I SOLDI CI SONO

Barnard ama dire, forse ritenendola una semplificazione necessaria, che se lo Stato è a deficit zero significa che tot soldi mette in giro tot se ne riprende con la leva fiscale, quindi nessuna distribuzione di ricchezza è possibile per i suoi cittadini. Il ragionamento dimentica  da una parte le spese per interessi del debito pregresso, senza le quali l'Italia è in abbondante avanzo (che si dice "primario") da decenni, quindi se fosse corretta l'asserzione barnardiana in tutto questo tempo tutti noi ci saremmo impoveriti (cosa che, ultima crisi a parte, contrasta con l'esperienza comune), dall'altra paradossalmente proprio il meccanismo principe di quella politica economica keynesiana di cui la MMT non è che la costola monetaria: il moltiplicatore. Tempo fa mi ero dato presunzioni didattiche, per cui chi ha voglia si rilegga questo post, ma in breve ogni 1000 euro messi in circolo, ipotizzando che siano 1300 lorde perché ci sono 300 di tasse, e che del netto ognuno ne spenda l'80% e ne risparmi il resto, girando diventano 5000 e originano 1500 euro di entrate fiscali. Sono conti alla carlona, ma la realtà se ne discosta nelle due direzioni, per cui si può affermare scientificamente che la spesa pubblica è di stimolo per la crescita e contemporaneamente un guadagno per l'erario: il contrario di quanto ci ripetono da decenni i monetaristi. Perché allora una mistificazione così evidente ha potuto prendere piede? Semplice, perché si poggia su un dato dell'esperienza concreta, la verifica di quanto la spesa pubblica sia stata in realtà improduttiva e dannosa per l'erario, trasformandolo in causa quando invece era un effetto di una distorsione posta altrove. Detta in altri termini: una spesa pubblica corretta è di stimolo per la crescita e contemporaneamente un guadagno per l'erario, una non corretta, in un sistema con altre falle che agiscono in sinergia, ha l'effetto opposto. Questa mistificazione ha fatto si che si combattesse la spesa pubblica tout-court anziché le cause che ne capovolgono gli effetti, e quindi privatizzazioni selvagge, tagli ai servizi (scuola, pensioni, sanità, ecc.), aumenti di tasse, anziché una lotta vera alla corruzione, all'evasione fiscale, all'economia sommersa, alle mafie, cioè a quei fattori (peraltro strettamente interdipendenti) che mandano a puttane il calcoletto elementare di cui sopra.
Il motivo di questa scelta politica è presto detto: corruzione, evasione, criminalità organizzata, economia sommersa, assieme ai loro contraltari legali grandi opere, cementificazione, palazzinari, sono il principale veicolo di arricchimento della élite politico/economica di questo Paese, che come ogni Potere ha nel suo DNA in primis l'automantenimento e quindi si guarda bene di tagliarsi le radici. Siccome tra i suoi bracci operativi ha l'informazione, questo blocco di Potere ha pian piano convinto la maggioranza dei cittadini/elettori della ineluttabilità delle proprie teorie, ragion per cui abbiamo oggi fra l'altro un partito di centrosinistra, papabile di governo, che ha al primo posto del suo programma il pareggio di bilancio (che con la spesa per gli interessi significa al netto salassi per i cittadini) e poi vuole la TAV e altre grandi opere tangentizie come ad esempio gli inceneritori, e si prepara a tradire il risultato schiacciante del referendum per l'acqua pubblica dopo essere stato il principale artefice di tutte le privatizzazioni che negli ultimi decenni hanno regalato agli amici degli amici ricchezze che i nostri padri e nonni avevano accumulato perché fossero usate per il bene comune. E tanto per chiarire che i ricchi non si toccano, la seconda precisazione (dopo la suddetta adesione acritica al fiscal compact) del suo segretario è stata escludere la patrimoniale tra le cose che ha in mente per il suo futuro governo.
Leggiamo ora il programma di governo di Democrazia Atea, così per puro esercizio (ammesso che riesca a presentare il numero di firme necessario per partecipare, il partito non ha nessuna speranza di superare il quorum, votarlo è sprecare il voto, anche se il candidato premier è Margherita Hack e la tentazione è forte): dovrebbe essere questo il programma del centrosinistra, ma il PD non può adottarlo, perché nasce proprio per unire la tradizione socialista riformista a quella cattolica, e ha nel DNA di continuare a cercare consensi al centro anche dopo che l'area è ridiventata affollata di soggetti politici molto più adatti nel farlo. Una cosa folle, considerato che a sinistra c'è un serbatoio decine di volte più ampio, di gente che sprecherà il voto su Ingroia o forze ancora più improbabili, non voterà affatto, o sarà costretta a votare per Grillo. Il quale, sempre a proposito di cose di sinistra, è l'unico a dire chiaramente che le grandi opere servono solo a fare tangenti, che le missioni cosiddette di pace richiederebbero lo stato d'accusa per alto tradimento alla Costituzione di chiunque le abbia approvate, che gli F35 NON bisogna comprarli (costano uno sproposito: con quei soldi si ristrutturerebbero tutti gli edifici scolastici d'Italia, ad esempio, e manco funzionano), che i sindacati avallando ogni nequizia hanno tradito le ragioni stesse della loro esistenza, che se dobbiamo imitare il resto d'Europa dobbiamo iniziare da quel reddito minimo di cittadinanza che siamo gli unici coi greci a non avere, che la politica non dovrebbe essere un mestiere anzi un mezzo di arricchimento facile e definitivo come invece è, eccetera. Tutte cose che tornasse Berlinguer metterebbe ai primi punti del programma del PDS (per prima cosa rivorrebbe la S...), mentre caccia dal partito a calci in culo quelli che se ne sono "dimenticati" (lasciandole persino a chi ha la faccia tosta di usarle adesso anche se ha governato per anni senza applicarle), insomma...
La questione morale è dunque una questione sostanziale, la questione sostanziale. La divisione dei poteri, senza la quale non c'è democrazia, in Italia è stata di fatto azzerata, e si anche tramite la cooptazione di tanti magistrati in politica, ma anche di troppi parlamentari al governo, di troppi tentativi del parlamento di sottrarsi alla magistratura e del governo di condizionarla. Per questa via, il ventennio berlusconiano non ha fatto che dare il colpo di grazia alla democrazia, e quel che più conta lo ha fatto con un ampio e solido consenso popolare. Consenso ancora adesso ben presente, e - anche se lo schifo è arrivato a lambire quell'elettorato al punto da indurre a evitare i casi più eclatanti - ben evidente nell'avallare la commistione tra malavita/malaffare e politica che è come la cifra stilistica dell'italianità. Non si esagera se si afferma che questa questione è responsabile di almeno la metà del nostro debito pubblico. Non si esagera se si dichiara che l'unica nostra via di salvezza passerebbe da un ventennio di mani libere alla magistratura, alla fine del quale forse si sia riportato il livello di corruzione del nostro Paese a quello fisiologico tipico di ogni altra democrazia avanzata. Solo dopo un'opera di moralizzazione di questa portata, affiancata da quelle misure di ridisegno della figura stessa del politico che sono già prima ancora che nel programma nella selezione stessa dei candidati del M5S, si potrebbero abbattere le spese militari, anche ritirando i nostri contingenti da ogni scenario in cui sono illegittimamente coinvolti (mentre parliamo questi stanno già preparandosi a impegnarsi su un altro fronte, invece, altrettanto illegittimamente), colpire il sistema finanziario (mentre anche adesso stanno continuando a pomparlo, dopo averci svenato per regalare soldi alle banche che con gli stessi hanno lucrato comprando titoli di Stato a tassi drogati anziché far ripartire il credito all'economia reale), e utilizzare la spesa pubblica sana per far ripartire il sistema e garantire un minimo di benessere ad ogni cittadino. Europeo o italiano che sia, a seconda della scala a cui si riesca ad applicare il principio, sacrosantamente fondativo di ogni democrazia, che ogni cittadino ha diritto ad una vita dignitosa. E i soldi ci sono, basta smettere di rubarli e di destinarli a scopi che più o meno direttamente li sottraggano al circolo virtuoso che invece li moltiplicherebbe.

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