lunedì 16 gennaio 2012

COSTA

La rotta folle della Costa Concordia, in mezzo agli isolotti come fosse un canotto
A me più che il Titanic il naufragio del Concordia ha fatto venire in mente quello del London Valour: le analogie sono poche in entrambi i casi, meno di quanto ci si affanni a cercare, ma il mercantile inglese almeno ha picchiato contro gli scogli sotto costa vicino a un porto italiano (e basta, perché abbiamo da una parte mare fortissimo dall'altro condizioni meteo eccezionalmente favorevoli, e viceversa da una parte soccorsi disastrosi dall'altra fortunatamente efficientissimi, senza entrare nei dettagli) e non contro un iceberg in aperto oceano atlantico.
Le due tragedie del passato ispirarono due cantautori talmente vicini che collaborarono persino a un album (De Gregori e De André - il Volume 8 di quest'ultimo, del 1975), ma se il Titanic per Francesco era metafora del fallimento della modernità, il London Valour per Fabrizio era metafora della guerra sociale.
Noto questo perché tra i vari commenti sulla Rete mi sono imbattuto in un Mazzucco incredibile per ingenuità, che con questo pezzo (anche se avesse ragione, per come e in che tempi lo ha scritto) butta a mare altri suoi meritori lavori come quello sull'11 settembre, meritandosi quella patente di "complottista" che di tanto in tanto gli affibbiano. Peccato, perché restando sul metaforico invece il legame tra la tragedia del Giglio e quella europea che si sta consumando sotto i nostri occhi in questi giorni (retrocessione di rating inclusa) sarebbe stato molto più fecondo. E anche fuori metafora, non è che manchino spunti per porsi una serie di interrogativi niente male:
  • hai voglia a prendere le distanze dal Capitano: Costa Crociere non poteva non sapere, a meno che addirittura non incoraggiasse in quanto promozionale commercialmente, che le sue navi passano spesso e volentieri sotto costa per farsi belle a quelli a terra e/o per fare contenti i clienti a bordo (tipi che passano davanti a un posto, magari lo filmano, e poi dicono a se stessi e agli amici che ci sono stati - tanto in effetti non è mica tanto diverso che per i posti dove fanno scalo);
  • mostri come la nave affondata rappresentano perfettamente lo spirito dei tempi: per attrarre con prezzi abbordabili i clienti di cui sopra, fanno navi sempre più alte quindi instabili, senza doppio scafo (che prende spazio) quindi non inaffondabili, e talmente grandi che necessitano di talmente tanto personale che chissà quanto costerebbe fosse formato per eventualità del genere, anche a non voler sospettare di peggio, come fa qui Debora Billi, che oltre a spiegare come mai una crociera costa molto meno di un albergo dello stesso lusso evidenzia inoltre come alla negligenza e improvvisazione almeno di parte del personale PRIVATO di bordo (Capitano in testa) ha fatto riscontro l'efficienza dei soccorsi PUBBLICI, Vigili del Fuoco in testa (e sentire in che situazione economica li lasciamo, nell'era delle privatizzazioni, è davvero significativo);
  • fino ad ora il mare piatto ha favorito soccorsi e situazione dello scafo, ma quanto durerà? quando avremo il bilancio definitivo della tragedia dal punto di vista umano, toccherà cominciare a redigere quello dal punto di vista ambientale: speriamo che almeno adesso non solo si rispettino ma magari si inaspriscano pesantemente le norme di navigazione di bombe ambientali come questa, vero simbolo di un modello (di sviluppo e culturale) che si è esaurito e dell'urgenza di trovarne uno nuovo;
  • la singolare coincidenza dell'affondamento della Concordia e di quello della UE da parte di S&P, anche senza dar credito all'azzardo mazzucchiano, ci riporta infine alla metafora di De Andrè, attraverso questo pezzo di Giulietto Chiesa, dietro il quale pare proprio di vedere il macellaio mani di seta che distribuisce le munizioni - o forse è il caso di rispolverare il Battiato di Venezia/Istanbul, col suo ineffabile verso finale (perché il sol dell'avvenire splenda ancora sulla terra, facciamo un po' di largo con un'altra guerra).
Ma dopo i video raggiungibili attraverso i link, la scelta di quello da embeddare a fine pezzo non poteva invece non cadere su questo di De Gregori, da ascoltare col dolore e la rabbia che costa.

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