giovedì 2 aprile 2026

NOVANTACINQUE

Ci ricasco poco, ma ogni tanto ci ricasco, a fare di questo blog un uso più normale, quello di diario personale sul web, rispetto alla sua funzione prevalente di sito di controinformazione di seconda mano. Gli è che il 28 marzo sarebbe stato il novantacinquesimo compleanno di mia madre, che invece è morta sette anni fa quindi comunque abbastanza avanti negli anni da non potersi lamentare, né lei né noi, ma l'età, e qui so di sfondare una porta aperta anzi un portone, non impedisce ai figli di piangere un genitore e di rattristirsi quando una ricorrenza gli ricorda quanto gli manca. Quindi scrivo questo post (avendolo rimasticato per giorni, peraltro) sicuro di avere molti lettori che lo sottoscriverebbero, mutatis mutandis, per la propria madre o padre. Commozione non occorre conoscere il latino per comprendere che etimologicamente significa muoversi con.

Mia madre era, come tutti noi forse ma certamente in grado massimo, piena di contraddizioni. Era bellissima, al punto di consentirmi un accostamento ardito, e vanitosissima, al punto da meritarsi l'appellativo di Liz Taylor dai nipoti perculanti quando si agghindava che so per un matrimonio, ma non ha mai sfruttato quella bellezza di cui pure era perfettamente consapevole per come si dice rimorchiare: si vantava di essere arrivata illibata al matrimonio, cosa ancora comune ai tempi ma lei si era decisa a sposarsi a 31 anni (per i tempi, quasi fuori tempo massimo), e di esserlo rimasta a vita dopo la separazione da mio padre, 23 anni dopo. Questa concezione antiquata del matrimonio come unico e indissolubile coesisteva però in lei senza problemi con un feroce e inscalfibile protofemminismo: era indipendente lavorativamente fin da ragazza, non bastandole di certo l'occupazione principale, per poi dopo la pensione dedicarsi instancabilmente alla sua campagna, una donna sola che lavorava come tre uomini. E in lei convivevano il sentirsi inferiore, ma di poco, soltanto al padreterno e una religiosità profonda e intima, ma anche questa contraddittoria perché, come tipico di un certo Sud e si può toccare con mano in tante processioni paesane, commista di cattolicesimo integralista e animismo precristiano, spiritualismo estremo e culto del corpo e dei lari (ha tenuto per anni, fino a che è campata, le foto dei cadaveri agghindati per il rito funebre della madre e del fratello all'ingresso di casa su un mobiletto a mo' di altarino ).

Ve lo racconto non per omaggiare o tradire la sua memoria, ma per suscitare in ciascuno di voi la voglia di dedicarvi allo stesso esercizio, adesso se i vostri cari non ci sono più, o un domani - più tardi possibile - se li avete ancora. O magari per auspicare, io per me e ciascuno di voi per se stesso, che un giorno - il più tardi possibile - verremo ricordati allo stesso modo, non idealizzati ma per il groviglio di cose che eravamo. In prossimità della festa della risurrezione, da non credente quale sono, non mi vengono auguri migliori.

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