venerdì 27 febbraio 2009

VULESSE ADDIVENTARE NU BRIGANTE

La didattica dovrebbe tener conto, e lo fa troppo poco spesso, dei meccanismi dell'attenzione delle menti adolescenziali: dei cinque anni di liceo spesso si ricordano, e risultano decisivi per la nostra formazione adulta, più dei flash folgoranti che delle dotte spiegazioni documentate. Cinque minuti possono valere più di ore, se un professore di Storia e filosofia si mette davanti alla lavagna a mimare Mussolini quando si preparava la gestualità da esibire in piazza prima dell'entrata in guerra (spezzeremo le reni alla Grecia!) o ti racconta l'unità d'Italia così: Garibaldi partì da Quarto con mille smorbillati, conquistò tutto il Sud, poi il Re gli disse "dammelo subito!", lui rispose "obbedisco!", e ci ha rovinati! Diventi antifascista e meridionalista senza accorgertene, perchè non c'è niente di così potente che esporre la parte ridicola delle cose. E il fascismo ieri come il berlusconismo oggi, come la cialtroneria dei Savoia o delle nostre campagne di guerra (rivedere Totò ne I due colonnelli, please), hanno molto di ridicolo impastato nella loro sostanza tragica.
Non so per quali percorsi sia giunta al suo fervente meridionalismo Antonella Grippo, ma se la si vede parlare, carina minuta e con gli occhi puntuti e accesi, si capisce istantaneamente quanta passione c'è dietro il lavoro di meticolosa ricerca che l'ha portata a pubblicare Uno Dio e uno Re, il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa. Se poi alla presentazione del libro ci sono i suoi studenti (lei è insegnante di liceo, ecco il perchè dell'incipit scolastico, dannati corticircuiti mentali!), e un amico chitarrista, Sergio Coldagelli, che suona e canta le canzoni dei briganti messe in musica da Eugenio Bennato (già nel 1979, ecco il testo di Vulesse addeventare nu brigante), l'atmosfera si fa convincente e il libro te lo compri.
Fatelo anche voi, si vende anche on-line: è capendo il passato che si comprende il presente e si può far qualcosa per il futuro. L'Italia nasce con un peccato originale, e non si è mai battezzata. Il federalismo leghista vorrebbe direttamente cresimarla, ma come confermeranno gli esperti in sacramenti, non si può. E se si fa, non vale.

mercoledì 25 febbraio 2009

NO NUKE

Adesso è chiaro a cosa serviva la messa in scena sui rifiuti in Campania, un'emergenza creata apposta e nascosta più che risolta: ad introdurre una norma che autorizzasse a presidiare manu militari insediamenti strategici come le discariche per evitare che la protesta popolare ne blocchi l'utilizzo o addirittura la costruzione. Come le discariche, o come le centrali nucleari.
La notizia, come al solito riportata acriticamente da tutto il sistema mediatico di regime, è che finalmente l'Italia torna al nucleare, con quattro centrali di terza generazione, quindi sicure, la cui tecnologia ci viene fornita gentilmente dagli amici francesi grazie ai buoni rapporti tra Berlusconi e Sarkozy (hanno pure entrambi lasciato la prima moglie per una più bella e giovane proveniente dal jetset), che saranno pronte nel 2020 e soddisferanno il 25% del bilancio energetico italiano, strozzato dalla retrograda decisione di bloccare il nucleare sancita dai comunisti negli anni 80.
Sono ovviamente, e nessun cosiddetto giornalista l'ha non dico rilevato, ma nemmeno per dire velatamente adombrato, o che so ha posto qualche domanda scomoda e documentata non dico a Sua Maestà ma almeno allo Scajola di turno, tutte palle colossali:
  • il nucleare è la fonte di energia più costosa di tutte, e viene presentato come economico solo perchè non vengono contati tra i costi lo smaltimento delle scorie e quello degli impianti da dismettere, volendo escludere per scaramanzia il costo di risoluzione dei possibili incidenti;
  • la Francia è l'unico paese dell'occidente avanzato ad avere puntato decisamente sul nucleare negli ultimi decenni, perchè gli serviva per alimentare la sua force-de-frappe e quindi scaricando parte dei costi sul bilancio militare, altrimenti non sarebbe stato conveniente nemmeno lì;
  • i francesi stanno passando ai reattori di quarta generazione, e ci vendono la tecnologia di quelli di terza, oramai indietro per standard di sicurezza, come la Fiat vendeva ai sovietici le linee di produzione della 600 o della 124 che diventavano Zastava a Togliattigrad;
  • praticamente nessuna opera pubblica di una certa entità in Italia è stata completata negli ultimi 50 anni rispettando i costi e i tempi: nel 2020 non avremo nessuna centrale funzionante, e quando ci diranno chiaramente quanto costeranno in totale le 4 previste, se vogliamo avere un'idea di quanto costeranno davvero, moltiplichiamo quanto diranno per 10 o peggio, come per la A3 o la TAV;
  • per soddisfare il 25% del fabbisogno energetico italiano ci vogliono 15 o 20 centrali e non 4, viceversa lo stesso obbiettivo e forse superiore può essere raggiunto, e non in 20 anni ma in 3 o 4, liberalizzando e incentivando da domani la microproduzione (pannelli fotovoltaici e termici in tutte le case di nuova costruzione, un'elica per condominio o per villetta), con la sola controindicazione da non richiedere massicci investimenti pubblici e non creare possibili sfridi per tangenti;
  • il no al nucleare fu sancito a metà anni 80, in uno dei pochissimi referendum che hanno raggiunto il quorum dopo gli anni 70, dal 62% dei votanti, e prima di poter dichiarare il via al nucleare sulla stampa il premier deve far approvare una nuova legge, e sperare che questa non venga bocciata da un nuovo referendum subito dopo;
  • anche con i soldati a presidiare i siti, riesce difficile immaginare dove, in un paese montagnoso e densamente popolato come il nostro, se non nei siti nucleari già esistenti dove però bisogna smantellare ancora le vecchie centrali, e anche lì la cosa è dubbia, i cittadini accetteranno di vivere con un mostro vicino con tutta la letteratura che c'è in merito a incidenza di tumori e probabilità di cattiva esecuzione di opere pubbliche in Italia e quindi incidenti.
Lasciamolo fare, che sia il primo autogol del Nostro? che anche a lui l'ingordigia personale o la necessità di favorire gli amici degli amici faccia commettere sbagli, e stavolta si trovi tutti contro? se poi invece il popolo bue si beve pure questa, allora!....

P.s.: Sentiamo qui e qui cosa ne dice Carlo Rubbia, Nobel per la fisica in procinto di costruire una centrale solare di nuova concezione, in Spagna perchè in Italia non c'è più posto nemmeno per le buone idee...

lunedì 23 febbraio 2009

PERCHE' SANREMO E' SANREMO

Non guardo la Tv, e meno che meno il festivalone, da molti anni. Si, lo so che simili affermazioni forniscono la patente di snobismo intellettuale, ma che posso farci se è vero? ho sempre qualcosa di meglio da fare, per fortuna, magari tra qualche anno cambierò idea, ma per ora rientro apposta a casa solo per Il commissario Montalbano: in tutti gli altri casi in cui accendo l'elettrodomestico è per caso e per poco.
E' curioso che mi sia capitato, quindi, quest'anno, di sentire quasi tutte le canzoni di Sanremo, avendo tenuto acceso Rai uno per un paio d'ore sia martedì che giovedì. E devo confessare di avere persino pensato non troppo male di Bonolis, sia per l'ectoplasma di Mina (vabbè, ormai lo sappiamo che è in freezer dal 1978 e quella che canta è ricostruita al computer dal paraculissimo figlio) e il di nuovo brillante Benigni, che per essere riuscito a portare sul palco giovani decenti con canzoni decenti accompagnati da grandi della musica: Bacharach ha perfino arrangiato la canzone di una tipa non male, Karima, e la figlia di Zucchero a sentirla si vince il fastidio di sapere che è lì per nepotismo, ché almeno è brava.
Non è stato sufficiente a tenermi a casa per vedere la finale, e dai risultati che ho appreso due giorni dopo dico meno male: già le canzoni dei big erano tutte mediocri nessuna esclusa, forse Nicky Nicolai che infatti è stata eliminata subito. Ma il podio è davvero raccapricciante: primo un tipo venuto fuori da Amici con una voce potente quanto stonata e una canzone imbarazzante, secondo uno stolto che sono anni che ci ammorba con filastrocche filosoficamente imbecilli e questa anche retrograda e pericolosa, terzo uno che canta canzoni di Gigi D'Alessio imitandolo peggio di Checco Zalone e non facendo neanche ridere. Ti chiedi "ordinaria amministrazione sanremese?" ti rispondi "no, peggio", ti chiedi "e come mai?" ti rispondi "perchè c'era di mezzo Maria De Filippi, una che gli conviene che Dio non esista perchè sennò andrà all'inferno per aver rovinato generazioni di adolescenti, che ha imposto il televoto".
E allora scopri che Sal Da Vinci col televoto prima di essere portato al terzo posto era stato addirittura ripescato dall'eliminazione, e ti dici: ma cosa pretendi, da un Paese che elegge per tre volte Berlusconi? che faccia vincere una canzone di qualità che forse nemmeno era in gara? Sono solo canzonette, baby, spegni quella tivvù ed esci di casa.
Magari rifùgiati, come è capitato sabato pomeriggio, tra i pochi italiani ancora pensanti con la propria testa, confinati per ordine pubblico a Piazza Farnese e così almeno percependosi moltitudine per ristrettezza dello spazio, a ragionare di fine vita e libertà individuale come fa lo splendido Camilleri che riportiamo. La tele la riaccendo al prossimo film del Commissario Montalbano, và....

mercoledì 18 febbraio 2009

PD: FINE DI UNA BREVE PARABOLA POLITICA?

C'era chi lo aveva detto subito, ad esempio il solito Gino Nobili su Contrappunti - cercatevi le sue note politiche dal 2006 in poi e vedrete: il Partito Democratico è nato male e non poteva che finire peggio.
Il vecchio e sempre inascoltato Sartori lo dice da sempre: la forma partito è condizionata dal sistema elettorale. Se davvero si voleva accelerare sulla creazione di un partito unico del centrosinistra, si doveva prima riuscire, con Prodi al governo, a riportare al maggioritario la legge elettorale, magari un maggioritario più spinto del Mattarellum: se in ogni seggio passa un candidato, e il centrosinistra si presenta unito sotto un'insegna, la partita te la giochi così seggio per seggio, e puoi vincere o perdere. Ma con il proporzionale, e a maggior ragione con un proporzionale così spinto come quello voluto per puro e intelligente calcolo da Berlusconi, senza nemmeno voto di preferenza, unire in un partito unico due rami ideologicamente così eterogenei può solo raccogliere meno voti dei due partiti distinti, perchè gli estremi da un lato si perdono in rivoli (e grazie alla soglia di sbarramento, non hanno più voce in Parlamento) e dall'altro passano al nemico. Ripeto: qualcuno l'aveva previsto, e si è puntualmente verificato.
La cosa grave è che chi ha commesso questo errore così marchiano, avendo come sottoprodotto peraltro di dare la spallata definitiva al governo Prodi mentre dava l'ennesimo indebito aiuto al Cavaliere in procinto di cascare dal predellino, è un politico di professione da 30 anni: queste cose le doveva, sapere. E comunque, subito dopo aver subito una batosta come quella delle politiche, il giorno dopo non due, doveva prendere atto che il suo calcolo era sbagliato, la sua strategia peggio, e levarsi dai piedi immediatamente per sgombrare il campo a una qualche ricostruzione. In tutti i Paesi democratici, i leader che perdono le elezioni, almeno quelli che le perdono nettamente, poi vanno a fare un altro mestiere: conferenze, che so, oppure in Africa come aveva promesso il Nostro. Invece noi ci ritroviamo tra i piedi, non dico dopo la batosta delle politiche 2001, ma persino dopo essere riuscito nell'impresa di consegnare alla destra una roccaforte del centrosinistra come Roma, il figlio di un architetto della Roma-bene che da giovane faceva il radicale e il verde e da vecchio vota con i fondamentalisti cattolici contro il proprio partito stesso.
Bene, abbiamo perso due anni. Fa niente: la destra governerà il Paese almeno per i prossimi 4, forse per i prossimi 9. Ci sarà una crisi drammatica, che è già iniziata, e questi non hanno neanche il minimo sindacale di strumenti intellettuali per affrontarla. Approfittiamone. Non solo Veltroni, tutti quelli che hanno condiviso entusiasticamente questa idiozia politica che ha collezionato solo sconfitte una dietro all'altra devono togliersi dai piedi. Azzerare. Ricominciare da capo.
Ci vuole un partito di sinistra totalmente nuovo. Con un'etichetta totalmente nuova. Che dica le cose opposte a quelle che dice questo blocco neoconservatore, in ogni campo: ambiente, sviluppo, pensioni, trasporti, servizi pubblici, privatizzazioni, informazione, contratti di lavoro, laicità dello Stato, scuola, diritti umani, immigrazione, banche e finanza, energia, eccetera. Opposte: il contrario di come aveva fatto il Pd, il cui programma in larghi tratti era identico a quello del PdL. Opposte, è facile: senza ideologie, prendete il programma del PdL e su ogni punto scrivete il contrario. L'opposto. Scommettiamo che troviamo una maggioranza di italiani, dai centri sociali alle parrocchie passando per i social network, disposti a votarlo? Basta che a portarlo avanti ci sia una faccia nuova, uno che non è un ex qualcosa, che magari fino all'altro ieri faceva l'avvocato o il pizzicagnolo. In America, ha già funzionato. Se avrà risultati, Obama sarà emulato in tutti gli altri Paesi democratici: il mondo non ha molte altre occasioni prima del tracollo. Noi arriveremo per ultimi, ma almeno cominciamo. Da un bel tutti a casa. Il PD andrà nella spazzatura della storia, peccato aver bruciato così il nome, non era male...

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