Quando Grillo dice che il suo moVimento ha salvato (per ora) la democrazia, sottintende che molti dei quasi nove milioni di elettori che lo hanno votato o non votavano più da tempo o avevano deciso di non farlo stavolta, disgustati dalla quasi identicità delle proposte politiche degli altri schieramenti in campo, tolte differenze "di colore". Questo allontanamento dei cittadini dalla politica, cioè etimologicamente dalla partecipazione alla gestione della loro città, ha molte cause: innanzitutto un disegno preciso (tra l'altro scritto tra le carte della loggia P2, come attuabile previa controllo dei mass-media!) teso a neutralizzare nell'arco di qualche decennio i pericoli derivanti ai potenti dalla pretesa partecipazione politica di massa imperante negli anni 70, poi l'effettivo comportamento "da casta" della classe politica, infine appunto la sempre minore distinguibilità dei programmi, specie dopo l'adesione bipartisan al credo neocapitalista monetarista imperante, fatto di deflazione, disoccupazione, privatizzazioni, eccetera.
Detta in altri termini, la frase "sò tutti uguali" può anche disturbare, può anche fungere da etichetta di qualunquismo, ma purtroppo è andata sempre più assumendo i connotati di una verità sperimentale.
E, ripeto, la cosa è stata voluta e architettata, poi attuata tramite la "discesa in campo" del membro tessera 1816, un imprenditore senza scrupoli che ha cominciato coi soldi della mafia, che gli ha messo in casa un boss a garanzia, e ha continuato incrementandoli per vie se non illegali spesso al limite della legalità, come quando ha costruito il suo impero televisivo rastrellando le TV dei concorrenti a prezzo di costo quando già sapeva da suo compare primo ministro che un decreto avrebbe nottetempo legalizzato le dirette nazionali e reso redditizia l'impresa. Col suo ingresso in politica, a destra dichiaratamente solo perché a sinistra c'era meno spazio (Mani pulite aveva azzerato tutti tranne il PCI e l'MSI, ma il primo era molto più grosso), il vecchio continuum ha perso improvvisamente senso, sostituito da quello berlusconiani/antiberlusconiani solo incidentalmente sovrapponibile a destra/sinistra, tanto che ci siamo ritrovati "a sinistra" gente di destra come Montanelli e Di Pietro, e una caterva di democristiani da Prodi a Lettino passando per la Bindi e la Binetti, poi transfuga di recente assieme al "controriformista del lavoro" Ichino. Leggi elettorali costruite a tavolino per favorire coalizioni artificiose salvaguardando il potere delle segreterie nazionali di partito, il plurale è perché era così anche il mattarellum anche se faceva meno schifo del porcellum, hanno compiuto l'opera, e la stessa nascita del PD è in quest'ottica: senza Berlusconi e il berlusconismo, niente avrebbe potuto tenere sotto la stessa insegna persone con idee così diverse su tutte le questioni importanti.
Ad essere uguali, dunque, sono questa sinistra e questa destra, non sinistra e destra in sé. Per ogni problema, infatti, si può cercare una soluzione tra quelle sperimentate nel passato o nel presente, e questo è "conservatore", o immaginare una soluzione "deformando" l'esperienza per adattarla alla nuova realtà, e questo è "progressista": nel primo parlamento inglese gli uni presero posto nei banchi a destra e gli altri dall'altra parte, e questo per l'etimologia. Ma resta il fatto che se io posso immaginare una struttura sociale diversa dall'esistente è per una delle facoltà umane più evolute condita da un'alfabetizzazione spinta, cose che arrivano solo a pancia piena. E resta il fatto che ha torto Grillo ha definire il suo moVimento "né di destra né di sinistra", perché secondo questo schema invece quasi ogni punto del suo programma è definibile decisamente "di sinistra", tanto è vero che è quasi sovrapponibile a quello di SEL che la sinistra ce l'ha nel nome. Il problema di SEL è che nessuna idea di sinistra può essere attuata all'interno di uno schema economico/monetario di destra estrema come l'eurozona e il fiscal compact, e stare in coalizione con chi ha sposato entusiasticamente questo schema rende le promesse "di sinsitra" in-mantenibili quindi truffaldine.
Insomma per ogni questione hai sempre due strade: se pensi di risolvere i problemi di mobilità con la TAV sei di destra, se immagini nuove strategie che magari riducano le esigenze di mobilità (prodotti a km zero, Internet come diritto democratico) sei di sinistra, se pensi di costruire gli inceneritori sei di destra, se pensi alla raccolta porta a porta e al riciclo estremo dei rifiuti sei di sinistra, se pensi che si debba privatizzare anche l'Eni sei di destra, se pensi a nuove modalità di gestione dei beni comuni sei di sinistra, se pensi alle centrali nucleari sei di destra, se pensi alle nuove forme di energia di sinistra, se pensi alle grandi opere creatangenti sei di destra, se pensi al recupero del territorio tramite una miriade di piccole opere di sinistra, eccetera. E se pensi che si possa spendere un soldo in più solo se lo hai speso in meno da un'altra parte sei di destra, se immagini nuovi modi di gestire la sovranità monetaria con l'obiettivo della piena occupazione sei di sinistra, anche perché non uno dei provvedimenti che tornino a distribuire un po' di ricchezza alle classi subalterne si può attuare con questa politica monetaria. Quindi, Grillo è di sinistra, SEL è di sinistra ma solo adesso che è uscita dall'abbraccio mortale col PD potrà dimostrarlo con coerenza, il PD ha una classe dirigente spaccata in due ma prevalentemente di destra e un elettorato quasi tutto a sinistra trattenuto (a stento) con la manipolazione e facendo leva su sentimenti ancestrali di appartenenza decisamente malriposti, il PDL esaurendo la sua ragione sociale nella protezione degli interessi personali del suo capo non è né di destra né di sinistra ma i suoi elettori sono bimbi terrorizzati dal cambiamento e in cerca di rassicurazione genitoriale magari autoritaria quindi di destra.
Il giorno che riuscissimo a liquidare Berlusconi consegnandolo al suo destino di delinquente che deve dedicarsi a difendersi dalla giustizia terrena come tutti i mortali, magari con quella ineleggibilità che avrebbe dovuto essere sancita già nel 1994 e sennò magari nel 1996 o nel 2006 (cioè le volte in cui c'era una maggioranza in teoria favorevole a sancire il suo bando, come peraltro adesso), vedremmo il quadro politico ridisporsi magicamente attorno ai due poli naturali, come limatura di ferro una volta tolta l'influenza preponderante di un enorme magnete. Il PD si spaccherebbe all'istante, e il moVimento uscirebbe dal gioco politico fisiologicamente, e non per effetto di una ignominiosa (con buona pace delle logiche capovolte del piddino-vittima della sindrome "è colpa di Grillo") legge apposita che probabilmente spalancherebbe le porte dell'inferno di una destra estrema, quella si destra vera, che in Italia non ha mai smesso di covare sotto la cenere.
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martedì 21 maggio 2013
mercoledì 19 ottobre 2011
15 OTTOBRE SEMPRE
| Un uomo che pagò per le sue scelte, un 15 ottobre... |
Più volte ho ragionato in passato sul fatto che una delle più gravi conseguenze dell'ingresso di Berlusconi in politica è la confusione dei piani: dal dicembre 1993, infatti, ci si divide tra pro e anti berlusconiani, con qualcuno che si diverte a saltabeccare, e non tra destra e sinistra. Eppure la tradizionale contrapposizione una sua utilità pratica continua ad averla, e a dispiegarla in tutto il mondo tranne che da noi, anche quando a livello ideologico è di difficile codificazione. Il vulnus iniziale, l'ineleggibilità di un concessionario di pubblico servizio che doveva essere sancita in virtù delle leggi vigenti dal parlamento uscente nel 1994, ci ha regalato un soggetto che dichiaratamente si è schierato a destra solo perché a sinistra i posti erano tutti occupati, automaticamente spostando a sinistra personaggi in vario modo di destra come Montanelli, Dini e appunto Di Pietro, e nello stesso tempo attraendo soggetti in vario modo di sinistra come gli ex socialisti e talvolta i radicali. Il recente terzo polo esiste solo perché i soggetti che lo popolano a sinistra proprio non ci possono andare, anche se qualche genio del PD preferirebbe imbarcare loro in una coalizione piuttosto che sudarsi la conquista del consenso di quei milioni di italiani di sinistra che non votano più, solo parzialmente intercettati da Vendola e purtroppo Grillo ma che hanno manifestato di esistere eccome ad esempio negli ultimi referendum. A valle di tutto questo, risulta ovvia la considerazione di puro realismo politico che non abbiamo alternative serie ad una coalizione PD-IDV-SEL, e quindi anche che a livello di leadership della coalizione (ammesso che esista) qualcuno deve spingere l'ex magistrato a un rapido e convincente dietrofront riguardo alla fascistissima affermazione sull'opportunità di ripristinare l'inutile e perniciosa legge Reale (che ad esempio avrebbe reso legale il massacro della Diaz), non lasciando che sia la lettera aperta di un blogger ad occuparsene.
L'uscita di Tonino nostro, tra l'altro, ha avuto il demerito di offrire sponda al Ministro dell'Interno per una serie di proposte geniali (su Byoblu giustamente satireggiate) per annullare di fatto il diritto a manifestare pacificamente la propria opinione sancito dalla Costituzione, come quella sulla copertura fideiussoria obbligatoria per chi organizza una manifestazione che tanto è piaciuta al Sindaco di Roma. Stiamo parlando, provo a parafrasare, di uno che è stato condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante una manifestazione che propone che da ora in poi le manifestazioni le possano organizzare solo grandi partiti o sindacati o ricchi o mecenati applaudito da un ex giovane turbolento ("black block" non si usava ai tempi, ma quanto gli sarebbe piaciuta come etichetta...!) che tra l'altro è stato condannato ad otto mesi di carcere per lancio di molotov. Il tutto sotto lo sguardo bonario del loro mentore, uno che è contento se i magistrati rinviano a giudizio suo figlio e il suo braccio destro al posto suo (ma non ci faceva più figura a condividerne la responsabilità?), e che briga di impedire le intercettazioni anche mentre ne esce una in cui meditava di organizzare un'insurrezione armata contro la magistratura e la stampa (può ancora farlo: ha i soldi per pagare sia la fideiussione sia uno per uno due milioni di partecipanti, un centone a testa è meno di quanto deve a Mondadori...). E il peggio è che, come forse dimostra questa vomitevolmente pilotata intervista a un fantomatico blackblock apparsa su Repubblica, alcuni settori del cosiddetto centrosinistra non sarebbero affatto dispiaciuti di un giro di vite che lasciasse mano libera alle forze "dell'ordine" nella gestione dei NO-TAV, dato che dell'inutile carissima e devastante opera sono i primi paladini.
Tra le riflessioni migliori sulla Rete, segnalo allora:
- il comunicato di Alternativa su Megachip, che promuove sia l'autocritica che la necessità di elaborare strategie nuove per un movimento che non è stato sconfitto e le cui ragioni storiche permangono e sono destinate ad approfondirsi;
- la quasi-satira di Carotenuto, che ci invita a riflettere su quali siano davvero i delinquenti da denunciare, altro che il balordo con l'estintore...;
- la profonda riflessione di Bifo, che affronta di faccia, senza aderire al teorema Cossiga (che però non presuppone necessariamente che le BR o i blackblock siano agenti infiltrati, basta che non abbiano l'intelligenza politica, o quella senza aggettivi, di capire fino a che punto sono eterodiretti e fanno l'interesse del nemico...), il problema della violenza, e non come troppi altri con mantra buonistici, ma entrandoci dentro per capirne le ragioni e tentare di orientarne le energie: è l'unica strategia che ha un senso, quindi purtroppo l'ultima che possiamo attenderci dal PD;
- le amare riflessioni del BuonPeppe, che su Mentecritica dice senza giri di parole che la cosa è stata organizzata così com'è avvenuta, altro che incidenti questo è un fascismo mascherato, e del grande Stefano Benni, che dalle pagine di Beppe Grillo - senza temere di prendere ripetutamente le distanze dal suo qualunquismo - ci ricorda dove sia la radice del male e come lui l'aveva previsto 25 anni fa (leggere o rileggere La compagnia dei Celestini, please...).
giovedì 21 ottobre 2010
COL FILTRO
Ho ricevuto un messaggio privato su Facebook che mi contesta beffardamente l'autodefinirmi "controinformatore" quando non farei altro che unirmi al coro antiberlusconiano tenuto da un elenco di soggetti e testate di TV e giornali che non riporto tanto sono prevedibili. Il messaggio non proviene da uno dei miei "amici", il che forse significa che questo blog comincia ad essere relativamente seguituccio (qui le statistiche degli articoli postati anche sulla piattaforma Net1news, niente male davvero...), forse dimostra i problemi di privacy connessi all'utilizzo dei social network, di cui personalmente non m'importa ma di cui dovrebbe essere meglio edotto (e messo in grado di intervenire molto più facilmente di quanto non sia) chi invece ci tenesse. A quel signore ho dato una risposta privata dal tono cortese incrinato soltanto un minimo per rimproverargli di essere scarsamente originale nel ripetere la (falsissima e facilmente dimostrabile tale) giaculatoria berlusconiana sull'informazione (come la giustizia) tutta in mano alla sinistra. Ma evidentemente anche un piccolo blog come questo necessita ogni tanto che il suo estensore torni sulla linea editoriale...
Un vecchio saggio di Giovanni Sartori, uno dei pochi che in Italia capisce davvero di politica e infatti da sempre tenuto fuori dalla stessa, ha descritto agli albori dell'era berlusconiana l'analfabetismo di ritorno costituito dal prevalere della televisione sugli altri mezzi di comunicazione, e i rischi connessi. La televisione privilegia l'immagine alla parola, e per ciò stesso produce una regressione nel, del, o meglio dal pensiero. Un popolo che non legge libri e quotidiani, ma guarda tanta TV, è facilmente manipolabile. L'immagine è autoevidente, quindi stabilire quali immagini devono giungere al telespettatore è eminentemente politico, quindi stabilirsi nella posizione di chi controlla il mezzo è precondizione della presa del potere. Tutto questo avveniva infatti, secondo piani di cui si è rinvenuta copia nella borsa di Licio Gelli e che lo stesso oggi rivendica orgogliosamente, molti anni prima della famosa "discesa in campo". E qui risiede il peccato originale degli ultimi diciott'anni di vita politica nostrana, l'aver consentito a un concessionario di pubblico servizio di essere eletto in Parlamento, da cui derivano tutti gli altri mali.
Qui, caro il mio amico-non-amico-di-Facebook, destra e sinistra non c'entrano nulla, tanto è vero che l'ingresso di Berlusconi in politica è avvenuto a destra dichiaratamente perchè a sinistra i posti erano occupati, e ha spinto dall'altra parte, che da allora è improprio chiamare sinistra, tutta una serie di personaggi a lui incompatibili per motivi vari, dall'amor proprio all'opportunismo, altrimenti ascrivibili alla destra: da Montanelli a Travaglio a Fini (Massimo, di Gianfranco ancora dobbiamo vedere), passando per Dini, Letta jr e Di Pietro. E non c'entrano nulla nemmeno le trasmissioni "avversarie" del premier, Anno zero, Ballarò, Report, Crozza Italia, Parla con me: lì è ancora il linguaggio verbale a dominare, dunque il loro target è poca cosa rispetto al grosso del pubblico televisivo; se vengono attaccate non è perchè siano realmente pericolose ma per voglia di stravincere, e soprattutto per dire a nuora perchè suocera intenda. La politica berlusconiana, infatti, passa per i telegiornali infarciti oltremisura di cronaca nera, i rotocalchi di finto approfondimento mattutino e pomeridiano, i fustigatori superficiali di Striscia e Le iene, il sistema di valori introiettato nei giovani generazione dopo generazione da talent show, reality, finti processi e finte liti familiari, insomma tutto l'ambaradam messo su fin dagli anni 80 per spingere gli italiani a disinteressarsi della politica, cioè dei loro stessi interessi materiali. I programmi di approfondimento verbale possono incidere ben poco, in tutto ciò, e infatti per attrarre spettatori la buttano sul comico o sulla rissa, o rimestano nel torbido come Vespa (il vero "servitore" pubblico: dovesse emergere un nuovo padrone di sinistra, lo vedremmo saltare verso di lui meglio di Ferruccio Soleri). Dire a nuora perchè suocera intenda: queste trasmissioni vengono attaccate non perchè si teme che possano convincere un berlusconiano a diventare anti o perchè zittendole si speri che diminuiscano gli antiberlusconiani, ma con la stessa logica per cui venivano sterminati gli indiani in riserve sempre più piccole, la stessa per cui è sempre colpa dei Rom: accreditare ulteriormente presso i berlusconiani l'immagine fasulla del loro beniamino come salvatore della Patria accerchiato. La manutenzione della maschera sul volto del tiranno.
A proposito Beppe Grillo proclama che la televisione è morta, ma il suo è un annuncio in stile televisivo, con annessa speranza di autoadempiersi, a favore della Rete. Ma ancora Sartori nello stesso vecchio libro avvertiva non c'è differenza di sintassi tra la Tv e il web, e infatti anche qui chi privilegia la logica razionale del linguaggio verbale già si trova in minoranza, disperso in un flusso troppo grande di informazioni scritte in linguaggio visivo o paravisivo. E anche riuscendo ad evitare queste ultime, orientarsi nel flusso informativo nel mare magno di Internet può essere davvero troppo dispendioso per una persona mediamente impegnata. E' dalla percezione di questa esigenza, dal faticoso apprendimento ad assolverla, che nasce la voglia di condividere attraverso un blog gli strumenti appresi. Come aver scoperto un filtro che rende l'aria un pochino più respirabile, e volerlo condividere con amici e conoscenti intanto, e poi non si sa mai. Ci sarà anche dell'esibizionismo, ma senza introiti monetari, e chi non condivide il criterio di questo filtraggio può semplicemente allontanarsi. Invece il criterio secondo cui è stato scientemente riplasmato questo Paese, e che c'entra molto meno con sinistra e destra che con gli interessi personali di un soggetto senza scrupoli, informa la vita di tutti noi in maniera sempre più pervasiva e imprescindibile: dopo la "riforma" della scuola, arrivano quella della giustizia e quella del fisco, e visto quanto si è già potuto capire del federalismo fiscale saremo sempre gli stessi a piangere.
Un vecchio saggio di Giovanni Sartori, uno dei pochi che in Italia capisce davvero di politica e infatti da sempre tenuto fuori dalla stessa, ha descritto agli albori dell'era berlusconiana l'analfabetismo di ritorno costituito dal prevalere della televisione sugli altri mezzi di comunicazione, e i rischi connessi. La televisione privilegia l'immagine alla parola, e per ciò stesso produce una regressione nel, del, o meglio dal pensiero. Un popolo che non legge libri e quotidiani, ma guarda tanta TV, è facilmente manipolabile. L'immagine è autoevidente, quindi stabilire quali immagini devono giungere al telespettatore è eminentemente politico, quindi stabilirsi nella posizione di chi controlla il mezzo è precondizione della presa del potere. Tutto questo avveniva infatti, secondo piani di cui si è rinvenuta copia nella borsa di Licio Gelli e che lo stesso oggi rivendica orgogliosamente, molti anni prima della famosa "discesa in campo". E qui risiede il peccato originale degli ultimi diciott'anni di vita politica nostrana, l'aver consentito a un concessionario di pubblico servizio di essere eletto in Parlamento, da cui derivano tutti gli altri mali.
Qui, caro il mio amico-non-amico-di-Facebook, destra e sinistra non c'entrano nulla, tanto è vero che l'ingresso di Berlusconi in politica è avvenuto a destra dichiaratamente perchè a sinistra i posti erano occupati, e ha spinto dall'altra parte, che da allora è improprio chiamare sinistra, tutta una serie di personaggi a lui incompatibili per motivi vari, dall'amor proprio all'opportunismo, altrimenti ascrivibili alla destra: da Montanelli a Travaglio a Fini (Massimo, di Gianfranco ancora dobbiamo vedere), passando per Dini, Letta jr e Di Pietro. E non c'entrano nulla nemmeno le trasmissioni "avversarie" del premier, Anno zero, Ballarò, Report, Crozza Italia, Parla con me: lì è ancora il linguaggio verbale a dominare, dunque il loro target è poca cosa rispetto al grosso del pubblico televisivo; se vengono attaccate non è perchè siano realmente pericolose ma per voglia di stravincere, e soprattutto per dire a nuora perchè suocera intenda. La politica berlusconiana, infatti, passa per i telegiornali infarciti oltremisura di cronaca nera, i rotocalchi di finto approfondimento mattutino e pomeridiano, i fustigatori superficiali di Striscia e Le iene, il sistema di valori introiettato nei giovani generazione dopo generazione da talent show, reality, finti processi e finte liti familiari, insomma tutto l'ambaradam messo su fin dagli anni 80 per spingere gli italiani a disinteressarsi della politica, cioè dei loro stessi interessi materiali. I programmi di approfondimento verbale possono incidere ben poco, in tutto ciò, e infatti per attrarre spettatori la buttano sul comico o sulla rissa, o rimestano nel torbido come Vespa (il vero "servitore" pubblico: dovesse emergere un nuovo padrone di sinistra, lo vedremmo saltare verso di lui meglio di Ferruccio Soleri). Dire a nuora perchè suocera intenda: queste trasmissioni vengono attaccate non perchè si teme che possano convincere un berlusconiano a diventare anti o perchè zittendole si speri che diminuiscano gli antiberlusconiani, ma con la stessa logica per cui venivano sterminati gli indiani in riserve sempre più piccole, la stessa per cui è sempre colpa dei Rom: accreditare ulteriormente presso i berlusconiani l'immagine fasulla del loro beniamino come salvatore della Patria accerchiato. La manutenzione della maschera sul volto del tiranno.
A proposito Beppe Grillo proclama che la televisione è morta, ma il suo è un annuncio in stile televisivo, con annessa speranza di autoadempiersi, a favore della Rete. Ma ancora Sartori nello stesso vecchio libro avvertiva non c'è differenza di sintassi tra la Tv e il web, e infatti anche qui chi privilegia la logica razionale del linguaggio verbale già si trova in minoranza, disperso in un flusso troppo grande di informazioni scritte in linguaggio visivo o paravisivo. E anche riuscendo ad evitare queste ultime, orientarsi nel flusso informativo nel mare magno di Internet può essere davvero troppo dispendioso per una persona mediamente impegnata. E' dalla percezione di questa esigenza, dal faticoso apprendimento ad assolverla, che nasce la voglia di condividere attraverso un blog gli strumenti appresi. Come aver scoperto un filtro che rende l'aria un pochino più respirabile, e volerlo condividere con amici e conoscenti intanto, e poi non si sa mai. Ci sarà anche dell'esibizionismo, ma senza introiti monetari, e chi non condivide il criterio di questo filtraggio può semplicemente allontanarsi. Invece il criterio secondo cui è stato scientemente riplasmato questo Paese, e che c'entra molto meno con sinistra e destra che con gli interessi personali di un soggetto senza scrupoli, informa la vita di tutti noi in maniera sempre più pervasiva e imprescindibile: dopo la "riforma" della scuola, arrivano quella della giustizia e quella del fisco, e visto quanto si è già potuto capire del federalismo fiscale saremo sempre gli stessi a piangere.
domenica 3 ottobre 2010
DIVISIONI E COINCIDENZE
Nel giorno del flop del NoBday2, che avevo deciso - a differenza del primo - di non "sponsorizzare" (lo so, per quello che vale...) nauseato dalle divisioni interne al popolo viola evidenti già nelle settimane scorse su Facebook e ieri in piazza, in tivvù si parlava solo del fallito attentato a Belpietro, e così sarebbe stato anche se la manifestazione fosse stata un successo, anzi: in tal caso era bello e pronto il capo d'accusa contro la piazza che agitava l'odio contro il capo del partito dell'amore.
Ci sono tante coincidenze, fortunate o sfortunate, che bisogna elencarle per capirci forse qualcosa:
L'ultima fortuna è però la nostra, popolo col cuore a sinistra sempre più depresso nell'osservare la scena politica dalla sua parte (cito solo Veltroni con la sua schizofrenia sempre fuori tempo: unire quando non è proprio il caso e dividere quando ci sarebbe da unire): un attentatore maldestro ha distolto la nostra attenzione dal totale disfacimento del nostro fronte, tutti contro tutti, con cui stiamo per consegnare definitivamente il Paese a uno che è ancora indagato come mandante di stragi assieme al suo braccio destro già peraltro condannato per mafia in primo grado e in appello. Verrebbe da tentare di stabilire di quanti morti possa essere ritenuto responsabile un politico che abbia favorito per decenni la criminalità organizzata, ma avrebbe esiti opinabili, e sarebbe faticoso e tutto sommato fuori tema. Meglio ripescare dal web un vecchio elenco dei giornalisti italiani uccisi, cui bisognerebbe aggiungere i feriti come ad esempio Indro Montanelli che fu gambizzato dalle BR, da gente con armi cariche e purtroppo anche buona mira o fortuna.
Ci sono tante coincidenze, fortunate o sfortunate, che bisogna elencarle per capirci forse qualcosa:
- quando il capo è in difficoltà, un attentato arriva sempre a dargli una mano, fortuna, e si tratta di un attentato con poche o senza conseguenze per la vittima designata, fortunissima;
- qualche volta capita che ci siano riprese che mettono seri dubbi sulla veridicità dell'accaduto, sfortuna, ma altre volte che non ci siano, fortuna;
- lasciando perdere le malelingue, talvolta capita che l'attentatore abbia una buona mira, sfortuna, anche se è la volta che è armato di un souvenir, fortuna, altre volte l'attentatore ha una pistola, sfortuna, ma gli si inceppa, fortuna;
- l'eroe che lo mette in fuga è la seconda volta che si trova in un frangente del genere, sfortuna, e se la cava mettendo in fuga l'attentatore, fortuna, senza sparare nemmeno la prima volta, fortuna, sparando tre volte senza colpirlo la seconda, sfortuna - non vogliamo mica metterne in discussione la mira;
- il fallito attentato capita proprio prima della manifestazione antiberlusconiana, fortuna: il ministro dell'Interno ha già pronte le dichiarazioni contro la piazza mandante morale della violenza, ma la manifestazione va malissimo, sfortuna: Maroni deve ricorrere alla sua animalità da palcoscenico e cavarsela con una vecchia battuta, "la colpa è di Internet", e meno male che feisbuk è pieno di coglionerie così è bersaglio facile, fortuna.
L'ultima fortuna è però la nostra, popolo col cuore a sinistra sempre più depresso nell'osservare la scena politica dalla sua parte (cito solo Veltroni con la sua schizofrenia sempre fuori tempo: unire quando non è proprio il caso e dividere quando ci sarebbe da unire): un attentatore maldestro ha distolto la nostra attenzione dal totale disfacimento del nostro fronte, tutti contro tutti, con cui stiamo per consegnare definitivamente il Paese a uno che è ancora indagato come mandante di stragi assieme al suo braccio destro già peraltro condannato per mafia in primo grado e in appello. Verrebbe da tentare di stabilire di quanti morti possa essere ritenuto responsabile un politico che abbia favorito per decenni la criminalità organizzata, ma avrebbe esiti opinabili, e sarebbe faticoso e tutto sommato fuori tema. Meglio ripescare dal web un vecchio elenco dei giornalisti italiani uccisi, cui bisognerebbe aggiungere i feriti come ad esempio Indro Montanelli che fu gambizzato dalle BR, da gente con armi cariche e purtroppo anche buona mira o fortuna.
lunedì 16 agosto 2010
BAMBINI E TIRANNI
Ti riprometti di non pensare alla politica italiana per almeno quei pochi giorni attorno a Ferragosto, quelli che torni a casa per farti quel tuffo di testa in acqua partendo da terra che solo il mare di certa Calabria ti consente e che rappresenta il fischio d'inizio delle Ferie Estive, e quasi ci riesci.
Poi mentre ti rilassi con un bel libro, magari il primo di Teresa De Sio che consiglio a tutti per quanto è magico e nero, vicino a te si piazza una famigliola col bambinotto di quell'età indefinita attorno a un anno, due mesi più due mesi meno, che frigna e strilla e rompe i santissimi a tutta la spiaggia, a te, e anche ai genitori che visibilmente fanno ricorso a tutta la memoria biologica per non pigliarlo a pacchere. E pensi che i bambini sono dei tiranni. Che forse non è un caso che la vita per te abbia riservato altro destino. Che quasi tutti i tuoi amici da quando il primo frugoletto si è introdotto nella loro casa sono divenuti i loro schiavi. Alcuni, per sempre, ben dopo l'università. Ma tutti, almeno per quel periodo in cui l'erede non è che un tubo con un input e un output con un cervello che mentre sviluppa sinapsi esegue solo programmi volti alla crescita del corpo di cui è parte, come il software di VGER nel primo film di Star Trek. Perchè come dicono a Napoli, e certi dialetti sono imbattibili nella sintesi, "'a criatura nun buò sapè nient". Non c'è modo di farlo ragionare, l'hai voluta la bicicletta e ora pedali.
E poi pensi che in fondo, anche quando crediamo di crescere, tutti noi restiamo così almeno in parte, o a momenti. Tu compreso. E forse da questo punto di vista il bianco e il nero di un mondo di grigi sono quelli che tentano di frenare questo istinto primordiale e quelli che ci si abbandonano, non vogliono sapere niente, è l'universo intero che deve piegarsi al loro volere. D'altronde, sempre la fantascienza ci suggerisce, e qui è il mitico Blade Runner, che ciascuno di noi potrebbe essere un replicante appena creato e tutto quello che ricorda fino a un istante fa essergli stato inoculato dal creatore, e quindi, portandola alle estreme conseguenze logiche, essere l'unico essere dell'universo che per quanto gli riguarda muore con lui. Tra chi la pensa così, tutti tentano di dominare il proprio ambiente di riferimento, alcuni ci riescono, ma solo pochissimi riescono a dominare l'intera entità politica di appartenenza, piegandola ai propri voleri. Sono i tiranni, qualche migliaio su svariati miliardi da quando siamo bipedi. I tiranni sono dei bambini.
Allora ti ricordi che colui che da diciott'anni sta avvelenando forse mortalmente la scena politica del tuo Paese quando "scese in campo" ebbe a dichiarare, in un'intervista, di considerare l'elettore come "un ragazzino di dieci anni neanche troppo intelligente". Aveva ragione. Ma aveva ragione anche chi ci avvertì che non si sarebbe fermato fin quando non avesse avuto tutto quello che voleva, cioè tutto. Adesso ci proverà sul serio, tentando di portarci al voto anticipato con una legge elettorale truffaldina e prima che i suoi oppositori vecchi e nuovi si organizzino. I bambini non si toccano, per carità. Ma qui siamo sotto metafora, possiamo ben comportarci come avrebbe fatto un educatore di inizio secolo: diamogli un bel ceffone, e lasciamolo a frignare. E pensi pure che il mondo è tutto suo, rinchiuso dentro al box mentre noi spicciamo casa, che l'abbiamo lasciato in giro e guarda che ha combinato, a momenti la demolisce. Sti ragazzini, gli dai un dito e si pigliano il braccio, signora mia! Se ti fai mettere i piedi in faccia è finita, senti a me! Ma quale fame? ha mangiato pure troppo! ... (continuate a piacere, funziona con tutti i luoghi comuni sui bambini rompiballe, provare per credere...)
Poi mentre ti rilassi con un bel libro, magari il primo di Teresa De Sio che consiglio a tutti per quanto è magico e nero, vicino a te si piazza una famigliola col bambinotto di quell'età indefinita attorno a un anno, due mesi più due mesi meno, che frigna e strilla e rompe i santissimi a tutta la spiaggia, a te, e anche ai genitori che visibilmente fanno ricorso a tutta la memoria biologica per non pigliarlo a pacchere. E pensi che i bambini sono dei tiranni. Che forse non è un caso che la vita per te abbia riservato altro destino. Che quasi tutti i tuoi amici da quando il primo frugoletto si è introdotto nella loro casa sono divenuti i loro schiavi. Alcuni, per sempre, ben dopo l'università. Ma tutti, almeno per quel periodo in cui l'erede non è che un tubo con un input e un output con un cervello che mentre sviluppa sinapsi esegue solo programmi volti alla crescita del corpo di cui è parte, come il software di VGER nel primo film di Star Trek. Perchè come dicono a Napoli, e certi dialetti sono imbattibili nella sintesi, "'a criatura nun buò sapè nient". Non c'è modo di farlo ragionare, l'hai voluta la bicicletta e ora pedali.
E poi pensi che in fondo, anche quando crediamo di crescere, tutti noi restiamo così almeno in parte, o a momenti. Tu compreso. E forse da questo punto di vista il bianco e il nero di un mondo di grigi sono quelli che tentano di frenare questo istinto primordiale e quelli che ci si abbandonano, non vogliono sapere niente, è l'universo intero che deve piegarsi al loro volere. D'altronde, sempre la fantascienza ci suggerisce, e qui è il mitico Blade Runner, che ciascuno di noi potrebbe essere un replicante appena creato e tutto quello che ricorda fino a un istante fa essergli stato inoculato dal creatore, e quindi, portandola alle estreme conseguenze logiche, essere l'unico essere dell'universo che per quanto gli riguarda muore con lui. Tra chi la pensa così, tutti tentano di dominare il proprio ambiente di riferimento, alcuni ci riescono, ma solo pochissimi riescono a dominare l'intera entità politica di appartenenza, piegandola ai propri voleri. Sono i tiranni, qualche migliaio su svariati miliardi da quando siamo bipedi. I tiranni sono dei bambini.
Allora ti ricordi che colui che da diciott'anni sta avvelenando forse mortalmente la scena politica del tuo Paese quando "scese in campo" ebbe a dichiarare, in un'intervista, di considerare l'elettore come "un ragazzino di dieci anni neanche troppo intelligente". Aveva ragione. Ma aveva ragione anche chi ci avvertì che non si sarebbe fermato fin quando non avesse avuto tutto quello che voleva, cioè tutto. Adesso ci proverà sul serio, tentando di portarci al voto anticipato con una legge elettorale truffaldina e prima che i suoi oppositori vecchi e nuovi si organizzino. I bambini non si toccano, per carità. Ma qui siamo sotto metafora, possiamo ben comportarci come avrebbe fatto un educatore di inizio secolo: diamogli un bel ceffone, e lasciamolo a frignare. E pensi pure che il mondo è tutto suo, rinchiuso dentro al box mentre noi spicciamo casa, che l'abbiamo lasciato in giro e guarda che ha combinato, a momenti la demolisce. Sti ragazzini, gli dai un dito e si pigliano il braccio, signora mia! Se ti fai mettere i piedi in faccia è finita, senti a me! Ma quale fame? ha mangiato pure troppo! ... (continuate a piacere, funziona con tutti i luoghi comuni sui bambini rompiballe, provare per credere...)
martedì 22 giugno 2010
IL FATTO QUOTIDIANO
E' in dirittura d'arrivo l'inizio di una nuova avventura editoriale, che seguiremo da vicino in quanto portabandiera del mondo della controinformazione a prescindere dall'essere o meno sempre daccordo con loro. Quelli de Il Fatto quotidiano, Travaglio in testa, fanno giornalismo come dovrebbe essere fatto, e magari ci fosse un Fatto di destra, o meglio, magari l'Italia fosse un paese deberlusconizzato e il Fatto potesse incarnare appieno anche quella parte di cromosomi che gli vengono da Indro Montanelli.
Intanto adesso fanno l'edizione on-line, e meritano tutto il sostegno della blogosfera, cioè di tutti noi che cerchiamo da dilettanti indipendenti di fare eco a quello che non passa nel monoblocco in ghisa che è diventata sempre di più l'informazione di regime.
Intanto adesso fanno l'edizione on-line, e meritano tutto il sostegno della blogosfera, cioè di tutti noi che cerchiamo da dilettanti indipendenti di fare eco a quello che non passa nel monoblocco in ghisa che è diventata sempre di più l'informazione di regime.
lunedì 8 marzo 2010
CRIMINI E COMPLOTTI
Su Contrappunti si è rifatto vivo Gino Nobili, spiegando la sua prolungata assenza con una sorta di dovere civico al disinteresse verso una scena politica desolante. Il pezzo parla delle favole che ci raccontano, e a cui non dobbiamo più credere se vogliamo diventare grandi, e porta ad esempio il pluriincensato e appena trombato agli Oscar Avatar, l'11 settembre, e - udite udite - l'attentato al premier del dicembre scorso.
Il direttore responsabile della rivista che lo ha pubblicato, che attenzione non è un blog ma un giornale on-line, comprensibilmente quindi ha preso le distanze nell'usuale "cappello" editoriale. Che però contiene un paio di passaggi che mi danno l'occasione di entrare nel merito di concetti come complottismo o complottista, di cui volevo parlare da tempo.
Ecco il primo: "non siamo mai stati dei fan del complottismo, pensiamo, ingenuamente, che la prima repubblica sia caduta per autoconsunzione mista a eccessi di corruzione (qualcosa, insomma, tipo quello che sta succedendo adesso) e non perché i magistrati di Mani Pulite hanno complottato insieme al PCI per abbatterla. Allo stesso modo – altrettanto ingenuamente - non abbiamo creduto alla favola della strage delle Torri Gemelle autoorganizzata da Bush, né crediamo all'autoattentato tramite statuetta autoorganizzato dal nostro Premier". La tesi che sottende è: "ci sono delle versioni ufficiali, e ci sono delle teorie alternative che dicono che invece c'è stato un complotto, rispettivamente dei giudici e del PCI, di Bush, di Berlusconi, noi a queste teorie complottiste non ci crediamo, magari ingenuamente". Il punto è: è giusto definire complottiste le teorie di chi tenta di smascherare il complotto, o non sarebbe piuttosto il caso di definire tali le manovre di chi complotta per mostrare ad altri una cosa diversa dalla verità? Cioè: tu mi offri una teoria di quello che è successo che fa acqua da tutte le parti, e il complottista sarei io che non ci credo? Rispondimi nel merito, vediamo chi aveva ragione, e poi sapremo chi era il complottista. Invece, quelle poche volte che viene chiamata in tv gente serissima come ad esempio Giulietto Chiesa, autore di un film visto in tutto il mondo come Zero che dimostra inoppugnabilmente che la teoria ufficiale dell'11 settembre è falsa (non avendo ovviamente i mezzi per proporne una alternativa, ma che c'entra? non sta mica a lui! mi hai detto il falso, ti ho smascherato, ora sta a te dirmi la verità!), viene messa sul seggiolone del complottista, assieme a quei poveri pazzi che parlano della fine del mondo nel 2012 o degli extraterrestri. Invece, la Storia è piena di pretesti fabbricati ad arte per muovere guerra, giù fino ad Hitler coi Sudeti e la favola made in USA dei giapponesi irriducibili addotta per poter sganciare le bombe atomiche e così impaurire i sovietici e far capire al resto del mondo chi comanda sulla pelle di centinaia di migliaia di civili. Sono cose che vengono fuori, eventualmente, dopo decenni o secoli; nel frattempo: chi di voi ha sentito discutere sul serio, nel merito, i tre esempi di complotto di cui parla Contrappunti in una trasmissione della TV generalista? Niente, ma con una differenza fondamentale: dell'11 settembre e dell'attentato a Berlusconi passa per scontata la versione ufficiale, di Mani Pulite sempre più invece la versione "complottista", in accordo esclusivo a ciò che fa comodo al padrone del vapore.
Il secondo passaggio per brevità lo parafrasiamo (chi vuole controlli): l'autoattentato avrebbe richiesto troppi complici, solo un idiota si metterebbe sotto schiaffo di tanta gente. Errore di merito: è sempre possibile organizzare un complotto coinvolgendo in modo consapevole pochissime persone. Il capo della scorta (gli altri gli obbediscono), il primario (amico fidato, gli altri fanno quello che lui dice), un operatore (che sposterà la ripresa al momento giusto, basta vietare le riprese a tutti e poi lasciarlo passare, se poi qualcuno ripiglia col telefonino nel parapiglia la qualità delle immagini non sarà sufficiente). Errore di sottovalutazione: non conosciamo ancora la capacità di ricatto del soggetto, c'è un processo in cui un pentito sostiene il suo coinvolgimento con i vertici della mafia - e una sentenza di primo grado che condanna per lo stesso reato il suo braccio destro, ma è possibile che il capo della sua scorta la conosca. Errore logico: chi ha studiato comunicazione, e qui siamo di fronte a un Maestro Naturale, sa che il suo potenziale uditorio avrà sempre un gruppo di irriducibili a favore e uno di irriducibili contro, e non ci perde tempo, si concentra sulla massa dei confusi disinformati apatici e gli fornisce una storia ben confezionata cui credere, tanto in democrazia conta la maggioranza dei voti. Per quelli che sono contro ma ancora ragionano, ecco pronto l'argomento logico cui abboccare: "ma vuoi che una cosa del genere me la sia organizzata da me, sarei un idiota, no?!" Più che logico, iperlogico: io allora resto ai fatti; non vedo il momento in cui ti hanno colpito, non vedo sangue sulla camicia, la tua scorta non ti porta subito via correndo, ti vedo affacciarti dalla macchina due minuti dopo col sangue già fermo, giorni dopo gira una foto in cui qualcuno ti spruzza qualcosa in faccia, poi ti vedo coi cerotti nei posti sbagliati, quindi ti vedo miracolosamente guarito in tempi record, per me è matematico che quello che mi hai raccontato è come minimo esagerato. Dimmi la verità. Su, a papà: i denti non erano rotti, il setto nasale nemmeno, sulla guancia era un graffietto, lo ammetti? Ti credo. Mantieni la linea (negare, negare anche l'evidenza!), come ogni puttaniere che si rispetti di fronte alla moglie che lo becca col rossetto sulla camicia? allora piuttosto credo a chi dice che hai organizzato tutto tu, frega niente se non è logico.
Nel frattempo, la discesa verso gli inferi della dittatura conclamata ha percorso un altro gradino. Non mi stancherò mai di ripeterlo: la democrazia non è dove si vota più o meno liberamente, è dove ci sono regole del gioco certe ed eque. Da noi, una legge del 57 riteneva ineleggibile chi fosse titolare di concessioni pubbliche, ed è stata violata. Una che vietasse a chiunque di controllare più di una rete televisiva (o magari il 10% del calderone tv web giornali) non è stata mai fatta. Il risultato è che dal 1994 abbiamo uno che controlla quasi tutti mass media, direttamente (i suoi) o indirettamente (come capo del Governo, i nostri). Una roba del genere è in grado, se teniamo conto che è iniziata quando lui non era ancora in politica, ma c'era il suo compare ladro patentato oggi riabilitato, di cambiare la testa della gente, magari non di tutta ma in democrazia basta la maggioranza dei votanti. Stiamo parlando di un quarto di secolo abbondante di manipolazione a senso unico: qualcosa da cui non si guarisce se non con un periodo altrettanto lungo di rieducazione alla libertà di giudizio il cui avvio però non è ancora nemmeno all'orizzonte. La democrazia è già di fatto vanificata da tanto, ma da un po' di tempo, siccome tutti i dittatori sono condannati dalla natura stessa del regime a incrementare il loro potere per non perderlo, viene attaccata anche nel diritto. E il Capo dello Stato, firmando un decreto che cambia le regole del gioco in corso di partita a favore della squadra del padrone del pallone, se ne è reso complice.
Questo sì che è un crimine: l'uccisione della democrazia e dello Stato di diritto. Questo sì che è un complotto: la macchinazione pluridecennale per allontanare gli elettori dalla consapevolezza dei propri stessi interessi, dalla politica in quando interesse ad occuparsi della Cosa comune, fino a togliergli da sotto il culo perfino l'appoggio di una democrazia formale dopo averla svuotata della propria sostanza. E a chi come Indro Montanelli denunciava chiaramente questo disegno eversivo già nel 1993, anche a sinistra veniva spesso riservata la stessa obiezione di incredulità dedotta logicamente: "ma ti pare che...?! ma dai...".
Ecco perchè io rifiuto l'etichetta di complottista, anzi la sua stessa utilità in quanto tale. E' ugualmente sbagliato sia credere a tutte le versioni ufficiali che credere a tutte quelle alternative, e parimenti usare argomenti ultralogici aprioristici: l'unica via restando il paziente lavoro logico di esame di ogni singolo caso. Che in una vera democrazia, peraltro, avverrebbe in prima serata televisiva con un autentico contraddittorio. In quel contesto, se me lo dimostri, credo pure alle riunioni carbonare dei giudici di Mani Pulite daccordo col PCI per rovesciare la Prima Repubblica, o all'evento previsto dai Maya che cancellerà la vita sulla terra nel 2012.
Il direttore responsabile della rivista che lo ha pubblicato, che attenzione non è un blog ma un giornale on-line, comprensibilmente quindi ha preso le distanze nell'usuale "cappello" editoriale. Che però contiene un paio di passaggi che mi danno l'occasione di entrare nel merito di concetti come complottismo o complottista, di cui volevo parlare da tempo.
Ecco il primo: "non siamo mai stati dei fan del complottismo, pensiamo, ingenuamente, che la prima repubblica sia caduta per autoconsunzione mista a eccessi di corruzione (qualcosa, insomma, tipo quello che sta succedendo adesso) e non perché i magistrati di Mani Pulite hanno complottato insieme al PCI per abbatterla. Allo stesso modo – altrettanto ingenuamente - non abbiamo creduto alla favola della strage delle Torri Gemelle autoorganizzata da Bush, né crediamo all'autoattentato tramite statuetta autoorganizzato dal nostro Premier". La tesi che sottende è: "ci sono delle versioni ufficiali, e ci sono delle teorie alternative che dicono che invece c'è stato un complotto, rispettivamente dei giudici e del PCI, di Bush, di Berlusconi, noi a queste teorie complottiste non ci crediamo, magari ingenuamente". Il punto è: è giusto definire complottiste le teorie di chi tenta di smascherare il complotto, o non sarebbe piuttosto il caso di definire tali le manovre di chi complotta per mostrare ad altri una cosa diversa dalla verità? Cioè: tu mi offri una teoria di quello che è successo che fa acqua da tutte le parti, e il complottista sarei io che non ci credo? Rispondimi nel merito, vediamo chi aveva ragione, e poi sapremo chi era il complottista. Invece, quelle poche volte che viene chiamata in tv gente serissima come ad esempio Giulietto Chiesa, autore di un film visto in tutto il mondo come Zero che dimostra inoppugnabilmente che la teoria ufficiale dell'11 settembre è falsa (non avendo ovviamente i mezzi per proporne una alternativa, ma che c'entra? non sta mica a lui! mi hai detto il falso, ti ho smascherato, ora sta a te dirmi la verità!), viene messa sul seggiolone del complottista, assieme a quei poveri pazzi che parlano della fine del mondo nel 2012 o degli extraterrestri. Invece, la Storia è piena di pretesti fabbricati ad arte per muovere guerra, giù fino ad Hitler coi Sudeti e la favola made in USA dei giapponesi irriducibili addotta per poter sganciare le bombe atomiche e così impaurire i sovietici e far capire al resto del mondo chi comanda sulla pelle di centinaia di migliaia di civili. Sono cose che vengono fuori, eventualmente, dopo decenni o secoli; nel frattempo: chi di voi ha sentito discutere sul serio, nel merito, i tre esempi di complotto di cui parla Contrappunti in una trasmissione della TV generalista? Niente, ma con una differenza fondamentale: dell'11 settembre e dell'attentato a Berlusconi passa per scontata la versione ufficiale, di Mani Pulite sempre più invece la versione "complottista", in accordo esclusivo a ciò che fa comodo al padrone del vapore.
Il secondo passaggio per brevità lo parafrasiamo (chi vuole controlli): l'autoattentato avrebbe richiesto troppi complici, solo un idiota si metterebbe sotto schiaffo di tanta gente. Errore di merito: è sempre possibile organizzare un complotto coinvolgendo in modo consapevole pochissime persone. Il capo della scorta (gli altri gli obbediscono), il primario (amico fidato, gli altri fanno quello che lui dice), un operatore (che sposterà la ripresa al momento giusto, basta vietare le riprese a tutti e poi lasciarlo passare, se poi qualcuno ripiglia col telefonino nel parapiglia la qualità delle immagini non sarà sufficiente). Errore di sottovalutazione: non conosciamo ancora la capacità di ricatto del soggetto, c'è un processo in cui un pentito sostiene il suo coinvolgimento con i vertici della mafia - e una sentenza di primo grado che condanna per lo stesso reato il suo braccio destro, ma è possibile che il capo della sua scorta la conosca. Errore logico: chi ha studiato comunicazione, e qui siamo di fronte a un Maestro Naturale, sa che il suo potenziale uditorio avrà sempre un gruppo di irriducibili a favore e uno di irriducibili contro, e non ci perde tempo, si concentra sulla massa dei confusi disinformati apatici e gli fornisce una storia ben confezionata cui credere, tanto in democrazia conta la maggioranza dei voti. Per quelli che sono contro ma ancora ragionano, ecco pronto l'argomento logico cui abboccare: "ma vuoi che una cosa del genere me la sia organizzata da me, sarei un idiota, no?!" Più che logico, iperlogico: io allora resto ai fatti; non vedo il momento in cui ti hanno colpito, non vedo sangue sulla camicia, la tua scorta non ti porta subito via correndo, ti vedo affacciarti dalla macchina due minuti dopo col sangue già fermo, giorni dopo gira una foto in cui qualcuno ti spruzza qualcosa in faccia, poi ti vedo coi cerotti nei posti sbagliati, quindi ti vedo miracolosamente guarito in tempi record, per me è matematico che quello che mi hai raccontato è come minimo esagerato. Dimmi la verità. Su, a papà: i denti non erano rotti, il setto nasale nemmeno, sulla guancia era un graffietto, lo ammetti? Ti credo. Mantieni la linea (negare, negare anche l'evidenza!), come ogni puttaniere che si rispetti di fronte alla moglie che lo becca col rossetto sulla camicia? allora piuttosto credo a chi dice che hai organizzato tutto tu, frega niente se non è logico.
Nel frattempo, la discesa verso gli inferi della dittatura conclamata ha percorso un altro gradino. Non mi stancherò mai di ripeterlo: la democrazia non è dove si vota più o meno liberamente, è dove ci sono regole del gioco certe ed eque. Da noi, una legge del 57 riteneva ineleggibile chi fosse titolare di concessioni pubbliche, ed è stata violata. Una che vietasse a chiunque di controllare più di una rete televisiva (o magari il 10% del calderone tv web giornali) non è stata mai fatta. Il risultato è che dal 1994 abbiamo uno che controlla quasi tutti mass media, direttamente (i suoi) o indirettamente (come capo del Governo, i nostri). Una roba del genere è in grado, se teniamo conto che è iniziata quando lui non era ancora in politica, ma c'era il suo compare ladro patentato oggi riabilitato, di cambiare la testa della gente, magari non di tutta ma in democrazia basta la maggioranza dei votanti. Stiamo parlando di un quarto di secolo abbondante di manipolazione a senso unico: qualcosa da cui non si guarisce se non con un periodo altrettanto lungo di rieducazione alla libertà di giudizio il cui avvio però non è ancora nemmeno all'orizzonte. La democrazia è già di fatto vanificata da tanto, ma da un po' di tempo, siccome tutti i dittatori sono condannati dalla natura stessa del regime a incrementare il loro potere per non perderlo, viene attaccata anche nel diritto. E il Capo dello Stato, firmando un decreto che cambia le regole del gioco in corso di partita a favore della squadra del padrone del pallone, se ne è reso complice.
Questo sì che è un crimine: l'uccisione della democrazia e dello Stato di diritto. Questo sì che è un complotto: la macchinazione pluridecennale per allontanare gli elettori dalla consapevolezza dei propri stessi interessi, dalla politica in quando interesse ad occuparsi della Cosa comune, fino a togliergli da sotto il culo perfino l'appoggio di una democrazia formale dopo averla svuotata della propria sostanza. E a chi come Indro Montanelli denunciava chiaramente questo disegno eversivo già nel 1993, anche a sinistra veniva spesso riservata la stessa obiezione di incredulità dedotta logicamente: "ma ti pare che...?! ma dai...".
Ecco perchè io rifiuto l'etichetta di complottista, anzi la sua stessa utilità in quanto tale. E' ugualmente sbagliato sia credere a tutte le versioni ufficiali che credere a tutte quelle alternative, e parimenti usare argomenti ultralogici aprioristici: l'unica via restando il paziente lavoro logico di esame di ogni singolo caso. Che in una vera democrazia, peraltro, avverrebbe in prima serata televisiva con un autentico contraddittorio. In quel contesto, se me lo dimostri, credo pure alle riunioni carbonare dei giudici di Mani Pulite daccordo col PCI per rovesciare la Prima Repubblica, o all'evento previsto dai Maya che cancellerà la vita sulla terra nel 2012.
giovedì 23 aprile 2009
CENT'ANNI PURE LUI
Indro Montanelli è morto qualche anno prima di compiere il secolo, ma anche lui ben dopo la novantina, e anche lui perfettamente lucido di mente. Con la Montalcini erano gemelli, pensa te, oltre che quasi anagrammatici di cognome (togli LE metti CI, è pure un bel gioco di parole...).
Oggi tutti ne cantano le lodi, ma c'è il solo Travaglio a ricordare quanto il grande giornalista odiasse il Berlusconi politico e ne temesse la deriva autoritaria. Non serve ricordare che Indro era uomo di destra, tanto che fu gambizzato dalle BR, ma forse serve rammentare che egli fu fascista della prima ora, e poi talmente critico del fascismo che si fece la prigione, per capire che non c'è contraddizione nell'aver collaborato per venti anni col Berlusconi editore per poi diventare il primo nemico del Berlusconi politico.
Riguardiamo bene il filmato in fondo all'articolo: Montanelli interviene in diretta a confermare la versione di Travaglio e sbugiardare quella di Feltri. E le sue parole non lasciano spazio ad equivoci. Nè sull'accaduto nè su chi sia stato scorretto e vile, quella volta prima di tante altre.
Oggi tutti ne cantano le lodi, ma c'è il solo Travaglio a ricordare quanto il grande giornalista odiasse il Berlusconi politico e ne temesse la deriva autoritaria. Non serve ricordare che Indro era uomo di destra, tanto che fu gambizzato dalle BR, ma forse serve rammentare che egli fu fascista della prima ora, e poi talmente critico del fascismo che si fece la prigione, per capire che non c'è contraddizione nell'aver collaborato per venti anni col Berlusconi editore per poi diventare il primo nemico del Berlusconi politico.
Riguardiamo bene il filmato in fondo all'articolo: Montanelli interviene in diretta a confermare la versione di Travaglio e sbugiardare quella di Feltri. E le sue parole non lasciano spazio ad equivoci. Nè sull'accaduto nè su chi sia stato scorretto e vile, quella volta prima di tante altre.
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