Il tutto fa parte di un progetto complessivo di "appiedamento" delle persone, laddove le virgolette indicano la progressiva e forzata rinuncia a tutte quelle prerogative di libertà individuale che la generazione dei nostri padri aveva strappato al capitalismo grazie a una guerra da risarcire e a un comunismo da evitare, mobilità privata in primis. Se così non fosse, se fosse davvero un afflato ecologista a muovere questi tiranni a quel punto illuminati, il verso del cambiamento dovrebbe essere l'opposto di quello che ci impongono: prima doto le città di mezzi pubblici sovrabbondanti e gratuiti, poi le chiudo al traffico; prima ricostruisco una rete ferroviaria statale con collegamenti capillari ed economici, poi lascio le autostrade ai camion e ai soli automobilisti che nonostante il treno da nord a sud a Natale ricosti poco (avete saputo a che punto sono arrivati?...) preferiscano raggiungere magari il paesello in autonomia; prima sposto via mare i trasporti lungo tutta la penisola, lasciando a medio/piccoli camion modulari il trasbordo capillare, poi aumento il gasolio e i pedaggi ai TIR che si ostinassero. Invece, non solo fanno l'opposto, ma ci aggiungono cose come il Ponte sullo Stretto che è in perfetta contraddizione con la tendenza anti-auto da loro stessi imposta e con l'auspicabile abbandono del trasporto gommato su lunghe distanze. E inoltre, costa talmente tanto che liquida l'argomento "non ci sono i soldi" per le proposte suddette e qualunque altro progetto di spesa vi venga in mente, dal rifacimento della rete idrica nazionale, al risanamento capillare del territorio italiano, a una pioggia di incentivi cash per chiunque ristrutturi la propria casa in chiave ambientalista e antisismica. Ma già, mi vedo la scena: uno propone - che so - di potenziare la sanità pubblica in modo da essere in grado di affrontare una eventuale nuova pandemia senza chiuderci in casa, loro rispondono "non ci sono i soldi", uno ribatte "prendete quelli del Ponte", e così via. Dovremmo fare così, per qualunque cosa. E invece.
Invece accettiamo supinamente che riempiano la città di piste ciclabili inutili, e deserte mentre le poche bici e i monopattini a noleggio circolano dove gli pare, strisce pedonali e marciapiedi compresi, senza rispettare alcun codice tanto sono inidentificabili. Il tutto a presunto (leggi: solo teorico) beneficio di pochi ricchi e anziani residenti al centro, e chi vive in periferia se non in campagna per non potersi permettere una casa più vicina si fotta, e paghi caro e amaro il carburante per il suo diesel, retrogrado che non è altro. Rileggiamoci assieme, allora, e riascoltiamolo, questo bel brano di Finardi, che circa 50anni fa salutava la nuova motorizzazione comprendendo la cesura sociale che rappresentava, a superamento dell'operaismo. Tra l'altro, l'album è prodotto da Tofani, quindi "suona" Area a sufficienza.
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