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lunedì 2 marzo 2026

DAI, VINCI

No, non parlo del festivalone, che ho visto meno del solito (che era già poco), e meno che meno del vincitore (con una canzone che sembra uscita dalla macchina del tempo tanto è vetusta proprio come impianto e concezione, peraltro), ma di un cartello che si è visto in galleria che giocava col suo nome per incitarlo. Parlo, anzi riparlo purtroppo, della guerra.

Se c'è una cosa certa della guerra di oggi, infatti, è che proprio non si può, vincerla: vista la natura delle armi in campo, si può al massimo o allungarla fin quando conviene usandole solo in parte, o usarle davvero e perderla anche se la si vince. Se non ci credete, citofonate a Putin. O pensate che non avrebbe potuto, se avesse voluto, radere al suolo l'Ucraina in un fiat? In altre parole, a nessuno conviene vincere un cumulo di macerie radioattive.

Poi c'è una cosa certa di tutte le guerre di tutti i tempi: che a guardare bene, senza farsi imbrogliare dalla propaganda, sono sempre state vinte dai potenti e perse dalla gente comune, trasversalmente ai confini. Sempre, non solo nell'epoca in cui i regnanti erano tutti parenti tra loro: volendo possiamo risalire a quando gli umani divennero agricoltori/allevatori da cacciatori/raccoglitori che erano, necessitando così di mura da difendere, e i maschi tolsero lo scettro della società alle femmine.

Se avessi degli hater, o anche dei critici tra i pochi follower, dopo i vergognosi attacchi in Nicaragua e Iran mi avrebbero detto "visto che il tuo Trump non era poi l'angelo portatore di pace che credevi?". Alla qual cosa io ribatterei che Trump non è "il mio" e che non ho mai detto fosse migliore degli altri, solo che preferivo un nemico vero a un finto amico, e soprattutto che preferivo di gran lunga una situazione in cui al mondo si fronteggiano due gruppi di potere piuttosto di una in cui il gruppo di potere è unico coeso e incontrastato. Ora, Trump questo è: l'espressione del gruppo di potere riconducibile al petrolio e a un quadro socioeconomico diciamo così tradizionale, che finalmente ha trovato con questo rozzo e discutibile personaggio il modo di contrastare il monoblocco che punta al reset dei diritti e delle conquiste economico-sociali usando come velo ideologico l'ecologia e l'intelligenza artificiale. Due squadriglie di avvoltoi pronti a banchettare sulle nostre viscere, mentre a noi resta quasi come unica speranza, di restare vivi un altro po', che litighino tra loro. Non è quindi un caso che gli USA con lui abbiano ripreso a "muoversi" sugli scacchieri petroliferi, quel Venezuela che da Chavez in poi aveva osato mettere in discussione il dogma che vuole i popoli sovrani esclusi dai benefici dello sfruttamento delle loro estrazioni (e a Maduro è andata ancora meglio che a Mattei...), e quell'Iran che costituisce di fatto l'unico serio contraltare a quell'avamposto degli USA nell'area chiamato Israele (che altro non è, con buona pace di chi ancora crede alle favole tipo terra promessa e risarcimento dell'Olocausto).

Trump sta dunque facendo il suo "mestiere", quello che hanno fatto praticamente tutti i suoi predecessori (sia repubblicani che democratici, senza alcuna differenza) da quando gli USA hanno soppiantato la Gran Bretagna nel ruolo di Impero mondiale: tentare di imporre con la forza il proprio modello. Quelli che tradiscono quello che sarebbe il proprio, di ruolo, sono quelli che esultano se uno straniero bombarda casa loro e uccide i propri capi. Come se la storia non avesse dimostrato già abbondantemente che quando questo succede le cose per il popolo di solito peggiorano, e non di poco, o se migliorano è solo parzialmente e di facciata. Ne sappiamo qualcosa in Italia, dove siamo ancora pieni di basi militari di quelli che ci hanno rasi al suolo per liberarci e però poi hanno lasciato ben saldi ai loro posti quasi tutti quelli che avevano fatto carriera prima e i loro successori, aiutandoli pure a costruire una rete segreta in funzione antisovietica e con quella organizzare attentati a ripetizione per mantenere la popolazione sotto il ricatto della paura. E non la abbiamo vista brutta come avremmo potuto se non ci fossero stati i partigiani a parzialmente contribuire dall'interno alla redenzione della Patria.

Perché i regimi intanto non nascono senza ragioni storiche (il nazismo le ebbe nel Trattato di Versailles e nel nascente sistema bancario internazionale, gli ayatollah in quello che avevano combinato lo Scià e gli americani), e non cadono mai davvero se non abbattuti dall'interno, e dalle fondamenta. Se pensi di vincere con l'aiuto dei bombardamenti americani, prendo in prestito il cartello sanremese e ti dico "dai, vinci!". Poi vediamo come ti trovi.

venerdì 18 maggio 2018

I COME INFAMIA

Tear down the wall! Tear down the wall!
Come ho detto fin dall'inizio, è molto meglio Trump di Obama perché è molto meglio uno che si mostra per quello che è rispetto a uno che pensi che sia una cosa e invece è tutto l'opposto (si, è lo stesso motivo per cui Renzi era molto peggio di Berlusconi...). Trump è un miliardiario cafone che sa che per l'economia del Paese che è chiamato a guidare serve fare le guerre, e quindi si butta a pesce in tutte le situazioni che vanno bene alla bisogna, ovviamente sottobanco trattando perché non diventino davvero troppo pericolose per i suoi.
Israele, a dispetto di quello che vi dicono da sempre, non è altro che un avamposto che l'Occidente ha piazzato in Medio Oriente all'inizio dell'Era petrolifera. Il resto è solo ideologia, cioè fuffa per i boccaloni: tutti, sia i pro che i contro. Della sua storia nel dettaglio ho scritto più volte, oggi se volete un bel ripasso c'è qui Johnstone, e se la volete capire davvero c'è sempre la splendida satira di Mazzucco. La cronaca dice che per rinfocolare la questione ci voleva un po' di rravogghia (ah, l'espressività dei dialetti!), e Trump l'ha diligentemente creata spostando l'ambasciatore da Tel Aviv a Gerusalemme proprio in occasione del settantesimo anniversario della Naqba, il giorno in cui i palestinesi commemorano il primo abbandono delle proprie case durante la prima guerra con Israele. I morti e i feriti, come al solito, sono tanti a pochi (o niente) a danno dei palestinesi, ma della cosa non viene riportato quasi da nessuna parte un resoconto decente.
Intanto una delle critiche da sinistra al nascente (speriamo: non dire gatto finché non l'hai nel sacco, diceva Trapattoni...) governo, il primo dal 1987 a rappresentare più del 50% degli elettori, il primo nella storia d'Italia ad avere contro quasi tutto il mainstream (ma se dovesse partire e riuscisse ad agire, vedrete quante linguette cominceranno a cercare di cambiare culo!...), è che non avrebbe speso una parola per i palestinesi. Come se m5s e Lega non avessero già il loro bel daffare a trovare la quadra nel calcolo del minimo comun denominatore dei loro programmi, grazie alla polpetta avvelenata di una legge elettorale concepita per il Renzusconi (senza fare i conti con gli elettori, che per fortuna li hanno sgamati e fottuti). Ma soprattutto come se i governi precedenti avessero mai fatto qualcosa del genere.
In ogni caso, a sputtanarli, ecco dov'è che si trova una presa di posizione come si deve: su Beppegrillo.it, che riporta le parole dell'immenso Roger Waters. Uno che di muri se ne intende.

domenica 9 aprile 2017

ARIDAJE!

Colin Powell mostra le inoppugnabili prove del possesso di armi
chimiche da parte di Saddam Hussein, poi rivelatosi inesistente.
Vi serve altro, per smetterla di credere a quanto vi raccontano?
Questo post è una costola del precedente, imposta dalla cronaca. Anche se il fatto di cronaca è stato subito tolto dalla prima pagina da altri fatti immediatamente successivi. Sto parlando rispettivamente dell'atto di guerra del nuovo imperatore in Siria, e degli attentati di Stoccolma e Il Cairo.
Una decina d'anni fa, lo sceneggiatore di Traffic, per girare un film che rappresentasse il groviglio inestricabile di cause ed effetti della questione mediorentale, e farlo bene anche grazie al voluto groviglio di sceneggiatura, decise di ambientarlo proprio in Siria. Guardando Syriana, infatti, dopo un po' se cerchi di capirci qualcosa di quello che succede attorno a George Clooney ti viene mal di testa, fino a che capisci che quello che devi capire è che non c'è niente da capire, salvo la sottotraccia di tutto: quel casino c'è perché fa comodo all'Occidente che ci sia, è creato e mantenuto appositamente e non da un gombloddo di un Grande Vecchio qualsiasi ma dalla natura stessa del capitalismo multinazionale petroliocentrico, tendenze sistemiche che stanno sopra le teste degli individui e fanno si che questi pensino in modo ad esse funzionali (o sennò siano in qualche modo tolti dal gioco).
Con questa premessa, appare incredibile che il mainstream possa ancora permettersi di dare una notizia come quella dei bombardamenti chimici di Assad sui bambini, e soprattutto che ci sia ancora qualcuno che ci creda, dopo che ad esempio mostrandoci una fialetta presa dal proprio armadietto delle medicine ci convinsero che Saddam aveva le armi chimiche e bisognava attaccare l'Iraq, per scoprire (solo a Iraq raso al suolo, Saddam impiccato, milioni di morti innocenti e Iraq consegnato al disordine per decenni) che le armi chimiche non c'erano affatto, e che chi ci aveva mentito (anziché essere almeno imprigionato se non impiccato a sua volta) fa magari la bella vita come conferenziere come Tony Blair. E invece c'è: la notizia dei bimbi gasati è rimbalzata su tutti i media, ovviamente social compresi, e molti hanno abboccato alla vulgata imposta dal mainstream sdegnandosi contro il cattivone di turno. Non ho fatto in tempo a scriverlo sul blog, per cui dovete fidarvi sulla parola, ma io invece ho subito pensato e detto che mi ricordava il caso iracheno, e la cosa era montata ad arte per spingere l'opinione pubblica ad appoggiare un attacco militare in Siria. Troppo facile: la mattina dopo ecco i missili di Trump, che pure aveva giurato di voler cambiare linea rispetto al suo sanguinario predecessore, a rischiare di farci precipitare ancora di più in una vera e propria Terza Guerra Mondiale dichiarata (quella strisciante continua dal 1991, e non sono io a dirlo), visto l'alleanza di Assad con Putin.
Se non che, menomale, col passare delle ore e il diradarsi della nebbia mediatica senza che il conflitto russo/americano deflagri, si va affermando come più probabile una diversa versione dei fatti. Io la butto li, poi fate voi se vi quadra o meno:
  1. c'è una guerra in Siria dove i cattivi li hanno armati e finanziati americani e sauditi, prima tentando persino di farli passare per buoni, poi fallito questo tentativo (perché la bufala delle rivoluzioni colorate ormai è conclamata anche agli occhi del più coglione dei piddini) ammettendo che sono terroristi e fingendo di combatterli senza interrompere però il supporto nascosto;
  2. i cattivi hanno le armi chimiche, e purtroppo se cerchi di attaccare le loro roccaforti può capitare che colpisci uno dei loro depositi, facendo delle vittime (ma moltissime di meno di quante sarebbero state se l'attacco fosse stato davvero quello che ci hanno raccontato, con bombe chimiche dal cielo);
  3. in America la lobby della guerra è ancora fortissima, nonostante miracolosamente abbia subito una clamorosa sconfitta alle recenti presidenziali, e tenta e tenterà in ogni modo di costringere Trump a proseguire la disastrosa politica dei suoi predecessori;
  4. Trump, per quanto insopportabilmente antipatico e truzzo sia, è molto meno stupido di quanto si pensi, e finge di abboccare annunciando e subito dopo attuando una rappresaglia, ma non prima di aver avvisato il "suo amico" Putin e di conseguenza Assad - infatti, l'esito dell'operazione USA è di molto inferiore a quanto sarebbe lecito attendersi dalla portata dell'attacco missilistico dichiarato;
  5. ecco perché i falchi sono stati (almeno momentaneamente) gabbati e la guerra con la Russia non è divampata - si può tornare alla narrazione corrente, riprendano pure gli attentati ricorrenti con cui si è deciso di alimentare la strategia della tensione.
Magari sarò smentito dai fatti; per ora, per restare a Clooney, good night and good luck.

sabato 8 novembre 2025

SPIRAGLI?

Riconoscere a Trump di stare spaiando lo scenario geopolitico internazionale rendendo possibile l'apertura di spiragli in questioni che sembravano chiuse, non significa né essere trumpiani né tantomeno perdere il diritto di criticarne le iniziative. Ad esempio, quelle pessime in Nicaragua, che pure a guardar bene indirettamente danno ragione a Putin, della serie "a ciascuno il suo giardino di casa". Detta in piano, siamo perfettamente liberi di criticare Trump per il Nicaragua, anche se pensiamo che purtroppo sia uno dei pochi ad inquadrare correttamente la questione Ucraina (magari per comodo, ma va bene lo stesso).

Lo dice meglio Agamben in questo post del 2024, io siccome so che siete pigri tento qui un riassunto:

  • l'Ucraina è indipendente solo dal 1990, prima era solo una provincia dell'impero russo prima e uno Stato dell'URSS dopo, entità all'interno delle quali era indifferente quali fossero i confini, tanto che non si contano letterati e intellettuali che si consideravano russi e tali venivano e vengono considerati, nati in Ucraina;
  • se la sua indipendenza fosse maturata da un processo meno traumatico del crollo sovietico, ricordiamo pilotato da occidente con la complicità prezzolata di Eltsin e soci, dai suoi confini sarebbero rimaste fuori le regioni in ballo nel conflitto odierno;
  • queste ultime sono state oggetto di attacchi e discriminazioni da quando un colpo di Stato ha rovesciato il legittimo governo filorusso, nel 2014: chi lo dimentica e parla di aggressione russa del 2022 commette un grave errore che impedisce la ricerca di una pace;
  • quest'ultima quindi comporta la cessione alla Russia delle regioni che chiede per fermare la guerra (una guerra peraltro appositamente non distruttiva come potrebbe essere eccome, basta confrontare con Gaza per capire) chi non lo comprende è lui l'ostacolo alla pace.

Ora, finché queste cose dimostra di capirle solo Trump, è un problema in più per l'Europa. Per questa ragione, la notizia di oggi, che mi ha indotto a titolare questo post come ho fatto, è particolarmente rincuorante. Pare stia emergendo, infatti, un centro di aggregazione in seno all'Europa "altro" rispetto all'ortodossia che ci porta all'Eurosuicidio: Cechia, Slovacchia e Ungheria hanno infatti costituito un "blocco scettico" rispetto alle tre tematiche portanti: la questione Ucraina, appunto, le politiche "green" e la sovranità dei singoli Stati dell'Unione. Leggete qui: si dovesse allargare, sarebbe forse l'alba di una nuova era. Se lo spiraglio si chiude, invece, è di nuovo buio fitto, e poveri noi.

venerdì 6 novembre 2020

LUI È PEGGIO DI TRUMP

Mentre scrivo ancora non si è completato lo spoglio delle schede, e nel complicatissimo meccanismo elettorale delle presidenziali USA basta poco per sovvertire tutto, al netto di eventuali battaglie legali successive, già peraltro preannunciate dal presidente uscente. Tra le altre cose, il congegno può assegnare la vittoria anche a chi è complessivamente meno votato, come fu il caso di Bush junior (per giunta con l'apporto decisivo dei brogli nello Stato governato da suo fratello) contro Gore, e prevede il brogliabilissimo voto postale, con tanto di questione se i voti pervenuti fuori tempo massimo ma inviati in tempo siano validi o meno. Questo, in soldoni, perché diversamente da altre volte non vi hanno ancora detto chi ha vinto (anche se certa stampa sta dicendo che vince Biden da mesi, da noi evidentemente per inveterata abitudine a tentare di influenzare l'elettorato, permanente anche quando come in questo caso non ha senso).

Ve ne parlo non tanto perché me ne importi tanto, o ne abbia in qualche modo titolo: mica sono americano, io. Anche se, come ho già detto, la promessa di scardinare il castello di propaganda chiamato covid19, con tanto di premessa di aver tolto il sostegno finanziario all'ineffabile OMS, un filino appetitosa è. Quanto per parlare una volta tanto d'altro, che non sia questa maledetta presunta pandemia, senza ricorrere a una delle mie recensioni musicali che le statistiche mi dicono vi interessano poco.

Ma perché mai allora uno di sinistra, Covid a parte, deve (doveva?) tifare Trump? Beh non esageriamo, diciamo tifare contro Biden, che ci capiamo meglio... E' semplice: per un vecchio adagio, che recita che è meglio un nemico sincero che un amico falso. Che poi è la ragione per cui era meglio Berlusconi del PD (e spiace essersene accorti dopo anni a saltare nelle piazze per non essere lui), è meglio un razzista proletario di periferia che vota Salvini di un progressista accogliente col culo degli altri perché ha la casa in centro, sarebbe stato meglio un Grillo che puntava dichiaratamente a conquistare e mantenere il governo a qualunque costo (anche a quello di tradire praticamente tutte le promesse, no Euro e no vax in testa) che quello che è passato da acerrimo nemico dei traditori del Paese a loro salvatore e complice nel tenere il popolo fermo mentre se lo inchiappettano. Insomma, meglio un macho violento e un po' buzzurro che tenta di toccare il culo a tua moglie, che il tuo migliore amico che mentre recita questa parte con te a lei la corteggia fino a diventare il suo amante. Trump quello è, uno che è chiaro come il sole quali interessi rappresenta, e se c'è una cosa che gli si può rimproverare nella gestione della pandemia è che è il suo partito il principale (ma non esclusivo, comunque) responsabile del fatto che negli USA in pratica si cura solo chi ha i soldi o le polizze che è lo stesso. I democratici, invece, sotto il velo liberal hanno negli ultimi decenni: liquidato la separazione tra banche d'affari e istituti di risparmio (Clinton) che in pratica è alla base della finanziarizzazione dell'economia e in ultima analisi della crisi economica mondiale che ci stringe dal 2008, promosso la guerra col premio Nobel della pace in tasca (Obama) continuando ad alimentare tutti i focolai mondiali ereditati ed aprendone di nuovi, instradato il futuro di tutti noi verso la fase finale della globalizzazione (tutti, compreso i loro sostenitori col culo sulle multinazionali, e compreso il fantoccio che proclameranno Presidente presto) che prevede un uno per cento di ricconi e un novantanove alla canna del gas, senza avere scrupoli riguardo ai mezzi (e mi fermo qui, sennò riparlo di Covid).

Insomma, quello che ci aspetta negli anni a venire non è comunque un granché. Ma con Biden e chi ne tira le fila a capo dell'impero sarà molto peggio. E per capire che non è una mia boutade leggetevi questo pezzo del filosofo Ercolani su Il fatto quotidiano. E poi se ancora non avete capito il "perché mai" del capoverso precedente, affari vostri.

domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

sabato 15 marzo 2025

URSULA E SERRA VANNO ALLA GUERRA

Ach! Certen che dopo anni che non si poteva assolutamenten
parlaren di eurobond, sentire di 800 miliarden di spese
militaren
da keuelli che piuttosten che aprire nuovi ospedalen
dikiaravano zone rossen a più non posso, ci vuole proprien
la faccia come il kulen di Ursula Vondertruppen...
A chi è cresciuto col diario di Sturmtruppen non sembra vero, risentire parlare di guerra in Europa: ci sembrava che la dissacrazione satirica fosse la pietra tombale di ogni bellicismo, più efficacemente di ogni levata di scudi moralista e benintenzionata. Ma ci avevano avvisati Arbore e Frassica: con Quelli della notte e soprattutto con Indietro tutta sembrava avessero reso impossibile fare televisione-spazzatura, e invece non solo si è continuato a farla, ma molto peggio di prima.

Eppure, a seguire l'informazione mainstream, la parola d'ordine è adesso imbracciare il moschetto e ubbidir tacendo, pronunciata con estrema disinvoltura non dico dai capibastone della UE, che si sa il Potere ha di serie l'automantenimento oltre ogni limite, ma anche dai tanti commentatori che di fronte alle continue e reiterate prove dell'ademocraticità e illiberalità dell'Europa si trinceravano dietro il "però ha dato settant'anni di pace a popoli che per secoli non avevano fatto altro che combattersi". E ora, siccome i Nostri Sacri Valori sarebbero sotto l'attacco del Nemico Esterno, si prodigano in appelli alle armi, come se questa scusa non fosse storicamente la più usata della Storia, e come se loro non lo sapessero.

Tra essi, si distingue per attivismo uno che da giovane avrebbe smerdato il se stesso anziano di oggi. Michele Serra, infatti, per la mia generazione era il capitano di un manipolo di combattenti si, ma della satira contro il Potere, e va bene che nella vita è normale essere incendiari a vent'anni ma pompieri a cinquanta, ma lui esagera, e non è la prima volta, trasformandosi nel megafono del Potere nel convocare una manifestazione di sostegno all'interventismo europeo in Ucraina, mascherato come "difesa della Democrazia". Cioè, sarebbe democrazia salire al potere dopo un golpe e iniziare ad angariare e massacrare una parte dei tuoi sudditi perché di altra etnia e lingua? E sarebbe democrazia essere nominati da un direttorio anziché eletti dai cittadini, e da li imporre a piacimento politiche restrittive sulle spese sanitarie o sociali (a cittadini che magari nel loro Paese avevano pure eletto un governo che facesse l'opposto) e politiche espansive sulle spese militari? E quand'anche sei così ottuso a risponderti di si, che Zelenskij e i vertici UE sono democratici punto e basta mentre il Nemico per definizione non lo è, sarebbe democratico andare a imporre la democrazia con le armi? Ai tempi di Cuore, se non ricordo male, l'esportazione della democrazia era un bersaglio... Ah già, ma quelli erano gli Ammericani, oggi la carta si potrebbe rigiocare se lo facesse Trump, che disgraziatamente sta cercando invece (eh si, a modo suo e per gli interessi suoi, si capisce, ma anche sticazzi) di imporre la pace.

Volendo cercare il lato buono della faccenda, è nel fatto che (oserei dire, finalmente: per la cosiddetta pandemia non era capitato...) la presa di posizione di Serra & co. è talmente di destra (e si: come molte altre del centrosinistra, specie in campo economico, ma evidentemente in modo più lampante) che sta spaccando la sinistra. A iniziare dal PD stesso e a finire nelle piazze: fioriscono levate di scudi (qui Peacelink, Sbilanciamoci, Leonardo), e per oggi 15 marzo stesso è prevista anche una contromanifestazione (di Potere al popolo, con molti aderenti), e non che si possa oramai più dare peso politico alle iniziative di piazza, ma insomma se quella pro-UE si rivelasse un flop non sarebbe male, quindi ben venga qualsiasi cosa che gli tolga il terreno da sotto.

In cronaca c'è questo, alla Storia invece passerà cosa succede da ora in poi. Putin non è un fesso e sa che una tregua senza garanzie di pace duratura a valle di un ridisegno dei confini ucraini (arbitrariamente tracciati in seno all'URSS, non dimentichiamolo mai) che rispetti le etnie residenti si tradurrebbe solo in una perdita di tempo a favorire le iniziative di riarmo occidentali, ma nemmeno Trump lo è e capisce da solo che a Putin bisogna offrire quello che gli spetta altrimenti niente pace (e si, niente terre rare) ed è in questa ottica che bisogna leggere le strigliate e gli avvertimenti all'attorucolo ucraino. Quindi lo scenario più probabile è ancora che la pace venga fatta (lo spiraglio c'è, eccome, anche nella storia della diplomazia), l'Ucraina ridimensionata e tenuta fuori da Nato e UE, e il riarmo europeo resti li da un lato a dimostrare che gli Eurobond allora si possono fare cavolo, e dall'altro a consentire agli autocrati finanzieri di rimetterci sotto torchio per ripianare il deficit stavolta da spese militari chiudendo la fase fintamente espansiva del PNRR. Ma se invece si avverasse lo scenario meno probabile, che cioè la UE riesca in qualche modo ad attuare il suo piano controproducente, a riarmarsi in fretta, a sabotare gli accordi di pace, e ad avviare una escalation, mi piacerebbe vedere Michelino e gli altri della sua piazza mandati al fronte a combattere per la democrazia, ma temo invece che per limiti di età ci vedremo i nostri figli. E figlie, sia mai una discriminazione di genere. Quattro gatti che prima hanno fatto in modo che ci costasse un occhio della testa crescerli, e poi ce li fanno far fuori manco fossero carne da cannone come i figli dei nostri trisavoli (che però erano tipo otto a coppia, tirati su con un solo stipendio quando andava bene, e pazienza se ne morivano un paio).

Ed ora un po' di link di approfondimento, che ci servono (ma stanno qui solo perché non sono riuscito a inserirli nel filo del discorso del testo: vi invito invece a seguire anche quelli inseriti nel testo, che sono la stessa cosa):

sabato 11 marzo 2017

NON GUARDARE IL MURO

Che c'entra Wolverine? Lo capirete solo leggendo...
La mente umana ha la straordinaria capacità di adeguare il comportamento complessivo del corpo a ciò che si era immaginato, o perlomeno di provarci con una intensità talmente superiore a ogni logica che non riusciamo neanche a figurarcela, in un pensiero razionale. Su questo assunto si fonda un'intera branca "scientifica", la PNL (programmazione neuro-linguistica), che deve il suo successo alla sua enorme utilità pratica in diverse attività umane. Ad esempio nelle diete (se vuoi dimagrire attacca una tua foto da magro sullo sportello del frigo) o nello sport (se vuoi mettere dentro quella palla immaginati mentre lo fai - e avete mai visto i gesti dei tuffatori mentre si concentrano?). La cosa diventa più complessa negli sport di squadra, e in generale nella società in proporzione alla grandezza di scala e alla complessità dell'obiettivo, perché c'è da allineare più visioni, e da impedire che gli immancabili disallineamenti siano troppo di ostacolo: a questo serve quello che in gergo si dice "un buon manico", allenatore o leader politico che si voglia, è questo che si intende con l'espressione "fare spogliatoio", è questo che spiega i successi clamorosi di collettivi privi di individualità eccelse e poco accreditati alla vigilia, e all'opposto i fallimenti di squadre piene di campioni e favorite dal pronostico.
E' qui che voglio andare a parare: un Paese, come ogni collettività, quando "fa la storia", quando si rialza dal baratro, è perché in qualche modo è riuscito, aiutato da leader capaci a camminare sul filo del rasoio (ché dall'altra parte ci sta sempre l'avventurismo, il porsi obiettivi non realizzabili e quindi destinarsi fin dall'inizio al fallimento), in questa alchimia. Ad esempio, l'Italia del secondo dopoguerra. Si, certo, con l'aiuto esterno dei soldi americani, ma sarebbe stato vano senza questo fattore. Ma per farlo meglio esco dalla metafora di squadra e torno a quella individuale. Sapete guidare?
Si? Sicuri? Si, ho capito che avete preso la patente, ma quello non conta niente, la patente si compra - no, non sto parlando di corruzione: uno va alla scuola guida, paga, e gliela danno. Una volta non era così, a scuola guida ci andavano gli incapaci, e ci restavano a lungo, fino a che non imparavano a sufficienza, chi sapeva guidare faceva l'esame da esterno e la prendeva al primo colpo. Si, perché allora si imparava da adolescenti, con la macchina del cugino o dell'amico più grandi, in strade extraurbane piene di curve e di pendenze, strade magari sterrate o magari innevate, con auto difficilissime da tenere in strada, senza servosterzo e spesso senza neanche "marce sincronizzate". Ma si imparava roba che oggi non serve più: autovelox tutor e compagnia bella, ormai lo abbiamo capito, non erano solo le misure di sicurezza indispensabili date le scelte di motorizzazione generalizzata e indiscriminata (che basterebbe capovolgere per quasi azzerare in un colpo solo incidenti traffico inquinamento eccetera), no, erano la testa di ponte per il vero obiettivo, ridurre al minimo il diritto alla mobilità individuale attraverso i veicoli a guida autonoma. C'è un elemento dall'atrocità insostenibile nell'ultimo film di Wolverine, in questi giorni al cinema. E non sono i millanta mortiammazzati per sventramento: il film è bellissimo, nessuna violenza è gratuita, tutto ha senso letterario. Sono i TIR a guida autonoma. Arriveranno, amici, come sono arrivati i droni. Il film è ambientato tra dodici anni, spero si sbagli di un paio di decenni, così sono sicuro che non sarà un problema mio, dover camminare su strade fidandomi dell'efficienza dei sistemi elettronici e della buona fede di chi li governa.
Torniamo alla metafora che avevo intenzione di sottoporvi. Se andate a un corso di guida veloce, quando dovrete imparare ad affrontare una curva in sicurezza, vi diranno certo di ridurre la velocità prima della curva a quella necessaria (non di più, ma neanche molto di meno che può essere altrettanto pericoloso), ma soprattutto vi diranno che, mentre le mani e i piedi eseguono le istruzioni impartite nella sequenza giusta, gli occhi devono guardare il punto dove volete mettere il muso della macchina. Se affrontate un tornante al cui esterno c'è un muro, e voi guardate il muro, con ogni probabilità andrete addosso al muro. Ovviamente, è lo stesso se c'è un burrone. Ora potete rileggere l'incipit. Fatto? andiamo avanti...
Questa roba del muro mi è venuta in mente a proposito della copertura ossessiva dei media verso appunto il muro che Trump ha promesso ai propri elettori di costruire al confine col Messico, promessa che pare voglia mantenere. A parte che un politico che mantiene le promesse elettorali sarebbe si una notizia, pare che le barriere alle frontiere in genere, e a quella in particolare, non siano una esclusiva del tycoon col parrucchino, ad esempio pare che anche il fintonero-inrealtàsolomoltoabbronzato in materia non abbia scherzato. Ma questo i media non ve lo dicono. Come non vi dicono che il predetto (ig)Nobel per la pace sia stato forse il presidente USA ad avere più fronti di guerra aperti contemporaneamente, molti dei quali da lui, che era stato eletto anche sulla base della promessa di chiudere quelli ereditati. Con ciò ovviamente non voglio dire che Trump sia il mio presidente ideale, ma il mio essere di sinistra non mi impedisce di capire che in questo momento storico, con questi guerrafondai nel campo sedicente progressista, se gli elettori pensano che chi può fare peggio non è lui (che infatti pare voler fermare il TTIP e dare una frenata all'imperialismo obamiano, e a proposito di muri forse è da studiare anche la sua posizione sulla questione ebraica) magari non sbaglia.
Questo stesso paradigma si può applicare a una serie enorme di narrazioni della realtà, costruite per soppiantare nelle menti di chi le ascolta (magari distrattamente che è meglio) la realtà oggettiva, o per meglio dire, siccome quest'ultima non esiste, la realtà soggettiva che ciascuno di loro ricaverebbe dalla propria esperienza. Insomma, vi mostrano il muro così non guardate la vostra strada. Ve lo mostrano così vi ci andate a spiaccicare. Il che significa che se li ascoltate non avete scampo. Non dico che non dovete più sintonizzarvi sul TG, magari vi interessa la cronaca nera o quella sportiva (ma occhio anche li), dico di girare canale, o distrarsi, quando inizia la cronaca politica, interna o internazionale che sia. Raccontano solo balle, anche quando c'è una parte di verità, anzi specie quando c'è.
Ad esempio. Vi raccontano di continuo gli errori e le piccole magagne della Raggi o dei grillini in genere, e in parallelo ancora più dettagliatamente le finte diatribe interne e attorno al PD? Quello è il muro. Qual'è la vostra strada? Portare fuori il Paese dalla trappola monetarista che lo ha consegnato mani e piedi alla deindustrializzazione e alla deflazione (una guerra senza armi, con tanto di collaborazionisti, e che non cenna di smettere)? C'è qualcun altro all'orizzonte che può arrivare al governo e farlo, oltre al movimento 5 stelle? no? la strada è portarli dal 30 al 40 per cento, non è impossibile. Facciamo squadra e portiamoceli. Anche se ci piace e ci somiglia di più l'ennesimo partitello di sinistra appena creato. Anche se ci piacerebbe ringiovanisse Berlusconi e si schiodasse dal 12%. Fine dell'esempio, altri li metto tra un po'.
Non vi fate fregare, in questo momento storico serve portare al governo chi chiuda per sempre il troppo lungo capitolo del "vincolo esterno", la teoria per cui noi italiani non essendo capaci di un comportamento virtuoso abbiamo bisogno di esservici costretti dal di fuori, senza la quale tutta la costruzione logica alla radice dell'Euro cade come un castello di carte. Dobbiamo recuperare la piena sovranità economica e monetaria, di modo da poterla orientare verso la piena occupazione, il pieno sostentamento di tutti i cittadini, il recupero del territorio (non certo a buttare i soldi in mostri del genere, insomma) e del patrimonio abitativo, anche tramite un piano energetico alternativo. E siamo perfettamente in grado di esprimere una nuova classe politica che possa gestire questa recuperata sovranità in modo non clientelare, non corrivo alla malavita e al malaffare, quindi efficiente. Ci siamo quasi. Non lasciatevi distrarre.
Ed ora gli approfondimenti e gli esempi promessi:
  • Alleva, ovvero un giuslavorista che vi spiega perché e percome il jobs act è la peggior legge italiana degli ultimi 50 anni, altro che le cazzate che vi raccontavano al tg, e Michele, ovvero uno che con le parole e purtroppo coi fatti ve lo ha fatto capire ancora meglio;
  • Martinez, ovvero lo stesso tema del lavoro che sparisce, buttato in (amarissima) satira;
  • Corlazzoli, ovvero i prevedibili retroscena della genialata sull'alternanza scuola/lavoro, li possino cecalli;
  • Viale, ovvero una firma del Manifesto che vi spiega la questione taxi/Uber un po' meglio di come ve la raccontano i media ("i fascisti retrogradi non a caso sostenuti dai populisti grillini contro la modernità a favore degli utenti");
  • Brusini, ovvero cosa si nasconde dietro quelle che vi presentano come meravigliose innovazioni che quasi reintroducono la pensione di anzianità: un lavorìo neanche troppo nascosto verso la privatizzazione di quello che resta del welfare, per giunta a favore dei soliti amici degli amici;
  • Grazzini, ovvero adesso persino nella famiglia di Repubblica si comincia a fare largo l'ipotesi che uscire dall'Euro non solo si può, ma non sarebbe nemmeno sta gran tragedia che vi racconta la televisione;
  • il SIRE, ovvero qualcosa si può fare anche senza uscire dall'Euro, pensate un po' (e quelli di Monetapositiva sanno anche spiegarvi come e perchè);
  • Zerohedge, ovvero come e perché dopo Trump ci siamo ridotti a dover fare il tifo perché anche in Francia vinca una fascistona: con la LePen sarebbe la fine dell'Euro, e non sarebbe mai abbastanza presto.

lunedì 7 novembre 2016

LA PADELLA E LA BRACE

In otto stagioni di blogging, ne ho prese di cantonate!... Una delle peggiori, torna d'attualità in questi giorni che si vota per il prossimo Imperatore: l'ho fatto meno di altri, ma l'ho fatto, esultare per il primo presidente USA nero per poi scoprire che era solo un bianco molto abbronzato (si, aveva ragione Silvio, ma non nel senso che intendeva lui...).
Per questa ragione, siccome mia nonna diceva "'na vota si futti 'a vecchia", stavolta non ci casco: la favoletta del primo presidente USA donna se la beva chi vuole, intanto perché quella è donna meno di me (e giuro che sono etero, almeno mi pare...), e poi perché la parabola di Obama ha dimostrato una volta di più che gli aspetti esteriori sono sempre i più illusori. Partito con proclami di pace tali da meritargli un Nobel "sulla parola", infatti, Barack si è rivelato guerrafondaio peggiore dei Bush, perfetto continuatore della strategia neocon di destabilizzazione politica a scopo di controllo delle aree del pianeta cruciali dal punto di vista energetico, a costo di avvalersi della collaborazione esterna dei terroristi più efferati e di minacciare in vari modi più o meno diretti la tranquillità e il modello di vita dei cosiddetti alleati europei. Una strategia folle e crudele, che ha brutalmente strappato dopo l'Iraq la Libia al novero delle nazioni che garantivano un certo livello di laicità e benessere ai propri popoli, rivolgendo quindi le proprie attenzioni alla Siria, non senza farsi aiutare dalla falsa coscienza indotta dal mainstream a cominciare dalle "primavere arabe" il tutto non può non spingere chi ragiona con la sua testa alla rivalutazione sul piano internazionale della Russia e del suo capo Putin, uno che, per quanto discutibile possa essere il suo passato, a confronto dei suoi omologhi occidentali rischia di sembrare un gigante e un simbolo di onestà e dedizione agli interessi del proprio popolo, pensate un po' (e infatti Renzi ci manda i soldati al confine, in cambio di un endorsement sul si al referendum).
Tutto ciò ha radici antiche, come ben sa chi ricorda bene la vicenda di Enrico Mattei, e come si scopre se si scava persino alle radici dell'unità d'Italia. E rischia di perpetuarsi se alla Casa Bianca ci va la naturale continuatrice della suddetta strategia, colei che l'ha ispirata negli anni di segretariato di Stato, ma già prima appresso al maritino giocherellone, che tra una stagista e l'altra ha fatto approvare la legge che, sapevàtelo, annullando la separazione tra banche d'affari e banche di credito ha precipitato il mondo nella crisi da cui non esce da nove anni. Ebbene, Donald Trump è un personaggio grottesco e a tratti impresentabile, e probabilmente perderà le elezioni proprio per l'eccessivo svantaggio che ha nei confronti della rivale nel bacino dei fissati con il politically correct. Ma come Berlusconi, per quanto l'ho odiato e criticato, era meglio di Renzi tanto quanto un nemico riconoscibile è meglio di un amico fasullo, così è meglio augurarsi che sfatando i pronostici vinca il sincero cafone e non la vipera falsa progressista. Se non altro, con quest'ultima è certo che la terza guerra mondiale strisciante, iniziata da Bush padre e proseguita da suo marito poi da Bush figlio e infine dal finto negro, continuerà e anzi conoscerà escalation dalle implicazioni tragicamente imprevedibili, laddove il miliardario cialtrone sembra (e probabilmente è) più propenso a mettersi d'accordo con russi e cinesi e accontentarsi, di fronte all'inarrestabile declino dell'impero globale, di guidare un impero d'Occidente che cerchi di convivere con quelli d'Oriente, piuttosto che trascinare il mondo alla rovina nel tentativo (peraltro vano, come la Storia insegna) di mantenere il dominio assoluto, cosa che di certo farà la Clinton.
Se non basta, Trump ha già dichiarato che ripristinerà il Glass-Steagal Act, cioè la legge bancaria abrogata da Bill Clinton, forse perché i capitalisti sono tutti parassiti, si, ma alcuni tra loro si rendono conto che se uccidono l'animale che sfruttano muoiono anche loro.

domenica 11 gennaio 2026

UN IRANDIDDIO

Come con Internet abbiamo perso la capacità di documentarci in biblioteca o emeroteca, così con l'AI perderemo la capacità di spulciare Internet alla ricerca non dico della verità, che quella non esiste e comunque non è mai in chi ti dice di possederla, ma almeno di narrazioni dissonanti, agli estremi della curva gaussiana, dal coro dominante e dalla prima risposta dei motori a trazione AI.

Pasbas, essendo ancora più anziano di me, si esercita invece ancora nell'esercizio della propria pazienza e delle proprie residue facoltà intellettive per cercare spiegazioni e letture che non sentirete al TG o nei programmi di sedicente approfondimento televisivo. E siccome questa è la ragione sociale primigenia di questo blog, lo ringraziamo e pubblichiamo una serie di spigolature a proposito dell'IRAN.

Io sull'argomento continuo a pensarla come qualche anno fa (chi vuole legga qua), e resto sempre in attesa che il mio vecchio amico iraniano, che so che mi segue, si decida a mettere nero su bianco la sua visione e i suoi ricordi, che sarebbero di prima mano quindi ancora più preziosi per me e per voi se credete.

Intanto leggiamoci da Pasquale quello che ci racconta sull'ennesima declinazione del teorema per cui democrazia è quando vince chi piace a noi, a pochi giorni dall'ennesima meno una.


Secondo il NY Times gli USA si preparano ad un attacco a breve contro l'Iran; la giustificazione è sempre la stessa, il popolo chiede democrazia e noi gliela portiamo. Tra le opzioni c'è quella di non colpire obiettivi militari ma piuttosto i luoghi simbolo del potere civile. Colloqui Netanyahu/Rubio per coordinare l'attacco mentre Trump sottolinea i successi degli attacchi della scorsa estate. Le manifestazioni di protesta sono esplode improvvisamente in tutto il Paese a causa della forte inflazione e dell'aumento dei prezzi, il governo di Teheran cerca di reprimere le proteste. Le organizzazioni umanitarie parlano già di decine di morti, Iran International riporta che le forze di sicurezza usano proiettili veri contro la folla. Da filmati usciti clandestinamente dall'Iran si vedono sacchi contenenti cadaveri, fonti non ufficiali stimano che il numero delle vittime sia di duemila circa, ma è impossibile confermare i dati a causa del completo blackout di Internet. Khamenei afferma che il governo manterrà la sua linea di fermezza nei confronti di queste proteste. Alla domanda "cosa faranno ora gli USA", in conferenza stampa Trump ha risposto che in Iran i manifestanti hanno conquistato diverse città e che se proseguirà la repressione governativa e verranno uccisi dei civili gli usa non invaderanno l'Iran ma colpiranno pesantemente e dove fa più male. Gli ufficiali usa dicono che verranno severamente colpiti gli apparati della sicurezza, ma alcuni considerano che un attacco all'Iran potrebbe rivelarsi un boomerang facendo tornare il consenso nei confronti del governo. [Fonte Time of India]

L'Iran ha avvisato di controattacchi contro i sionisti e le basi USA se dovesse esserci un attacco a Teheran. Sono stati arrestati circa 200 manifestanti nelle ultime ore; durante i disordini in molte città sono stati incendiati edifici pubblici, il procuratore generale dice chi è coinvolto nei disordini sarà condannato a morte. Le linee telefoniche e Internet sono state messe fuori servizio. Secondo Tahid Asadi (inviato da Teheran di Al Jazeera) il capo della polizia ha dichiarato che il livello dello scontro si è intensificato e che il governo ha tracciato una linea rossa tra chi protesta e chi è da considerare un rivoltoso, secondo Khamenei un sabotatore. Il portavoce del parlamento Muhammad Ber Kalib ha dichiarato che le proteste sono giustificate vista la grave crisi economica e che gli iraniani hanno diritto di protesta. Parole di fuoco invece contro USA e sionisti. [Fonte Al Jazeera].

La verità su cosa accade realmente è venuta fuori da Pompeo, ex capo della CIA, che ha dichiarato “Buon anno nuovo ad ogni iraniano nelle strade. E anche ad ogni agente del Mossad che gli passeggia accanto.“ La cosa ha radici antiche, nell'alleanza dello shah con gli USA che faceva di lui il leader della nazione più potente della regione. Il suo servizio segreto Savak, formato e addestrato dai famigerati Mossad e CIA, aveva il compito di azzerare la dissidenza. In cambio veniva consentito il libero accesso alle aree petrolifere a assicurato il controllo poliziesco sull'intera regione. Nel 1964 però la Capitolation Law (imposta dagli USA) innescò la rabbia popolare: garantiva agli statunitensi in Iran la piena immunità giudiziaria. Questo generò il forte sentimento anti-USA che ancora è presente nella maggioranza degli iraniani. [Fonte prof Marandi, Università di Teheran]

Ayatollah Khamenei accusa gli usa di soffiare sul fuoco della rivolta interna e che le proteste sono orchestrate da interessi esterni al Paese. Accusa i rivoltosi di distruggere il proprio paese per fare felice il presidente di un altro stato. I media iraniani hanno riportato l'arresto di 200 uomini accusati di terrorismo e di essere tra gli organizzatori della rivolta. Sono stati trovati in possesso di armi di vario genere; a seguito di questo la violenza delle proteste di sarebbe attenuata. Khamenei ha ordinato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie il massimo stato di allerta. In un'intervista al Telegraph un ufficiale iraniano ha detto che lo stato di allerta è superiore a quello dichiarato durante l'attacco sionista. La fiducia di Khamenei è nelle forze speciali in quanto la loro fedeltà è stata sempre assoluta, mentre altre forze di sicurezza si sono fratturate al loro interno. Secondo un funzionario iraniano Khamenei ha messo il suo futuro nelle mani di IRGC in quanto coinvolti in molti organi del sistema e costituiscono il vero pilastro leale dello stato. Inoltre le città sotterranee dei missili sono state attivate, l'Iran è pronto a fronteggiare le minacce interne come quelle esterne. Le voci di una resa del leader in caso di peggioramento della situazione sono da considerare false: la ritirata non è considerata un'opzione

domenica 13 aprile 2025

SE NO, SON DAZI

I miei 30elode in economia politica e internazionale li ho presi quando si studiavano liberamente tutte, le teorie economiche, cioè prima che l'ultraliberismo finanziario multinazionale imponesse il monopensiero monetarista al punto da far silenziare temo anche all'università ma son certo nel mainstream l'esistenza di alternative alle ricette presentate come "naturali" e "scientifiche" senza contraddittorio. Dai miei studi è passato tanto tempo che ho poco di che vantarmi, avrò dimenticato quasi tutte le formule e i dettagli, ma ricordo abbastanza bene che, ad esempio, tra l'apertura incontrollata di tutte le frontiere e un mirato protezionismo la partita del calcolo costi/benefici era aperta, e andava giocata di volta in volta con piglio empirico da ciascun governo e magari col consenso dei propri cittadini.

Perciò quando ascolto (basta accendere la TV, ce n'è in qualsiasi programma) i commenti irridenti al personaggio Trump, che magari se li merita tutti, mi viene lo schifo. Perché nessuno ricorda che sta li perché è stato più che regolarmente eletto e tenta di fare le cose per cui è stato eletto, ha un mandato e lo rispetta, tra le goffaggini sue naturali e gli stop&go che a volte la politica richiede. Chi avesse davvero a cuore la democrazia, parola che riempie la bocca ma troppo spesso senza senso, dovrebbe sapere che la cosa peggiore che possa fare Trump è più legittima della cosa migliore che possa fare la VonDerLeyen: più esplicita non la riesco a dire.

Ma torniamo nel merito. Non sappiamo ancora come le mosse trumpiane si posizionino nel continuum tra boutade estemporanea irrealizzabile e infatti subito rientrata e inizio della fine della globalizzazione ultraliberista, ma anche nella peggiore delle ipotesi sono da salutare come una boccata di aria fresca nello stagno putrido della politica economica internazionale, un segnale che forse un altro mondo è possibile, che non è vero che quello che ci stanno preparando è ineluttabile, c'è ancora un posto nel mondo dove gli elettori possono mettere in condizione un vecchio rincoglionito a rimettere in discussione qualcosa. La globalizzazione può essere, fin dall'inizio, efficacemente descritta con la fisica dei sistemi: è l'accelerazione tecnologica che ha portato con curva iperbolica il mondo a essere un sistema unico, a cominciare dai trasporti per finire alle criptovalute con tutto il resto in mezzo, non ci si può fare molto. Ma questo, lungi dal rappresentare un argomento per l'abbattimento di ogni tipo di frontiera come se davvero il risultato fosse certamente utopico e non distopico come è sotto gli occhi di tutti (ma si sa, chi non vuole vedere non vede), è un motivo in più per propugnare una più attenta e mirata azione degli Stati nazionali a limitarne perlomeno gli effetti più deleteri. Ma questa forse va spiegata meglio.

In economia ci sono essenzialmente tre mercati: merci, capitale e lavoro. Fin dagli inizi della rivoluzione industriale e tecnologica, gli economisti classici ebbero modo di osservare che se tra due Paesi vengono unificati due di questi mercati, il terzo si unifica automaticamente. Precisamente, mi pare fosse un certo Ricardo. Ma fu un certo Marx a inserire questa teoria in un quadro teorico orientato dal punto di vista della gente comune, per non usare termini sputtanati ideologicamente. Diventato il mondo un sistema unico per quanto riguarda le merci, era chiaro che se si consentiva la stessa cosa ai capitali si doveva dare per scontato che sarebbe successa anche al lavoro, con le differenze di velocità e resistenze connesse per natura a ciascuno dei tre ambiti. Gli economisti classici sostenevano che esiste sempre un punto di equilibrio automatico cui tende il sistema economico lasciato libero di agire secondo le sue logiche, peccato che questo punto possa essere tranquillamente al di sotto della sussistenza dei lavoratori, e averlo dimenticato costò al mondo l'entrata in auge dei nazifascismi e una guerra mondiale. Dopo la quale, fu solo l'interregno dei keynesiani che salvò il capitalismo da se stesso, propugnando l'intervento pubblico nell'economia: lo Stato doveva fare tutto quello che poteva per evitare che il mercato lasciato a se stesso portasse alla rovina i suoi cittadini. Il fatto che tra le cose che fecero gli Stati ce ne fossero molte di storte diede modo al liberismo di riprendere piede, col cosiddetto monetarismo (chiamato così perché l'unica leva che concedeva allo Stato era un moderato governo della quantità di moneta in circolazione), ma l'unificazione dei mercati finanziari figlia dei progressi tecnologici informatici completò la globalizzazione, rendendo solo questione di tempo l'unificazione mondiale del mercato del lavoro.

Ecco che Marx mentre veniva cacciato dalla porta (la caduta del blocco comunista fu una questione di soldi) rientrava dalla finestra: il mondo era un immenso "esercito industriale di riserva" che veniva usato per re-impoverire i popoli risarciti della guerra mondiale da trent'anni di keynesismo. Alla fine, si spostano le persone, e prima di loro si sposta la produzione. E intanto la retribuzione del fattore lavoro crolla. A chi tocca fermare questo scempio, o perlomeno tentare in qualche modo di limitarne gli effetti più deleteri, se non agli Stati democratici, quando gli elettori democraticamente eleggono qualcuno dandogli mandato perché lo faccia? Peccato che nel frattempo i padroni del vapore della globalizzazione finanziaria abbiano partorito il mostro chiamato Unione Europea, molto ben mascherato dall'ideologia finto pacifista/progressista, inducendo per tale via gli Stati a cedergli sempre più sovranità. Per cui se noi oggi (è già successo più volte, peraltro, da Berlusconi alla Meloni passando per Grillo) eleggiamo qualcuno per affidargli il compito di cui sopra, questo semplicemente non può. Gli americani (ma non solo loro, ad esempio leggete questa sui messicani), ancora, si. Che invidia...

venerdì 23 marzo 2018

OCCHI APERTI!

Vista l'età, credo proprio che prima che rendano obbligatorie le
auto a guida autonoma io se non ancora morto non guidi più da
tempo. Ma voi che farete a tempo e sarete costretti a farlo, mentre
la macchina va, tenete gli occhi aperti come se steste guidando...
Che poi questo vale per tutto: se avete un profilo Facebook, e lo
usate senza cautela e consapevolezza, di ciò che accade la colpa
è vostra, non di chi usa i dati acquisiti per cercare di manipolarvi.
Non c'è niente da fare, non so nemmeno se sarebbe sufficiente che davvero facessero il governo di scopo antisistema e che questo attuasse come primo passo lo spoil system più feroce nell'intero mainstream, intanto perché la Lega ha già dato prova abbondante in passato di essere in realtà contigua agli ambienti che dice di voler combattere (e si, lo so, è quello che rimprovera qualcuno anche ai cinquestelle, specie chi all'inizio ci flirtava perché magari sperava di avere con loro un ruolo di guida saggia che non gli hanno riconosciuto, ma almeno finora senza prove), e poi perché inizio a temere si tratti proprio di scarsa propensione al ragionamento, non volendo asserire nulla in merito proprio alla quantità di materia grigia, di chi tenta oggigiorno di campare di giornalismo (con rare eccezioni, ovviamente).
Malafede o meno, sono giorni che ci martellano (le palle) con un paio di narrazioni: la spia avvelenata in Inghilterra da Putin in persona, e i dati degli utenti di Facebook usati per manipolare la campagna elettorale a favore di Trump. Beninteso, i due non sono campioni né di democrazia né di simpatia, ma a furia di attacchi di stampa li stanno facendo risalire nelle classifiche di entrambe le cose, almeno ai miei occhi - che alle ultime elezioni si è visto, però, proprio isolati non sono...
Ora (si lo so che a voi che già che siete qui a leggere vuol dire che è inutile, ma immaginiamo tutti di poterci rivolgere ai citrulli che ancora credono ai telegiornali) mi domando e dico: premesso che la storia dell'umanità è piena di spie e controspie fatte fuori da tutti nessuno escluso, com'è che l'asserzione britannica della colpevolezza russa viene presentata pervasivamente come fosse un fatto pacificamente acclarato? Esattamente, peraltro, come nel recente passato in troppi altri casi in cui presto (ma non abbastanza presto, in genere intanto si era fatto in tempo a fare una guerra, deporre un governo legittimo, uccidere migliaia di innocenti e destabilizzare permanentemente aree fino ad allora stabili) si è visto non fossero che voci infondate e tendenziose? E va bene, lo fanno per malafede e/o stupidità, ma allora la domanda diventa: come cazzo è possibile che ci sia ancora UNA persona che crede a certe notizie?
Il paradigma si adatta perfettamente anche all'altra questione: qua non si tratta di credere o meno che sta Cambridge analitica abbia rubato i dati per conto di Trump, che Zuckemberg in questo sia parte lesa o protagonista di una distrazione ben retribuita, o che Facebook e simili siano uno strumento utile o un pericoloso coacervo di insidie. Si tratta di rispondere a una domanda logica semplice semplice: in che cazzo di modo (intendo uno serio, non grattate di unghie sui vetri come questa) è mai possibile che qualcuno avendone i dati induca a cambiare intenzione di voto a qualcun altro se non a un deficiente facilmente manipolabile comunque?
Ho chiuso i due ultimi paragrafi con due domande retoriche, perché si tratta di questioni in cui non ammetto neanche l'ipotesi che chi non sia un sub-umano possa rispondere diversamente. Ma i sub-umani esistono, sono tra noi e votano. E anche se pure tra loro oramai una buona fetta è senza lavoro e con altri problemi derivanti dalla crisi, nonché consapevole di chi e come la abbia creata e cavalcata, c'è ancora una fetta che si beve le minchiate, altrimenti i partiti che hanno fatto da sicari starebbero allo zero virgola e non ancora in doppia cifra (pur se sconfitti). E quindi? E quindi la lotta non finirà mai, bisogna togliere il velo alle narrazioni che tentano di imporre i padroni del vapore e mettersi in tasca delle versioni semplici delle verità che ci stanno dietro, da spendere al bar in ufficio negli spogliatoi della palestra o dovunque ci sia un amico da scuotere o un conoscente da mettere davanti a un pezzo di specchio per fargli vedere che boccalone è. E quindi:
  • se i social network possono manipolare le coscienze, lo fanno per soldi e in tutte le direzioni, quindi se parte una campagna in una sola direzione è solo per un obiettivo strumentale;
  • se ci sono morti sospette tra le spie, ci sono da sempre e da tutte le parti, quindi se parte una campagna contro qualcuno occorre andare a vedere se non sia proprio questo qualcuno quello scomodo ai boss che magari ci può aiutare a salvare la pelle o almeno indicare la strada;
ma anche:
  • se cominciano a dire che un tipo di motore inquina, magari quello stesso che fino a ieri era il più ecologico, andiamo a vedere a chi conviene metterlo fuori gioco e a chi magari spingere qualcos'altro, che magari fatti bene i conti non è mica detto che sia più ecologico dell'altro davvero, o più sicuro, e poi magari chiedersi se l'obiettivo finale non sia proprio toglierci tra tutte le altre libertà anche quella di andare dove ci pare quando ci pare (fateci caso: la fanno franca solo quelli coi soldi, che possono ancora cambiare macchina spesso, o meglio ancora farne proprio a meno, perché vivono nei centri storici e ci lavorano pure, se lavorano);
  • se oggi si dimostra che chi ha promosso la guerra contro uno Stato sovrano e l'assassinio del suo leader aveva un interesse addirittura personale e monetario a farlo, come ieri si era dimostrato che il pretesto per un'altra guerra e un altro assassinio eccellente era insussistente, con quale faccia tosta si può irridere chi non ha mai creduto o comunque a un certo punto decide di non credere mai più alle cosiddette versioni ufficiali? Mollate gli ormeggi, e quando vi chiameranno complottisti rispondete che i complottisti sono quelli che i complotti li ordiscono, non i cittadini che tentano di svelarli per cercare di capire cosa diavolo sia successo davvero.

sabato 9 novembre 2024

LA NOTTE DEI LUNGHI CRISTALLI

Della serie "corti circuiti mentali significativi", l'espressione con cui intitolo questo post l'ho appena sentita al TG: il giornalista doveva parlare degli incidenti di Amsterdam in cui sono stati feriti alcuni tifosi israeliani, Netanyahu come al solito ha sciacallato esagerando un paragone con la notte dei cristalli, e a lui gli è risuonata in testa la notte dei lunghi coltelli (una resa dei conti tra nazisti in cui gli ebrei non c'entrano niente), e gli è uscita di bocca "la notte dei lunghi cristalli", che non vuol dire niente ma magari a lui è sembrato che i cristalli lunghi gli consentivano una maggiore enfasi di quelli corti. La cosa potrebbe essere rubricata come un banale lapsus, se non fosse un buon esempio invece di come funziona l'informazione oggi: veline, veline di veline, e uno dei pochi privilegiati che ancora prendono uno stipendio per fare il giornalista che le legge interpretandole con zelo tale che qualche volta gli scappa l'eccesso.

La sintassi però è sempre quella, anche quando gli errori marchiani non la scoprono. Lo abbiamo visto lungo tutta la campagna elettorale americana, conclusasi in questi giorni con l'inattesa (almeno da me, che commentando la candidatura della Harris ho previsto che una donna mezza immigrata e mezza nera poteva raccogliere una marea di consensi grazie alla propaganda modaiola e rimontare il disastro che stava apparecchiando Biden) e nettissima vittoria di Trump: per i nostri media, la democrazia è quella cosa in cui vincono i "nostri", se vincono gli altri è in quanto populisti, autocrati, o imbroglioni (rispettivamente ad esempio il primo Grillo, Putin e Maduro). Stessa cosa per gli atti di ostilità bellica: se li fanno gli altri sono guerre o attacchi terroristici, se li fanno i "nostri" sono azioni di legittima rappresaglia a difesa della democrazia e della libertà. E potremmo allungare la lista degli esempi con la pandemia, il cambiamento climatico, eccetera eccetera.

Tutte queste questioni non le ho citate a caso. Pur ritenendomi di sinistra-sinistra (tanto da aver sempre visto con diffidenza, dichiarata, ogni deriva verso il centro-sinistra, creazione del PD in primis), sono infatti decisamente contento che abbia vinto Trump. Intanto, è sempre meglio un "nemico" dichiarato che un falso amico, e gli schieramenti progressisti di tutto il mondo, con quello italiano a portare la bandiera sindacati in testa, sono decenni che fanno gli interessi "del padrone" fingendo di fare quelli del popolo. Un miliardario che vuole tagliare le tasse ai ricchi lo puoi combattere, quelli che fanno il gioco dei ricchi impoverendoti (mentre ti allisciano il pelo con diritti civili inutili se non si hanno quelli economici fondamentali) no. Ma c'è di più. Il mondo è ancora una volta a un passo dal baratro, e ce lo hanno portato esattamente gli azionisti di riferimento dei partiti sedicenti progressisti, democratici americani in testa. Ci sono loro dietro le primavere arabe, il colpo di Stato in Ucraina che dieci anni fa ha avviato le ostilità nel cortile russo, la leadership israeliana che si sente libera di perpetrare rappresaglie di proporzione più che nazista, il terrorismo climatico e quello pandemico, eccetera. Avergli tolto il giocattolo di mano, anche se chissà per quanto vista l'età del tycoon e l'aria che tira, dà qualche speranza in più al mondo.

Con qualche timore scaramantico, elenco le cose che potremmo vedere nei prossimi mesi grazie all'afflato democratico dei sudditi della periferia profonda dell'impero americano: pace in Ucraina, Israele che si dà una calmata, messa in pausa dei progetti di una nuova pandemia, abbandono dei folli progetti di cambiamento climatico (o come dicono loro del suo azzeramento) tramite misure empiriche che hanno l'unico sicuro effetto (e forse anche il loro vero obiettivo) nell'impoverimento collettivo. E forse anche un cambiamento di equilibri all'interno di quel progetto antidemocratico e antipopolare che chiamiamo Unione Europea, indotto dal cambiamento di linea dell'alleato più potente. Francamente, se si realizzasse anche solo la metà di questo scenario, poco mi importerebbe che sarebbe grazie a uno che mi sta antipatico e che ideologicamente costituisce un mio avversario politico. Che vi devo dire, sarà l'anzianitudine...

Intanto però un primo risultato lo abbiamo: le considerazioni chiamiamole così di speranza che ho appena elencato le ho già sentite qua e là anche in TV da qualcuno, come se stesse già serpeggiando il sentore che adesso finalmente si può di nuovo dare voce a narrazioni alternative da quella monocorde che impera da anni. Magari sentirò pure un giornalista al TG dire che paragonare una scaramuccia tra tifosi a un massacro di proporzioni storiche è una boutade indegna, e che i leader israeliani anziché raccattare qualsiasi cosa buona a giustificare i loro misfatti dovrebbero iniziare a chiedersi quanto dell'antisionismo (l'antisemitismo non c'entra niente, e pure i palestinesi sono semiti) crescente sia magari anche conseguenza della loro azione politica. No, dai, forse chiedo troppo....

venerdì 11 novembre 2016

ARRIVA IL "TROMBA"!

Si può esultare non per la vittoria di qualcuno ma per la sconfitta di qualcun altro? Per i tifosi di qualsiasi sport, e del calcio italiano specialmente, questa domanda è retorica: certo che si, anzi! chiedetelo a un laziale quando la Roma perde lo scudetto a favore della Juve, se non ci credete.
Che però qui non si tratti di tifo mi pare si possa comprendere andandosi a (ri)leggere il post di prima del voto, in cui la solita lunga e noiosa serie di argomentazioni (sport ormai desueto, in un'epoca in cui la stessa struttura dei luoghi dove si comunica spinge e incentiva la rozza superficialità) con tanto di link di approfondimento (che metto con la quasi certezza che non li seguirà quasi nessuno) tendeva a dimostrare come e perché sarebbe stato meglio (non so se per gli americani, ma sicuramente per noi e per il pianeta) che perdesse Hillary.
Se qualcuno è così deficiente da pensare che affermare ciò equivale a essere un sostenitore di Trump, sono affari suoi, si accomodi pure. Io mi limito a registrare non senza una certa sorpresa (il mio era un augurio, non una previsione, che peraltro in pochi - Moore, Foa, forse Coen - hanno azzeccato...) la sparizione spero definitiva dalla scena politica di una vera iattura per l'umanità, una tipa spregiudicata che usava la sua identità di genere e la sua maschera progressista per dissimulare un credo politico reazionario nel modo peggiore immaginabile: al servizio del lato peggiore del capitalismo, quello sbilanciato verso la finanziarizzazione (a scapito dell'economia reale) e dedito alle più turpi pratiche di politica estera pur di autosostentarsi. Avesse vinto lei, il mondo avrebbe di certo proceduto nella china in cui è stato spinto dagli USA dal 1991 in poi, con le accelerazioni degli ultimi anni. Avendo vinto l'altro, può darsi che questo succeda lo stesso, ma può darsi anche di no. A me questo basta, per oggi.
Anzi no. Mi piace anche osservare lo scoramento di quanti, senza minimamente preoccuparsi di valutare nel merito (nella fattispecie, le scelte politiche sciagurate della Clinton e le loro tragiche conseguenze sulla nostra pelle, ma fanno così per tutto), tifavano - per loro si che il verbo è appropriato - per la candidata democratica in quanto donna, e/o in quanto "democratica". Non a caso, sono gli stessi che sostengono Renzi con argomenti della stessa natura, e voteranno SI il 4 dicembre (ammesso che ci lascino votare, ancora non è detto). Per scaramanzia, non scrivo quello che mi auguro, ma si capisce.
E ora a quei due o tre che hanno ancora voglia di ragionare con la testa, lascio un po' di link di approfondimento che era un po' che non lo facevo:
  • Leonardo, ovvero uno che seguo da sempre perché ragiona, ragiona anche quando arriva a conclusioni diverse dalle mie, ragiona tanto che tra un po' ce lo ritroviamo a votare Grillo al ballottaggio;
  • Chiesa, ovvero intanto di scoprire che presidente sarà Trump, abbiamo scoperto che chiavica di mass-media ci ritroviamo;
  • Scanzi, ovvero dieci considerazioni da leggere e rileggere, specie quella su Sanders, e il finale pinkfloydiano;
  • Venturini, ovvero le tre o quattro lezioni che il cafone col parrucchino ha dato ai cosiddetti esperti della comunicazione;
  • Mazzucco, ovvero il vero pericolo è la reazione che i neo-con guerrafondai potrebbero ora essere tentati di inventarsi;
e per chiudere un godibilissimo zibaldone confezionato su Comedonchisciotte. Buona lettura.

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