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martedì 23 giugno 2015

SFIZZERO? NO...

Della serie "riceviamo e volentieri pubblichiamo", ecco un nuovo contributo, sostanzioso come sempre, di Stelio Fantani, sulla Svizzera e il modo in cui riesce ancora, a dispetto dei proclami di trasparenza, a difendere il suo "fortino" di privilegio: pensate che proprio pochi giorni fa, in funzione anti "immigrati" (le virgolette perchè stavolta questa etichetta è appiccicata addosso a noi, i "frontalieri" italiani...), il Canton Ticino ha approvato un salario minimo di... 3000 euro netti! A suo modo, però, la volgare esagerazione dei finti moralisti svizzeri, fedeli servitori del Dio Denaro, è un paradigma di ciò che avrebbe dovuto essere e non è stata l'Unione Europea: un'enclave abbastanza grande da avere la massa critica per difendere, nel nuovo mondo globalizzato dominato dalla finanza, il livello di vita e soprattutto le conquiste in tema di diritti e di civiltà dei suoi cittadini, per poi magari costituire un parametro per le realtà emergenti, un esempio che i lavoratori di quelle realtà avrebbero potuto usare per lotte loro analoghe alle nostre precedenti. Invece, non è altro che un tentativo di scimmiottare gli Stati Uniti d'America, peraltro malriuscito sotto tutti i profili, primo tra tutti l'asservimento funzionale agli interessi precipui di uno dei suoi Stati e dei suoi satelliti, ragion per cui prima si scassa meglio è per tutti noi (non solo per i greci...).
Buona lettura.
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Modello svizzero: diritto d’asilo e benefici solo per i rifugiati fiscali
Rinviato il tramonto dell’offshore svizzero. Infatti, il Rapporto della Boston Consulting indica una crescita dei patrimoni esteri gestiti e dei residenti stranieri facoltosi, in barba alla duplice stretta contro il segreto bancario guidata dall’Ocse e dalla Ue. Intanto alle frontiere svizzere porte aperte per i ricchi, stop agli immigrati. La civiltà del capitale..
di Stelio Fantani

Porte aperte per i milionari, e per i miliardari, mentre un No-Pasaran secco e asciutto per i migranti provenienti da Paesi in via di sviluppo, cioè poveri, o emergenti. Sullo sfondo un modello istituzionale così riassumibile: sei ricco? Non possiedi la cittadinanza elvetica? I redditi di cui sei titolare li guadagni con attività al di fuori del confine svizzero? Bene, in questo caso solo il possesso d’una proprietà, o il suo affitto, potrà stimolare il fisco ad interessarsi a te. Risultato, 7.200 miliardari, 90 ogni 100mila abitanti, risiedono stabilmente all’interno dei confini della Confederazione elvetica. Il dato, in evidenza all’interno dell’ultimo Rapporto sulla ricchezza privata mondiale elaborato dalla Boston Consulting Group (BCG), non si ferma solo al numero dei super-ricchi, ma si sofferma anche sulla frequenza dei titolari di patrimoni netti che superano il milione di dollari. Così facendo il numero dei residenti svizzeri agiati, e tra i quali molti sono in realtà stranieri, si moltiplica tanto da stabilire una sorta di primato mondiale mai prima raggiunto, ovvero, 135 milionari ogni 1000 abitanti. Riassumendo, su 8 milioni di abitanti più del 10 per cento appartiene a classi agiate o ultra-facoltose. Gli immigrati restano fuori, dal Rapporto. 
Lo scambio d’informazioni e il tramonto del segreto bancario non scalfiscono i tesori elvetici – Negli ultimi anni, in particolare a partire dal 2013, l’accerchiamento guidato da Ocse, Unione Europea e Stati Uniti nei confronti dell’eccesso di riservatezza garantito dal sistema giuridico svizzero ai trasferimenti di somme cospicue presso le banche cantonali o nei forzieri dei giganti della gestione dei patrimoni privati, Credit Suisse, Ubs ecc.., sembrava destinato a correggere e a riorientare i flussi dei capitali che transitano tra Zurigo, Losanna e Ginevra, nel senso d’una riduzione. Al contrario, i dati della Rapporto pubblicato di recente dalla BCG certifica l’opposto. Infatti, sono ben 2.400 i miliardi di dollari, provenienti dai patrimoni privati di cittadini non elvetici, che sostano all’interno dei caveaux  degli istituti di credito e delle banche svizzere. In pratica, ¼ della ricchezza privata mondiale offshore è gestita tra le alpi svizzere, dato questo che fa di Berna la l’Hub indiscusso della finanza mondiale, almeno con riferimento alla gestione dei relativi asset patrimoniali. 
L’origine dei patrimoni stoccati in Svizzera – In effetti, non è una vera sorpresa, il fatto che il 35per cento delle ricchezze custodite nella Confederazione abbiano una provenienza prettamente europea, in particolare europeo-occidentale. Insomma, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Olanda, Austria ecc…sono i clienti maggiori della prima industria, quella della finanza, su cui la Confederazione esibisce le migliori performance. Insomma, l’Europa, ostile sul piano fiscale e istituzionale, ma grande elargitrice del successo e della ricchezza elvetici. 
Dubbi all’orizzonte – Ad ogni modo, il Rapporto della Boston Consulting non riconosce in via assoluta la supremazia svizzera. Allo stesso tempo, infatti, segnala come Singapore e Hong Kong crescano oramai ad un ritmo maggiore rispetto a Berna, sempre sul piano della gestione degli asset patrimoniali. Ciò implica che con l’accentuarsi delle pressioni esercitate dalle autorità internazionali, Ocse e Ue, e dai singoli Stati, in primis Usa, Germania, Francia e Italia, la posizione di vertice della Svizzera all’interno del settore offshore non è affatto garantita né granitica. Anzi, sarebbe una scelta razionale, e lungimirante, iniziare fin d’ora, nonostante l’apparente successo, a ridisegnare la piattaforma strutturale, industriale, sociale e intellettuale, su cui la Confederazione poggia. E questo per evitare che in futuro, non troppo lontano, una crisi forte e irreversibile dell’offshore non metta a rischio e non pregiudichi i livelli di ricchezza e di capacità che distinguono il paese transalpino. Insomma, è tempo di cambiare direzione, anche per la Svizzera.

martedì 3 marzo 2015

LLAP!

Long Life And Prosperity
E' da un paio di giorni che è morto Leonard Nemoy e ho voglia di ricordarlo senza fare il solito coccodrillo, che ce n'è tanti sul web, o un altro pezzo su Star Trek, che troppi ne ho fatti per quanto adoro questa serie di fantascienza utopica isolata in un mare di fantascienze distopiche. Senza riuscire a trovare uno sbocco, mi giravano in testa due o tre pensieri:
  • che il motto del dr. Spock ha portato bene al suo interprete, che ha avuto davvero "lunga vita e prosperità";
  • che se Star trek è stata profetica per molte applicazioni della tecnologia purtroppo lo è stata molto meno per gli aspetti sociali, dall'affrancamento dal bisogno dei popoli alla fratellanza (addirittura interstellare) tra essi, per cui anzichè realizzarsi il Duemila che facevano sognare a noi ragazzini degli anni 60 e 70 si sta avverando quello che tentarono di esorcizzare evocandolo Orwell Bradbury e soci;
  • che l'incubo che è diventato il nostro futuro è frutto di una politica precisa di svuotamento della democrazia e concentrazione del potere e della ricchezza, anche grazie a un'immensa operazione di fiancheggiamento mediatico a creare falsa coscienza (ad esempio, sulle qualità intrinsecamente demiurgiche di privatizzazioni e liberalizzazioni, sempre enunciate come verità dogmatiche anche se sempre smentite nei fatti).
Mentre mi gingillavo senza riuscire a cataminarmi, arriva in posta un contributo di un vecchio amico, che ha già scritto su questo blog ma da un po' non si faceva vivo. Mi fa "Cugino, è pubblicabile?", forse preoccupato da una parolaccia ricorrente. Ma intanto è la stessa che già negli anni 70 sdoganò Benigni (quando era Benigni) in un esilarante Inno, e nobilitò Gaber in una meraviglia che vi posto alla fine ("L'odore"), e poi non mi sembra esista una metafora migliore della situazione in cui è finito, anche per colpa nostra, questo Paese. La parola a Stelio Fantani, dunque... LLAP!
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La Prima Legge economica sulla stratificazione “fecale” in Italia

Enunciato
La materia prima umana è stata, fin dall’inizio, ripartita in tre distinte categorie.

Esplorazione descrittiva
  1. La prima, generalmente la più numerosa, raccoglie gli esseri umani destinati a spalare merda, cioè gli spalatori.
  2. La seconda, teoricamente a bassa intensità, ospita gli esseri umani predisposti ad alimentare il quantitativo di merda da spalare, in altre parole, i propagatori o sub-appaltatori.
  3. La terza categoria, apparentemente la più anomala, racchiude gli esseri umani programmati a gestire l’intero processo, incluse le procedure, che conduce alla stratificazione della merda sul nostro Pianeta. Sono i responsabili o appaltatori.
Varianza anticiclica
Il rapporto naturale che regolava, in origine, questo modello sistemico prevedeva queste proporzioni: 989 – 10 – 1 = 1000.
Da questo rapporto si otteneva uno stato di equilibrio tra la quantità di merda e il capitale umano reale, pari a 1,1%, in pratica 11.000, tra propagatori e responsabili, ogni 1.000.000 di individui.

L’invarianza
Nel tempo questi rapporti si sono invertiti osservando una decisa crescita della categoria intermedia, i propagatori o sub-appaltatori, abbinata a un più contenuto aumento dei responsabili o appaltatori, anche noti come committenti fecali.
L’effetto dell’invarianza sistemica è stato il seguente: il rapporto naturale, originariamente impostato, 989 – 10 - 1, è mutato drasticamente. Oggi, secondo le ultime stime disponibili, la relazione diretta tra merda e capitale umano è: 890 - 100 - 10. In termini relativi la proporzione tra merda e capitale umano è balzata in avanti assestandosi all’11%, consegnando così alla storia l’originario 1,1% iniziale.
Per intenderci, 110.000 merde, appaltatori e sub-appaltatori, ogni 1.000.000 di esseri umani. O meglio, 890.000 spalatori, 100.000 sub-appaltatori e per concludere 10.000 appaltatori.

Conclusione
Se all’inizio si prevedeva una crescita etica e dello sviluppo umano pari al 20% l’anno, questa imprevista accelerazione della merda umana rispetto al capitale umano ha determinato una decrescita sia degli indici etici sia dei valori relativi allo sviluppo. In termini reali, cioè materiali, il numero dei conflitti, delle disuguaglianze, delle scarsità e del prevalere del demerito, della doppiezza e del vuoto sono cresciuti a ritmi imprevedibili, anzi, inattesi. Risultato, la Terra nata per restare in vita comincia a interrogarsi su temi come: per quanto tempo resisterò? E gli esseri umani che ospito? Ovvero, i sapiens, e gli ex-sapiens, per quanti calendari ancora dovrò o potrò alloggiarne in superficie? D’altraparte i numeri sono impressionanti. Il trend naturale del 20 per cento è sceso al 2 per cento e ciò che più preoccupa è che non accenna affatto a riprendersi, anzi, il contrario. Infatti, per il 2050 potrebbe fare il suo ingresso in zona "-", ovvero decrescita assoluta, involuzione generale e… perdita di controllo. L’inizio, sì, ma della fine corsa.

Stelio Fantani 
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Come dire: nel mondo, ma soprattutto in Italia, merito, etica, valore, capacità non contano una beneamata minchia. E' solo un certo tipo di uomini, a riuscire a "farsi da sè"...

venerdì 13 dicembre 2013

I CAPPONI DI RENZI

Chi ha formazione culturale di sinistra non può non provare un brividino lungo la schiena quando sente parlare di camion che bloccano le strade: gli ricorda i preparativi davvero eterodiretti di un undici settembre, quello vero, il 1973 non il 2001.
D'altronde dopo trent'anni di berlusconismo (si, trenta: l'inizio del regime va datato all'avvio della strategia di rincoglionimento delle masse per via televisiva, peraltro teorizzato da Gelli nei suoi piani) ad avere formazione culturale di sinistra siamo rimasti in pochi, e piuttosto anzianotti, e tra noi ancora troppi vivono il senso di appartenenza oltre quel termine temporale in cui il rischio di risultare patetici diviene elevatissimo. Questo, più la sindrome "sono quarant'anni che le perdo tutte, me la volete fare vincere un'elezione?", spiega il trionfo di Renzi alle primarie del PD.
Il problema, e lo dico con autentica mestizia perché colpisce anche un sacco di gente a cui voglio bene, è che se per vincere devi diventare come il tuo nemico se non peggio allora è meglio perdere, come dovrebbe insegnare almeno a chi ci crede la metafora di un tipo che essendo in teoria figlio di dio e dio egli stesso poteva scatenare un'ira appunto di dio e invece preferì non usare i superpoteri e morire in croce. Anni prima, un suo cugino cattivo nel deserto provò a tirargli lo stesso tranello, e millenni dopo ci fu un tipo che sconfisse l'allora prima potenza mondiale del pianeta predicando la non violenza proprio perché se avesse dovuto per vincere ricorrere alla violenza e avesse ceduto a questa tentazione la cosa avrebbe sancito la sua peggiore sconfitta.
Lascio le metafore, la metto in piano: il PD nasce dall'idea insensata di unire due tradizioni troppo diversamente riformiste, e col passare del tempo riesce a tradirle entrambe, finendo per funzionare da trappola ideologica per milioni di persone legate appunto a quelle due tradizioni al punto da nascondere (ideologia: falsa verità costruita appositamente per occultare quella vera) l'essenza della sua stessa esistenza, quella che oggi si dice la sua mission, impoverire gli italiani. Gianni Agnelli, che aveva tanti difetti ma non era un fesso, diceva che in Italia solo un partito di sinistra può attuare politiche di destra: la Storia ha dimostrato che non era una boutade.
E allora eccovelo il vostro Cicciobello2, amici miei, il primo al mondo capace di perdere e vincere lo stesso tipo di elezioni, quella pagliacciata travestita da esercizio democratico chiamata primarie, nello stesso anno: a parte il fatto che è tranquillamente possibile che le elezioni vere le perdiate lo stesso, specie se nelle risposte alla crisi restate agli annunci che più stridono con la realtà più fanno incacchiare, nel caso vinceste avrete portato al governo un democristiano di destra figlio di cotanto padre, un giovane che della giovinezza ha soltanto il fatto che molto probabilmente lo avremo tra le palle per tanto tempo (con Berlusconi potevo ancora sperare che schiattasse prima di me, almeno...), un simpaticone che porta avanti politiche, monetarie e non solo, di estrema destra (guardate che soggettino si è scelto come portavoce, ad esempio) trattandole come assiomi. Perché ha un padrone che gliele ordina e gli da buone ragioni per continuare a eseguire il compito. Quando lo avrà finito, cioè quando avrà finito di privatizzare tutto e regalare agli amici degli amici la ricchezza nazionale, completando l'opera dei suoi predecessori sempre di centrosinistra, maledizione, e di smantellare quello che resta del welfare, ve ne accorgerete. A quelli come me resterà solo l'amara soddisfazione di potervi dire a brutto muso di avervi a suo tempo avvertito, che i Renzi portano i capponi agli Azzeccacarbugli e i capponi siamo noi... (e per capire la metafora, prego rileggersi il Manzoni).
Io non so se i "forconi" siano populisti o popolari, di destra o sinistra, autentici o sospettamente puntuali, o se abbiano torto o ragione, e faccia bene o meno Grillo a guardarli con cupidigia piuttosto che con preoccupazione. So che c'è sempre più gente ad avere acquisito in qualche modo la sorda consapevolezza di essere bestie portate al macello, e che l'unica cosa giusta da fare, a meno che non sia anche questa rivolta una parte in commedia e combatterla l'altra parte, è togliergli gli argomenti: abbiamo bisogno come l'aria di una politica monetaria espansiva con obiettivo piena occupazione, o siamo in grado di farla adottare all'Europa o dobbiamo uscire da questa Europa costi quel che costi. Peraltro, molto ma molto meno di quanto i proclami terroristici di premier e ministri vari lascino intendere, per quanto resti un affare di difficile attuazione, e in ogni caso molto ma molto meno di quanto ci costi continuare su questa strada, come il neosegretario ha tutte le intenzioni di fare.

sabato 1 gennaio 2011

BUON ANNO, OGNUNO A CASA SUA!

Se non bastasse la crisi economica a sconsigliare le spese tutto sommato superflue, da oggi è in vigore a Roma la tassa di soggiorno, il cui intento è fare un po' di cassa nel presupposto che non sarà in grado di incidere sulla domanda di turismo nella Capitale (altrimenti sarebbe un cazz'e tutt'uno, per dirla come usano a Oxford).
Mentre gli apocalittici suggeriscono che il kerosene sarà il primo derivato del petrolio a cui dovremo rinunciare dopo il picco, e quindi i viaggi aerei torneranno ad essere pochi e cari come prima degli anni ottanta, i pratici cominciano ad attrezzarsi. Stelio Fantani ci racconta cosa succede nel Regno Unito.

WikiLeaks: tra Usa e Uk al Fisco il ruolo del terzo incomodo
di Stelio Fantani

In onda, su WikiLeaks, uno scambio di note riservato, tra Londra e Washington, su due temi lontani e, al contempo, vicini. Ovvero, fisco e viaggi. In particolare, in tema di transiti, e di spostamenti, si discute di voli dal Regno Unito fin dentro il cuore degli States e viceversa. In lontananza, invece, le opinioni che transitano tra i diplomatici statunitensi impegnati a contemplare le distanze aeree che si restringono attraverso l’Atlantico si soffermano, d’improvviso, su di una scelta di politica economica, e cinicamente fiscale, decisa dall’Esecutivo britannico. Si tratta d’una tassa sui voli aerei che, da quasi un ventennio, risale ai primi anni ’90, si applica con rigore sulle partenze dagli aeroporti del Regno Unito, senza esclusioni.
La scalata della tassa sui voli irrita Washington
Il prelievo, imposto sui viaggiatori che lasciano il Regno Unito prenotando un volo aereo, ha una lunga storia di dissapori fiscali alle spalle. Fino al novembre scorso però gli scontri erano stati interni alle diverse lobby britanniche. In pratica, compagnie aeree e Confindustria britannica su di un versante critico, Governo e ambientalisti sul banco opposto. Risultato, una crescita continua negli anni del prelievo. Al debutto, infatti, cioè nel ’94, il balzello predisposto per gli spostamenti aerei è pari a 5 sterline su ogni singolo biglietto venduto. Si sale invece a 10 sterline, ma soltanto se il volo è di prima classe, riservata al business, e la destinazione oltrepassa i confini dello spazio economico europeo. Quindi, nel ’97 la tassa sperimenta una prima revisione verso l’alto, di fatto raddoppiando. L’epilogo coincide con il 1 novembre dell’anno in corso, quando l’Esecutivo britannico dà il via libera definitivo ad un ulteriore aumento. Sotto il profilo contabile, ora la tassa, strettamente relazionata al chilometraggio, varia all'interno d’un intervallo la cui base minima è pari a 85 sterline, mentre la soglia limite si ferma a 170 sterline. Penalizzati, naturalmente, i voli su distanze extra-Europa. Usa in primis. Da qui l’origine del malessere fiscale registrato da Wikileaks e certificato negli scambi di note tra i diplomatici Usa e il Dipartimento di Stato, cioè il Ministero degli Esteri statunitense.
La tassa che assicura entrate
D’altra parte, le obiezioni sia delle lobby interne sia di attori esteri, si son sempre dovute scontrare con la realtà contabile d’una tassa il cui gettito, nel corso degli anni, non ha mai conosciuto crisi. Nell'anno d’esordio, per esempio, assicurò ai conti pubblici britannici, già allora in cerca di maggiori risorse, un gettito pari a 1 miliardo di sterline. Entrate che, nel corso del tempo, hanno visto accrescere il loro peso fino ai 2miliardi del 2009. Ma con l’inasprimento in vigore dal 1 Novembre 2010, entro il 2014-2015 il gettito stimato dovrebbe risultare pari a 3,5miliardi di sterline. Un raccolto prezioso, soprattutto in tempi di Crisi.

lunedì 20 dicembre 2010

L'ITALIA OLTRE IL GIARDINO

L'amico che scrive oggi è un grande giornalista: raccoglie dati, studia, incrocia, e poi scrive - mica un dilettante come me che vomita pensieri di getto dopo essersi fatti gli occhi a pomodoro sui siti di controinformazione. Per questo, come si dice, ricevo e volentieri pubblico questo suo pezzone, che mi sembra un ottimo modo per tornare a parlare di Berlusconi senza ripetermi, come rischiavo di fare non avendo la verve di un Michele Serra o la statura di un Giorgio Bocca. Sono giorni tristi, in cui il Caimano ha inferto forse il colpo di grazia alla democrazia rappresentativa dimostrando che persino un deputato, anzi due, del partito più all'opposizione rimasto in parlamento può essere semplicemente comprato, a dei ragazzi che toccano con mano che se ancora qualcosa possono comprare è coi soldi di papà, quando e quanti ne hanno. Giorni tristi, in cui questi ragazzi vengono privati con astuzia cossighiana anche della voce, del diritto di manifestare tutto il loro scontento, perfino rimbrottati alla fine dal saccente Scrittore Anticamorra nei cui confronti ho sempre nutrito una istintiva diffidenza che mi si fa sempre più chiara.
Allora ben venga uno sguardo da fuori, da oltre il giardino, della Berlusconeide: vista dagli altri - Banca Mondiale, Reporter Senza Frontiere, Transparency International, Fraser Institute, Institute for Economics and Peace e World Economic Forum - questa nostra Italia cialtrona e fascistoide è irrimediabilmente bocciata. Figa a parte, s'intende...
articolo di Stelio Fantani

L’economia, il pil, il deficit e il debito pubblico sono oramai superati, vecchi orpelli che misuravano Paesi che esistevano nelle moltitudini statistiche, ma non sulle tavole delle famiglie. E allora ecco la novità. Il Governo si valuta ora attraverso il Gender Gap, ovvero, osservando le distanze, le disuguaglianze e le differenze che si colmano e si recuperano in corso d’anno nel modo in cui sono trattati i due sessi, uomini e donne. Ecco dove il BerluscTer è da primato. Il perché? E’ un’altra storia.
Sono oramai prossime le celebrazioni per il transito dell’era del Biscione a quella del Drago (plurale). Insomma, è ora di tirar le somme e di rendere l’onore dovuto all’Esecutivo instancabile del fare, non del filosofeggiare o del riflettere, profili in cui si racchiude invece la tipizzazione propria che ha segnato le stagioni del centrosinistra di governo. Dunque, passiamo in rassegna i risultati del fare berlusconiano. Partiamo dall’economia. Un terreno questo dominato, anzi, inquinato dalla stampa malevola, dai commenti di economisti intrisi di pessimismo e, per ultimo, da responsabili istituzionali, per esempio il numero 1 di Bankitalia, zavorrati da ansie numeriche che mascherano e mettono in ombra i successi clamorosi centrati in 2 anni di BerluscTer. Come peraltro ben esplicitato, e ricordato, con ricchezza di reportage, dal MinzulPop, nuova versione in 3.D dell’antico Tg1, l’ammiraglia Rai un tempo votata alla beatificazione del nulla di fatto made in centrosinistralandia.
Dall’Homo Sapiens all’Homo Domesticus
Comunque, torniamo ai numeri. Il pil, cioè la ricchezza prodotta annualmente dal Paese è immobile, in uno stato di ibernazione. In pratica, l’Italia sta transitando dalla Grande depressione alla Grande recessione, anticamera d’una prossima Grande stagnazione. A suggerirlo sono alcuni indicatori. Innanzitutto, il deficit che danza oramai da tempo intorno all’asticella del 5 per cento, senza mostrare segni di riacquisita tonicità. Andando oltre l’altalena del deficit c’imbattiamo nel macigno del debito pubblico, fermo a novembre 2010 a quota 1.844miliardi, in pratica 178miliardi di euro in più rispetto ai 1.665miliardi con i quali s’era chiuso il 2008 che aveva immortalato l’esordio del BerluscTer. Restando ai numeri, quindi non tenendo conto del MinzulPop, in soli 19 mesi in media ogni singolo contribuente, sono all’incirca 40milioni, pensionati inclusi, ha visto riversarsi sul futuro delle proprie tasche 4450 euro di nuovi debiti, non di maggiori risorse né di ambita liquidità, visti i tempi, ma di passività aggiuntive, e persino autocelebrate. E’ forse per ovviare a questa criticità imprevista che, sempre nel corso del 2009, e 2010, il BerluscTer ha fatto in modo di restituire 400mila lavoratori allo stato di disoccupazione. Su questo capitolo, considerando l’interezza dei mesi di governo dell’attuale esecutivo non è affatto azzardato indicare in mezzo milione di nuovi disoccupati il risultato dell’azione del fare.
Corruptionomy
 Ma l’economia, come abbiamo già accennato, è sotto scacco da parte dell’esercito dei pessimisti a oltranza. Quindi, passiamo a considerare altri dati che guardano più alla qualità e ai contenuti piuttosto che alla freddezza d’un pil peraltro ibernato. Per esempio, parliamo del tasso di corruzione che il Transparency International pubblica ogni anno. Nel corso dell’anno passato, e rispetto al 2009, le posizioni perdute sono state 8. Il Paese, quindi, è scivolato in 63esima posizione. Niente male, un successo.
A sproposito del disfare
Peraltro, bissato dalla 80sima posizione, cioè 4 posti in meno, centrata nella graduatoria del doing business stilata annualmente dalla Banca Mondiale. Un risultato grottesco questo per un governo che si presenta votato all’impresa e che, nei fatti, sembra sempre più relegarla nell’angolo, tanto da venir bocciato, nel suo fare, dalla stessa Banca Mondiale, non dall’Internazionale socialista. Un non-fare imprenditoriale ed economico segnalato anche dal Fraser Institute, autorevole paladino del conservatorismo economico votato all’antiburocratismo in stile destra anglosassone. In questo caso, l’indice della libertà economica, diffuso annualmente dall’Istituto, coglie al 68simo posto l’Italia del BerluscTer, ovvero ben 12 gradini più in basso rispetto alla performance del 2008. Ennesima conferma del disfare economico che contraddistingue l’attuale esecutivo? Difficile rispondere, considerando le ripetute congiure dell’Intelligence mondiale ordite ai danni del nostro governo. Lasciamo quindi la camera oscura dell’economia, vera palude, e passiamo a considerare altri ambiti. Del resto, da molti, tra coloro che orpellano l’attuale compagine che guida il Paese, s’è manifestata spesso l’esigenza di valutare indici di qualità, non soltanto economici, per esprimere un giudizio complessivo sullo stato d’un Paese, in particolare sul Belpaese.
….evviva la pace, abbasso la guerra
Allora prendiamo le classifiche dell’Institute for Economics and Peace. In materia non c’è ombra di dubbio, non siamo un Paese in guerra e, soprattutto, non siamo terreno aperto a conflitti civili. Siamo un paese pacifico, anzi, come ci ricorda il Tg1 versione MinzulPop, siamo una società radicalmente pacificata ove regna l’armonia, grazie al BerluscTer naturalmente. Scorriamo fiduciosi la graduatoria del Global Peace Index e, con sorpresa, scopriamo d’esser raffigurati in 40esima posizione. Anche in questo caso uno scivolone, -16 rispetto al 2008. Meglio di noi fanno, in Europa, Ungheria e Slovacchia, coppia di Stati stranota per il loro ondeggiare istituzionale. Proviamo a uscire dal Vecchio Continente e, questo sì ha un effetto deprimente, sorta di placebo inverso. Il GPI, infatti, ci svela che sono considerati più stabili e armonici, oltreché pacifici, dell’Italia berlusconiana e legaiola, in ordine, il Botswana, la Malesia e….il Vietnam. E’ qui che sull’orlo della depressione il lettore si ferma e volta pagina.
Intima comunicazione
Infatti, si passa in fretta a osservare le classifiche di Reporter Senza Frontiere. Su questo terreno non dovremmo avere rivali, grazie all’esordio del Tg1 versione MinzulPop, campione di libertà di stampa ed esempio massimo di informazione salutista che non s’inchina. E invece, giù di 5 posizioni, dal 2008. Oggi, quindi, siamo in 49esima, a braccetto con il Burkina Faso ma, evviva, un gradino sopra El Salvador.
Ce l’hanno con B
Com’è possibile? Scivoliamo ovunque. E’ ovvio, l’indicatore sull’armonia e la pace italiana è monopolio della sinistra estrema. Sbagliato. L’Istituto che lo cura elabora le indicazioni provenienti dal mondo accademico internazionale e dai think tank più spostati nell’area del conservatorismo. Per di più le somme finali sono tirate sotto la supervisione dell’Economist Intelligence Unit, braccio operativo dell’Economist, a sua volta Bibbia della conservazione anglosassone.
Eppur si muove
Ritorniamo allora all'economia, al World Economic Forum, per osservare che in tema di gender gap, cioè di ineguaglianza tra i sessi, abbiamo guadagnato ben 17 posizioni. Finalmente, siamo in decisa rimonta. Ecco un segno evidente della politica del fare. Stiamo scalando le posizioni nella piramide delle differenze tra i sessi, colmando le distanze che per decenni, anzi, secoli hanno relegato in coda il nostro Paese. Come stiamo ottenendo questi risultati? Chissà, forse candidando decine di giovani letterine, modelle, letteronze, donne immagine ed ex-escort, alcune per la verità in azione permanente, nelle liste destinate, alternativamente, ad aprire le porte, e i seggi, dei consigli comunali, provinciali e regionali, delle aule parlamentari, con l’allegato del Parlamento europeo, ecc…..Chissà.

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