui la risposta giusta non ti viene quando sarebbe tempo di darla, ma solo quando tu, o il tuo interlocutore, avete chiuso la porta e imboccato le scale per andar via, e tornare indietro è peggio che impossibile, è altamente inopportuno in quanto quasi certamente inefficace se non controproducente.

Di regola l'espressione si associa ad un torto subito (un palliatone incongruo di un superiore, ad esempio), ma funziona anche nel caso opposto, quando ti fanno un favore o anche solo un complimento che non ti aspettavi, o quando sei tu a fare un torto senza volerlo e senza accorgertene se non quando è troppo tardi.

Non so perché mi è venuto di parlarvi adesso di questo, ma forse è giusto che anch'io usi ogni tanto lo strumento "blog" per il suo scopo originario, quello di "diario sul web", laddove di solito invece lo uso come testata personale per sfogare la mia grafomania e realizzare in minore il sogno di un bambino che da grande voleva fare il giornalista. E a un diario si confidano i propri segreti intimi, no? Dunque, eccoci qui, a confessare i peccati pur non essendo ancora in punto di morte, almeno credo e spero (ma non si sa mai, e ciò vale per tutti a prescindere dell'età - e si, possiamo grattarci..).

Gli è che, da sempre, mi capita di conservare memoria di episodi insignificanti (mentre magari dimentico alla grande cose ben più significative - come cantava Guccini in Antenor: "quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto"), di cui il danneggiato se fosse interpellato non saprebbe cosa dire, perché davvero per lui o lei è come se non fossero successi. Quindi, mi sono detto, lasciarli ad una pagina web forse è proprio la scelta migliore, perché nella rarissima eventualità che l'interessato ci incocciasse e li riconoscesse avrei fatto una sia pur enormemente tardiva ammenda, e in tutti gli altri casi ciccia. Li elenco così, quasi impersonalmente, così ciascuno di voi se vuole allunga la lista nella propria mente, o magari in commento al post, tanto il giochino può essere intrigante:

  • quella volta che non ho dato la bomboniera della laurea proprio a chi mi aveva aiutato di più nell'organizzazione della festa, perché le avevo finite (senza riservargliene una);
  • quella volta che non ho fatto il regalo di compleanno proprio a chi se lo meritava di più, approfittando dell'amicizia per giustificarmi con l'interessato di non avere i soldi, anziché cercare di procurarmeli;
  • quella volta che non ho capito di essere stato proprio io a beccare la multa con la macchina che avevo preso in prestito, e dire che il proprietario mi aveva chiesto di accompagnare il suo anziano padre al commissariato a presentare la patente per farsi decurtare i punti al posto suo (che però era il mio);
  • quella volta che non ho compreso per tempo di stare tirando la corda, e quindi ho dovuto assistere alla rottura di un'amicizia ultraventennale di cui ancora peraltro a distanza di altri anni non ho capito il motivo, e devo convivere con la consapevolezza sorda della mia parte di errore, senza maledizione sapere in cosa consista;
  • quella volta, o forse sarebbe il caso di usare il plurale, che non ho saputo come fermarmi prima di accettare attenzioni unilaterali forse dettate solo dal timore, forse dalla pietà, da parte di persone che non avrei mai più rivisto;
  • quella volta che mi è venuta in mente la risposta giusta a chi mi stava ferendo quando oramai era troppo lontano per dargliela, e poi l'ho tenuta sulla punta della lingua per anni, finché poi non l'ho data a chi però non mi stava ferendo affatto, ferendo gratuitamente io;
  • quella volta che maledizione quante sono le cose che non ti ho detto, belle e brutte, e che ora posso dire soltanto al te che è rimasto dentro di me, perché tu non ci sei più.
No, non mi sento meglio, adesso. Sarà che non c'è il prete, sarà che comunque io a un dio non ci credo, pensavo di provare un sollievo e invece no. Magari devo uccidere Antenor, lo sconosciuto che mi trovo davanti e che non ricordo proprio i torti che gli avrei fatto e che mi vomita in faccia, o morire. Che poi, se fossi davanti a uno specchio, sarebbe la stessa cosa. Ma magari devo solo provare ad allungare la lista, vediamo che succede. Per ora, passo.

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