giovedì 2 giugno 2022

FESTA ALLA REPUBBLICA

Assistere alle immagini della parata militare del 2 giugno, con tanto di visita all'altare della Patria, anche se solo di sfuggita (il dito sul telecomando ha un riflesso automatico di fuga dall'informazione mainstream, ormai), ha un retrogusto di vomito con un che di deja vu. La pagliacciata pandemica infatti ci aveva per un paio d'anni, infatti, regalato una tregua dallo spettacolo full version, in favore di una versione in tono minore tutto sommato altrettanto insopportabile, ma per ragioni diverse, ecco perché il senso di "già visto" non c'era. Invece adesso siamo di nuovo a coppe: l'esibizione muscolare fasulla (per nostra fortuna mai messa alla prova dal 45 - ma anche prima, pare che il duce sia stato pesantemente ingannato dal suo stato maggiore sulla effettiva consistenza del suo potenziale bellico, tanto che l'entrata in guerra dell'Italia è stato forse il fattore decisivo per la sconfitta della Germania nazista), così percepita dal sentimento popolare, contornata dall'esibizione presenzialista di figuri che andrebbero quasi tutti (esclusi quelli troppo superflui per meritarselo) condannati per alto tradimento alla Repubblica, è francamente insopportabile, anche silenziando i commenti ovvi e retorici del telecronista di turno.

Quando c'era Lui (frase che la mia generazione ha fatto propria per riferirsi a Berlusconi, macchietta di premier, laddove quelle precedenti la riferivano a quell'altra macchietta di dittatore che ci eravamo meritati) il voltastomaco era dovuto alla sorda consapevolezza che la mafia "di persona personalmente" si era installata nelle più alte istituzioni, frutto di una stagione di stragi perpetrate per avere peso nella Trattativa. E il tipo era contornato da un lato da chi blaterava di secessione e Roma ladrona, e dall'altro da chi fingeva di opporvisi per intanto tramare per cedere a Leuropa la sovranità monetaria (senza la quale ogni altro tipo di sovranità resta vuoto proclama).

Oggi, al suo posto c'è uno che non è stato manco mai eletto (ma potrebbe esserlo, visto lo stato di rincoglionimento autolesionista a cui è stato ridotto l'elettorato - ora vediamo se abbocca pure col vaiolo delle scimmie) e che ha ricoperto vari ruoli tutti da protagonista in quella cessione di sovranità (cui seguirà a breve, e a chiudere dopo quella sanitaria, quella militare: amen), contornato da quelli che si sono fatti eleggere proclamando proprio invece di voler recuperare quella sovranità e poi si sono resi protagonisti di uno di quei voltafaccia totali per cui gli italiani vanno famosi nella Storia, e dai figli di quelli di "Roma ladrona" a cui invece ora piace pascolare nel sottobosco di governo, e si: anche ai vecchi paladini dell'antisistema che nel frattempo ha imbarcato.

Tutti questi soggetti, della prima e della seconda palata (con la elle, non è un refuso, è che stavo pensando al letame), hanno in tempi e modi diversi, inoltre, e a proposito di parata militare, partecipato ad un alt(r)o tradimento, sempre di livello costituzionale, ma in particolare dell'articolo 11. Dalla prima guerra del Golfo in poi, da (mynameis) Cucciolone a Zelensky passando per i bombardieri su Belgrado: l'elenco è lunghissimo, e snocciolarlo è doloroso, faccia ognuno da se nel suo cuore, già basterebbe.

Oggi è festa, nel senso che non si lavora (e nemmeno tutti: oramai è evento raro, forse il 25 dicembre...). Per il resto, per quanto mi riguarda, quella non è una parata della Repubblica, è il suo funerale. E per dimostrarvelo non trovo di meglio che invitarvi a leggere Siamo tutti in pericolo, il testo dell'ultima intervista rilasciata da Pasolini poche ore prima di morire a Furio Colombo, ripubblicato da Comedonchisciotte giustamente proprio oggi 2 giugno.

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