domenica 4 gennaio 2026

JAMAS?

Quello che voleva il Nobel per la Pace, che invece l'hanno dato alla capa dell'opposizione in Venezuela (e non si capiva perché, ora si) Machado, visto che a lui non gliel'hanno dato, e che le guerre in Palestina e Ucraina che voleva fermare una si è fermata solo per finta l'altra manco per niente, si sarà detto che tanto vale che ne comincia un'altra, e mettendo in campo una tale sproporzione di potenza da finirla subito.

A dire il vero, la dinamica è stata così rapida ed efficace che ho sentito voci a sinistra (anche meno articolate di questa) gridare alla farsa, con lo stesso Maduro che avrebbe collaborato per togliersi dalle peste nel modo più indolore. Vorrei dire che cambia poco la sostanza, che è nera e vischiosa: il Venezuela ha riserve petrolifere impressionanti e con Chavez prima e Maduro poi le teneva lontane dalle grinfie americane, e invece a disposizione dei BRICS. Quindi in questo caso l'analisi politica più semplice è forse anche quella più verosimile, e iscrive la vicenda Maduro in una serie storica che passando per Gheddafi e Saddam (non guardate la fine, la bugia patentata delle armi chimiche e l'orrore dell'esecuzione, guardate l'inizio, quando cerca di prendersi il Kuwait) risale su su fino a Enrico Mattei. E Pasolini che voleva raccontarlo. Tutti ammazzati, forse anche Chavez stesso in un parallelo con Arafat, come peraltro un altro presidente regolarmente eletto anche se li era in gioco il monetarismo e non il petrolio e anche se li non ci fu bisogno dell'intervento militare diretto. Quindi a questo ancora gli è andata bene, per il momento, dipende forse anche da cosa succederà a Caracas adesso.

Di sicuro, non c'entrano niente né la droga né la democrazia o il benessere delle persone, come non c'entravano le ragioni sbandierate per gli attacchi ad Afghanistan, Iraq, Iran, Libia, Siria, eccetera eccetera indietro fino a Vietnam e Corea, c'entra solo il Potere militare ed economico di una superpotenza, indipendentemente di quale dei due schieramenti sia al governo: i misfatti li hanno compiuti sia i rossi sia i blu, con la sola differenza che i repubblicani almeno non hanno la faccia tosta di dirsi progressisti come i democratici, ragion per cui continua a valere l'argomento "meglio un nemico sincero che un falso amico" con cui preferii Trump alla Harris e magari lo avessi fatto con Berlusconi rispetto al bugiardo o incosciente Prodi o a qualunque leader del centrosinistra con la palma del peggiore al D'Alema bombardatore di Belgrado.

Inoltre, il principio del meno peggio va forse anche applicato nella scelta tra i due gruppi di potere che si contendono il mondo, quelli a guida petrolifera e quelli del cambiamento climatico, con gli USA di Trump a tirare la carretta dei primi e la UE di Ursula dei secondi. Meno peggio che non significa mai meglio: stiamo parlando di filibustieri patentati, da una parte e dall'altra, meglio ripeterlo così non mi date del trumpiano.

Forse allora è il caso di sibilare l'unico filo di speranza che viene da questa nottata che sembra non voler passare mai: che l'iniziativa faccia parte della definitiva affermazione di un quadro geopolitico in cui tornano a prevalere le "zone d'influenza", quadro non idilliaco ma di sicuro migliore del dominio di una sola superpotenza che tanti danni ha fatto dalla caduta del Muro in poi. Sapremo presto se questo è il quadro in cui si è mosso Trump: se Putin (al netto dei dovuti sbraiti di facciata sul Venezuela) incasserà la pace che vuole in Ucraina, che poi è l'unica possibile e l'unica giusta.

In ogni caso, si tratta di affari che si svolgono sopra le teste della gente comune. Quando (era l'11 settembre 1973) fu deposto e assassinato Allende si iniziò a cantare "el pueblo unido jamas serà vencido", gli Intillimani ci hanno costruito sopra una carriera, ma quella lezione è stata compresa, più che dal popolo, da chi voleva e vuole sconfiggerlo e dominarlo: se unito non sarà mai vinto, allora dividiamolo, magari dando a ciascuno di loro uno schermo davanti al naso a coagulare tutta la naturale energia sociale umana.

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