Chi mi segue sa quanto amo la musica dal vivo, quella che sempre di più - e giustamente - sarà l'unica cosa a dare da vivere ai musicisti, quando avremo seppellito per sempre le forme più retrive del diritto d'autore. Ne Il testamento di Faber dieci sessionmen affermati sono riuniti in un progetto davvero interessante: riproporre le canzoni di Fabrizio De Andrè nei loro arrangiamenti originali, sia live che studio. Una vera cover band, insomma (le tribute band invece reinterpretano in misura più o meno pesante i pezzi dei loro emuli), ma senza quell'eccesso di dilettantismo che spesso si riscontra nel settore: se fai i Dire Straits devi avere almeno un mostro della chitarra, se fai i Genesis anche uno con dieci anni di conservatorio al piano. Se fai De Andrè devi avere uno con la voce bassa e piena (che non si incavernisce e depotenzia scendendo di tono) che quando sale si asciuga e picchia netta (senza andare di naso o peggio infalsettirsi): questi non solo hanno il cantante giusto, come raramente mi era capitato con altre band analoghe, ma sono davvero tutti quanti bravi. L'effetto del concerto, cui ho assistito ieri al Teatro Golden a Roma, era per certi aspetti più sorprendente dello stesso tour meritatamente trionfale di Cristiano De Andrè, anche se ovviamente non può ambire a quel livello sia per i mezzi in campo che per la magica presenza del figlio/clone (senza offesa per la sua autonomia artistica: è che la somiglianza fisica e vocale impressiona...).
Dalla loro pagina Facebook mi avvisano che saranno il 17 al Teatro Ghione in una serata evento gratuita dedicata a Gaber e Faber: se potete andateci, non ve ne pentirete.
lunedì 10 gennaio 2011
venerdì 7 gennaio 2011
QUIDOPO
Soltanto un Maestro in gara per la top-ten all-time poteva affrontare un tema come l'aldilà (hereafter lo splendido termine inglese che traduco letteralmente nel titolo) mantenendosi in perfetto equilibrio su una lama di coltello con di qua e di là i baratri della irrisolta religiosità e del paranormale hollywoodiano. Clint Eastwood potrà qui non avere raggiunto le vette di Million Dollar Baby o Gran Torino, ma il tema era decisamente e drammaticamente più difficile da trattare, almeno mantenendo un garbo e uno stile tali da non offendere la sensibilità di nessuno: né di chi abbia una fede né di chi non ne abbia, né di chi ama i film che escono dalla traccia della logica né di chi (come me) invece solitamente inorridisce quando il suo filo viene anche solo stiracchiato troppo (strappato, esco dal cinema, a meno che non fossi stato avvertito preventivamente dalle indicazioni di genere: adoro la fantascienza, ad esempio, ma deve essere dichiarata).
Oltre che girato benissimo, il film è scritto magnificamente, coi fili che si riannodano in maniera naturale senza necessitare di colpi di scena o "sospensioni dell'incredulità". Così, l'ennesima scommessa riuscita dell'eroe-erede di Sergio Leone lascia semplicemente lo spettatore inchiodato alla poltrona per tutta la pellicola, e poi dopo ad interrogarsi sui titoli di coda cosa diavolo stia progettando adesso sto ragazzino di ottant'anni. Un'età, tra l'altro, in cui il pensiero della morte deve farti un bel po' di compagnia, eccome.
Se ci pensate, la consapevolezza di dover morire è esattamente ciò che distingue l'uomo dagli altri animali, ciò che scandisce l'inizio dell'Adulto dentro ogni Bambino. Gestire questa consapevolezza senza impazzire è talmente difficile che su questo affare sono nate e hanno prosperato tutte le religioni costituite e molte altre cose, dalla filosofia all'industria del divertimento, passando per l'identificazione con la squadra di calcio o altra cosa più lunga di una vita e per le precipuità umane del rapporto con la filiazione. E' qui che Clint si rimette il poncho e col sigaro a mezza bocca con molta calma ci prende dal bavero e ci sibila puntandoci addosso i suoi "occhi di ghiaccio" che la Morte, signori e signore, è niente più niente meno che la condizione logica necessaria per apprezzare la vita. La vita, o dovremmo dire il Quiadesso.
Oltre che girato benissimo, il film è scritto magnificamente, coi fili che si riannodano in maniera naturale senza necessitare di colpi di scena o "sospensioni dell'incredulità". Così, l'ennesima scommessa riuscita dell'eroe-erede di Sergio Leone lascia semplicemente lo spettatore inchiodato alla poltrona per tutta la pellicola, e poi dopo ad interrogarsi sui titoli di coda cosa diavolo stia progettando adesso sto ragazzino di ottant'anni. Un'età, tra l'altro, in cui il pensiero della morte deve farti un bel po' di compagnia, eccome.
Se ci pensate, la consapevolezza di dover morire è esattamente ciò che distingue l'uomo dagli altri animali, ciò che scandisce l'inizio dell'Adulto dentro ogni Bambino. Gestire questa consapevolezza senza impazzire è talmente difficile che su questo affare sono nate e hanno prosperato tutte le religioni costituite e molte altre cose, dalla filosofia all'industria del divertimento, passando per l'identificazione con la squadra di calcio o altra cosa più lunga di una vita e per le precipuità umane del rapporto con la filiazione. E' qui che Clint si rimette il poncho e col sigaro a mezza bocca con molta calma ci prende dal bavero e ci sibila puntandoci addosso i suoi "occhi di ghiaccio" che la Morte, signori e signore, è niente più niente meno che la condizione logica necessaria per apprezzare la vita. La vita, o dovremmo dire il Quiadesso.
| LUNEDI' 10 GENNAIO alle ore 10:30, presso il TEMPIETTO EGIZIO del cimitero del Verano in Roma (entrata di via Tiburtina - Piazzale delle Crociate, dopo 200 metri sulla destra) si terrà il commiato laico a Giancarlo Fornari. Interverranno molte persone per cui lui è quidopo, e lo sarà per sempre... |
sabato 1 gennaio 2011
BUON ANNO, OGNUNO A CASA SUA!
Se non bastasse la crisi economica a sconsigliare le spese tutto sommato superflue, da oggi è in vigore a Roma la tassa di soggiorno, il cui intento è fare un po' di cassa nel presupposto che non sarà in grado di incidere sulla domanda di turismo nella Capitale (altrimenti sarebbe un cazz'e tutt'uno, per dirla come usano a Oxford).
Mentre gli apocalittici suggeriscono che il kerosene sarà il primo derivato del petrolio a cui dovremo rinunciare dopo il picco, e quindi i viaggi aerei torneranno ad essere pochi e cari come prima degli anni ottanta, i pratici cominciano ad attrezzarsi. Stelio Fantani ci racconta cosa succede nel Regno Unito.
In onda, su WikiLeaks, uno scambio di note riservato, tra Londra e Washington, su due temi lontani e, al contempo, vicini. Ovvero, fisco e viaggi. In particolare, in tema di transiti, e di spostamenti, si discute di voli dal Regno Unito fin dentro il cuore degli States e viceversa. In lontananza, invece, le opinioni che transitano tra i diplomatici statunitensi impegnati a contemplare le distanze aeree che si restringono attraverso l’Atlantico si soffermano, d’improvviso, su di una scelta di politica economica, e cinicamente fiscale, decisa dall’Esecutivo britannico. Si tratta d’una tassa sui voli aerei che, da quasi un ventennio, risale ai primi anni ’90, si applica con rigore sulle partenze dagli aeroporti del Regno Unito, senza esclusioni.
La scalata della tassa sui voli irrita Washington
Il prelievo, imposto sui viaggiatori che lasciano il Regno Unito prenotando un volo aereo, ha una lunga storia di dissapori fiscali alle spalle. Fino al novembre scorso però gli scontri erano stati interni alle diverse lobby britanniche. In pratica, compagnie aeree e Confindustria britannica su di un versante critico, Governo e ambientalisti sul banco opposto. Risultato, una crescita continua negli anni del prelievo. Al debutto, infatti, cioè nel ’94, il balzello predisposto per gli spostamenti aerei è pari a 5 sterline su ogni singolo biglietto venduto. Si sale invece a 10 sterline, ma soltanto se il volo è di prima classe, riservata al business, e la destinazione oltrepassa i confini dello spazio economico europeo. Quindi, nel ’97 la tassa sperimenta una prima revisione verso l’alto, di fatto raddoppiando. L’epilogo coincide con il 1 novembre dell’anno in corso, quando l’Esecutivo britannico dà il via libera definitivo ad un ulteriore aumento. Sotto il profilo contabile, ora la tassa, strettamente relazionata al chilometraggio, varia all'interno d’un intervallo la cui base minima è pari a 85 sterline, mentre la soglia limite si ferma a 170 sterline. Penalizzati, naturalmente, i voli su distanze extra-Europa. Usa in primis. Da qui l’origine del malessere fiscale registrato da Wikileaks e certificato negli scambi di note tra i diplomatici Usa e il Dipartimento di Stato, cioè il Ministero degli Esteri statunitense.
La tassa che assicura entrate
D’altra parte, le obiezioni sia delle lobby interne sia di attori esteri, si son sempre dovute scontrare con la realtà contabile d’una tassa il cui gettito, nel corso degli anni, non ha mai conosciuto crisi. Nell'anno d’esordio, per esempio, assicurò ai conti pubblici britannici, già allora in cerca di maggiori risorse, un gettito pari a 1 miliardo di sterline. Entrate che, nel corso del tempo, hanno visto accrescere il loro peso fino ai 2miliardi del 2009. Ma con l’inasprimento in vigore dal 1 Novembre 2010, entro il 2014-2015 il gettito stimato dovrebbe risultare pari a 3,5miliardi di sterline. Un raccolto prezioso, soprattutto in tempi di Crisi.
Mentre gli apocalittici suggeriscono che il kerosene sarà il primo derivato del petrolio a cui dovremo rinunciare dopo il picco, e quindi i viaggi aerei torneranno ad essere pochi e cari come prima degli anni ottanta, i pratici cominciano ad attrezzarsi. Stelio Fantani ci racconta cosa succede nel Regno Unito.
WikiLeaks: tra Usa e Uk al Fisco il ruolo del terzo incomodo
di Stelio Fantani
In onda, su WikiLeaks, uno scambio di note riservato, tra Londra e Washington, su due temi lontani e, al contempo, vicini. Ovvero, fisco e viaggi. In particolare, in tema di transiti, e di spostamenti, si discute di voli dal Regno Unito fin dentro il cuore degli States e viceversa. In lontananza, invece, le opinioni che transitano tra i diplomatici statunitensi impegnati a contemplare le distanze aeree che si restringono attraverso l’Atlantico si soffermano, d’improvviso, su di una scelta di politica economica, e cinicamente fiscale, decisa dall’Esecutivo britannico. Si tratta d’una tassa sui voli aerei che, da quasi un ventennio, risale ai primi anni ’90, si applica con rigore sulle partenze dagli aeroporti del Regno Unito, senza esclusioni.
La scalata della tassa sui voli irrita Washington
Il prelievo, imposto sui viaggiatori che lasciano il Regno Unito prenotando un volo aereo, ha una lunga storia di dissapori fiscali alle spalle. Fino al novembre scorso però gli scontri erano stati interni alle diverse lobby britanniche. In pratica, compagnie aeree e Confindustria britannica su di un versante critico, Governo e ambientalisti sul banco opposto. Risultato, una crescita continua negli anni del prelievo. Al debutto, infatti, cioè nel ’94, il balzello predisposto per gli spostamenti aerei è pari a 5 sterline su ogni singolo biglietto venduto. Si sale invece a 10 sterline, ma soltanto se il volo è di prima classe, riservata al business, e la destinazione oltrepassa i confini dello spazio economico europeo. Quindi, nel ’97 la tassa sperimenta una prima revisione verso l’alto, di fatto raddoppiando. L’epilogo coincide con il 1 novembre dell’anno in corso, quando l’Esecutivo britannico dà il via libera definitivo ad un ulteriore aumento. Sotto il profilo contabile, ora la tassa, strettamente relazionata al chilometraggio, varia all'interno d’un intervallo la cui base minima è pari a 85 sterline, mentre la soglia limite si ferma a 170 sterline. Penalizzati, naturalmente, i voli su distanze extra-Europa. Usa in primis. Da qui l’origine del malessere fiscale registrato da Wikileaks e certificato negli scambi di note tra i diplomatici Usa e il Dipartimento di Stato, cioè il Ministero degli Esteri statunitense.
La tassa che assicura entrate
D’altra parte, le obiezioni sia delle lobby interne sia di attori esteri, si son sempre dovute scontrare con la realtà contabile d’una tassa il cui gettito, nel corso degli anni, non ha mai conosciuto crisi. Nell'anno d’esordio, per esempio, assicurò ai conti pubblici britannici, già allora in cerca di maggiori risorse, un gettito pari a 1 miliardo di sterline. Entrate che, nel corso del tempo, hanno visto accrescere il loro peso fino ai 2miliardi del 2009. Ma con l’inasprimento in vigore dal 1 Novembre 2010, entro il 2014-2015 il gettito stimato dovrebbe risultare pari a 3,5miliardi di sterline. Un raccolto prezioso, soprattutto in tempi di Crisi.
giovedì 30 dicembre 2010
ALL'OMBRA DELL'ALBERO
Non volevo scrivere ancora di Giancarlo Fornari, anche perché ho la sua voce dentro che mi invita a guardare avanti e mi sgrida perché non ho ancora pronto quel pezzo sulla moneta che dovevo pubblicare entro l'anno, ma rientrato in ufficio ho trovato la casella di posta piena di messaggi incrociati tra tutti coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui in quella stagione pionieristica per la comunicazione pubblica che aveva in lui uno dei suoi artefici principali. Non ne riporto il contenuto, anche perché è facilmente immaginabile, ma noto che si tratta di un caso rarissimo in cui un dirigente viene ricordato con affetto da "sottoposti" oggi così distanti per territorio e/o scelta professionale. Al saluto di Paolo Tenaglia era allegato il bellissimo video di Peter Gabriel che trovate in fondo, scelta azzeccatissima. Prima, l'ultimo saluto a Giancarlo lo lascio alle significative e toccanti parole di lui stesso, pubblicate quando stava benissimo (lo preciso solo perché ciò evita di equivocarne il senso) sul sito di Liberauscita:
Mettete a confronto queste parole con la miseria di chi sceglie di istituire la "giornata nazionale per gli stati vegetativi" nella ricorrenza del giorno in cui la volontà di Eluana Englaro per se stessa è stata dopo 17 anni finalmente rispettata (qui l'appello di Micromega a farne invece la Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita), e avrete una vaga idea della siderale distanza tra la statura del gigante che ci ha lasciati e quella dei nani (qualcuno anche suo coetaneo) cui un'apparente buona salute invece ancora consente di imperversare e affliggerci.
E ora la parola a Peter Gabriel che è meglio...
Preghiera per l’Uomo-Albero
(Se e quando io non sarò più io)
di Giancarlo Fornari
Grazie per avermi dato
una seconda giovinezza
grazie per amarmi
grazie per leggere, giocare e parlare con me
di tutto ciò che ti interessa
e mi interessa
grazie per correre con me
per camminare con me
nell’ombra dei boschi o sulle colline
colorate di ginestre
grazie per abbracciarmi
per fare l’amore con me
con il corpo e con il cuore
per salire in alto con me
come su un aliante
sollevati da una corrente calda
sempre più in su
fino a stancarci.
E grazie per quando
io più vecchio di te
non potrò più correre
io indebolito
non potrò più seguirti
io più stanco
faticherò ad amarti
grazie di essere con me
di sostenermi
di lasciarmi appoggiare
perché so che per te
la vita con me non è solo sesso
non è solo correre e giocare
la vita è anche solo un sorriso
una parola una carezza
e queste sarò sempre in grado di dartele
anche da vecchio.
Ma se e quando io non sarò più io
quando la vecchiaia o un male oscuro
mi strapperanno da me
quando qualcosa di misterioso e inesplorabile
mi dividerà in due
(la mia anima la mia mente e il mio cuore
proiettati per sempre negli spazi
il mio corpo immobile
su una sedia a rotelle)
quando ridotto ad albero
non potrò neanche sorriderti
perché non capirò più
cosa sei tu
e cosa sono io
allora, amore
dovremo separarci.
Io non ti ringrazio
per quello che farai
per quell’Uomo-Albero
Uomo-Sasso
Uomo-Carne
Corpo grossolano
Pura materia
senza luce dell’anima
senza cuore
senza sorriso
che porterà il mio nome
ma non sarò più io.
Io, amor mio, mentre tu ti sacrifichi
per quella cosa inerte
io sarò altrove
sarò a passeggiare tra le nuvole
sarò sulla cima dell’Epomeo
a veder sorgere il sole
sarò sopra lo Sciliar
a giocare con un deltaplano,
sarò a meditare
in una grotta delle Egadi.
Io, amor mio,
sarò nei libri che ho letto e in quelli che ho scritto
sarò nella memoria
delle persone che mi hanno incontrato
e mi hanno voluto bene
sarò negli occhi delle mie figlie
sarò nel tuo cuore
sarò dovunque
tranne che là
in quella controfigura umana
in cui non mi riconosco
e che non avrà più niente
a che vedere con me.
Perciò ti prego, amore mio,
parlo seriamente
non voglio sacrifici
specie se inutili.
Quando vedrai che non sono più io
conservami solo
nella tua memoria,
non conservarmi
a fini statistici.
Non aiutarmi a sopravvivere
privato di tutto ciò che mi rende umano
anche se ti diranno che un Dio lo vuole.
Ma se un Dio ha potuto volermi fare questo
e se è lo stesso Iddio
che ha voluto e accuratamente programmato
la Shoah
che organizza i massacri
le pestilenze e i flagelli
che funestano questo mondo
solo “per metterci alla prova”
e “realizzare il suo disegno provvidenziale”
non è un Dio buono
e probabilmente non è neppure un Dio
ma solo la proiezione
delle loro povere menti
e tu non devi ascoltarlo.
Ascolta, ti prego, solo il tuo cuore e il mio.
Trova in te la forza di aiutarmi.
Prendimi con te
per un ultimo viaggio
verso un Paese buono
dove capiscono che gli Uomini-albero
gli Uomini-sasso
anche se non possono esprimerlo
vogliono morire
non vogliono essere obbligati a vivere
una vita di sasso e di albero
senza alcuna offesa
per queste rispettabili
Entità dell’universo.
E tu, amor mio, non portare il mio lutto
non essere triste a causa mia
sappi che ci ritroveremo
un giorno o l’altro
una vita o l’altra
forse trasformati in due farfalle
o magari in due rondini
voleremo insieme
su su per i cieli
e avremo dei piccoli sempre affamati
da nutrire di insetti
e la notte ci ameremo al buio
nel nostro nido di paglia
con il cuore e con il corpo
fino a stancarci.
Amore se mi vuoi bene
uccidimi.
E ora la parola a Peter Gabriel che è meglio...
Iscriviti a:
Post (Atom)
In evidenza
DEFICIENZA, NATURALE
Dell'argomento AI ne abbiamo già parlato come di uno di quei pericoli gravissimi verso i quali sarebbe opportuno porre argini non appen...
I più cliccati dell'anno
-
Il titolo lo volevo lasciare in dialetto riggitano, carn'i porcu , che tanto si capiva lo stesso, ma mi pare che in italiano assuma un t...
-
Ci ricasco poco, ma ogni tanto ci ricasco, a fare di questo blog un uso più normale, quello di diario personale sul web, rispetto alla sua f...
-
Resto nella stessa zona del post scorso , perché mi sono imbattuto in un articolo , pensate un po' su Today, che secondo me dovreste leg...
-
Questo è un blog, cioè una sorta di diario personale online: il fatto che vi si parli di vari argomenti è nella sua natura, e spesso la scel...
-
Ci sono delle verità scientifiche contrarie al senso comune e una di queste è il rapporto tra linguaggio e pensiero . Siamo esseri logici, c...
