ROTTAMA UN PARTITO!

Enrico Letta, non appena ottenuta la scontata fiducia alle camere, è subito partito per un tour europeo, tanto per chiarire a quali padroni obbedisce. Avvertenza: chi crede ancora alle storielle che raccontano i telegiornali, e magari voterebbe ancora PD si votasse domani, ha sbagliato blog, e a meno che non voglia seriamente mettere in discussione se stesso e quello che crede di sapere può anche smettere qui.
Dicevo, Enrico Letta prima rassicura la Merkel, poi chiede consigli a Hollande su come raccontare meglio le frottole, infine recita in ginocchio a Barroso il Credo monetarista: occorre coniugare crescita e rigore, amen. Al ritorno, presenta una sfilza di sottosegretari se possibile più imbarazzante di quella dei ministri, un saggio di utilizzo del manuale Cencelli con perle come la Biancofiore, Miccichè e l'ineffabile De Luca manco a dirlo alle infrastrutture (è il sindaco PD che sta tentando di rovinare Salerno, con ampissimo consenso popolare).
Non è che Letta, o sarebbe meglio dire Alfetta vista la natura bicefala del governo e la sua carrozzeria vecchia e piena di ruggine, rinunci al tentativo di dissimulare le proprie reali intenzioni: qualche gonzo c'è ancora, e quindi ecco qualche volto ggiovane dove non conta un cacchio, e soprattutto mi raccomando mettere crescita e occupazione giovanile in ogni frase, anche se non c'entrano. Ma come fai a riuscirci con chi scopre che il tuo esordio editoriale recitava Morire per Maastricht? Ricordo che persino Prodi, che nell'Euro ci ha portati, criticava la durezza di quegli accordi, che pure erano rose e fiori a confronto con quel Fiscal compact la cui accettazione acritica comporta che ogni volta che dici crescita o cose simili o dici palle o sei cretino.
Quando nomino Prodi sento una fitta al costato, e non perché l'hanno trombato pochi giorni fa, tanto non era adatto alla carica e la vicenda ha smascherato l'insanabile dualità del PD (è ciò che resta sfatate tutte le bugie, come fa non solo Travaglio, ma anche questo reportage de L'Espresso), quanto perché ai tempi ero tra i sostenitori del suo progetto che sintetizzerei con l'etichetta "di integrazione forzata dei costumi italiani in quelli europei per via monetaria". Non è che sbagliassi: ogni idea va giudicata a posteriori sforzandosi di utilizzare solo i dati che si avevano all'epoca, e all'epoca l'Italia aveva bisogno di essere costretta ad una virtù a cui da sola non sarebbe mai arrivata, cosa che riuscì e che si ripagò da sola con almeno un decennio di benefici che non bisogna scordarsi di quantificare nel fare il bilancio. I problemi sarebbero arrivati da due direzioni diverse:
  1. quella vasta percentuale di italiani talmente affezionata ai propri vizi da continuare a sostenere Berlusconi permettendone la sopravvivenza e anzi l'imperversare politico;
  2. il difetto di origine della costruzione europea a traino monetario, che poteva funzionare solo se i vagoni fiscale economico e occupazionale restavano attaccati alla locomotiva Euro, scommessa che Prodi stesso oggi ammette (se vogliamo credergli, e il rasoio di Occam ci induce a scartare l'ipotesi di una sua malafede - meno indulgenti bisogna essere con Amato, anch'egli oggi tra i pentiti del rigore, perché ci arrivò dopo essere stato a lungo il braccio destro del primo dei ladri) essere stata un azzardo.
I due punti vanno approfonditi, mi spiace per i pigri:
  1. Senza la disastrosa gestione dei conti pubblici di Tremonti e di tutte le esperienze di governo berlusconiane, e quindi la crisi (peraltro negata a lungo dal centrodestra, per poter continuare il più a lungo possibile con l'andazzo, così drammaticamente peggiorandone gli effetti) al suo arrivo ci avesse trovati nel solco virtuoso in cui ci avevano costretto Ciampi e Prodi, non dico che non si sarebbe manifestata, ma i suoi effetti sarebbero stati molto meno amplificati. Sicuramente, i "poteri forti" UE non avrebbero avuto la scusa per entrare in tackle sulle caviglie della nostra democrazia, come hanno fatto (e per due volte: cartellino rosso!) con la complicità imperdonabile dell'arbitro Napolitano da Napoli. Il problema è che c'è ancora una cospicua fetta di italiani che pensa agisce e vota all'interno di un sistema etico che postula la "stecca", la tangente, l'evasione, il nero, la mafia, il favore. Questo sistema non solo è impossibile conviva sotto la stessa moneta con un sistema in cui queste cose sono ridotte a un livello fisiologico e sennò sanzionate pesantemente, ma renderebbe inutile anche un eventuale ritorno a una moneta sovrana emessa liberamente da una banca centrale davvero statale prestatrice di ultima istanza: la stecca endemica farebbe si che per ogni 100 lire necessarie a far girare il sistema-Paese se ne debbano emettere 200, e ciò farebbe prevalere gli effetti negativi della cosa (iperinflazione in testa) che si mangerebbero quelli positivi, riportandoci dritti dritti negli anni 70. Il fatto che la cosa in Giappone stia riuscendo è una splendida dimostrazione a contrario: lì sono giapponesi, appunto, gente che un politico che ruba lo scusa solo se si suicida in diretta TV per il disonore...
  2. Chiunque abbia studiato un po' di economia sa cos'è un'area monetaria ottimale. Quindi sa che l'area Euro non lo è: ci vogliono sistemi fiscali coordinati se non unificati, parametri macroeconomici simili, debito pubblico unico o almeno una banca centrale vera che interviene a prescindere (cosa che azzera ogni spread), politiche dei redditi compatibili e un mercato del lavoro davvero unico (per una mobilità agevolata e comunque non traumatica) normativa compresa. Queste cose NON ci sono perché non è maggioritario in Europa nemmeno il sentire popolare che potrebbe volerle, e questo sentire non c'è anche perché c'è invece la consapevolezza di peculiarità come quelle nostre di cui al punto 1, ad esempio, e tutto si tiene. La scommessa che chiameremo prodiana era che la moneta unica e i vantaggi che comportava avrebbero creato presto questo sentire comune, che avrebbe spinto presto verso quelle modifiche legislative politiche e sociali che avrebbero fatto dell'area Euro un'area monetaria ottimale ex-post. Purtroppo, la ragione per cui la cosa non è riuscita, la stessa per cui invece sembrava proprio che stesse per riuscire, è che la cosa può (forse) funzionare solo in una fase di crescita economica mondiale, reale e persistente. La fase di crescita che abbiamo attraversato nel decennio 1997/2007, invece, era a traino esclusivamente finanziario, dovuta a una deregulation criminale (a cominciare dalle banche per finire alle borse passando per l'immobiliare), e come tale per natura non poteva non esplodere. Arrivata la crisi, e questa è la tragedia che stiamo vivendo, le ricette monetariste, da cui questa costruzione eurocentrica non può affrancarsi, contemplano solo rimedi deflattivi, che infatti sono i soli che vengono applicati ciecamente anche se stanno uccidendo il paziente, controproducenti rispetto ai loro stessi obiettivi oltre che (si scopre) banalmente errati anche teoricamente. L'unico modo per uscirne vivi è mettere in discussione questa costruzione, lo stanno capendo in tanti ma non basta, occorre:
    • accoppiare questa consapevolezza al coraggio di far valere in sede europea la forza di una determinazione a lasciare il tavolo se non si viene ascoltati, e questa l'avrebbe avuta un governo Grillo (o chi per lui) con presidente Rodotà (entrambi ne parlano da sempre) ma era nelle corde anche di un Berlusconi, 
    • combattere davvero tutte le varie estrinsecazioni del malcostume italico anche favorendo un'azione tranquilla e prolungata della magistratura, e ciò toglie Berlusconi dal novero dei nostri possibili salvatori ripiazzandolo in testa al plotone di quelli che ci affosseranno definitivamente.
A proposito di errori che vedono ogni giorno ingrossarsi le fila di chi li riconosce, anche dentro Repubblica, seppure stiamo parlando di Micromega cioè della sua costola "intellettuale di sinistra", c'è chi parla apertamente di tradimento del PD ai danni di TUTTI i suoi elettori. E ad auspicare esplicitamente e motivatamente la necessaria scissione tra le due anime del partito e quindi la rinascita di un partito di sinistra-sinistra ecco Cacciari su L'Espresso, Lopez su Il Fatto quotidiano, Occhetto da Repubblica, con Notarianni sempre su Micromega che ne comincia persino ad abbozzare il programma. E sempre della serie "meglio tardi che mai", o magari "non è mai troppo tardi", ecco sempre su Micromega un ponderato mea culpa sulle privatizzazioni, e in un'intervista all'Espresso Cofferati, l'occasione più clamorosa tra le tante perse dalla sinistra, che enumera gli errori del PD fino al tragico ultimo abbraccio col PdL e come scissione prevede più quella tra il partito e gli elettori che quella interna al partito, a meno di una brusca sterzata a sinistra nella linea. Gli americani sono capaci di registrare i cambiamenti montanti dalla società al punto di riuscire a trasferire persino la narrazione non ufficiale ma sempre più vox populi del caso Bin Laden (e dunque 11 settembre...) in un film campione d'incassi come Iron Man 3, riusciranno i dirigenti del PD a capire che i moderati vale la pena inseguirli solo finché sono tanti, e in una crisi prolungata come questa non ce ne sono quasi più? e i militanti a capire che, se non sarà né Grillo né altri a fare la rivoluzione al posto loro, solo loro possono far capire ai "piloti" del loro partito che è tempo di fare inversione a U?

 

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