domenica 12 aprile 2026

SE UNO È UNO, È UNO

Non so se qualcun altro l'avrà notato, ma io si: quando Sinner ha perso il game del 3 a 1 Alcaraz nel secondo set, prima di accingersi a un turno di servizio delicatissimo visto che perderlo avrebbe significato doppio break, e complice il vento era dall'inizio che non serviva benissimo, ha fatto come un movimento con la testa, un annuire con una specie di scatto, lo stesso che aveva fatto contro Djokovic in Davis un paio d'anni fa nel momento che il serbo si era procurato tre match point che a trasformarne uno significava Serbia in finale e Italia fuori. Com'era finita quella volta lo ricorderete: tre match point annullati, Nole sconfitto, Italia in finale a vincere la prima di tre Davis di fila (la terza senza Jannik, col solo Jannik a predire la vittoria dei suoi compagni anche senza di lui), e Sinner proiettato verso un numero uno al mondo che da lunedì prossimo ricoprirà per la 67ma settimana in totale, alternandosi con lo spagnolo. Ebbene, quel gesto significa più o meno "ok, so cosa devo fare ora, ed ora lo faccio", e infatti da quel momento il suo avversario non ha più visto una palla, cinque game a zero al numero uno del mondo in carica e ciao.

Avevo due post "in canna" prima di scrivere questo di getto: uno sulla guerra in Iran e uno sulla nazionale di calcio. Il primo si doveva chiamare "a parte i Parti", e ricordare che Roma assoggettò tutti i popoli che ha voluto, da quelli italici limitrofi ai Punici ai Galli ai Daci eccetera eccetera, tutti tranne gli antenati dei persiani, che di fatto fecero da cuscinetto tra i due Imperi, Romano e Cinese, che ebbero lo stesso qualche contatto ma chissà la storia del mondo quale sarebbe stata se fossero diventati confinanti; le trattative in corso a Islamabad mi inducono a incrociare le dita e sospendere l'analisi, anche se guardo quello che sta facendo Israele in Libano e resto pessimista. Il secondo non aveva nessun titolo, come l'Italia ai mondiali da vent'anni a questa parte peraltro, ma non amo né sparare sulla Crocerossa né ripetere sempre le stesse cose per cui anche quello è sospeso, fino a quando non riavrò voglia di ridire che fu proprio quella vittoria a Berlino 2006 la rovina del calcio italiano, perché si era arrivati alla resa dei conti, c'era un commissario governativo a fare le pulci, e la lista di quelle società che avrebbero finalmente chiuso baracca per impicci vari (con Roma, Lazio, Milan, Inter e Juve in testa) era più lunga di quella di quelle che sarebbero rimaste, prima che il "volemose bene siamo i campioni del mondo popoppoppopopooopooo" prendesse il sopravvento.

Voi invece vi salvate dal pistolotto grazie a San Sinner. Speriamo che faccia anche il miracolo nelle scuole calcio, oltre che nelle scuole tennis: la testa di uno sportivo vincente quella deve essere, non quella che si vede in ragazzini allenatori e genitori nel circolo accanto al mio e in qualunque altro in Italia, temo. Per il miracolo di fermare la guerra, invece, né Jannik né Leone possono nulla, specie se come temo l'obiettivo vero sia il grande Reset, che include anche il lasciarci a piedi. Il che significherebbe tra le altre cose che Trump stia facendo il gioco proprio di quegli avversari politici che era stato chiamato a sconfiggere. Mentre in Iran, com'era prevedibile, l'opposizione interna è tutt'altro che aiutata dall'aggressione esterna, checché i wishful thinkers ne pensassero.

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