TRA 25/4 E 1/5, PIIGS

In questo periodo dell'anno i cuori dei "veri progressisti" sono tradizionalmente scaldati da un uno-due di ricorrenze che quasi costringe al post, sul web chi ha più voglia di perdere tempo e sonno, sui social network tutti gli altri. Questo blog non è stata una eccezione, basta cercare col motore in alto a sinistra per verificare; per i più pigri linko questo e questo, ad esempio di quando ero anch'io obnubilato dal senso di appartenenza, che mi impediva di vedere come e perché i politici del centrosinistra non erano altro che sicari della democrazia e del welfare a libro paga del Capitalismo. Ma un esempio migliore di cantonata viene dalle elezioni francesi: leggete le minchiate che dicevo a proposito di Hollande, leggete... A mia parziale discolpa, c'è che di li a poco (eravamo a metà 2012 mi sarebbe accaduto qualche mese dopo, folgorato dalla dichiarazione di Bersani che qualunque fosse stato l'esito delle elezioni sarebbe stato "con Monti senza se e senza ma") avrei mangiato la foglia e sposato la causa grillina (pur con tutte le diffidenze del caso), e che a proposito del neoeletto monsieur le président avvisavo letteralmente che "deve dimostrare di voler mantenere le promesse", ma resta il fatto che ancora mi muovevo all'interno dell'ipotesi che fosse possibile anzi auspicabile salvare capra e cavoli col "più Europa", poiché era per colpa dell'attuazione monca che il progetto UE si dimostrava fallimentare - ipotesi che si è dimostrata più che erronea: illusoria.
Ora, ai francesi stanno tentando di fregarli con l'emersione in extremis di soggetti apparentemente nuovi in grado di alimentare con qualche credibilità tale illusione, ma se leggete bene le percentuali raggiunte dai candidati al primo turno scoprite che in totale gli euroscettici vanno verso la metà, quindi nonostante i trionfalismi di tattica per il ballottaggio niente è ancora detto (non vi sono bastate le sberle in GB e USA, sondaggisti del ciufolo?), e soprattutto che i socialisti, che appunto l'altra volta avevano portato il loro candidato all'Eliseo, sono ridotti a un misero 6 per cento. Ecco cosa succede in Francia a chi non mantiene le promesse, magari fosse così da noi. Un vantaggio noi però lo abbiamo: lì gli euroscettici vanno verso la metà, e sono polarizzati tra la Le Pen e un sinistro che grazie appunto all'euroscetticismo ha svuotato il PSF, e ciò rende più difficile l'affermazione antisistema al ballottaggio, qui gli euroscettici sono ormai maggioranza netta, al cui interno la stragrande maggioranza vota cinque stelle, quindi la vittoria dell'alternativa al progetto reazionario e plutocratico chiamato UE è possibile, qualunque schifezza tentino di escogitare a proposito di legge elettorale. E quindi, chiunque abbia a cuore il futuro del Paese deve fare tutto il possibile per far fare al m5s l'ultimo balzettino che gli manca.
Ad esempio, andare a vedere, e fare passaparola per mandare a vedere, al cinema il documentario PIIGS, che spiega come e perché grazie all'Euro ci hanno imbrogliati e rapinati e se non ne usciamo al più presto ci finiscono di fottere. Sono tematiche complesse, e questo blog, lo ammetto, non le ha mai affrontate per semplificazioni, sempre per approfondimenti e arrovogliamenti, e d'altronde per scelta editoriale non faccio divulgazione e non ci guadagno nulla di nulla da un click in più, ma il film sicuramente potrà far capire qualcosa anche ai più pigri, quindi ve lo raccomando. PIIGS esce in questo weekend, a metà tra l'anniversario di una liberazione da un alleato che si è rivelata essere la lunghissima occupazione da parte del nuovo alleato (con la beffa finale di una disfatta in una guerra commerciale dissimulata, proprio ad opera dell'alleato di prima), e la celebrazione di un diritto che non c'è più, da parte di chi ha contribuito nel ruolo di cavallo di Troia del Capitale alla sua sparizione (rispettivamente il lavoro e i sindacati che organizzano il concertone, bah!...).
In fondo il trailer (qui invece i primi 15 minuti integrali); ma prima, due o tre inviti alla lettura e al ragionamento, per quei quattro "perversi del pensiero" che ancora mi seguono:
  • Raimondi, ovvero la separazione tra banche d'affari e istituti di credito e risparmio, che c'era e la cui abrogazione da parte di Clinton è alla radice della crisi che viviamo da dieci anni (indovinate qual'è l'unico partito che la propugna in Italia? esatto! - peraltro, assieme al ripristino della piena sovranità monetaria in capo a una Banca d'Italia nuovamente pubblica);
  • Grazzini, ovvero la moneta fiscale come proposta ponte o piano B per recuperare sovranità monetaria, proposta ai 5stelle per il loro programma;
  • Tarquini, ovvero la Repubblica Ceca ha mangiato la foglia, e ha sganciato la propria moneta dalla parità con l'Euro (primo passo per l'entrata nella cd. moneta unica, quindi per ora rimandata sine die).

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