lunedì 13 giugno 2011

IL CAIMANO ALLE CAYMAN

VITTORIA!
Il quorum è raggiunto e finalmente l'Italia dimostra di essere davvero "desta", quando serve: la misura del risultato dimostra che una bella fetta dell'elettorato di centrodestra quando si tratta di risorse primarie e della vita dei propri figli l'incantantore non l'ascolta, e che una bella fetta dell'astensionismo di sinistra, quello provocato dall'esistenza stessa di un aborto come il PD (a proposito: chissà se sarà servita la lezione e privatizzatori e nuclearisti li metteranno alla porta...), quando si tratta di questioni cruciali alza il culo e va a votare, eccome.
Adesso, se anziché il migliorista Napolitano avessimo al Colle non dico il partigiano Pertini ma almeno il picconatore Cossiga, che difetti ne aveva tanti ma non gli è mai mancato il senso di pragmatismo politico, Berlusconi adesso sarebbe già dentro una stanzina del Quirinale, convocato irritualmente ad ascoltare senza fiatare il perché e il percome deve uscire da lì avendo lasciato sul tavolo del Capo dello Stato le proprie dimissioni, unica destinazione immediata la relativa conferenza stampa, e poi il primo volo per una a scelta di una delle sue residenze off-shore. Ci hai afflitto abbastanza, Caimano. Oggi questa storia del consenso popolare, che hai utilizzato come grimaldello per tentare persino di scassare la costituzione e i principi liberali di divisione dei poteri, ti si ritorce contro. Fuori dalle palle, subito.

giovedì 9 giugno 2011

APRITI QUORUM

Ultimo appello per la democrazia in Italia: se non riusciamo ad ottenere il quorum ai referendum, il Nano la interpreterà come una vittoria personale, nonostante la doppia batosta alle amministrative rimediata pochi giorni fa. Inoltre, le questioni in campo stavolta non sono tutto sommato marginali per il nostro quotidiano, come nel caso dei tanti, troppi, referendum andati più o meno deserti negli ultimi decenni: la caccia piuttosto che la fecondazione assistita o l'articolo 18, senza togliere nulla alla loro importanza, sono argomenti che non impattano sulla pelle o le tasche di tutti come il nucleare, l'acqua o il principio liberale che la legge è uguale per tutti.
Per questo motivo, è importantissimo non solo che ciascuno di noi vada a votare il 12 o il 13 giugno prossimi, ma anche che trascini se del caso letteralmente al seggio la nonna, il fratellino tonto, l'amica pariolina, papà con tutta l'attrezzatura da pesca, il fidanzatino (se serve, tramite ricatto sessuale) e il cane. No, il cane non vota, ma non dev'essere preso come scusa per non recarsi alle urne, per cui domenica piscia nel giardinetto davanti al seggio.
Di seguito, alcuni link ci spiegano come e perché votare e cosa succede in questi giorni:
  • la Corte di Cassazione (da regioni.it) ha certificato che il Governo ha tentato di truffare gli elettori col decretino di rinvio del nucleare;
  • dopo la Germania, apripista mondiale delle energie alternative, anche la Svizzera e addirittura la Francia preparano l'abbandono dell'energia nucleare;
  • sul nucleare i nemici spesso sono dove non te l'aspetti;
  • nucleare e acqua, la strana coppia porta soldi in Francia;
  • nell'acqua privatizzata sguazzano i caimani;
  • Lameduck con efficace metafora spiega che votare 4 si è legittima difesa;
  • l'illegittimo impedimento è uno specifico italico, nel resto del mondo democratico i politici inquisiti si dimettono, si difendono nelle sedi specifiche, ed eventualmente tornano alla vita politica dopo aver risolto le loro pendenze giudiziarie;
  • a Roma e in tutta Italia si susseguono iniziative di spettacolo gratuite a sostegno del voto: questo il calendario di Roma, questo uno più generale.
Se vogliamo davvero cambiare questo Paese, è il momento: apriti, quorum!

domenica 5 giugno 2011

SULO LAVORO

Una vecchia cartina delle "autostrade del mare"
L'articolo 1 della nostra Costituzione, quello che Berlusconi vorrebbe cambiare in "c'erano un francese un tedesco e un italiano" (letta su danieleluttazzi.it), è invece ancora "l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro". Non può essere che questo il punto da cui ricostruire questo Paese, se ne avremo la possibilità. Certo che con questa classe dirigente del principale partito d'opposizione, e gli emergenti sono peggio delle cariatidi (qui Renzi e Chiamparino sulla privatizzazione dell'acqua!), non è che abbiamo molte speranze: nessuna se pensiamo che la maggior parte delle privatizzazioni, le peggiori, e delle cosiddette riforme del lavoro pubblico e privato (compresa una precarizzazione così massiva che oggi un ragazzo sotto i 35 non sa nemmeno che avrebbe diritto a un lavoro e dei diritti nel lavoro) le abbiamo fatte "noi". Ma se fosse che persino nel PD il vento dei referendum fa cambiare l'aria, è proprio l'articolo uno la stella cometa che darebbe ai magi la direzione da seguire:
  1. Una riconversione massiccia dei piani energetici nazionali virata sulla microproduzione da solare ed eolico ed il libero scambio tra privati, ad esempio, darebbe impulso a un settore di piccola impresa capace di occupare centinaia di migliaia di addetti (ricordate quando arrivarono le parabole? molto ma molto di più, e per sempre).
  2. La stessa cosa una legislazione che incentivasse seriamente il recupero (anche con l'occhio all'energia, vedi sopra) del patrimonio abitativo di centri cittadini e borghi, unita a una penalizzante i palazzinari e l'immobiliare come investimento e ad una seria incentivazione del telelavoro passante per una Internet wi-fi pubblica e gratuita per tutti: abbiamo tante di quelle case che ce ne sarebbero per tutti compresi zingari ed extracomunitari anche a volerli lasciare per ultimi (e così accontentiamo anche i poveri di spirito suscettibili alla demagogia), e questa politica non solo darebbe tanto lavoro, ma farebbe rivivere la provincia, e terrebbe bassi i prezzi di mutui e affitti
  3. Idem una rinnovata attenzione verso il patrimonio artistico e culturale, di segno diametralmente opposto rispetto al federalismo demaniale appena varato, che vedrà presto finire in mani private gli ultimi gioielli del nostro demanio: se l'Italia l'avessero i giapponesi, state tranquilli che lavorerebbero a milioni da decenni in un settore che da noi non conoscerebbe crisi, abbiamo tanta roba che dovremmo stare permanentemente al primo posto con distacco per presenze turistiche mondiali, e le università del settore dovrebbero essere le più affollate e dare lo stesso garanzia di occupazione ai laureati.
  4. Il quarto tassello verso il milione di posti di lavoro, che altri promettono da sempre senza mantenere mentre qui sarebbe reale, viene riproposto in questi giorni proprio da quella Fincantieri paradossalmente in crisi: con gli stessi soldi di opere inutili e dannose come la TAV Torino-Lione e il Ponte sullo Stretto, si dovrebbe realizzare un sistema di trasporto marittimo delle merci che dovrebbe rapidamente diventare dominante. Il lavoro sarebbe davvero tanto: realizzare una flotta specifica, attrezzare e collegare i porti grandi medi e piccoli esistenti e realizzarne di nuovi, creare un nuovo tipo di camion a rapido sgancio del container di dimensioni tali da poter essere massicciamente usato per portare la merce alle destinazioni finali, e mantenere tutto ciò a regime una volta che, realizzato il sistema, si vieti il transito dei TIR sotto una linea più o meno corrispondente al Po, intorno al quale potenziare la già esistente rete di parcheggi di interscambio. E tutto ciò, tra l'altro, avrebbe come sottoprodotto rendere magicamente più che sufficiente la rete autostradale e ferroviaria attuale per il flusso turistico e di medio e piccolo raggio, potendo peraltro con le risorse risparmiate dagli investimenti faraonici effettuarne una manutenzione corrente costante e capillare.
Idee come queste, sviluppate nel dettaglio da gente che dovrebbe fare questo per mestiere e vocazione, visto che ha scelto la carriera politica, sarebbero già in grado di dare un'anima corposa e vincente al programma di un partito di sinistra degno di questo nome. L'occasione è ghiotta, arriva il 12 e 13 giugno prossimi. Vedremo se saranno in grado di sfruttarla per dare al Partito Democratico quell'anima che non ha ancora. Ripartendo dalla Costituzione, articolo 1, dove, come dice il grande Massimo Troisi - che proprio un 4 di giugno ci lasciò orfani della sua bellezza - nel famosissimo sketch che riporto (se non avete tempo di guardarlo tutto, come vi consiglio, andate intorno al 4° minuto), il lavoro è senza oggettivi.

venerdì 3 giugno 2011

TRENT'ANNI E NON SENTIRLI

Rino Gaetano morì in un incidente il 2 giugno 1981
Singolare coincidenza quella che ha voluto che un 2 giugno, il giorno della festa della Repubblica italiana, morisse il cantautore che meglio ha raccontato l'Italia in una canzone, quella Aida che sin dal titolo racchiude il meglio e il peggio dello spirito intimo del nostro Paese. Rileggiamone il breve e folgorante testo:
Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù,
le sue madonne, i suoi rosari, e mille mari (eia alalà),
i suoi vestiti di lino e seta, le calze a rete (Marlene e Charlot),
e dopo giugno il gran conflitto, e poi l'Egitto e un'altra età,
marce svastiche e federali, sotto i fanali l'oscurità,
e poi il ritorno in un paese diviso, più nero nel viso, più rosso d'amore.
Aida, come sei bella!
Aida, le tue battaglie, i compromessi, la povertà,
i salari bassi, la fame bussa, il terrore russo (Cristo e Stalin).
Aida, la Costituente, la democrazia (e chi ce l'ha?),
e poi trent'anni di safari fra antilopi e giaguari, sciacalli e lapin.
Aida, come sei bella!
La cosa accadde giusto 30 anni fa, il ragazzo allora aveva appunto 30 anni, ed ebbe fra l'altro una dinamica che lo stesso aveva previsto per il protagonista di una sua vecchia canzone, La ballata di Renzo: la vittima di un incidente stradale rifiutata per motivi vari da alcuni ospedali, altrimenti forse si sarebbe salvata. E chissà cosa ci avrebbe regalato in questi ultimi trent'anni, chissà con che parole taglienti avrebbe liquidato non tanto Berlusconi quanto il berlusconismo degli italiani di quest'ultimo sciagurato ventennio: era capace di satira così candida e assieme velenosa che nessuno poteva uscirne indenne, e possiamo giurarci non avrebbe risparmiato nessuno, dalla opposizione morbidosa di PD e predecessori al dilagare della mondezza televisiva di talent reality talkshow sentimentali e politici, passando per le pippe in Rete (Bertoli avrebbe parlato di masturbazioni cerebrali) di noi blogger per non parlare degli utenti dei social network.
La controprova non c'è, ma il modo in cui le sue canzoni hanno retto al passare del tempo è un pesante indizio: oggi Rino sessantenne sarebbe ancora il più giovane sulla scena musicale italiana, magari avendo attualizzato più volte il testo di Nuntereggae più (in fondo, il video originale). La dimostrazione? Andate a uno qualsiasi delle miriade di concerti di una sua coverband (in quella ufficiale la voce è di Morandi figlio, stabilmente), e scoprirete che quasi tutto l'uditorio è composto di gente nata dopo la sua morte, e quasi tutti conoscono quasi tutte le canzoni a memoria.
Anche per questo chi può raccolga l'invito del sito ufficiale a presenziare all'apposizione di una targa che lo ricorda in via Nomentana nuova 53, dove Rino ha vissuto, il 7 giugno prossimo alle ore 18. Sarà per i secoli a venire, perché per i prossimi decenni sarebbe inutile: tra altri trent'anni, quando tanti che oggi vanno per la maggiore saranno dimenticati, i ragazzi del 2041 ancora canteranno in coro le canzoni di Rino Gaetano il calabrese de Roma.

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