giovedì 17 ottobre 2013

GIORNALISTI E GIORNALAI

Quando ero piccolo da grande volevo fare il giornalista, ed ecco anche perché da qualche anno ogni tanto affliggo voi (pochi) lettori da queste pagine. Se ci fossi riuscito, oggi sarei all'1% un ricco battitore libero, al 5% un (più o meno ben) pagato pennivendolo, e al restante 90 e passa % un precario al limite del sostentamento. Niente da dire su quest'ultima categoria, se non che è figlia di un processo generale di precarizzazione che riguarda tutti i settori ed è causa di una delle cause della crisi, il crollo della domanda interna, ed è sicuramente piena di gente che sa scrivere ed avrebbe diritto a farlo, in un contesto in cui chi voglia esprimere una opinione e soprattutto fare da mediatore (possibilmente oggettivo o dichiaratamente schierato è uguale) tra i fatti e chi in democrazia deve essere messo in condizione di conoscerli possa farlo. Tra l'altro, ad essa si affianca un'altra categoria, di altri e più bravi e competenti soggetti che grazie alla Rete, e magari al fatto che ha altro di cui campare, può decidere di svolgere esattamente questo ruolo ma "a gratis". La cronaca di questi giorni attira l'attenzione invece sulla minoranza di eletti che operano con visibilità nel mainstream, per via di alcune questioni meritevoli di commento, che fanno da esempio per la distinzione che facevo all'inizio, che potremmo schematizzare come tra "giornalisti" e "giornalai" (con tutto il rispetto per gli edicolanti). Chi avrà la pazienza di leggere oltre capirà perché però preliminarmente ho bisogno di ribadire la mia collocazione politica ben a sinistra.
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Il "caso" Priebke. Avrete sentito il coro unanime di esecrazione al boia delle Fosse Ardeatine, no? Ora, qui non è questione se il coro sia meritato e quanto: lo è, il soggetto era una vera carogna, come tanti altri che però l'hanno fatta franca meglio di lui. Ma mi pare ugualmente necessario sottolineare una serie di contraddizioni:
  • come mai nessuno (tranne Mannino su Il ribelle) ha fatto notare che l'assurdità dello schierarsi contro la celebrazione del funerale era almeno pari a quella dell'usarla per esibire la nostalgia del nazifascismo? o come mai nessuno (tranne Stugi su L'olandese volante) ha rilevato che era qualche anno oramai che il tipo girava da vivo senza incidenti per Roma ogni volta che gli andava (età permettendo)? insomma, non era semmai il caso di fargli problemi da vivo, piuttosto che fare gazzarra contro un mucchio di ossa impedendo un rito senza senso e con ciò accomunandosi nel darglielo a chi voleva darglielo?
  • come mai nessuno ricorda mai che il rapporto di rappresaglia utilizzato dai nazisti era comunque molto inferiore rispetto a quello che ad esempio psicologicamente riteniamo normale noi quando parliamo di Terzo mondo (leggi bene qui su Mentecritica), o a quello di fatto applicato da Israele coi palestinesi o dagli USA coi (peraltro presunti) autori dell'11 settembre (leggi bene Grimaldi sul suo blog)? i nazisti col 10 a 1 erano criminali, ok, ma allora gli americani e gli israeliani con rapporti decine o centinaia di volte più alti cosa sono?
  • a proposito, che dire del coro di consensi alla introduzione del reato di negazionismo? non erano vietati in democrazia i reati di opinione? si potrà in futuro far notare, come ad esempio io una volta qui, che l'Olocausto degli ebrei non è il solo sterminio pianificato e nemmeno il peggiore né relativamente né in termini assoluti?
Il caso "reato di immigrazione clandestina". Ha ragione chi, come qui persino uno considerato vicino ai grillini come Chiesa, stigmatizza l'uscita di Grillo sull'inopportunità politica di cavalcare una battaglia del genere ("avremmo avuto percentuali da prefisso telefonico" o qualcosa del genere...). Che quel reato sia un mostro giuridico, in quanto equipara un comportamento frutto di condizioni di necessità maturate e decise ben sopra la testa del reo (e anche del razzista che lo vorrebbe fuori dai patri confini, diciamo frutto per linea diretta del neocolonialismo chiamato globalizzazione e delle strategie belliche figlie sue) di cui egli stesso è la prima vittima a un qualsiasi altro comportamento messo in atto da chiunque sempre con l'effetto e talvolta anche con l'intenzione di nuocere a qualcun'altro (il "reato"), in tanti lo pensiamo sin dalla sua introduzione. Ma questa introduzione fu voluta ed è difesa da parte fondativa e fondamentale dell'attuale maggioranza di governo, che evidentemente usa l'argomento come estrema ratio di distinzione nell'ormai effettivamente inesistente continuum destra/sinistra, ad uso del parco buoi dei rispettivi elettorati, come ben ricorda questo post in cui l'opinione dei grillini è espressa dettagliatamente, per chi ha la pazienza di analizzare una posizione prima di condannarne gli aspetti superficiali e deteriori. Per avere la dura verità su un problema enorme come questo, purtroppo, bisogna affidarsi al "solito" blogger "libero", in questo caso è il Comandante Nebbia di Mentecritica: le frontiere europee o si spalancano garantendo a tutti l'inserimento o almeno una sua possibilità controllata e guidata, o si chiudono essendo disposti a difenderle militarmente. A sinistra, ovviamente, non si può non essere favorevoli alla prima soluzione, che però prevede la messa in discussione delle politiche macroeconomiche e monetarie della UE e della stessa globalizzazione finanziaria per come si estrinseca (mano militare in primis), infatti questi non avendo nessuna intenzione di mettere in discussione nulla forse hanno scelto la seconda strada, sicuro fino ad oggi si sono tenuti a mezza botta, facendo finta di combattere accessi che servono proprio perché clandestini, perché i clandestini come forza lavoro costano pochissimo e sono ricattabilissimi, in una commedia in cui le leggi di stampo leghista e i piagnistei di stampo progressista giocano il loro ruolo di ammuine per gonzi. Per combattere l'immigrazione ma davvero, dunque, ci vogliono una nuova Unione Europea, nuovi rapporti di potere tra politica economia e finanza a livello mondiale, e quindi politiche di accoglienza seria e programmata. Dopodiché, vediamo se esiste ancora l'immigrazione clandestina e parliamo se è il caso di avere o meno un reato specifico. Parlarne oggi equivale all'uso di uno specchio per le allodole, da cui è bene astenersi.
Da questo "caso" nasce quello Grillo/Scanzi, che consente di verificare (qui quotato da Facebook e qui in un suo articolo sul suo giornale) come il giornalista de Il fatto sia uno dei pochi nell'1% dell'inizio, incarnando la distinzione tra il sostenere criticamente le posizioni che si ritengono giuste e il sostenere acriticamente le persone per cui si è scelto di parteggiare. Ripeto, tra i blogger è un vanto che possiamo condividere in buon numero, tra i giornalisti pagati è oramai roba rarissima. Scanzi poi ha anche il coraggio di continuare ad affermare pubblicamente, dopo essere stato pubblicamente smerdeggiato dal suo leader, che fino a che non emergerà un programma migliore voterà 5 stelle. Chapeau!
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A proposito di giornalisti pagati, casca benissimo il "caso" Fazio. Che poi, ricordiamolo bene, nasce imitatore e nemmeno tanto bravo. Chi vi scrive, puntualizzo per scansare accuse di partigianeria, lo trova stucchevole fin dai tempi di "Anima mia", e lo può dimostrare. Ora che, a prescindere di una sua eventuale iscrizione all'Albo del tutto irrilevante, gioca a fare il Letterman, Fabiofazio è davvero imbarazzante, proprio nel confronto col suo emulo, lontanissimo dalle sue zerbinate e partigianerie mascherate da obiettività. Ma fin qui sono problemi suoi e di chi se lo guarda. Aver scoperto, grazie a Brunetta (che poi è un'altra colpa, avermi costretto a scrivere "grazie a Brunetta") quanto cavolo guadagna, però, sono problemi miei di contribuente, contribuente con gli strumenti "culturali" per comprendere poi quanto la presunta "autoremunerazione" di una cifra del genere sia una autentica cazzata.
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Infine, il "caso" Scalfari, passato quasi in sordina. Pensate quanto è amaro, per chi si reputa autenticamente di sinistra, dover ringraziare Il Giornale e Paolo Guzzanti (!!!) per avere dell'inaudita "cena" a casa del Barbapapà di Repubblica con ospiti nientemeno che Lettino, Napolitano e Draghi, citati in ordine gerarchico inverso, una lettura verosimile e domande giornalisticamente corrette. Poveri noi...

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