sabato 21 marzo 2026

HO DETTO NO

I nostri padri costituenti erano senza dubbio di tutta un'altra pasta rispetto a tutte le classi politiche che li hanno seguiti. Non solo hanno scritto la "Costituzione più bella del mondo" (le virgolette sono perché oramai Benigni ha sputtanato la definizione, coi suoi fervorini finto progressisti che fanno tanto rimpiangere quando cercava di spogliare la Carrà, sciorinando i sinonimi di patonza, oppure intonava l'Inno del corpo sciolto), ma hanno anche previsto che per cambiarla bisogna ricorrere a meccanismi alquanto complessi che assicurano, più o meno, che essa non venga stravolta ogni due e tre per solo capriccio o convenienza di una parte politica, imponendo o quasi il ricorso al referendum confermativo.

Ciò storicamente ha impedito (anche se purtroppo non tutte: il pareggio di bilancio in Costituzione fu inserito dal governo Monti senza bisogno del referendum col voto sotto feste e nottetempo dei parlamentari uniti dal terrore dello spread, che così hanno ceduto ogni rimasuglio di sovranità del nostro Paese) numerose porcherie. Ad esempio, a Berlusconi prima e a Renzi poi, col secondo che essendo enormemente più ingenuo del primo aveva giurato in caso di bocciatura di ritirarsi dalla politica (ma tanto, lo spergiuro sta a due lire e infatti sta ancora la a fare danni). Per l'elenco delle modifiche approvate (la maggior parte marginali) e respinte (alcune pesanti, come le due succitate) vi aiuta il web ormai integrato con l'AI, sennò leggetevi direttamente questo. Se avete prescia e vi fidate della mia memoria, invece, ve la sintetizzo così: ai vari referendum normalmente ha vinto il NO, perché i costituenti saggiamente previdero anche che per quelli confermativi non vale la regola del quorum come per gli abrogativi, perché anche la demotivazione al voto deve pesare, e di solito i sostenitori convinti di una riforma che faccia i porci comodi della propria parte politica non sono tantissimi. Con ogni probabilità andrà così anche domani, ma ad ogni buon conto cerco di schematizzare le ragioni per cui anche sto giro bisogna votare NO (anche nel dispiacere di trovarsi schierati dalla stessa parte di quegli sciagurati del PD).

La riforma proposta infatti consiste essenzialmente in tre punti:

  1. separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti (quando entri in magistratura in una delle due carriere non puoi mai passare all'altra);
  2. istituzione di un doppio CSM (l'organo di autogoverno della magistratura) per ciascuna carriera;
  3. nomina dei membri di ciascuno dei due CSM mediante un sorteggio a base qualificata.

Vi dico subito che se il quesito fosse solo il terzo, o se fosse possibile esprimere tre voti distinti, avrei votato SI: il sorteggio garantisce rappresentanza proporzionale in tutte le dimensioni, più di qualsiasi meccanismo elettorale per quanto perfetto (figurarsi di uno bizantino come quello per i membri del CSM attuale), e l'unica remora a propugnarlo anche per il Parlamento è che questo in teoria dovrebbe essere migliore della platea da cui è estratto (anche se in pratica storicamente è stato sempre peggiore). Ma essendo il voto unico gli altri due punti pesano molto di più. Il primo era scritto sui piani di Gelli e non era strano che un piduista della prima ora lo volesse fortemente. Il tentativo postumo è esattamente per la ragione negata dai sostenitori del SI e affermata da quelli del NO: una magistratura inquirente separata rigidamente è più facilmente assoggettabile al potere esecutivo (meno separazione di poteri uguale meno democrazia). E se non bastasse la cosa in se, c'è il punto 2 a dimostrare qual è l'obiettivo nascosto dei riformatori: a cosa serve sennò splittare il CSM? Aggiungo un altro argomento, che azzera gli argomenti dei sostenitori della separazione delle carriere: già adesso, le carriere sono unite per modo di dire, visto che un giudice può passare il Rubicone solo una volta in tutta la carriera. In TV non ve lo dicono, ecco perché ora siete stupiti.

C'è un altro autogol, poi, commesso da questa destra imbarazzante. Ogni qualvolta un giudice piscia fuori dall'orinale, come nel caso della "famiglia nel bosco", si alza la canea dell'"hai visto sti giudici di cosa sono capaci?", che nemmeno si accorge di dimostrare, semmai, che il fine ultimo della riforma è proprio avere dei giudici inquirenti che agiscono solo secondo le linee di governo, e senza nemmeno bisogno di ordini espliciti: chi sa che c'è un andazzo, e magari vuole fare carriera, si uniforma spontaneamente.

Che nostalgia, dei tempi in cui non era stata ancora inventata l'etichetta "toghe rosse", la magistratura era naturalmente di destra e Un giudice "una carogna di sicuro...

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