domenica 4 ottobre 2026

I VIVI CH'I BISCOTTI

Il titolo è la seconda parte di un detto riggitano (la prima è "i morti ch'i morti") che potremmo tradurre "i morti stanno coi morti e ai vivi restano i biscotti", nel duplice senso che devono continuare a nutrirsi e ad affrontare grane. Mi è venuto in mente dopo aver visto al cinema La città dei vivi, film del giovane regista Edoardo Gabriellini tratto da un atroce libro a sua volta tratto da un atroce quanto arcinoto fatto di cronaca romana.

Devo essere sincero: se lo avessi saputo, di questa matrioska di estrazioni, sarei restato vittima dei miei pregiudizi contro il facile indulgere nel voyerismo del dolore e i facili espedienti di sceneggiatura che comporta, pregiudizi insorti, a mia parziale discolpa, a causa dell'inflazione di questi due fenomeni nella cinematografia contemporanea, e mettiamoci dentro anche la fiction televisiva e la letteratura, dai. Quindi, sicuro che anche questo film avrebbe avuto questo taglio, non sarei andato a vederlo. Sbagliando, perché il film invece, come scopro oggi dice anche Mereghetti, è esattamente l'opposto.

Meno male, direi, che non ho l'abitudine di leggere recensioni e guardare trailer prima di andare al cinema, ma al massimo quei siti informativi che ti dicono dove e a che ora fanno i film e due righe di topic. E meno male che invece mi sono fatto guidare, non conoscendo il regista, dalla presenza di Valerio Mastandrea, che sbaglia ancora meno film di Dustin Hoffman (questa per capirla dovete seguire il cantautorato italiano, non vi metto nemmeno il link).

Insomma, alzate le chiappe e andate al cinema, che registi come questo vanno incoraggiati, a continuare si ma anche a non cambiare non genere ma cifra stilistica, pudore, rispetto, attenzione e cura. Se ci riusciamo, il cinema italiano ha un futuro migliore.

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