OLOGRAMMATICA

"Eugenio dice che io sono un rinnegato", è la strepitosa prima strofa, che parte inciampando, di Rinnegato, uno dei migliori pezzi del migliore Eduardo Bennato, quello degli anni 70, e uno dei tanti esempi di cantautori che mettono in piazza i loro dissidi privati con gli amici e i parenti, in questo caso col fratello "colto e intelligente" che non gli perdonava la deriva pop/rock, senza dimenticarsi di arrivare fino a De Simone, quello de La gatta cenerentola che mo ci hanno fatto pure il cartone....
Edoardo dopo aver toccato il fondo con Italia 90 ci ha regalato ancora più di qualche momento di pregio, col vertice in Joe Sarnataro, ma in quegli anni 80 in cui scrivevo questo brano (che come al solito vi invito a chiedermi per musicarlo a vostro piacimento) io ascoltavo decisamente più Eugenio (prima musicanova, poi tarantapower, fino alla epopea brigantesca), anche se il suo pezzo che parlava di città di mare - da cui ho preso spunto anche per la metrica oltre che per il tema - curiosamente lo incise proprio assieme al fratello...
Da poco avevo lasciato Reggio, e mi fu chiaro subito che quello che più mi sarebbe mancato, e più avrei cercato nei tanti luoghi in cui ho vissuto: non era tanto il mare o la montagna, quanto la verticalità, la tridimensionalità, insomma la chiara percezione (che hai in qualunque punto, anche se sei circondato da palazzi, anche se sei dentro casa, di Reggio Calabria, come di Genova, Salerno e tutte quelle città sviluppate lungo una stretta linea costiera sovrastata da alture) di sapere sempre dov'è il mare, e dove i monti. Non la posso spiegare meglio di così, mi capisce davvero solo chi l'ha sperimentata su di se, chi no può solo farsene un'idea, un'immagine, magari in 3D...
OLOGRAMMATICA 
Quelli nati come me in una città di mare
hanno una dimensione in meno da pensare,
hanno un limite, una sicurezza da una parte,
e lo spaziotempo non li angoscia, li diverte -
che se nasci e cresci dove hai tutte le direzioni
non hai un cuscino per accomodare posizioni,
non capisci all'istante dove sei orientato
e confondi nord e sud, presente con passato.
….
Quelli nati come me in una città di mare
hanno sempre un po' di vento che li sta ad aiutare,
hanno iodio per il naso, sale nella gola
e orizzonte per capire il tempo dalla sera.
Rivedere il mare vuole dire aprirsi il cuore,
ad entrarci, è la placenta con il suo tepore,
ed il pesce che c'è in noi si sente realizzato
ed unisce nord e sud, presente con passato.
Sono figlio di figlio di figlio di figlio di figlio
di pescatore:
non ricordo da quanto non mangio un coniglio,
non ne so l'odore,
anzi ho il naso distrutti dallo iodio e dal puzzo
del merluzzo...
“Benedetto sia il mare che ci dà lavoro e pane”
mi hanno insegnato,
ma maledetto sia il mare: meglio morire di fame
che annegato.
E ho la pelle scura dura salata e spaccata,
quasi squamata!...
Ho sentito che certi si permettono il vizio
di amare il mare,
certo perché non sono mai dovuti andarci col rischio
di non tornare:
e ogni cosa si sa se la fai per mestiere
si fa antipatica,
ologrammatica...
ologrammatica...
ologrammatica...
ologrammatica...
Quelli nati come me in una città di mare
hanno sempre un sole all'orizzonte da guardare,
hanno sempre un buon motivo in più per non morire
e una freccia sempre alzata per ritornare...

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