M.M. QUEEN

Chi bella faccia i calabrisa... (il disco d'oro allora era 1 milione di copie)
Condivido con molti maschi italici la riluttanza a mostrare commozione, beninteso non che pensi sia giusto, tuttaltro credo sia un retaggio da combattere sia in quanto stereotipo sia perchè trattenere le emozioni fa male alla salute, ma tant'è, specialmente da giovane era molto difficile sorprendermi a piangere. Una delle rare volte fu giusto venti anni fa, alla notizia del suicidio di Mia Martini, e oggi a me il fatto che mentre tutti i siti e i giornali approfittano della ricorrenza a cifra tonda per commemorarla abbia staccato la spina, perdonate l'eufemismo ma ci sta tutto, uno dei più grandi musicisti blues di sempre, ecco mi sembra quasi significativo, una coincidenza che sa di omaggio, un accostamento tutt'altro che sacrilego.
Certo B.B. King è morto a novant'anni di quella che una volta si chiamava "morte naturale" (chissà perchè oggi ci si affanna invece a cercare la causa specifica anche per i vecchi...), mentre Mimì ha voluto (Loredana Bertè sembra tanto sincera quanto poco credibile, e non è un ossimoro...) lasciarci a quarantasette, ma se la corona di re del blues il primo ce l'aveva già nel cognome (vero), quella di regina della musica italiana la nostra se l'era abbondantemente conquistata sul campo, da viva: il premio della critica di Sanremo oggi si chiama "Mia Martini" ma di postumo ha solo il nome, poichè fu creato invece appositamente per lei dai giornalisti quando vi cantò "E non finisce mica il cielo" del suo ex compagno Ivano Fossati. E si può dire, anche perchè lo ammette anche la diretta interessata, che è lei l'unica cantante di cui Mina ha fatto una cover senza riuscire non dico a superarla, ma neanche ad avvicinarne l'interpretazione (per "Almeno tu nell'universo", e non parliamo della versione di Elisa, che però ha l'intelligenza di approcciarla minimalisticamente, con un filo di voce...).
E certo la commozione fu aiutata anche dall'empatia innescata dalla corregionalità, dall'avere sempre visto nel volto di Domenica Bertè quel velo di tristezza tipico delle donne calabresi allontanatesi da una terra che amavano per scappare da un qualche dramma sociale e/o familiare e tentare la fortuna, per cui guardarla in visto era sempre un po' guardarsi allo specchio, e chissà che le era passato per la testa sdraiata su quel letto con le cuffiette, chissà se era ancora qualcosa di quella brutta e stupida diceria che ne aveva accompagnato la pur strepitosa carriera (prego consultare il canale youtube, una forte selezione è quasi impossibile) togliendole continuità prima di stroncarla. Sai ora i sensi di colpa di quegli stronzi, pensavo a parziale consolazione...
Di sicuro entrambi hanno praticamente suonato e cantato con tutti, basta scorrere le lunghe e incomplete liste su wikipedia (qui e qui, per i pigri) per riscontrarlo, e anche per notare che no, assieme no, quindi se ci credi magari ora....
No, non lo dico, è troppo scontato. Noi siamo qui sulla terra e in cielo non c'è nessuno che canta e suona, il cielo non esiste, non è mai esistito, e se anche fosse mai esistito, è finito.


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